" Mi scusi un attimo dottor Sebastiano” lo lascio fuori dalla porta e rientro per un momento.
" Pie" lui mi si avvicina " Non torno con voi" Piero mi guarda interrogativo.
" Come mai?"
" Il dottor Sebastiano mi ha invitato a pranzo" Piero spalanca gli occhi sorpreso, neanche lui se lo aspettava.
" Ca sta attento quell'uomo..... non so spiegartelo, solo.... sta attento" annuisco e torno dal mio maniaco del controllo.
" Tutto bene?" mi chiede appena sono di nuovo di fronte a lui, arrossisco al suo sguardo insistente che si sofferma più del dovuto sulle mie labbra.
" Si ho solo avvisato che non sarei rientrato con loro"
" Bene. Allora andiamo?" annuisco ancora alla sua domanda, ho quasi perso del tutto l'uso della parola da quando lo conosco.
Mi fa segno di precederlo con un gesto galante della mano, ci avviamo verso gli ascensori, preme il pulsante e le porte si aprono.
Siamo soli in ascensore, preme il pulsante che indica l'ultimo piano, strano, il ristorante dovrebbe essere al piano terra.
" Come mai saliamo?" è all'impiedi di fianco a me, mi sfiora leggermente la mano con l'indice, sussulto a quel tocco impercettibile che basta per risvegliare tutti i miei sensi.
" Ho riservato una saletta privata per il nostro pranzo" le porte dell'ascensore si aprono ed io non ho modo di replicare alla sua affermazione.
Mi prende per mano e mi conduce fuori dall'ascensore, ci incamminiamo nel corridoio sulla nostra destra, ancora mano nella mano, la sua presa è stretta, sicura, ogni tanto accarezza il dorso con il pollice, come a voler ricordare quell'intreccio perfetto che sono le nostre dita.
Mentre camminiamo penso a che tipo di conversazione potrei avere con un uomo come lui.
" Da quanto tempo conosce Piero Padovan?” beh questa è una conversazione che posso affrontare senza alcun disagio.
" Dal primo anno d'asilo. È un buon amico e il mio coinquilino" si volta di scatto " Voi vivete insieme?" quella realtà sembra quasi turbarlo e io mi sento quasi in dovere di dare spiegazioni.
" Io e Pie ci conosciamo da sempre. Siamo cresciuti come fratelli, noi, ecco come dire, abbiamo gli stessi gusti. Ma tra noi non c'è stato mai niente e mai ci sarà" non so perché mi sento ancora una volta quasi obbligato a dare spiegazioni, fatto sta che alle mie parole il suo sguardo torna rilassato e il suo pollice torna ad accarezzare il dorso della mia mano.
Arriviamo in fondo ad un corridoio dove c'è un unica porta, fuori dalla quale ci attende un cameriere che ce la apre.
Entriamo in una Suite come quella dove abbiamo fatto il servizio fotografico.
Al centro del salottino c'è un tavolo rotondo apparecchiato per due e il pranzo è già servito, maledetto maniaco del controllo, non mi fa nemmeno scegliere cosa mangiare.
" Era sicuro che avrei accettato" sorride alla mia affermazione.
" Vede Carlo io so esattamente quello che voglio e so come ottenerlo" mi sposta la sedia e mi fa accomodare.
Il cameriere versa il vino nei bicchieri, lascia la bottiglia al centro del tavolo, scopre i due piatti di fronte a noi e ci lascia soli.
Pollo alle erbe con verdure miste al vapore, leggero e gustoso.
" Spero le piaccia"
" Si molto, grazie" passiamo quasi tutta la durata del pranzo scrutandoci, senza quasi dire una parola.
Quando il mio piatto è vuoto, poggio le posate sopra e lo osservo, ma lui continua a non dire niente.
Allora prendo coraggio, non so da dove e interrompo quel silenzio.
" Perché siamo qui dottor Sebastiano?" dovrà pur dirmi qualcosa, non può invitarmi a pranzo e non dire una parola.
" Per pranzare" poggia anche lui le posate nel piatto e si pulisce quelle labbra peccaminose, siamo da soli in una camera d'hotel con un letto a pochi metri da noi e anche se non conosco quest'uomo mi sento stranamente tranquillo, so che non mi forzerebbe mai a fare nulla.
