Capitolo 6

2794 Words
C'è tanto silenzio, troppo silenzio. La luce della mattina è smorzata dalle tende chiuse, sono al sicuro in un caldo e comodo letto. Apro lentamente gli occhi e cerco di capire dove mi trovo, l'ambiente sembra familiare, come se fossi già stato in questa finestra della camera. Cerco di fare mente locale, cerco tra i miei ricordi, riconosco la poltrona a strisce bianche e grigie, i toni tenui e rilassanti dei tessuti, la tastiera imbottita del letto, il terrazzino, fuori dalla camera. Ecco dove sono! È la Suite del Parker dove ho pranzato la settimana scorsa con Mirko. Come ci sono finito qui, ho pochi ricordi sfocati di ieri sera. Oh mio dio ero ubriaco, ero ubriaco e ho telefonato a Mirko, ero ubriaco, ho telefonato a Mirko e ho vomitato sotto i suoi occhi. Mio dio potrei morire dalla vergogna, ma perché siamo qui. Mi guardo intorno alla ricerca della sua figura ma non è in questa camera, sollevo leggermente le coperte, sono in boxer, niente pantaloni, niente calzini, solo boxer e una t-shirt. Noto sul comodino di fianco al letto un bicchiere di succo e delle pasticche per il mal di testa, maledetto maniaco del controllo, pensa sempre a tutto. Afferro il bicchiere, metto la pastiglia in bocca e mando giù con il succo, ananas fresco e rinfrescante. All'improvviso qualcuno bussa alla porta e poi entra senza ricevere risposta. È Mirko, Cristo Santo! È completamente madido di sudore, ha i pantaloni grigi di una tuta calati sui fianchi e una canottiera bianca, sicuramente torna da una sessione di allenamento. " Buongiorno Carlo. Come ti senti stamattina?" poggia una busta sulla poltrona. " Meglio di quanto mi aspettassi in verità" farfuglio imbarazzato. " Come hai fatto a trovarmi ieri sera?" chiedo curioso, in fondo non gli avevo detto dov'ero. " Ho rintracciato la telefonata" si passa una mano nei capelli per spostare quelli sudati dal viso. " E come mai siamo qui?" Si siede al bordo del letto, siamo così vicini che posso sentire il suo odore, misto a quello del suo sudore, è un odore così eccitante. " Era il posto più vicino per evitare che rovinassi i sedili della mia auto" sembra infastidito da ciò che è successo ieri. " Sei stato tu a mettermi a letto?" " Si" " È sei sempre stato tu a togliermi i vestiti?" chiedo imbarazzato. " Si" " E noi non abbiamo......?" " Oddio no Carlo! Ma che ti salta in mente. Eri praticamente in coma ieri sera, a me gli uomini piacciono svegli e reattivi" sbaglio o ha appena detto che gli piacciono gli uomini. " Non eri obbligato a venire" sbuffa. " No, non lo ero ma se non lo avessi fatto molto probabilmente ora ti troveresti nel letto di qualcun'altro". Gianluca e le sue avance me ne ero quasi dimenticato. " Gianluca era solo ubriaco" " E questo gli dava il diritto di metterti le mani addosso senza il tuo permesso?" il suo tono è acido, sembra quasi.....geloso. " Hai mangiato ieri sera?" sembra preoccupato, nego, in effetti non tocco cibo da ieri a pranzo. " Cavolo Carlo è la prima regola se decidi di ubriacarti. Ecco perché sei stato così male" si passa le mani tra i capelli, ora so che lo fa quando è esasperato. " La smetti di sgridarmi?" " È questo che sto facendo?" " Direi proprio di si" " Ringrazia che mi limito solo a quello" " Che vuol dire" " Vuol dire che se fossi mio non potresti sedere per una settimana. Non hai mangiato, hai bevuto fino a perdere i sensi e ti sei messo in pericolo" sembra furioso " se solo penso a quello che ti sarebbe potuto succedere". " Non mi sarebbe successo niente. Ero con Piero” sbuffo irritato, mi tratta come un bambino da proteggere. " E il suo amico allora?" " Gianluca ha solo perso il controllo" " Beh qualcuno dovrebbe insegnargli cosa è il rispetto" " Sei molto severo in fatto di disciplina" " Oh non immagini nemmeno quanto" mi sorride perfidamente. Un attimo prima sono arrabbiato, un attimo dopo mi perdo in quel magnifico sorriso. Non ricordo nemmeno più di cosa parlavamo. " Vado a