capitolo 6

3197 Words
Pov Michele Gabriele:" Questo è un brutto guaio." Raffaele gli fa segno di abbassare la voce. Perché nell'altra stanza Lilith dorme ancora. Una volta finita la visione, ho subito contattato i miei fratelli. E gli ho detto di venire qui , per una emergenza. Hanno subito chiesto di Lilith, che tranquilla riposava già, al piano superiore. Gli ho raccontato della storia dei Atei e della storia di Lilith. È questa è stata la reazione di Gabri. Anche troppo calma per come lo conosco. Fa avanti e indietro davanti a noi. Stringendo i pugni per il nervoso. E capisco, che si sta trattando per non svegliare Lilith. Michele:" Non è tutto." Tutti si girano verso di me, con gli occhi spalancati. Salvatore:" Come può esserci dell'altro." Sospiro, guardando dalla finestra l'alba che sale. Michele:" Nostro padre mi ha parlato. Mi ha detto che dovremmo collaborare con lucifero, per vincere la guerra." Decido di non dire nulla della collana. Credo sia giusto parlarne prima con Lilith. Infondo è una cosa sua. Gabriele:" Questa non ci voleva. Nostro fratello non accetterà mai." Ha ragione. Lucifero ha molto rancore verso di noi, sopratutto verso nostro padre. Non accetterebbe mai di aiutarci, o meglio collaborare. Raffaele:" Secondo me accetterebbe. Sa il potere di quell'arma, anche lui a combattuto contro quel folle." Non facciamo mai il nome di quell'essere, che uccise troppi angeli. È un nome dal significato così buono. Eppure ha dato solo dolore e sangue. Salvatore:"Si, ma non ha collaborato con noi a quei tempi. È stata solo una coincidenza. Già è contro al nostro patto, figurarsi a combattere insieme." Lilith:" Accetterà. Ha paura di quell'arma quanto voi." Ci giriamo tutti verso la scala. Dove lei, ancora un po' assonnata. Scende per raggiungerci. Una tunica bianca, a farle da camicia da notte. Che fa risaltare i suoi capelli rossi, illuminati dalle prime luci dell'alba. Gabriele:" È ammirevole la tua speranza Lilith. Ma noi conosciamo bene Lucifero, e non sarà facile da convincere." Intanto Lilith ha salutato Salvatore e Raffaele. Per poi sedersi vicino a me. Lilith:" Lo so bene, è una testa dura. Ma ho visto la sua preoccupazione negli occhi. Con le parole giuste si potrà convincere." I miei fratelli guardano me. Capisco subito i loro pensieri. E mi ritrovo a sospirare. Mentre Lilith, anche lei capendo la loro idea, sorride divertita. Michele:" Ho capito, ci penserò io. Manderò un messaggio, invitandolo oggi pomeriggio al tempio." Gli altri annuiscono d'accordo. Con la speranza che lucifero sia ragionevole per una buona volta. Gabriele:" Bene. Io ho il turno di guardia tra poco. Quindi vi saluto. È un piacere riaverti qui Lilith." L'abbraccia gentilmente e vola via. Pronto a coprire il primo turno. Mentre io avrò il secondo. Cioè tra 3 ore. Raffaele:" Andiamo anche noi. Faremo delle ricerche su questi Atei. Vediamo cosa possiamo fare." Anche loro salutano calorosamente Lilith. Cosa che mi infastidisce un po'. Non saprei dire il perché. Salvatore:" Michele tu occupati della nostra ospite. Al tuo turno ci penserò io." Sto per contraddirlo, ma mio fratello non me ne dà il tempo. Che vola via insieme a Raffaele. Sospirando sollevato, dal poter stare vicino a lei. Non mi resta che promettermi di ringraziarlo quando lo vedrò. Di nuovo soli, la osservo sorseggiare una tisana di luce. Fissando la prateria dalla finestra. Un po' malinconica. Michele:" Ti va di fare un giro insieme?" Lei mi guarda, con uno strano luccichio negli occhi. Mi sembra di guardare un animale selvatico in gabbia. A cui hanno aperto la porta, a cui hanno dato la libertà. Ma poi, torna malinconicamente triste. A guardare oltre la finestra. Lilith:" Preferisco di no. Non voglio creare altri danni." Come me, anche lei ricorda cosa è successo l'ultima volta. E