Pov Lilith
Con le spade mi faccio strada tra i nemici, che sono molto di più di quanto pensavamo.
Lasciandomi alle spalle il primo gruppo, che si occupa di distruggere questo piano.
Intorno a me i soldati angeli e i miei compagni ad aiutarmi ad arrivare a quella maledetta porta.
Xx:"Non passerete."
Urla un ateo davanti alla porta, pronto a colpirmi con una sciabola.
Ma non raggiunge il suo scopo, perché viene presto ucciso dalla freccia di Raffaele.
Gabriele:" Non perdiamo tempo."
Mi supera, aprendo la porta.
Senza attendere altro per iniziare a scendere le scale.
Prima di seguirlo mi volto un ultima volta verso gli altri.
Ringraziando il cielo nel vederli tutti vivi per ora.
Scendo velocemente le scale a chiocciola, ritrovandomi in un corridoio pieno di celle.
Xx:" Aiuto.
Aiutateci."
Urlano i prigionieri, riconoscendo sicuramente i loro fratelli.
Xx:" Fermateli."
Urla invece un ateo, mandando avanti una quindicina di uomini-demoni.
Ignari poveri umani, dell'effetto che ha su di me questo luogo.
Lilith:" Lasciateli a me."
Grido con voce demoniaca, trasformando il mio corpo nella sua forma completa.
Faccio un salto in avanti, muovendo le spade apparentemente scordinate.
Colpisco e combatto contro gli uomini, ma non è loro che vedo.
Con la mente, con l'ira dentro di me, torno a quella maledetta notte in cui sono scappata.
La notte in cui ho invocato le spade, la notte in cui iniziai a macchiarmi di sangue.
Sulle facce dei miei attuali nemici, vedo quelle risate maligne.
Nelle loro armi, vedo il pugnale che usarono all'ora per cercare tagliarmi le ali.
Riuscirono quasi nell'intento, se non fossi esplosa prima, subendo solamente un taglio di cui porto ancora oggi le cicatrici.
In molto meno di quello che pensavo, mi trovo in un cerchio formato da cadaveri.
Le mani e i vestiti sporchi di sangue.
E gli occhi più luminosi e oscuri che mai.
Raffaele:" Ora basta Lilith.
Torna in te."
Mi volto verso di lui a scatto, quasi ringhiandogli contro.
Ma quando sento il suo bisogno di darmi pace, mi rilasso gradualmente.
I denti tornano normali, gli artigli si ritirano, la mia essenza diminuisce.
Fino a tornare al pieno controllo.
Lilith:" Ci sono."
I soldati si occupano di liberare i prigionieri e sostenerli fino alle scale.
Sono messi male, sanguinanti e stanchi, ma vivi.
Le venti celle sono parallele, tutte uguali.
Tranne una, posta infondo frontalmente.
Una cella più grande, quanto più oscura.
Tanto da non riuscire a vedere chi ci sia dentro.
Come richiamata, mi avvicino senza essere fermata, dato che tutti sono impegnati a portare via i feriti.
Michele:" Sono tutti morti, ma dobbiamo sbrigarci ad andare via."
Non mi fermo ad ascoltare a controllare che stiano bene.
Continuo il mio passo.
Lucifero:" Recuperate tutti i documenti.
E portate fuori i feriti."
Ancora non ascolto, ormai a pochi passi da quella cella.
Sto quasi per vedere cosa nasconde quell'oscurita, quando due urla distinte mi fanno girare di colpo verso la porta d'ingresso.
Due soldati, angeli e demoni, guardano verso il basso, dove la punta di una spada trafigge il loro cuore.
Subito tutti gli altri corrono verso di me, davanti a me per proteggermi.
Ma io mi faccio spazio tra i miei protettori, sentendo un profumo famigliare.
Simile al mio.
I due corpi, ormai cadaveri, cadono a terra.
Mostrando l'uomo che c'è dietro al loro Omicidio.
Lucifero:" Ivan."
Ringhia a denti stretti, stringendo la catena tra le mani.
Pronto ad attaccare.
Ma io lo fermo, posandogli una mano sulla spalla.
C'è qualcosa di diverso in quell'uomo, non è più un demone.
Ivan:" Che felice rimpatriata.
Ormai è scritto nel destino che noi dobbiamo incontrarci.
Tra le mani non ha più la sua spada.
Ma due più piccole, simili se non uguali alle mie.
Lucifero:" Ti abbiamo sconfitto una volta e sei riuscito a scappare.
Ma questa volta non sarai così fortunato."
Cerco di tenerlo calmo, stringendo con delicatezza la presa sulla spalla.