farmi una doccia, sempre che non voglia farla prima tu" mette la testa di lato sempre sorridendomi. Trattengo il fiato, sembra accorgersene " Respira Carlo “ e con le dita mi sfiora la guancia e il labbro. " La colazione sarà servita tra poco. Sarai affamato" Perché deve essere così dannatamente sexy, si alza e sparisce dietro la porta del bagno. Porca miseria, sono tutto un fremito, perché deve farmi questo effetto. Mi ributto giù e affondo tra i cuscini pensando alle sue parole " se solo fossi mio" beh non lo sono.....anche se non mi dispiacerebbe esserlo. Si preoccupa per me, altrimenti non mi avrebbe rintracciato con le sue diavolerie, si prende cura di me. Ma allora perché una settimana fa mi ha rifiutato, perché mi ha negato quel bacio? Decido di alzarmi e andare in cerca dei miei jeans. Mirko esce dal bagno mentre sono in giro per la camera, mi fermo a guardarlo, è ancora bagnato, goccioline di acqua scivolano sulla sua pelle, deglutisco a fatica, è maledettamente sensuale. Non si aspettava di trovarmi fuori dal letto. " Se cerchi i tuoi jeans li ho mandati in lavanderia. Erano sporchi di vomito" " Oh" " Sulla poltrona c'è una busta. Ho mandato Fabio" " Chi è Fabio?" " Il mio autista. Dicevo ho mandato Fabio a comprartene un nuovo paio" mi ha fatto comprare dei vestiti dal suo autista, quest'uomo è una continua sorpresa. " Credo che farò una doccia.... grazie" e mi fiondo in bagno per calmare i miei bollenti spiriti al cospetto del corpo nudo e bagnato di Mirko. Mi spoglio velocemente e mi infilo sotto la doccia. Lo voglio, io voglio Mirko Sebastiano, lo desidero così tanto, forse è lui che non desidera me, abbiamo dormito nella stessa camera e non mi ha nemmeno sfiorato. Quanto vorrei avere le sue mani sul mio corpo, quanto vorrei sentire le sue labbra sulla mia pelle. La sua voce mi distoglie dai miei pensieri " La colazione è servita". " A-arrivo" la voce tremolante a causa dei miei pensieri. Mi affretto ad uscire dalla doccia, mi asciugo velocemente, recupero la busta con i pantaloni e oltre a quelli c'è della biancheria intima, calzini e un maglioncino azzurro. Mi sta tutto perfettamente. Non poteva essere altrimenti. Se penso al suo autista che se ne va in giro a comprarmi vestiti muoio dall'imbarazzo. Mi affrettò ad uscire dal bagno. Ok andiamo ad affrontare mister maniaco del controllo. La Camera è vuota, allora mi dirigo nella lussuosa camera da pranzo e lo trovo lì, seduto al tavolo che legge il giornale, appena mi vede lo ripiega e lo mette via. Mi sorride. Sento che è arrivata la mia fine. Il suo sorriso mi uccide ogni volta. " Siediti" il suo è un ordine al quale obbedisco e mi accomodo di fronte a lui. Sulla tavola c'è ogni sorta di ben di dio. " Non sapevo cosa ti piacesse e allora ho preso un po’ di tutto" " Non hai badato a spese vedo" vedendo l'abbondante varietà di cibo sul tavolo. " No infatti" il suo sguardo è quasi colpevole vista la quantità di cibo che verrà sprecata e la sua maniacale attenzione per lo stesso. Poggio nel mio piatto due banane, uno yogurt, delle uova strapazzate. Lui sorride per la scelta bizzarra e torna a mangiare la sua omelette di albumi. " Caffè?" " Si grazie" " Hai i capelli bagnati" il suo è un rimprovero. " Non ho trovato il phon" non che io lo abbia cercato in verità. " Grazie per i vestiti" " È stato un piacere. Ti sta bene quel colore" arrossisco violentemente alle sue parole. " Dovresti imparare a ricevere un complimento sai " la sua voce è dolce e continua a sorridermi. " Dovrei restituirti i soldi" sembra quasi offeso dalla mia considerazione. " È che già mi hai regalato il libro, che non posso accettare dato il suo inestimabile valore, almeno lascia che ti restituisca i soldi degli abiti" cerco di fargli capire il mio punto di vista ma resta comunque infastidito. " Credimi Carlo posso permettermelo" " Il fatto che tu possa permettertelo non significa che io ne debba approfittare" e questo mi riporta anche al libro. " Perché