ciò mi fa tornare in mente la storia della collana. Posando una mano sopra la stoffa della tasca. Sento l'oggetto in rilievo. Pronto a essere donato alla legittima proprietaria. Michele:" Sediamoci un secondo. Devo dirti una cosa." Lei mi guarda confusa. Un po' dubbiosa mi segue a sederci a tavola. Faccia a faccia. Michele:" Stanotte il padre nostro mi ha parlato. Mi ha dato una cosa che ti potrà fare rimanere qui." Dalla tasca tiro fuori la collana. Posandolo tra di noi. Lei non la tocca, sembra sentire qualcosa di preoccupante. Qualcosa che forse io non sento. Lilith:" Qual'è il compromesso?" Alza gli occhi verso di me. Guardandomi seriamente, ma con una tale intensità da stare male, e stare bene. Michele:" Il suo effetto vale solo per 15 giorni. Farà addormentare, per così dire, la tua parte demoniaca. Ma passati i 15 giorni, dovrai essere ospite dell'inferno per lo stesso tempo. In modo da equilibrare poi la tua anima." Lei sospira, tornando a guardare quell'oggetto. In dubbio sul da farsi. Lilith:" Tu cosa faresti al mio posto?" Torna con sguardo su di me. Facendomi chiedere se lei capisce minimamente, l'effetto che ha su di me. Comunque questa è la domanda che temevo, anche se non me l'aspettavo. Michele:" Non posso decidere io per te. È una scelta che devi fare tu. Io posso solo prometterti di starti vicino, fin dove mi sarà possibile." Lei sorride amara. Sfiorando il tavolo, intorno alla collana, senza toccarla. Lilith:" Non potrai arrivare ovunque. Chi avrà poi pietà di me all'inferno?" Non sembra stia parlando con me. Anzi, da come fissa la collana, credo sia quasi un preghiera verso l'altissimo. Preso dal bisogno di rassicurarla. Le prendo la mano, stringendola nella mia, assorbendo il suo dolce calore. Michele:" Parlerò con lucifero. E se ti farà del male, ti giuro di portare guerra verso i cancelli dell'inferno." Lei sospira, sorridendomi dolce. Mi fa sentire fragile, eppure unico per lei. Mi fa sentire debole, eppure così forte da alzare le montagne. Mi fa sentire così umano, eppure così vicino all'Altissimo. Sentimenti che ormai mi tormentano. Lilith:" Portala fuori." Senza dire altro si alza, caminando verso l'esterno. Ed io, mi limito a fare ciò che mi chiede. Una volta all'esterno, si allontana da me, facendo segno di fermarmi. Prende un lungo respiro, guardando verso il cielo. Mostrandosi ancora più bella, illuminata dai primi raggi del mattini. Apre la mano verso di me. Un silenziosa richieste di darle la collana. Senza però avvicinarmi. Le lancio l'oggetto, che appena viene afferrato si illumina. Facendomi capire perché non volesse toccarlo prima. Non fa effetto indossandola, ma semplicemente toccandola. Viene circondata da luce. Intensa persino per me. Si sente nel vento il canto del buon giorno, dei Serafini. Che sembra farle da colonna sonora. Quando la luce finalmente si affievolisce, senza scomparire. Vedo la trasformazione. I suoi capelli rossi, piano si schiariscono, diventando rosa antico. I suoi occhi spalancati, cambiano. Quello bianco diventa più luminoso. Mentre quello rosso, diventa talmente chiaro da poter sembrare bianco. Se non fosse roseo. La sua veste si illumina, diventando un vestito simile a quelli dell'antica Grecia. Tenuto su da una sola spallina. I piedi nudi, sfiorano appena la terra. Mentre le ali, ora grigie ghiaccio, si muovono facendola sollevare dal terreno. Ha un aspetto angelico, se non fosse per piccoli dettagli. Come una catenina semplice dorata al collo. Un bracciale molto simile al braccio destro. E una cavigliera con piccole campanelline di svaroski. Oggetti non usati in questo regno. La trasformazione si conclude. Lasciandomi piacevolmente sorpreso. Sia dal suo aspetto che dalla sua essenza. L'odore di cenere è scomparso. Come anche la sua aurea demoniaca. Ma la luce che tanto