h.04:26

1008 Words

h.04:26 Paolo Marchese si arrestò sbattendo contro la fiancata del Doblò, si chinò e vomitò l’ultimo caffè che aveva bevuto. Sputò pulendosi la barba con un fazzoletto. Il refolo era passato e l’afa stava di nuovo gravando, ossessiva, implacabile. Rivedeva la bocca del cadavere, il suo urlo sopraffatto, l’aria consumata dal calore che invadeva e consumava ogni anfratto, ogni cellula. Tutta quella sofferenza ammutolita che invocava una fine misericordiosa. Il pugno si abbatté sulla lamiera e suonò come un tamburo di latta. Tutto per cosa? Qualche centinaio di euro, la chimera di un posto fisso, il miraggio di una vita che potesse diventare un po’ più che miserabile. Ragazzi che avrebbero potuto essere figli suoi se avesse deciso di mettere su famiglia prima. Ragazzi che avevano prostituit

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