Chapter 1
Prefazione
Con “Davanti alle bianche scogliere” si conclude la trilogia delle Avventure di Atalon. Nei tre romanzi si dipana la storia leggendaria dei discendenti di un popolo che con l’Oceano hanno avuto un rapporto che ha interferito tragicamente con il destino di questi.
L’autore ha voluto accompagnare il lettore lungo un percorso di secoli, intessendo tre romanzi incentrati sulla mitica “Atalon”, capitale del regno di Atlantide, la regina di quell’Oceano dal quale venne sommersa. Ma non sono periti tutti gli atlantidei che, mutando nome, hanno dato origine ad una nuova razza, quella dei Celti.
Rinasce anche l’antica Patria nell’Isola delle Mele posta nel Canale della Manica con il nome di “Avalon”. Siamo nell’anno Domini 444 quando nell’Oceano Atlantico avviene l’inondazione di quest’isola e l’inizio dell’inabissamento. I Celti di Bretagna sono costretti ad un nuovo esodo ma alcuni drakars perdono il contatto con il convoglio diretto verso le vicine coste della terra ferma. Il destino, la tempesta e le correnti fanno spiaggiare i superstiti in un nuovo continente del quale saranno gli scopritori.
Si giunge, nell’anno 1493 all’ultima tappa storica e qui inizia il terzo romanzo ambientato parte in Cornovaglia e parte nel Nuovo Mondo che si diceva scoperto da un navigatore Genovese. La notizia della scoperta suscita la reazione di alcuni discendenti degli antichi navigatori Celti che, dieci secoli prima, erano approdati sulle coste dell’America Latina per poi ritornare diffondendo la novella e, a sostegno di quanto raccontato, avevano con loro una mappa. La mappa riportava la direzione dei venti e delle correnti nonché le coordinate necessarie per raggiungere il nuovo continente, posto sotto le stelle della Croce del Sud, all’interno del quale era stata fondata la “Città dalle Porte Rilucenti”, sede del Regno Celta di Tirn Aill.
L’attuale Brasile verrà scoperto di lì a sette anni dal portoghese Pedro Alvarez Cabral, che approdò sulla costa il 22 aprile del 1500, e ne prese possesso in nome di Sua Maestà Manuele I, della Casata Aviz-Beja, Re di Portogallo.
Il terzo romanzo si incentra su una saga di famiglia intessuta di antichi ricordi tramandati per dieci secoli, superando gli anni neri del “Castigo di Dio”, un flagello denominato “peste” che, ad ondate, avrebbe colpito l’Europa intera.
Learco mette a confronto fatti recenti con quelli di un lontano passato dal quale i fantasmi si affacciano, evocati dal Walhalla celtico. La prosa dell’autore scorre facile e giunge a coinvolgere il lettore al punto da fargli credere che ogni cosa descritta e narrata non sia semplicemente un parto della fantasia.
Elisa Savarese
Presidente dell’Università Avalon
Nascendo, ognuno è erede del mondo
lasciatogli, così com’è, da chi ci ha
preceduti. Può accadere che sia una
eredità pesante ma al destino non ci si
può sottrarre in alcun modo. È così che,
poco a poco, ci si affeziona anche alle
cose meno piacevoli come un destino
segnato dai tempi. È una realtà che
non ci lascia e che calza come una
seconda pelle.
Dedico queste pagine a tutti coloro
che hanno voluto sostenermi, nei
momenti difficili infondendo in me
coraggio e fiducia.
Questi compagni di viaggio, seppur
incrociati per un breve tratto sulla
strada della vita, hanno rappresentato
molto, per me.
Grazie, Elisa, Dulce e José, Valdice,
Maria ed Antonio. Ho voluto ricordarvi
in queste righe, pensando a voi ed ai
momenti sereni trascorsi insieme.
(Learco Learchi d’Auria)
I personaggi del presente romanzo ed anche l’autore, tal quale si descrive, sono stati ideati dalla fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti sono puramente casuali.
Le pagine con fondino più scuro distinguono gli eventi accaduti in epoca remota rispetto a quella attuale.