Si alza e mi porge la mano che io prendo senza esitazione, mi conduce fuori al terrazzino della camera e ci accomodiamo, un tiepido sole ci riscalda, anche se la temperatura tra noi è già abbastanza alta.
" Ha un fidanzato lei Carlo?" la domanda viene così, improvvisa, dal nulla, prima il silenzio e poi questo.
Decido comunque di rispondere " No. Non ho nessuno" mi sorride felice della mia risposta.
" Beh allora le piace qualcuno, forse quel ragazzo del negozio di ferramenta?"
" No Luca è solo un amico. Come mai mi fa questa domanda?" alza le spalle e si volta a guardare la magnificenza di Roma sotto di noi e poi riporta lo sguardo su di me.
" Non so la vedo a disagio con gli uomini" sono a disagio solo con te, sei tu che mi inibisci.
" Lei mi intimidisce" arrossisco violentemente, sento le guance andarmi a fuoco, abbasso lo sguardo.
" Lei è molto schietto. La prego non abbassi lo sguardo, mi piace guardarla negli occhi" le sue parole fanno accelerare i battiti del mio cuore, lo guardo e lui mi sorride.
" Mi da la sensazione di capire cosa pensa. Lei è un mistero per me Carlo."
" Non ho niente di misterioso".
" È una persona molto riservata".
Riservato? Io? Non lo sono mai stato, a volte i suoi commenti sono spiazzanti, non so cosa dire.
" Tranne quando arrossisce, vorrei solo essere in grado di capire cosa la fa arrossire" si tocca il labbro inferiore con l'indice, poi si lecca le labbra senza mai distogliere lo sguardo, vuole mettermi in imbarazzo e ci riesce. Cazzo.
" Entrare così nel personale è una sua abitudine?"
" L'ho fatto senza rendermene conto, spero di non averla offesa".
" Non l'ha fatto" sono sincero.
" Ne sono contento"
" Onestamente però trovo che abbia poco tatto"
" Sono abituato a fare le cose a modo mio, Carlo. Sempre".
" Questo lo avevo capito. Posso chiederle come mai non mi ha ancora chiesto di chiamarla per nome o darle del tu?"
Sono sorpreso da me stesso, sto acquisendo un po' di sicurezza in sua presenza.
Il discorso diventa sempre più serio, sono polemico e non ne capisco nemmeno il perché, forse perché cerca di tenermi a distanza.
" Sono poche le persone a cui permetto di chiamarmi per nome, oltre la mia famiglia. Preferisco così"
La sua risposta mi lascia sorpreso, non aggiunge un " Chiamami Mirko " o un "Dammi del tu" e questo fa accrescere ancora di più la mia convinzione che sia un maledetto maniaco del controllo.
" Lei è figlio unico?" ora cambia di nuovo argomento, stargli dietro è una fatica, mi farà impazzire.
" No ho un fratello"
" Mi racconti della sua famiglia" argomento mooolto interessante direi.
" I miei genitori vivono a Verona e ho un fratello più grande di me"
" Non vuole dirmi altro?" sembra quasi irritato dalla mia poca loquacità a parlare della mia famiglia.
" Non lascia trapelare molto di se" continua a leccarsi quel maledetto labbro, smettila che mi distrai.
" Nemmeno lei"
" Lei sa molte più cose di me di tanti altri. Mi ha intervistato non ricorda?"
" Certo che lo ricordo e mi ha concesso solo 5 domande"
" Si ma lei non le ha usate tutte, ritenendo sufficiente ciò che le avevo detto" mi strizza l'occhio divertito, un punto a lui, gli concedo qualche informazione in più.
" Mia madre è una donna allegra, solare, molto romantica. Lei e mio padre sono insieme da 30 anni e sono innamorati come il primo giorno"
Il suo sguardo è sorpreso.
" Mi mancano molto, soprattutto mio fratello" mi osserva con attenzione e ascolta ogni mia parola, senza distrarsi mai.
Quello a distrarsi sono io a causa di quella dannata bocca che continuo a fissargli.