mi hai regalato quel libro Mirko?" Sospira sembra quasi in difficoltà. " La settimana scorsa, quando eri tra le mie braccia e la tua espressione mi diceva " ti prego baciami", io non l'ho fatto" prende un altro respiro " ecco io mi sono sentito in dovere di scusarmi per averti rifiutato. Carlo io non sono un tipo da cuori e fiori, dovresti davvero starmi alla larga" chiude gli occhi abbattuto " te c'è qualcosa che non mi permette di starti lontano, ma credo che tu questo lo abbia capito" " E allora non farlo". Sussulta alle mie parole e sgrana gli occhi. " Non sai quello che dici" " Spiegamelo" Ci guardiamo negli occhi senza che nessuno dei due distolga lo sguardo. " Quindi sei gay?" Sorride divertito alla mia domanda, ho di nuovo spento il filtro cervello-bocca. " Si lo sono" Faccio i salti mortali internamente per la sua rivelazione. Forse c'è ancora speranza. " Quali sono i tuoi impegni nei prossimi giorni?" " Oggi lavoro da mezzogiorno, a proposito che ore sono?" " Sono da poco passate le 10 c'è tutto il tempo tranquillo. E domani?" " Aiuto Piero per un lavoro che deve ultimare per la prossima settimana. Una mostra di arte che è un connubio perfetto tra arte e parole, io lo aiuto con quelle. La settimana prossima lavoro tutti i giorni." " Che farai ora che hai terminato gli studi?" Dove vuole arrivare con tutte queste domande, sta diventando irritante. " Ho presentato domanda per alcuni stage. Sto aspettando risposta" " Hai presentato domanda anche per la mia società?" sbuffo. " No, non l'ho fatto" " Che problemi hai con la mia società?" " Con la società nessuno, forse con il suo proprietario" sorrido. " Mi prendi in giro, Signor Silvestri?" sembra divertito, o almeno credo, non riesco a decifrare i suoi sguardi. Non riesco a guardarlo, il suo sguardo insistente mi mette a disagio. " Vorrei essere io a mordere quel labbro" sussurra. Oh Cazzo, mi si ferma il respiro, il mio corpo reagisce immediatamente alle sue parole, una fitta all'inguine. Mi agito sulla sedia. " Perché non lo fai" lo dico con una calma che non mi appartiene in questo momento. " Perché non ti toccherò finché non avrò il tuo consenso scritto" sorride. " Che diavolo significa?" " Esattamente quello che ho detto" scuote la testa divertito. " A che ora finisci di lavorare stasera?" " Alle 8" " Bene potremmo andare all'Isola di Gobi stasera o la prossima settimana, ho una casa lì. Potremmo cenare e ti darei tutte le informazioni. A te la scelta" " Perché aspettare, dimmelo ora" " No perché quando saprai ciò che ho da dirti probabilmente non vorrai più vedermi e io voglio godermi il resto della colazione e del mio tempo con te". Che vuol dire che non vorrò più vederlo? Che segreti nasconde? Mi piacerebbe risolvere l'enigma che è Mirko Sebastiano. Devo sapere, se questo segreto è tanto terribile da tenermi lontano da lui, voglio saperlo subito. " Stasera" alza un sopracciglio alla mia impazienza. " E stasera sia" recupera il cellulare " Fabio faccia preparare Sebastian Grey” e ora chi diavolo è Sebastian Grey? " Da Roma all'Isola di Gobi.... No sosta a Lusso....Tutta la notte" oddio tutta la notte " Si piloto io" e riattacca senza nemmeno un grazie. " Le persone fanno sempre ciò che dici?" " Sì, se vogliono mantenere il loro lavoro" il suo tono è impassibile, maledetto maniaco del controllo. " E se non lavorano per te?" " Oh so come convincerli, credimi Carlo. Finisci la colazione". Non ho più fame, ho lo stomaco attorcigliato in mille sensazioni diverse. " Stasera verrò a prenderti al lavoro e voleremo all'Isola di Gobi" " Voleremo?" " Si! Con il mio elicottero" " Andremo all'Isola di Gobi in elicottero?" " Si" sembra esasperato. " Perché?" " Perché posso permettermelo. Ora finisci la colazione. Odio lo spreco di cibo" Sto per andare con lui in elicottero, passeremo insieme tutta la notte e vuole mordermi il labbro, come può pretendere che io abbia ancora appetito. Guardo la quantità di cibo che c'è ancora