mi attira nei suoi occhi, è rimasta. Mi sorride, tornando a toccare terra. Girando su se stessa. Volendo una mia opinione. Michele:" Sei davvero bellissima Lilith." Lo dico senza pensarci, e non me ne pento. Non mi sento in peccato a dirlo. Sarei un falso a dire il contrario. Lei sorride ancora di più. Se non sbaglio, le sue guancie sono diventate rosee. E i suoi occhi più luminosi. Non ne sono sicuro, perché si gira subito. Spalancando le sue immense ali, ora grigie. Lilith:" Andiamo?" Annuisco, incapace di negarmi a lei. Spalancò le mie ali bianche, grandi come le sue. Le prendo la mano, e insieme spicchiamo il volo. Volare è una cosa che amo. E penso che lo stesso valga per lei. Lo sento da come respira a fondo. Da come sorride felice. Si stacca da me, ridendo della mia faccia confusa. Prende la ricorsa, per poi chiudersi nelle sue ali. Diventa una aspirale che entra e spezza le nuvole. Io mi limito a seguirla. Godendomi la sua felicità, la sua allegria e libertà. E così bella, mentre volteggia nell'aria. Nata per essere questo. Libertà. Lilith:" Forza arcangelo Michele. Mostrami cosa sai fare." Mi gira intorno, sfidandomi con lo sgaurdo. E da tempo che non lo faccio. Che non gioco come un ragazzino. E vorrei dirle di no. Che ho davvero troppi anni per giocare. Ma ancora una volta incrocio i suoi occhi. E non posso negarle niente. Senza aspettare inizio a muovere le mie ali più velocemente. Sentendola gridare poco lontano da me. Lilith:" Imbroglione." Scoppio a ridere. Senza soffermarmi, sul fatto che non lo faccio da tanto. Semplicemente rido. Mentre fianco a fianco, voliamo tra le nuvole e la leggerezza. Che nostro Dio, ha creato per noi. Finito il tour turistico del cielo. Ritorniamo alla casetta. Lei atterra prima di me. Direttamente si sdraia sul prato. Con un po' di affanno ma sempre sorridendo, felice più che mai. Lilith:" Non ho mai volato cosi a lungo. Ma è stato bellissimo." Mi metto vicino a lei. Limitandomi a stare seduto. Io non ho l'affanno. Solamente perché sono abituato a volare per giorni. Credo che lei invece non lo faccia così spesso per ovvie ragioni. Con la coda dellocchio, vedo che la gli occhi chiusi. Così mi permetto di guardarla indisturbato. La sua pelle bianca, risplende sotto i raggi del sole. La sua bocca rossa, sembra ancora più rossa. Vibrante per il respiro regolare. Divento rosso quando scivolo sul suo seno, ben coperto. Ma comunque abbastanza abbondante da farsi notare. Mi sento in errore, malizioso. Ma non riesco a distogliere lo sguardo. Che invece di smetterla, scivola sui suoi fianchi larghi, e la sua pancia piatta. Fino ad arrivare alle sue gambe lunghe e perfette. Tutti in lei è perfetto. Torno a guardare davanti a me, confuso e stordito. Non è più n demone. Eppure il mio bisogno di guardarla, di sfiorarla, non si è placato. Ed è così, che senza guardare, allungo la mano verso sua, toccandola. Lei non si sposta, non si nega. Anzi, gira la mano in modo che siano palmo su palmo, per poi intrecciare le dita. Due mani, che diventano un unica cosa. Si solleva piano, senza lasciare la mia mano. Non oso guardarla, non ne ho il coraggio. Questo contatto, la sua mano legata alla mia, mi fa tremare e battere più forte il cuore. Lei sospira, attirando la mia attenzioni. Stupendomi nel trovarla osservare le nostre mani unite. Lilith:" Mi sto fissando di te Michele. Non so perché, ma sto avendo fede in te." Le sue parole sono curate. Misurate, chiare. Intende esattamente ciò che dice. Ha fede in me. Lascia la mia mano, solo il tempo di alzarsi per sedersi a gambe incrociate davanti a me. Occhi negli occhi, vicini, molto vicini. Questa volta prende entrambe le mie mani, intrecciando le dite con le sue. Un gesto che mi toglie il respiro. Lilith:" E da anni che non mi fido di qualcuno. Eppure con te, non