Dovrei smetterla.
" E con suo padre va d'accordo?"
" Molto" mi sembra quasi di scorgere una punta di invidia nel suo sguardo.
" E che tipo è?"
" È simpatico e divertente, ma anche molto riservato".
" Esattamente come il figlio" asserisce con convinzione.
" E lei cosa mi dice della sua famiglia?"
" Non molto. Sono stato dato in affidamento ai miei zii, quando mio padre ci ha abbandonato e mia madre era troppo impegnata a trovare un pollo da spennare" è la prima volta che dice qualcosa di tanto personale, la tristezza dei suoi occhi mi fa capire che ce molto altro ma che non lo scoprirò oggi.
" E i suoi fratelli?"
" Francesco è un architetto, vive dall'altra parte del mondo, non abbiamo più rapporti" e sembra dirlo con dispiacere, anche se cerca di non mostrarlo “mentre mia sorella va in giro per il mondo, ora è a Parigi per un corso di nouvelle cousine, lei è tutto ciò che mi resta della mia famiglia" è irritato, parlare di sé stesso lo mette a disagio.
Chissà cosa nasconde.
" Dicono che Parigi sia bellissima" cerco di affrontare un argomento più leggero per metterlo di nuovo a suo agio.
" Si lo è, davvero molto. Ci è mai stato?" ora sembra più rilassato.
" In verità non ho mai lasciato l'Italia. Comunque preferirei l'Inghilterra".
Mette la testa di lato, si tocca di nuovo il labbro con l'indice, è così dannatamente sexy.
" Come mai?"
" Sono appassionato di letteratura inglese. Mi piacerebbe visitare i luoghi che hanno ispirato le opere di Shakespeare o di Brönte"
Tutto questo parlare di letteratura mi ricorda che dovrei studiare per la tesi.
" Ora dovrei andare. Gli studi mi attendono"
" Deve prepararsi per la tesi?"
" Si la discuterò martedì"
" Allora la accompagno all'auto" si alza e mi fa strada, attraversiamo la Suite, il corridoio e ci fermiamo davanti agli ascensori.
" Grazie per il pranzo dottor Sebastiano.”
Mi sorride in modo strano, sembra quasi volermi far capire che ha un segreto.
" È stato un piacere" mi porge la mano ed io la prendo di nuovo scendiamo nella hall affollata, la attraversiamo mano nella mano in silenzio, lui è calmo e controllato, io invece sono un po' agitato, sto cercando di capire come sia andato questo nostro appuntamento, anche se mi è sembrato più un colloquio di lavoro.
" Indossa sempre i jeans?" mi chiede di punto in bianco, è una domanda bizzarra di cui non capisco l'utilità.
" Quasi sempre" annuisce.
Siamo nel parcheggio.
Sono frastornato, non capisco questo nostro incontro se ci porterà mai a qualcosa di più e ora che il tempo a nostra disposizione è quasi finito mi viene il dubbio di averlo sprecato, e non so neanche se è impegnato.
" Lei ha una fidanzata dottor Sebastiano?" Oddio non posso averlo chiesto davvero.
" No Carlo. Non sono tipo da fidanzata."
E questo che vuol dire? Che è gay? Che è uno che non ama le etichette o semplicemente che è uno che non si impegna?
Aspetto che dica qualcosa in più, ma non lo fa.
Devo andare via di qui.
Devo allontanarmi da lui e riflettere.
Piero ha ragione, devo starci attento, potrei prendermi una sbandata ed essere il solo.
Muovo qualche passo veloce per allontanarmi e inciampo nel bel mezzo del parcheggio.
" Oh Cazzo! Carlo" mi afferra giusto in tempo per non cadere rovinosamente al suolo.
Succede tutto velocemente, un attimo prima sto per cadere, un attimo dopo sono stretto tra le sue braccia.
Il suo profumo mi inebria.
" Tutto bene?" mi tiene stretto a se e mi accarezza una guancia con la punta delle dita.
Siamo occhi negli occhi finché non vengo attratto dalla sua bocca.
Cazzo baciami.
Sono qui tra le tue braccia e aspetto solo un tuo bacio.