Capitolo 2
“Mi sentivo così solo ieri sera, che invece di guardare i porno, ho letto i commenti postati sotto tutti i video.”
Elliot
Il sesto piano.
Vuoto. Appartato. Silenzioso.
Proprio come piace a me.
Le luci sono basse all’ultimo piano della biblioteca, sembra quasi un luogo dimenticato. File e file di libri polverosi fanno compagnia ad alcuni tavoli.
Vado verso quello che occupo di solito, nell’angolo a destra in fondo. C’è una finestra lì, ma è quasi buio, perciò non c’è molto da vedere all’esterno, tranne le luci accese del campus e pochi studenti che camminano in fretta.
Giro attorno all’angolo delle riviste, ma mi blocco quando mi accorgo che il mio tavolo è già occupato. C’è una ragazza seduta al mio posto. Libri disseminati dove di solito studio io. Piedi appoggiati dove li appoggio io.
Merda, non so cosa fare.
Nessuno si siede mai lì.
Nessuno viene mai quassù.
Resto fermo, mi spingo gli occhiali sul naso e la guardo, scorgo solo la sommità castana della sua testa abbassata. È curva su un libro aperto, con una mano usa un evidenziatore giallo sulle pagine, l’altra tamburella con le unghie sulla superficie del tavolo di formica.
T-shirt nera a maniche lunghe. Capelli che le ricadono su una spalla.
Non mi ha visto.
Non alza lo sguardo quando grugnisco seccato e nemmeno quando mi allontano irritato alla ricerca di un altro tavolo.
Non volendo passare le prossime ore in una soffocante saletta, in attesa della partita di calcio nel parco, penso seriamente alle alternative possibili.
Inoltre non voglio un tavolo in vista, dato che qualcuno potrebbe avvicinarsi e decidere di attaccare bottone, cosa che ogni tanto capita.
Mi sistemo a una scrivania con due sedie, vicino a una finestra rivolta a est. La posizione è un po’ troppo illuminata per i miei gusti, ma o bere o affogare, e finché quella ragazza non raccoglierà la sua roba e se ne andrà, dovrò accontentarmi di questo tavolo.
Scocciato, mi sistemo, usando la seconda sedia per appoggiare le gambe. Il tavolo è troppo piccolo per la mia stazza, e brontolo tra me e me mentre poso la borsa, tirando fuori la mia roba. Il portatile. La bottiglia d’acqua.
Non ci sta tutto, come sul mio solito tavolo, e questo mi sta rovinando la routine. Come faccio a studiare se non riesco a mettermi a mio agio?
Accendo tutti i miei dispositivi elettronici e apro il documento che ho cominciato a scrivere ieri. Dev’essere lungo un minimo di venticinque maledette pagine.
Da consegnare fra due giorni.
Plasticità cerebrale. Connessioni neurali.
Fanculo.
Non riuscirò mai a imparare tutta questa roba nel corso del semestre.
Man mano che aumenta la mole di lavoro, mi maledico per aver scelto di laurearmi in scienze motorie. Apro il motore di ricerca sul mio computer e trovo uno schema delle cellule nervose nel cervello umano.
Prima di cominciare a prendere appunti imposto la sveglia, in modo da non perdere la cognizione del tempo e mancare all’appuntamento che ho con un compagno della squadra di calcio. I minuti passano, con me che fisso il portatile, sconfitto dal compito. Faccio tutto tranne che scrivere: mando messaggi ad amici che si sono già laureati. Scorro foto su i********:. Bevo un po’ d’acqua.
Faccio una pausa per una pisciata e tornando dal bagno, situato nell’angolo in fondo a sinistra, lancio un’occhiata veloce alla ragazza barra occupante abusiva: la luce dei lampioni accesi all’esterno crea un’aureola intorno alla sua testa, ai capelli lunghi e lucidi.
È carina.
E mi ha rubato il tavolo.