IVAlef Zero I giorni di ottobre fuggivano via in un clima ancora torrido e afoso. Il sole riluceva nel cielo con una luce accecante che affogava la valle in un chiarore biancastro. Le scosse di terremoto si susseguivano con una frequenza inaudita, annunciate da tuoni sotterranei che incutevano atavici timori. In quei giorni intere famiglie erano state trasferite nella tendopoli allestita nel parcheggio sotto la piazza e il paese appariva deserto, abbandonato. Solo la casa di Dario Morganti era un fermento di suoni, di voci; picchiettii di martelli che si diffondevano nell’aria calda di un’estate che non voleva finire. I lavori di ristrutturazione dell’antica torre di avvistamento proseguivano senza soste né intralci. Dopo aver stuccato le pietre con rena di fiume, calce e cemento bianco,

