CAPITOLO 3: COMBUSTIONE 1

751 Words
LEON Il sapore della sua bocca è una dipendenza istantanea. Un misto di balsamo fruttato e sale, di urgenza e consenso muto. Le mie mani sui suoi fianchi la sollevano come se non pesasse nulla, e l'urto del suo corpo contro lo specchio fa vibrare tutta la cabina. Il riflesso nella luce rossastra ci mostra abbracciati, due animali intrappolati, gli occhi iniettati di desiderio puro. Le sue gambe si chiudono intorno alla mia vita, una morsa di carne e seta che mi toglie il respiro. La premo più forte contro la superficie fredda, cercando di penetrarla con la sola forza del mio bacino contro il suo. Lo sfregamento è insopportabile. Delizioso. — Aspetta... La sua voce è un filo rauco, ma i suoi occhi dicono il contrario. Mi divorano. Esigono. Aspettare? Impossibile. L'attrazione era una calamita, ora è una reazione a catena. Ingoio il suo sussurro con un bacio più selvaggio, i miei denti che cozzano contro i suoi. La mia mano strappa il fondo del suo vestito, trova la sottile striscia del suo perizoma. Un solo movimento secco, uno strappo netto. Il tessuto cede. Lei ansima nella mia bocca, un suono di sorpresa e approvazione. Il calore umido del suo sesso contro i miei pantaloni è una tortura squisita. Libero la mia cintura con una tirata nervosa. Il metallo scatta, il cuoio scivola. Libero la mia erezione, ardente, dolorosa di bisogno. Lei si stringe contro di me, guidando, offrendo. — Ora... Non riconosco la mia stessa voce. È un grugnito primordiale. La infilo su di me con un solo colpo di reni, profondo, totale. Lei grida, un suono soffocato dalla mia bocca, e il suo corpo si inarca violentemente, le sue unghie che si conficcano nel cuoio della mia giacca. È così stretta, così calda, un pugno di velluto ardente che mi stringe, mi inghiotte. L'immobilità che segue è elettrica. I nostri respiri si mescolano, affannati. Le nostre fronti si toccano. Nelle sue pupille dilatate, vedo il mio stesso riflesso – uno sconosciuto, un selvaggio. Vedo la stessa stupefazione, la stessa paura esaltante. Poi le sue palpebre sbattono, e le sue dita si contraggono sulle mie spalle. — Muoviti... ti prego, muoviti... EMMA La sensazione di riceverlo è un cataclisma. Squarcia l'immagine che avevo di me, donna misurata, controllata. Adempie a una promessa oscura fatta nel primo scambio di sguardi. Sono colmata, trafitta, posseduta. Lo specchio è una lastra di ghiaccio contro la mia schiena nuda. Lui è un rogo vivente. Le sue mani sui miei fianchi sono marchi di proprietà. Percorro la sua schiena con le unghie, scoprendo i crateri e i rilievi delle sue cicatrici, antiche e nuove. Una geografia del dolore che voglio comprendere con la mia pelle, la mia bocca. Si ritrae quasi completamente, e il vuoto è un'agonia. Poi torna. Più forte. Più brutale. Un colpo che fa scaturire un suono rauco dalla mia gola. — Ho... mio Dio... Il suo nome è un incantesimo che lancio nell'aria surriscaldata. Non so da dove venga. È semplicemente lì, sulle mie labbra, l'unica parola che esiste. — È forte. Lo ripete come una confessione contro la mia bocca. Il suo fianco colpisce il mio, ancora e ancora, in un ritmo che non ha nulla di umano. È una tempesta, un martellamento. Ogni impatto mi proietta contro lo specchio, ogni ritirata mi risucchia. Il dolore all'osso pubico si fonde in un piacere così acuto che diventa luce bianca dietro le mie palpebre. Mi aggrappo a lui, le mie gambe che gli cingono i fianchi, attirandolo più profondo ogni volta. La sua bocca lascia la mia, scende lungo il mio collo, morde la curva della mia spalla. Il dolore sfreccia, diretto, elettrico, e io grido, il suono riverberato dal metallo. Strappa la spallina del mio vestito, prende il mio seno nella sua bocca attraverso il tessuto. Il morso è preciso, feroce, possessivo. Un'onda d'urto si propaga dritta tra le mie gambe. — Più forte... fammi male se serve, ma non fermarti... La mia voce è quella di un'estranea. Quella che vive nelle mie vene, sotto la mia pelle levigata. Lui ringhia, un suono che viene dalle viscere, e obbedisce. Le sue mani si stringono sui miei fianchi, le sue dita che si conficcano nella mia carne con una forza che lascerà dei lividi. Mi solleva, mi ribassa su di lui con violenza crescente. Il cuoio della sua cintura che pende frusta la mia coscia a ogni movimento. La fibbia del suo collier si conficca nella mia nuca, graffiando, marchiando.
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