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687 Words
4Durante tutto il percorso lungo la strada che fa da cornice alta alla parte orientale del golfo della Spezia, l’attenzione del commissario non era rivolta al paesaggio. Il suo pensiero vagava intorno alla figura di Amapola e si soffermava su ogni minimo particolare del loro incontro. Cosa aveva detto la donna, ad un certo punto? “De datu lisciu lisciu, de sutta merda e pisciu” cioè, come gli aveva tradotto “di sopra liscio liscio, di sotto merda e piscio”: si riferiva al personale della clinica, o alla direzione, non aveva capito bene. L’espressione dialettale era da collegare con la frase dell’Amleto con cui l’aveva accolto? Amapola sapeva qualcosa che gettava una luce sinistra sul luogo in cui stava? Al commissario vennero in mente i numerosi casi di cui si leggeva sui giornali, riguardanti le condizioni degli ospizi per vecchi: Villa dei Pini appariva ben tenuta, ma l’apparenza inganna, “sopra liscio liscio” e poi magari... Ripensò anche alla misteriosa Serena la cui morte era stata tenuta nascosta. Nel discorso sconnesso dell’anziana signora individuò le trame di un possibile delitto e cominciò a ricamarci sopra. Da non molto tempo aveva scoperto che investigare era la cosa che più gli piaceva del suo mestiere: mettere insieme le tracce sparse e far loro acquistare un senso, entrare nelle zone oscure, fare delle ipotesi e verificare la loro attendibilità. Gli dava soddisfazione arrivare ad identificare il colpevole di un crimine, più che arrestarlo. Quali erano adesso gli elementi su cui avrebbe indagato, supposto che ci fosse stato un caso e che il caso fosse suo? Una ragazza a cui Amapola Parodi era molto affezionata e che ad un certo punto non si era più vista. Tutto qui. Per giustificare la sua assenza la signora aveva lavorato di fantasia e si era inventata che fosse morta. L’atmosfera della Villa aveva contribuito a dare alla vicenda una tinta noir, magari la signora riversava sull’ambiente le proprie angosce interiori, magari aveva fatto esperienza diretta di comportamenti ambigui da parte del personale e li aveva trasferiti su di un fatto normalissimo, ingigantendolo. E lui stava facendo altrettanto, sulla scia del suo voler vederci più chiaro. Invece, la realtà era che Serena era stata trasferita altrove, o si era dimessa, oppure era stata licenziata: il suo “non esserci più”, la sua “morte” si spiegava in questo modo. Strano però che prima di lasciare in un modo o nell’altro Villa dei Pini non fosse passata a salutare una persona a cui dava di nascosto le sigarette e a dirle il motivo della sua partenza. Strano davvero. E poi, come mai Amapola non conosceva la reale sorte toccata alla ragazza, anzi ne parlava come di un fatto tenuto celato? Nelle piccole comunità si viene a sapere tutto di tutti molto presto, figuriamoci della morte di un’impiegata. Lo sguardo sul panorama lo riscosse dalle sue riflessioni: cosa importava a lui se una donna era morta o no a Villa dei Pini, se sotto la sua eventuale scomparsa c’era qualcosa di torbido. Anche se il panorama era attraente come all’andata – immediatamente sotto, il castello di Lerici e più in là, dall’altra parte, oltre il braccio di mare diviso dalla diga foranea, Portovenere, l’isola Palmaria e il Tino – la mente del commissario non riusciva a staccarsi da Villa dei Pini: Amapola sembrava proprio sinceramente turbata, tanto è vero che ne aveva parlato con uno appena conosciuto, anzi era stata una delle prime cose che gli aveva comunicato. Qualcosa di poco chiaro ci doveva essere. Si disse che tutto sommato ci voleva poco a togliersi ogni dubbio: bastava una telefonata e si sarebbe tolto il pensiero. I suoi amici lo prendevano in giro perché, essendo un fervente lettore di polizieschi, spesso si metteva nei panni dei propri eroi, come per esempio quelli del sergente Studer della Polizia Cantonale. Anche i suoi amici giocavano con questi travestimenti: per qualcuno, che lo ammirava in segreto, lui era perfino meglio di Montalbano, per Clementina Parodi somigliava a Toby Peters. Dal canto suo, il commissario aveva in mente qualcuno come Sam Spade o Philip Marlowe, magari il commissario Montale, e, da qualche tempo, Kurt Wallander. Ma, per dirla con Clara, “pisciava alto”. Intanto nel cielo stava passando una nuvola grossa come il dubbio che andava crescendo: ma era esistita davvero una Serena?
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