So per certo che se dovesse attaccarlo, andrà incontro a morte certa.
Ivan:" Hai ragione Lucifero.
Ma quel giorno non ero ciò che sono oggi."
I suoi occhi si colorano uno di rosso e uno di nero.
Il suo potere si espande e potenzia.
Il suo odore ci colpisce come un pugno in pieno petto.
Cenere e rugiada.
Lilith:" È come me."
Sussurro a me stessa.
Ma non abbastanza piano che lui non mi senta.
Infatti sorride soddisfatto, facendo qualche passo in avanti.
Pestando senza ritegno i corpi che ha ucciso.
Ivan:" O no mia cara.
Io sono molto meglio di te.
Ammetto che il tuo DNA è stato utile.
Ma solo distruggendo i difetti come la bontà angelica o l'instabilità demoniaca."
Spalanca le sue enormi ali nere e grigie, sporche di fuligine.
Uno spettacolo raccapricciante, perché non sono formate da piume come le nostre.
Ma sono simili a quelle di un pipistrello, con un artiglio all'estremità.
Ivan:" Io sono la creatura più potente all'universo.
Anche sopra di Dio."
Grida, facendo tremare persino la terra, oltre alla mia anima.
Gabriele:" Blasfemia.
Come osi."
Gabriele parte all'attacco con la sua sciabola.
Colpisce con precisione, senza però colpire l'avversario.
Tanto che colpito da un ala di Ivan, finisce a terra in poco tempo.
Nello stesso l'asso di tempo io vengo spinta indietro, dagli stesso che ora corrono contro Ivan.
Il trambusto mi fa sbattere contro quella misteriosa cella, a guardare inerme un nemico terrificante.
Infatti mentre i consiglieri e gli arcangeli se la cavano, dieci dei venti soldati cadono a terra morti uno alla volta.
Provo a intervenire prima che la situazioni peggiore.
Ma un dolore lancinante mi colpisce la spalla
Denti aguzzi hanno azzannato il mio collo, mentre un braccio intorno ad esso, mi tiene ferma.
Qualunque creatura sia, ha lo scopo di strapparmi la carne.
Ma io non posso permetterlo.
Facendo uscire i miei denti affilati, mordo quel braccio forte, riempiendomi la bocca di un sapore di disgusto, ma anche liberandomi dalla presa della cosa.
Mi allontano velocemente dalla cella, guardando il suo interno.
Ma qualunque creatura ci sia all'interno, si è già rintanata nell'oscurità.
Non perdendo tempo, strappo una striscia della gonna, girandola sul collo come sciarpa, per tenere ferma la ferita sul collo finché non si rimarginerà.
Facendo apparire le spade, con un salto finisco esattamente nel centro.
Parlando un affondo riservato a un soldati.
Lilith:" Pensate ai prigionieri.
ORA."
Urlo verso il soldato angelico salvato, che terrorizato dalla mia voce, esegue senza problemi.
Mentre io e Ivan, non interompiamo il combattimento.
Vedo i superstiti, non trasportare solo i soldati feriti, ma anche tutti gli altri.
Sono rimasta l'unica in piedi, com'è potuto succedere in così poco tempo?
Ivan:" Arrenditi mia cara, e unisciti a me."
Spingo il suo affondo, facendolo allontanare di poco.
E, senza perdere tempo, mi metto in posizione d'attacco.
Ivan:" Insieme stermineremo chiunque ci neghi il potere.
Insieme saremo il potere assoluto."
Si pavoneggia alzando le braccia verso il cielo.
Mentre io osservo l'ultimo superstite uscire dalla porta.
Lilith:" Sei troppo megalomane per i miei gusti.
E ridicolo se credi di poter contenere tutto questo potere."
Ringhia colpendo con ancora più forza, facendomi arretrare.
Ivan:" Ti sei autocondanata mia cara.
Ammetto che mi mancherai."
Con un movimento veloce, riesce a ferirmi il braccio, facendomi perdere la presa su una delle spade.
Ma non avrà la mia vita così facilmente.
Con il braccio sano, alzo la spada parando le due spade pronte a uccidermi.
Ivan:"Arrenditi, non potrai farcela."
Spinge le spade contro la mia, con una tale forza da farmi finire in ginocchio.
Lilith:" Mai."
Ringhio resistendo alla forza opposta.
Facendo incazzare ancora di più Ivan, che inizia a colpirmi ai fianchi con gli artigli all'estremità delle ali.
Sono sottili e non molto lunghi.
Ma abbastanza affilati da trafigermi ad ogni colpo.
