Camille Il tavolo è piccolo, rotondo, coperto da una tovaglia bianca che cattura la luce tremolante delle candele. Il loro splendore danza sul cristallo dei bicchieri e sulla porcellana, ma soprattutto sul suo viso. Le fiamme creano un rilievo mobile, accentuando a volte l'ombra della sua mascella, a volte il bagliore nei suoi occhi. Un volto familiare, ma che questa luce rende più denso, più… pericoloso. Non distoglie quasi mai lo sguardo. I suoi occhi mi fissano con quella lentezza ponderata, quella attenzione che dà l'impressione che ogni movimento, ogni respiro che prendo sia registrato da qualche parte in lui. E in quello sguardo c'è questa certezza silenziosa: sa già come finirà questa serata. Ha scelto il luogo. Un ristorante discreto, nascosto in una viuzza acciottolata, quasi

