h.5:39 La notte si era dissolta. Sotto l’alba pallida, Paolo Marchese osservava in tutta la sua distruzione il capannone della APES decrepito e svuotato; portoni e lucernai sfondati dall’esplosione, il tetto ceduto in più punti, il cemento annerito dalle fiamme. Mucchi informi di detriti si accumulavano nel piazzale in basse collinette color cenere. Anche il commissario Falco aveva saltato con lui il sonno dei giusti e lo poteva udire mentre, stanco, parlava al telefono con qualche suo sottoposto. Il chimico si era seduto sui gradini dell’ufficio prefabbricato, l’ennesimo bicchiere di caffè fra le mani. Per via di un mezzo pettegolezzo sfuggito a uno dei tecnici ARPA con il quale aveva avuto a che fare, era venuto a sapere che non avrebbe dovuto essere solo quella notte. Che anche Valen

