Chapter 3

867 Words
IIIAxel Su Alea, nel tempo cosmico scandito dalla rotazione a doppia eccentrica annodata attorno alla gigante rossa Alinoea, Axel stava disteso nudo sul letto a bollicine di gas astrico liquido, avvolto in un lenzuolo di morbido tessuto sintetico semitrasparente. Respirava con leggere boccate l’aria calda e umida della stanza. La sua pelle era percorsa da tremori incessanti che partivano dalla testa appuntita e si diffondevano lungo il corpo esile e snello. Pulsavano le arterie e le vene. Il cranio era avvolto da una cuffia di sottile metallo elasticizzato da cui spuntavano elettrodi di vari colori collegati a pannelli di strumentazioni. Misuravano le dosi della Filla, la sua velocità di propagazione, i battiti del cuore, la pressione della membrana cerebrale che pulsava come un lento motore. Guardava intorno a sé roteando le pupille tonde e nere nella stanza alluminata di bianco opacizzato, sui pochi mobili, sul soffitto percorso da tubi ottici che diffondevano una luce fredda, neutra. Guardava oltre l’ampia finestra circolare spalancata su sprazzi del cielo di Alea, tra le nuvole violacee che s’addensavano e si sfilacciavano, spinte dai venti intrisi di sulk. Guardava il chiarore arancione di Alinoea che si diffondeva sulle cime giallognole delle spoglie montagne lontane. Da sei giorni del TCA (Tempo Cosmico Aleano) se ne stava immobile e muto. Era stato scelto fra tanti per la missione che avrebbe avuto inizio tra poche ore aleane. Quando fu decisa quella missione furono selezionati decine di eli sognanti per scegliere il Viaggiatore Cosmico più adatto. L’elo prescelto doveva possedere neuroni e peptidi perfetti, endorfine dense di UM, fare sogni lieti senza lunghe pause, avere pensieri audaci, senza tristezze, nostalgie, malinconie. Per questo Axel fu scelto. Fu scelto per la sua capacità di sognare ruscelli che scrosciavano tra scogli e dirupi, distese di acque turchine, nuvole chiare sospese in cieli sereni, montagne coperte da verdi mantelli con le cime imbiancate di neve, colline sommerse da fiori dai tenui colori e da piante strapiene di frutti maturi, boschi spumeggianti di verde; tanti piccoli uccelli volare con battiti d’ali nell’aria e tra i rami; strani esseri, strani animali. Axel strinse le mani sul petto e tirò un profondo respiro. Valutò la fortuna che gli era capitata. Su Alea la capacità di sognare rappresentava una qualità indispensabile per essere ammessi nel Centro Stellare dei Navigatori del Cosmo. Una qualità indispensabile per affrontare i lunghi viaggi nel buio dello spazio infinito. Lui non aveva mai viaggiato nel cosmo. Neanche nelle brevi distanze. Ne aveva solo sentito parlare alle riunioni del Centro Stellare. Tutti raccontavano di lunghe dormite noiose. Solo sognando il tempo scorreva senza ansie né stressanti disagi, e dubbi, e paure. Terminati i suoi studi sulle Dinamiche delle Immagini Altre, partecipò ai seminari sull’Essere in Movimento Continuo. Anche lui voleva partire. Sentire su di sé l’emozione dei viaggi interstellari. Scoprire altri mondi, altri visi, case rocce colori. Sentì un leggero stridio e vide aprirsi una porta scorrevole nella parete della stanza. Entrò Zillek seguito da un UK_ND addetto alla registrazione degli Atti Importanti. Zillek indossava la divisa dei Saggi con su appese luccicanti medaglie ai Meriti Alti. «Come stai?» gli chiese poggiandogli le lunghe e sottili dita sul petto. «Bene.» rispose Axel, alzando lo sguardo sul volto di Zillek. «Sei pronto per il lungo viaggio?» «Sì.» «Stiamo ultimando i controlli della Virstir e analizzando gli ultimi dati. Siamo certi che la Flugstir che non ha fatto ritorno è bloccata su un pianeta della nostra Galassia Stellare a doppia spirale di segno X puntato 321. Abbiamo individuato il pianeta nelle nostre Mappe Stellari. Lo abbiamo indicato con il nome di Texxa.» «Quanto dista da Alea?» «Undici virgola quattro anni-lux. Considerata la velocità iperlerica e lo stallo del tempo all’orizzonte degli eventi dei buchi neri, impiegherai sette mesi e quindici giorni del TCA.» «Come farò a individuare la Flug?» «Sarà lei a mettersi in contatto emettendo onde plurivibriche in ogni direzione del cielo.» «E se fosse in avaria?» «In quel caso estremo rinuncerai a cercarla e ti limiterai a raccogliere informazioni su Texxa. Dai nostri calcoli dista sei min-lux da una stella indicata nelle mappe stellari con il nome di Selo. Una posizione che potrebbe aver favorito la vita. Tutti noi speriamo che ci sia abbondanza di Filla.» Zillek parlò con una leggera contrazione delle labbra affilate, intrecciando le dita in una strana movenza rotante. Axel stropicciò le agili dita sugli occhi e ripose la mano sopra al lenzuolo. «Bisogna di nuovo registrare i tuoi sogni» disse Zillek ondeggiando la testa, e aggiunse: «Tutto andrà bene, ma nel caso che la missione fallisse sarà necessario tentare di nuovo e i tuoi sogni ci faranno sperare.» «Fai pure. Li ricordo. Sono belli.» «Sì lo so. C’è di certo un posto nell’universo infinito dove i tuoi sogni sono realtà. Ah! … se potessimo realizzare su Alea i sogni di Axel.» Ciò dicendo Zillek allungò la mano in un gesto propiziatorio e schiacciò con un gesto secco e preciso un bottone dell’UK. L’UK_ND s’avvicinò con un fruscio appena percettibile. Inserì un minuscolo elettrodo sul casco di Axel e ruotò un congegno che aveva sul suo petto di metallo di cilio scaccato di carbonio concoide schiumato a covoni. Axel cadde in un sonno profondo.
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