Capitolo 7— Il gusto del rischio 7

903 Words
SANAA Domani, decollerò. Lascio questa città, questa gabbia in cui mi ha rinchiusa corpo e anima. Domani, è finita. O almeno, è ciò che mi ripeto, perché in fondo so che nulla si cancella così facilmente. Mi sveglio con il gusto acre di lui sulla pelle, un ricordo ardente che si attacca ai miei pensieri come un marchio indelebile. Un bruciore sordo, una promessa crudele che ha lasciato nel profondo del mio corpo, e che pulsa ancora sotto le mie dita tremanti. Tiro avanti i miei passi verso la formazione, ultimo giorno, ultima ora. La sua voce è lontana, un sussurro gelido che riesce a malapena a farsi strada nella nebbia della mia mente. Vedo solo lui. La sua silhouette perfetta, quell'ombra ritagliata nella luce cruda della sala, potente e minacciosa. Il suo sguardo mi divora, mi incatena, anche nel suo silenzio. Quando la sessione finalmente termina, lui è lì, immobile, una statua di potere e desiderio contenuto. — Ho qualcosa da mostrarti, mormora, la sua voce profonda screziata dalla tensione. Annuisco, incapace di rifiutare, già sospesa alle sue labbra. La notte è calata quando arriviamo davanti a una porta discreta, quasi invisibile, appena illuminata da un neon soffuso. Un'insegna minimalista: Il Giardino delle Libertà. Un club scambista. Il mio cuore accelera, il mio corpo si irrigidisce come se stessi per tuffarmi in un abisso. Lui mi trascina dentro. L'aria è satura di fragranze dolci e speziate, pesanti, quasi soffocanti. Il calore umano si diffonde nella stanza, mescolato a quello dei corpi che si intrecciano, si cercano, si consumano. I sussurri si fondono con la musica, un basso pesante, pulsante, che risuona nel mio torace. Gli sguardi si incrociano, si accendono, si sfidano. Stringe la mia mano con una forza possessiva, quasi dolorosa. — Stasera, dimentica tutto. Sei mia. E di nessun altro. Sento il suo corpo contro il mio, solido, dritto, quel misto di autorità fredda e di un'intensità ardente che mi fa rabbrividire. Le sue mani, larghe e sicure, scorrono sui miei fianchi, accarezzando la curva dei miei lombi con una precisione da predatore. La sua pelle è calda, quasi ruvida, in contrasto con la dolcezza dei miei brividi. Il suo sguardo, scuro e profondo, è un oceano in cui mi perdo, in cui affondo volontariamente. Accanto a lui, un altro uomo appare, imponente, atletico. La sua mascella squadrata, il suo viso segnato da un paio di giorni di barba, gli conferisce un'aria selvaggia, quasi bestiale. Il suo sguardo nero, penetrante, è un invito tanto quanto una sfida. Si avvicina a me con una fiducia implacabile, una forza tranquilla che mi destabilizza tanto quanto mi attrae. Sfiora la mia pelle nuda con una mano esperta, le sue dita esplorano lentamente ogni porzione che scoprono, un'accarezzata sia dolce che rivendicativa. Sento un'ondata di brividi attraversarmi. Il mio corpo, fino ad allora teso dalla paura, vacilla. Si avvicina ancora, le sue labbra sfiorano il mio collo, depositando un alito caldo, un sussurro rauco che si infiltra dentro di me. — Non hai nulla da temere. Stasera scegli tu, Sanaa. Io non sono che un eco, un riflesso di ciò che vuoi esplorare. Le sue parole sono un invito, un ponte gettato sopra i miei dubbi. L'uomo che conosco, quello che mi ha presa, posseduta, ferita, diventa più dolce, più attento alle mie esitazioni. Sembra volermi proteggere anche mentre mi condivide. Chiudo gli occhi, respiro profondamente, lasciando che le sensazioni si amplifichino. Il terzo uomo infila audacemente una mano tra di noi. Non la allontano. Al contrario, accolgo le sue carezze, i tremori che percorrono la mia pelle. Mi lascio invadere, straziata tra la paura di perdere il controllo e l'estasi di sentirmi desiderata, rivendicata. Le loro mani percorrono il mio corpo in una sinfonia elettrica. I baci, alternando fuoco e dolcezza, infiammano ogni porzione di pelle, ogni nervo. Mi trascinano in una danza selvaggia, dove ogni movimento è una promessa, una rivendicazione. Uno mi schiaccia contro il muro, le sue mani stringendo i miei fianchi, immobilizzandomi mentre mi consuma. L'altro, più paziente, esplora le mie curve, ravvivando zone sepolte, dimenticate. I loro aliti si mescolano sulla mia pelle, il calore che si diffonde come una fiamma insaziabile. Uno mi penetra con una forza scatenata, selvaggia, ogni colpo di bacino è un'esplosione brutale. — Cazzo, sei mia, urla lui nella mia orecchio, la sua voce rauca di desiderio selvaggio. L'altro segue, lentamente, ogni movimento un piacere, ogni sospiro che suscita è un'offerta. — Sei così buona, mormora, mordendo la mia pelle con una possessività quasi dolorosa. Mi perdo in questa tempesta di piacere, straziata tra dolore ed estasi. I miei gemiti si alzano, tremanti, rauchi, mescolandosi ai loro. — Oh sì, più forte, più profondo… prendimi ancora, insulta uno. — Lasciati andare, puttana, ti farò urlare, minaccia l'altro. I loro corpi si accordano in una danza selvaggia, un caos orchestrato che mi consuma. Urlo, mi abbandono, mi perdo in questa follia d'estasi. Le mie mani cercano i loro corpi, afferrano, supplicano, volendo sempre di più, rifiutando che finisca. Quando il respiro finale mi attraversa, si stringono contro di me, protettori e conquistatori, due forze indomabili unite dal loro desiderio per me. Il club intero sembra svanire attorno a noi. Non rimane che noi tre, persi in questa notte infinita, sospesi nell'istante in cui tutto cambia. Domani, partirò. Ma stasera, brucio. Brucio nel fuoco di due uomini, di due forze che non potrò mai dimenticare.
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