posso farne a meno. Ti sento così vero, come l'unione tra le nostre mani." Le muove davanti ai nostri occhi. Stendendo le dita, posando palmo sul palmo. Mostrandomi quanto la sua mano sia sottile e piccola in confronto alla mia. Poi di nuovo intreccia le dita. E queste differenze non ci sono più. Michele:" Ti va di parlarmene." Vedo nei suoi occhi che qualcosa la turba. Che c'è una storia dietro alle sue parole. Lilith:" Ho vissuto in orfanotrofio per tutta la vita. Un luogo dove perdi il tuo nome. Diventi un numero, forse persino un oggetto. Le suore predicavano la parola di Dio, facendoci inginocchiare sui ceci. E facevano il rosario, bacchettando sulle nostre dita. Dicevano che con il dolore, avremmo capito meglio il volere del signore." Di istinto sfioro le sue dita. Dove i segno naturalmente non ci sono più. Ma so che sono impressi nella sua memoria. Ed io voglio solo darle solievo. Lilith:" Non credevo in Dio. In quel luogo mi era impossibile crederci. Non potevo credere che ci fosse un essere così crudele, d'avermi dato quella vita." Non la giudico, cerco di mettermi nei suoi panni. Io sono nato nella sua luce, nella sua bontà. Ma lei nella sua vita umana, non ha ricevuto tutto l'amore che forse meritava. Ma son sicuro che il buon Dio, avesse uno destino più in grande per lei. Lilith:" Un giorno arrivo una bambina. Piccola e minuta, le facevano fare le cose peggiori. Come lavare il pavimento di tutta la chiesa principale. Non facile come lavoro. Dormivamo nella stessa stanza. E la sera la sentivo piangere per il dolore delle vesciche sulle mani. Eppure prima di dormire, si inginocchiava e pregava. Concludeva ringraziando il signore." La voce le trema. Sento il suo dolore, la sua tristezza, diventare mia. Portandomi a seguire di nuovo l'istinto. Apro le gambe, facendola sedere tra di esse. In modo da abbracciarla. Lei mi lascia fare. Posando il capo sul suo petto. Una sensazione bellissima. Lilith:" Un giorno le chiesi per cosa ringraziasse. Lei mi disse perché era viva. Perche stava bene. Perché non le era mancato un pezzo di pane." Alza gli occhi verso di me. Umidi, pronti a piangere. Lilith:" Qual'è essere, ringrazia davvero perché respira?" La sua domanda mi lascia interdetto. Ormai persino noi angeli non rigraziamo più per questo. Figurarsi gli umani. Lei capisce il mio silenzio. E torna con la testa sul mio petto. Giocando con il braccialetto, forse per nascondere il nervoso. Lilith:" Fu lei ha insegnarmi la vera parola di Dio. A farmi avere fede e credere in lui. Ogni sera, nonostante la stanchezza, lei mi parlava del suo amore verso Dio. E del sogno di diventare sua sposa. Un sogno che non ha mai smesso di esistere, anche in adolescenza." Ne ho visti di umani prendere la decisione di seguire Dio. Come loro umile servo. Ma nelle sue parole c'è una tale purezza. Un tale amore. Che sarei davvero felice di conoscerla. Michele:" Riuscì a incoronare il suo sogno? Prese i voti?" Lei nega, stringendosi di più al mio petto. E quando la sento singhiozzare, vedo e sento la sua fragilità. Lilith:" Quando fui rapita. Una guardia mi sento pregare per lei, perché stesse bene. Scoppio a ridere, dicendomi che la mia amica era morta un mese prima. Buttata in una fossa comune dell'orfanotrofio. Senza una lapide, senza messa, senza pietà." Scoppia a piangere. Stringendosi tra le mie braccia. Lasciandosi cullare da me. Lilith:" Perché Michele? Perché ha lasciato che una ragazza che lo amava tanto, venisse buttata in una fossa comune? Io non lo so, so solo che quel giorno persi la fede in lui. Ci credo, è impossibile non crederci per chi è come noi. Ma io non ho più fede in lui." Le sue parole fanno male. E vorrei sgridarla, farle capire che sbaglia. Ma non lo dice con rabbia, ma con tanto dolore. Il dolore di una perdita che non ha ancora