sul tavolo. " Non posso mangiare tutta questa roba" indico con un dito ciò che è sul tavolo. " Mangia ciò che hai nel piatto. Se avessi mangiato a sufficienza ieri ora non saremmo qui e io non dovrei mettere già le carte in tavola" sembra arrabbiato. Aggrotto la fronte e torno al mio cibo. Sono troppo eccitato per mangiare perché non lo capisci? Tengo questi pensieri per me è mi sforzo a mangiare. Sorrido della mia codardia. " Cos'è che ti fa sorridere?" scuoto la testa senza rispondere. Ingoio l'ultima forchettata di uova strapazzate e lui mi sorride compiaciuto. " Bravo bambino. Ora asciugati i capelli che poi ti riporto a casa. Non voglio che ti ammali" Mi allontano dal tavolo e mentre attraverso la camera un pensiero si fa spazio nella mia mente. " Tu dove hai dormito stanotte?" mi volto per guardarlo, è nella stessa posizione in cui l'ho lasciato. Sorride. " Nel mio letto" risponde impassibile. " Ah" " Già, è una novità anche per me" mi sorride ancora. " Cosa? Non fare....sesso?" arrossisco. " No, dormire con qualcuno" E ora questo cosa cazzo vuol dire? Un altro mistero di mister maniaco del controllo. Se penso che ho dormito con lui mi do dello stupito da solo. Se solo fossi stato più lucido avrei potuto osservarlo in un momento di vulnerabilità. Se le cose vanno come devono stanotte scoprirò molte cose. Mi asciugo i capelli alla meglio, sistemandomeli con le mani. Vorrei lavarmi i denti. Vengo attirato dallo spazzolino di Mario, con questo potrei sentirlo nella mia bocca. Mm... tocco le setole e sono ancora bagnate, in un impeto di coraggio lo afferro e lo uso. Recupero la t-shirt e i boxer sporchi ed esco dal bagno. Mirko è impegnato in una telefonata di lavoro. Recupero la giacca. Riattacca. " Andiamo?" Annuisco. Prende la giacca, le chiavi dell'auto e si avvia alla porta. La apre. " Dopo di te, Signor Silvestri “ sussurra. Ha un'aria elegante. Lo fisso. E pensare che mi ha visto ubriaco, puzzavo di alcool e vomito e lui è ancora qui. Camminiamo in silenzio verso gli ascensori. Mentre aspettiamo lo guardo, lui mi osserva con la coda dell'occhio. Sorrido. Lui lo fa di rimando. In ascensore non c'è nessuno a parte noi. Per qualche strano motivo l'atmosfera cambia. Il mio respiro accelera insieme ai battiti del mio cuore. Si gira verso di me, i suoi occhi neri sono un misto di desiderio ed eccitazione. Mi mordo il labbro. " Oh fanculo le scartoffie" grugnisce. Si lancia su di me sbattendomi contro le pareti dell'ascensore, mi blocca le mani sopra la testa e mi inchioda alla parete con i fianchi. Oh mio Dio. Mi afferra i capelli con una mano mentre con l'altra continua a tenere bloccate le mie mani, me li tira e poi si perde sulle mie labbra. Gemo nella sua bocca lasciando che la sua lingua mi esplori con fare esperto. È la prima volta che qualcuno mi bacia in questo modo. La mia lingua accarezza la sua e insieme si uniscono in una danza erotica. Sono indifeso, le mani incastrate, il viso bloccato, i suoi fianchi che mi tengono imprigionato. Sento la sua erezione dura e possente spingere contro il mio stomaco. Lui mi vuole. Cristo se mi vuole. E anche io lo voglio, qui, adesso. " Hai.un.buon.sapore" mormora. L'ascensore si ferma. Le porte si aprono. È un secondo e lui non è più su di me. Entrano 3 uomini, ci guardano e ridacchiano. Il mio cuore è un tamburo impazzito. Ho l'affanno. Lo guardo. Sembra calmo e distaccato. Ma come diavolo fa? Mi guarda con la coda dell'occhio e sospira. I 3 uomini scendono al primo piano. Siamo di nuovo soli. " Ti sei lavato i denti" " Ho usato il tuo spazzolino" scuote la testa divertito. " Oh Carlo Silvestri come devo fare con te?" Le porte dell'ascensore si aprono, afferra la mia mano e mi trascina fuori. " Perché gli ascensori sono così imbarazzanti?" lo chiede più a se stesso che a me. Fatico a tenere il passo, le mie facoltà mentali sono rimaste dell'ascensore numero 2 del Parker Hotel.
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