Facendomi gridare dal dolore.
Ma Ivan ha appena fatto un errore enorme.
Perché negli ultimi tempi è proprio dal dolore, che ho imparato a prendere la mia forza.
Lilith:" MAI."
Urlo di dolore, spalancando le ali prima a riposo.
Assorbo tutto il dolore, la rabbia, l'energia sotto le ferite inflitte.
Utilizzando il tutto come una spinta contro di lui, attraverso la spada e il movimento delle ali.
Il colpo va a buon fine, tanto che Ivan viene scaraventato verso l'alto, persino attraverso il soffitto.
Torno in piedi velocemente, spiccando il volo verso il buco creato dal mio avversario.
Il pugno teso colpisce in pieno stomaco Ivan, che diventa uno scudo contro la terra che costituisce il soffitto.
Urlando e sbattendo le ali, lo spingo a trivellare tutta la terra che il corpo incontra, fino ad arrivare in superfice.
La luce del sole, colpisce i miei occhi spietato.
Tanto che devo lasciare la presa, prima che Ivan ne approfitti.
Lo spingo ancora più lontano che posso, prima di atterare a terra.
Il respiro è spezzato, ma sono soddisfatta quando vedo Ivan cadere rovinosamente a terra.
Crollo a terra in ginocchio.
Stringendo la presa sulla ferita più significativa, quella sul braccio.
Attendo che la terra smossa, mi mostri Ivan a terra.
Ma pultroppo quando la sabbia si ferma del suo corpo non c'è traccia.
Non so come, è riuscito a scappare ancora auna volta.
Lucifero:" Lilith?"
Sento urlare alle mie spalle.
Girandomi vedo lucifero correre verso di me.
Si lancia in ginocchio al mio fianco, prendendomi il viso tra le mani.
Lilith:"Se ne andato.
È scappato.
Ivan è scappato."
Balbettò in preda alla confusione.
È come se mi fossi appena svegliata da un incubo.
E tutto fosse ancora sfocato intorno a me.
Lui guardandosi intorno, mi dà conferma delle mie parole.
Forse incosciamente uscite in forma di domanda.
Lucifero:" Si, ma stai tranquilla, lo troveremo.
Tu stai bene?
Sei ferita."
La seconda frase è una affermazione, mentre guarda il braccio ferito, che si sta rimarginando troppo lentamente.
Lilith:" Cosa è successo lì sotto?
Non ci ho capito nulla."
E stato tutto un susseguirsi di cose, che nella mia mente non tra un filo logico.
Lucifero:" Nel secondo piano c'è qualcosa che indebolisce i poteri angelici e demoniaci.
Credo sia la creatura della pergamena.
Siamo riusciti appena a salvare più soldati possibili, prima di crollare."
Ecco perché in un attimo li ho ritrovati a terra.
Quella pergamena non intrappola solo la creatura ma annulla i poteri che la circondano.
Lucifero:" Mi sono svegliato poco lontano da qui.
Michele e gli altri si stanno riprendendo con fatica.
Come anche i soldati, dimezzati da quanti erano poche ore fa."
Mentre parla analizza la ferita sul braccio, strappando la manica della camicia per usarla come benda.
Lucifero:" Mi hanno detto cosa è successo lì sotto.
I fatti confermano che sei immune anche alle mie maledizioni."
Sorride ironico, forse cercando di sdrammatizzare la situazione.
Quando alza finalmente il viso verso di me, noto una ferita sulla fronte.
Sicuramente sarà stato messo k.o con un colpo del manico della spada.
Sfioro quel punto, togliendo subito la mano quando lo vedo fare una smorfia di dolore.
Ma lui è più veloce, e riafferra la mia mano, posandola sulla sua guancia.
Lilith:" Sei ferito."
Riesco a dire in in filo di voce.
L'energia che ho usato prima, ha scaricato tutto il mio corpo.
Tanto che ogni movimento è faticoso e lento.
Lucifero:" Non è nulla.
Belfagor è messo molto peggio."
Mi accarezza i capelli, cercando di calmarmi.
Ma io mi sento morire dentro.
Dieci uomini sono morti, altri sono feriti gravemente.
Mentre io me la sono cavata con un graffio.
Non riesco a trattenere tutta l'amarezza che sento.
E le lacrime scivolano sul mio viso, come veleno sull'anima.
Lucifero:" No, no.
Non piangere."
Mi tira a se, posizionandomi tra le sue gambe, stringendomi a sé.
Lucifero:" Non pensarlo, non è colpa tua.
Sapevamo a cosa andavamo incontro.
Non è colpa tua."
