h.07:00 Paolo sbadigliò. Calcolò mentalmente il numero ridicolo delle ore che aveva dormito, semisdraiato sul sedile del Doblò, e di quelle che mancava da casa, poi riprese il giro d’ispezione, accompagnato dalla donna della DIA. I letti di disseccamento sembravano delle serre ordinatamente schierate sul retro del capannone dei fanghi. Al loro interno erano visibili le vasche colme di un denso e puzzolente liquido grigio piombo. Sotto i primi raggi del mattino, sfavillanti di luce tenera, il calore si diffondeva a ondate soffocanti; il sopralluogo compiuto dopo aver indossato maschere protettive e tute isolanti, si era rivelato fruttuoso e il sacrificio di quella breve, torrida traversata, utile. C’era un impianto idrico che si diramava tra i letti e che ufficialmente era destinato all