superato. Cosi decido di chiudere qui il discorso. Di limitarmi a consolarla. Di stringerla a me. Per il resto del tempo insieme, parliamo di altro. Di cose umane o no. Di regole. Di tradizioni. Cose di poca sostanza, ma sembrano farle tornare il sorriso. Non mi ha detto come si chiamava la ragazza. Avrei voluto saperlo, per fare qualcosa per la sua anima. Pultroppo chi muore senza una messa e senza una croce. Perde il diritto al paradiso, finendo in un limbo eterno. Ma se davvero era pura la metà, di come Lilith la ricorda. Sarebbe diventata una angelo. Sposa di Dio, dopo la vita terrena. :-|:-|:-|:-|:-|:-|:-|:-|:-|:-|:-|:-| Pov Lucifero Atterrò davanti al grande tempio. Di umore pessimo. Lo stesso che ho da due giorni. Non solo mi ha rubato la creatura. Ma ora mi manda anche a chiamare per una emergenza. Maledetto pennuto, ci farei volentieri il brodo con lui. Ma avrebbe un pessimo sapore. Entro nella sala, ringhiandogli a chiunque provi ad avvicinarsi. Non è giornata, per niente. Michele:" Sei più scontroso del solito fratello. Dormito male?" Ci mancava solo la sua ilarità. Che poi, una curiosità, da quando fa battute? Anche se pessime. Lucifero:" E tu pennuto? Finalmente hai deciso di darti da fare con il gentil sesso?" Lui si gratta la nuca, visibilmente a disagio. Ecco il pennuto che mi piace. Imbranato e zitto. Lucifero:" Bando alle cazzate Michele. Sei qui per ridarmi ciò che è mio?" Lui nega con il capo, credo anche per il linguaggio non accettabile. Ma sopratutto per quanto riguarda quella maledetta creatura. Quando ce l'avrò tra le mani. Vedrà quanto so essere sadico e crudele. Michele:" No. Ma c'entra anche lei." Ok. Ora ha tutta la concentrazione. Dovrebbe esserne lusingato. Velocemente e annoiandomi a morte, mi spiega la situazione degli atei. Che dobbiamo combattere insieme. E che lei è una parte importante. Tutte cazzate che già sapevo. Lucifero:" Mi hai fatto perdere tempo per nulla pennuto. E il mio tempo è anime." Mi alzo, facendo stridare la sedia. Facendo sussultare molti servizi umani. Ma poco mi frega. Michele:" C'è altro su di lei. Nostro padre mi ha parlato." Sono di spalle, e vorrei fregarmene. Ma se il vecchio gli ha parlato, è roba grossa cazzo. Così torno di nuovo seduto. Chiedendo una bottiglia di whisky. E anche in fretta. Lucifero:" Spero per te, che questa volta tu dica cose sensate." Sospirando, mi spiega della collana. Della libertà di stare nel paradiso per 15 giorni. Ma anche dell'obbligo di stare all'inferno per altrettanti giorni. La cosa che mi fa sorridere, è che lei ha già accettato. Mai notizia mi ha reso così felice cazzo. Dovrà stare con me, per forza, per 15 giorni. In più, nella sua forma demoniaca. Il vecchio questa volta mi ha fatto un grosso favore. Potrei cominciare a credere che ha davvero del sale in zucca. Michele:" Ti supplico fratello. Frena i tuoi malsani pensieri. Lilith è molto di più, che un oggetto per la tua superbia." Mi supplica, guardandomi negli occhi. Facendomi incuriosire molto. Non mi ha mai parlato così. Incrocio i suoi occhi, e noto una strana luce. Non mi dire che... Lucifero:" Ti stai affezionando alla creatura, fratello?" Calco sul l'ultima parola. Per dispreggiarivo. Ma lui non ne rimane toccato. Dandomi ogni certezza. Il pennuto ha una cotta per la mia creatura. Lucifero:" Stai sereno. Non lo dirò a nessuno." Lo prendo in giro, andandomene senza sentire la risposta. Spicco il volo, pronto al ritorno a casa. Facendo il riassunto della situazione. Avrò la creatura per me, per 15 giorni. Non potrà scappare e sarà in forma demoniaca. E per concludere in bellezza. È la prima cotta del pennuto. A vecchio mio. Ti sei meritato un drink. Questa volta mi hai fatto un gran bel regalo di natale, anche se in ritardo...
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