Continua a dirmi che non è colpa mia.
Ma sono io ad averli portato qui.
Sono io ad averli guidati.
Sono io ad essere stata troppo lenta per intervenire.
Forse se fossi stata più veloce, avrei fermato Ivan prima che uccidesse quei poveri soldati.
Lilith:" Dovevo fare di più."
Singhiozzo aggrappandomi a lui.
Sfogando tutto questo senso di colpa, che sapevo mi avrebbe colpito.
Sapevo sarebbe successo, e non ho fatto nulla per evitarlo.
Lucifero:" È una guerra, e da illusi credere che esista una guerra senza vittime.
E i soldati lo sanno."
Mi sussura all'orecchio, Accarezzandomi la schiena.
Lilith:" Saperlo e morire sono due cose differenti non credi?"
Annuisce, senza fare parola.
Continuando a tenermi stretta a lui.
Facendomi stare bene, riscaldandomi con la sua forza.
Lucifero:" Piangersi adosso non serve a nulla Lilith.
Dobbiamo pensare a chi sono ancora vivi e salvarli."
Mi sussura, costringendomi con la mano ad alzare lo sgaurdo.
Lucifero:" Andiamo.
Luxy si sarà svegliata e sarà in pena per te.
E una Luxy preoccupata mi fa più paura di quel verme."
Cerca di sollevarmi l'umore, mentre si alza dalla terra per poi prendermi in braccio.
E portarmi in volo, come una sposa, fino all'accampamento.
Il suo corpo attaccato al mio mi darebbe solievo.
Se nella mia mente e nel mio cuore non ci fosse tutto questo dolore.
O_oO_oO_oO_oO_oO_oO_o
Sono passate parecchie ore dall'incontro sanguinario.
Tutti si sono ripresi al meglio da ferite per fortuna superflue.
Mentre i prigionieri sono feriti e stanchi, ma vivi.
E grazie a qualche sacca di sangue e luce, si stanno riprendendo velocemente.
Non si può dire lo stesso di Belfagor che è stato ferito e trapassato in pieno stomaco.
Ma mentre lui si riprenderà, solo con molto più tempo, non hanno avuto la stessa fortuna i dieci soldati diventati cenere, che ora Michele e Lucifero stanno disperdendo nella terra.
Per quanto riguarda me, le ferite ormai sono del tutto rimarginate, tranne il morso al collo che mi crea ancora fastidio.
Luxy:" Pezzo di merda, arrivare a morderti.
Sadico del cazzo."
Maledice Ivan, mentre mi disifetta la ferita sul collo.
Guardando i lividi che ha sul viso e braccio, ringrazio che se la sua cavata con così poco.
Lilith:" Non è stato lui."
E come un fulmine mi torna in mente quella cella.
Quella creatura nell'oscurità.
Ancora rinchiusa la sotto.
Lilith:" Devo parlare con Lucifer."
Scopo dalle sue mano, alzandomi e cercandolo in tutte le direzioni.
Fino a trovarlo poco lontano, mentre parla con Baal, sicuramente del viaggio di ritorno.
Lilith:" Lucifer."
Urlo, correndo verso di lui.
Che subito pensa al peggio quando mi vede preoccupata e su di giri.
Lucifero:" Che succede?
Non stai bene?
Ti fa alle qualcosa?
Ti fa male..."
Fermo il suo monologo, detto tutto d'un fiato.
Lilith:" C'è ancora qualcosa lì sotto.
Non so se sia umano o no, ma c'è qualcosa.
Qualcosa che mi ha creato questo."
Sposto il collo, in modo da mostrargli il segno del morso.
E quando lo vede, lucifero sembra essere rimasto senza respiro.
Qua cosa mi dice che sa bene di cosa si tratta.
Lucifero:" Michele.
Vieni qui subito."
Lo ha chiamato per nome, la cosa è peggio di ciò che pensavo.
Michele si avvicina velocemente a noi, mentre Lucifero mi sposta per mostrargli ila segno.
Lucifero:" È li sotto.
Ed è libero."
Gli sussura, mentre Michele sembra sul punto di svenire.
Michele:" Dobbiamo andare."
Si staccano entrambi da me, per parlare con i loro bracci destri.
Gabriele e Baal.
"Dobbiamo andare."
"Da soli."
"E qui."
"È vivo."
Sento questi spezzoni di discorsi, che animano il mio fottuto orgoglio.
Odio essere messa da parte.
In più la testa ormai sta per esplodermi, mente e il fuoco demoniaco sotto la pelle scalpita.
Non sono mai stata una ragazza paziente.
Lilith:" Ei."
