3La domenica mattina, Clara era rimasta a Montemarcello, a prendere il sole nel giardino di Vittorio.
– Ti dispiace se non vengo? Le case di riposo mi deprimono.
– Fai pure, conto di tornare presto: tra qui e La Spezia non c’è molta strada.
La donna che gli venne indicata come Amapola Parodi lo lasciò sorpreso: gli amici avevano parlato di una persona attiva, che aveva fatto la nurse presso l’ambasciatore italiano a Londra, poi aveva gestito un ufficio postale a Genova, per cui il commissario si era aspettato di incontrare una vecchietta pepe e nervi, una abituata a mettere in riga tutti quanti. Invece si era trovato davanti un’anziana seduta in una poltrona, con le mani appoggiate ad un bastone, con il capo reclinato su di una spalla. Il respiro affannoso faceva pensare che dormisse, di un sonno poco sano, forse indotto dai farmaci.
– Signora Parodi, questo signore è venuto a trovarla... – disse l’infermiera con voce più alta del necessario, mentre le metteva la mano sulla spalla per svegliarla.
La donna si mise diritta e lo guardò con due occhi chiari, dall’iride un po’ offuscata, ma vigili e acuti mentre si posavano su di lui.
– Hai una sigaretta?
La richiesta lo lasciò di sale: una quasi novantenne tabagista. Lo sguardo del commissario si fissò sulla punta delle dita della mano destra, che era gialla di nicotina.
– Anche i capelli sono gialli per la nicotina – disse la donna, quasi avesse afferrato il pensiero di lui.
Cercò aiuto per alzarsi e, mentre l’occhio sinistro roteava leggermente verso l’esterno, fissò il commissario, poi si appoggiò al suo braccio, sussurrando: – La Serena me le dava, le sigarette, di nascosto. Era l’unica qui che mi capisse. Fumava anche lei. Ma adesso è morta: loro non vogliono che si sappia, ma io lo so che è morta.
Fece capire, con la stretta imperiosa della mano sull’avambraccio, di voler camminare ed il commissario l’assecondò. Si mossero lentamente lungo il corridoio scarsamente illuminato, sul quale si affacciavano molte stanze, tutte ugualmente chiuse da porte di colore verde meconio. L’aria sapeva di farmacia, polvere e scadente cera per pavimenti: doveva essere vicino anche il refettorio, o la cucina, perché, mano a mano che si approssimavano all’uscita sul giardino, si avvertiva anche l’odore tipico delle mense collettive, un misto tra brodino di dado e cavolo lesso.
“Avevano ragione i Parodi: la signora non sembra del tutto in sé”.
Si disse che poteva essere l’ambiente a rendere negative le prime sensazioni: gli sembrava di essere stato catapultato in un luogo descritto da Glauser, uno dei suoi scrittori preferiti. “Anche se questo è piuttosto il regno di Vecchio, non il regno di Matto”.
Mentre camminavano, Amapola borbottò alcune parole, come se parlasse tra sé: il commissario non era sicuro di aver capito, per cui la pregò di ripetere. La donna, con tono leggermente seccato, ripeté a voce più alta: – Something is rotten in the state of Denmark.
L’inglese del commissario non era dei migliori, ma bastò per fargli intendere che si trattava della frase dell’Amleto. Che cosa voleva dire la signora Parodi? Era una persona fragile di mente, più malata di quanto pensassero i parenti? O le sue parole si riferivano a qualcosa di reale? Forse per fiuto di segugio, forse per la cupa atmosfera alla Shining, il commissario le associò all’altra cosa che Amapola Parodi aveva detto: non aveva parlato di una ragazza morta? Ricordò il nome, Serena, e cercò di avere altre informazioni dalla donna che gli camminava vicino e lo teneva stretto, come per non farlo andare via. Però alla domanda “Chi è Serena? Cosa le è successo?”, lei rispose con un eloquente chiudersi delle labbra.
Il commissario restò alla casa di riposo più di quanto avrebbe immaginato: il tempo necessario a fare un po’ di compagnia all’anziana signora, dal momento che la vedeva sempre più rilassata e più loquace man mano che lui raccontava degli amici di Ivrea. E anche più sveglia, più lucida, addirittura ciarliera: gli aveva detto che l’inglese appreso alle commerciali le era stato utilissimo, che ricordava ancora dei passi di opere imparate a memoria. E si era lasciata andare anche a fatti più personali, che venivano dal suo passato.
– Pensa, c’era uno che mi voleva sposare, era un Moschettiere del re, sai, un pezzo grosso di quei tempi, ed io gli ho detto di no: poverino, poi è stato lo stesso tanto gentile con me e mi ha aiutato a salvare il figlio di mia sorella, che lo volevano portare in Germania.
Il commissario si sentì quasi in colpa quando dovette lasciarla, ferma davanti al cancello, con il braccio alzato per salutarlo. Man mano che si allontanava, la visione di Villa dei Pini acuì il senso di tristezza e di oppressione che gli faceva come un groppo in gola: grigia e fredda, circondata completamente da alte sbarre di metallo interrotte solo da un cancello ad apertura telecomandata, era chiusa nel folto di alberi scuri, che le toglievano gran parte della luce del sole. Non molto lontano il mare luccicava e l’aria era calda come fosse già estate.