PREFAZIONE
PREFAZIONE
di Fabrizio Cadili & Marina Lo Castro
“Hell hath no fury like a woman scorned / L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa” scriveva William Congrave. In cerca di vendetta, diremmo noi, dopo aver letto Cronache Infernali di Alexia Bianchini e interpretando la citazione in maniera meno astratta.
Ma andiamo con ordine.
Fin dalle prime pagine il romanzo ci trasporta in un ambiente cupo e inquietante. La vicenda si apre nella Milano del 1600 in cui la caccia alle streghe ci ricorda quella più sanguinosa e psicotica avutasi nei paesi protestanti. La paura per il diverso e l’inconcepibile terrorizza l’essere umano, facilmente manipolabile dai governanti e dalle religioni che lo manovrano come un burattino, rendendolo così ancor più debole alle tentazioni demoniache.
H.P. Lovecraft incute terrore tessendo una regnatela di orrori invisibili, spesso narrati solo attraverso i sensi ormai offuscati della povera vittima; l’horror kinghiano costringe il lettore a seguire con ansia le vite dei protagonisti, sconvolte da risvolti perturbanti e sovrannaturali.
Cronache Infernali si colloca lontano da entrambe le impostazioni. Sfogliamo le pagine e ci sembra di sentire i miasmi infernali, l’odore acre del sesso, le grida delle anime dannate. Sì, perché gli esseri umani non sono i narratori delle Cronache e nemmeno il fulcro delle vicende, anzi. Essi sono soltanto giocattoli indifesi, malleabili, alla mercé di creature che non conoscono la pietà: i demoni. Sono questi ultimi, peccatori immortali provenienti dagli Inferi, i protagonisti indiscussi della storia, con le loro lotte, le loro passioni, le loro pretese.
Nemmeno Dio sembra interessato alla sorte dei mortali e persino i suoi angeli, neri e malvagi, sono creature pericolose, infide e lussuriose.
L’unica che sembra contraddire le regole degli Inferi è la Divoratrice Matyamavra, un essere antico, potente e manipolatore, capace di ispirare una micidiale tenerezza nel suo obiettivo e, nel migliore dei casi, utilizzarlo per i propri scopi. Una demoniaca Milady de Winter di Alexandre Dumas, insomma. Ma mentre le armi di quest’ultima si limitavano alla menzogna e alla recitazione, la letalità di Matyamavra, insita nella sua stessa natura, nel suo passato, nelle sue condotte, va oltre. L’irresistibile attrazione magnetica e sessuale che esercita su tutti coloro che la incontrano è paragonabile a quella che caratterizza il Dracula di Bram Stoker; la sua forza ferina, il cieco desiderio di rivalsa e l’agire spietato richiamano invece, in qualche modo, il personaggio di Ferro, nata dalla penna di Joe Abercrombie. Matyamavra è dunque un vero mostro tra i mostri, ma persino lei è vincolata a uno scopo: la vendetta, appunto. Per ottenerla è disposta a tutto, persino a concedersi a colui il quale vuole invece distruggere.
Tra gironi danteschi, dove la sofferenza è compagna costante delle anime dannate, e scene il cui sesso perverso ricorda quello delle opere del conte Donatien Alphonse François de Sade, Alexia Bianchini intesse un arazzo di storie legate da un sottile filo viscido di sangue. Pagina dopo pagina, seguendo la caccia di Matyamavra, la Divoratrice di demoni, si delineano le perversità di un mondo – incredibile a dirsi – ben più malvagio del nostro, nel quale il lettore viene immerso fino a esserne quasi sopraffatto. Violenza cruda e senza censure, lussuria sfrenata, crudeltà insensibile; queste sono le parole d’ordine di Cronache Infernali. Ci sentiamo davvero in grado, noi miseri mortali, di inseguire i pensieri e le macchinazioni dei demoni?
Cacciatori e Prede
Prima Parte