Urlo attirando l'attenzione dei quattro che stavano discutendo.
Lilith:" Quel così mi ha quasi strappato la gola.
Se pensate che me ne starò qui a fare un cazzo, siete fuori strada."
Gli do le spalle, riposizionando la fasciatura sul morso, per poi cominciare a camminare.
Michele:" Dove stai andando?"
Mi urla dietro, senza che io mi fermi.
Ormai più decisa che mai.
Lilith:" A vedere chi cazzo ha osato lasciarmi la sua dentatura sul collo.
E vedere che cosa mi state nascondendo."
Ormai, compreso che non mi fermeranno.
I quattro mi seguono in assoluto silenzio.
Non sembrano disposti a spiegarmi cosa succede.
Poco male, lo scoprirò da sola.
In pochi minuti, volando attraverso il buco creato con lo scontro contro Ivan.
Ci ritroviamo davanti a quella cella.
Oscura, nonostante la luci che filtri dal buco, non mostra il suo contenuto.
Baal:" Sicura che ci sia qualcuno lì dentro?"
Lo fulminò con lo sguardo.
Cosa crede?
Che mi sono morsa da sola?
Capendo che ormai sono al limite della sopportazione umana, alza le mani in segno di resa.
Baal:" Scusami, volevo solo esserne certo."
Certo come no.
Va bene che gli sto antipatica, ma non mi sembra il momento di avere dissapori tra noi.
Sto per dirgliene quattro.
Quando un movimento nella cella attira l'attenzione di tutti.
Sembra che un fantasma si muova avanti e indietro nella cella.
Come un'anima in pena.
"Siamo dolore e angoscia.
Siamo dolore è sangue.
Siamo l'apocalisse."
Una voce tutt'altro che umana, ci fa arretrare di un passo.
Parla al plurale, ma nonostante la sua voce sembra essere più di una, io sento che c'è solo un corpo li dentro.
"Il nostro signore, non che re dell'inferno, ci ha dato la vita.
Per poi darci la nostra PRIGIONIA."
Urla qualunque cosa sia lì dentro, facendo tremare le sbarre di ferro.
Ma anche le mani di Lucifero, che stringe in due pugni.
"E il servo di Dio?
Cosa fece lui nella sua infinita carità?
Lo aiutò, peccando di superbia."
Ora è Michele quello che si sente colpito.
Ingoiando a vuoto, e facendo un ulteriore passo indietro.
"Superbio nel pensiero di poter richiudere noi.
Noi esseri di puro male, credendo che non saremo mai tornati."
Questa voce, che fa fermare persino l'aria, ormai ci ha colpito tutti.
Persino Baal, che si è sempre dimostrato il più audace, ora mostra segni di paura.
"E tu, angelo dalle ali nere.
Tu che possiedi il destino del mondo nelle mani.
Tu che hai preferito l'umiltà al tuo stesso potere.
Sarai la prima a perire tra il fuoco della nostra rabbia."
Una iana nera che parte da dentro la cella, mi circonda il collo.
Tirandomi e facendomi sbattere con forza contro le sbarre.
Sento il sangue colare sul viso, per la ferita provocata sulla fronte .
E il respiro diminuisce per la iana che stringe la presa.
Michele:" LASCIALA."
Urla, estraendo la sua spada, e liberandomi finalmente dalla presa.
Mentre Lucifero mi stringe a se allontanandomi.
Il taglio provocato sulla iana, sembra sofforente per la creatura, che grida dolorante.
L'occhio mi cade sull'estremità della iana, che continua a muoversi a terra, come farebbe la.coda di un rettile.
Gabriele:" Mostra il tuo nuovo corpo."
Urla, mettendosi davanti alla cella, rimanendo a distanza di sicurezza.
La creatura scoppia a ridere, facendo qualche passo.
Ai piedi deve avere delle catene, perché si sente il rumore che provoca camminando.
Quando si affaccia tra le sbarre con il viso, io non posso credere ai miei occhi.
Lilith:" Sarah."
Sussuro sconvolta.
La ragazzina che mi ha insegnato la fede.
La ragazzina che mi ha voluto bene e a cui ne ho voluto.
La ragazza che credevo morta.
Ora è davanti a me, con il suo solito aspetto infantile.
Eppure non sembra lei.
Sarah:" Sarah è morta, ora e parte di noi.
Non la potrai salvare, ne meno questa volta."
Scoppia nuovamente a ridere, mentre io vorrei solo piagere.
Lei è viva, eppure sta scomparendo davanti a me.
Senza che io sappia come fare per salvarla.
Ancora una volta.