Capitolo 8 — Il gusto del rischio

845 Words
SANAA La mattina mi colpisce come una lama gelida, brutale e implacabile. Non ho visto arrivare nulla. Né quella luce grigia che filtra attraverso le tende chiuse, né quel peso sordo che grava sul mio petto. Le mie palpebre si aprono lentamente, come se ogni secondo mi strappasse un pezzo d'anima. L'aria è pesante, quasi soffocante, carica di silenzio e assenze. I miei muscoli protestano, doloranti, bruciati da ogni movimento che osso fare. La mia pelle porta ancora i segni ardenti della notte passata: arrossamenti profondi, impronte fugaci, morsi dolce-amari che pulsano sotto le mie dita tremanti. Resto sdraiata, immobile, come se muovermi potesse cancellare tutto. Ma nulla si cancella mai. L'odore acre dei loro corpi mescolato al mio aleggia intorno a me, insidioso, invincibile. Le loro voci profonde, le loro respirazioni rauche, il suono delle pelli che si toccano, tutto risuona ancora nelle mie orecchie come un'eco ossessiva. Sono ancora intrappolata, posseduta da questo ricordo, straziata tra il desiderio e la paura che si intrecciano come serpenti pronti a soffocarmi. Il mio cuore accelera al semplice brivido che mi danno le loro mani nella mia memoria. Un'ondata di eccitazione, selvaggia e pericolosa, mi attraversa, subito inghiottita dalla paura glaciale che si insinua. Oggi parto. Devo partire. Mi sollevo lentamente, ogni movimento è una prova. La mia pelle sembra ruvida sotto le mie dita, i miei arti pesano una tonnellata. Scivolo fuori dal letto, appoggiandomi al muro per non cadere. Il cammino verso il bagno è un supplizio. Distolgo lo sguardo dallo specchio, temendo di incrociare quel riflesso che non riconosco più. Ma alla fine affronto il mio stesso sguardo, lì, nel freddo bluastro della stanza. Mi vedo diversa. Colpita. Cambiata. Come se quella notte avesse bruciato qualcosa in me, un confine invisibile che ho appena varcato senza possibilità di ritorno. Chiudo gli occhi, lascio che l'acqua calda scorra sulla mia pelle. Non cancella nulla. Al contrario. Ogni goccia riaccende i segni, ogni pulsazione sotto la pelle mi riporta a loro. E nella mia mente, una domanda lancinante, ossessiva: L'hanno fatto una volta... mi lasceranno scappare? Esco dalla doccia, ancora tremante. Mi vesto meccanicamente, senza osare pensare a ciò che mi aspetta. Quando torno in camera, lui è lì, seduto, nella poltrona, immobile come se aspettasse che mi arrendessi a lui. — Hai dormito bene? chiede, la sua voce bassa, dolce, troppo dolce. Non rispondo. Raccolgo la mia borsa, le mie mani tremano più di quanto vorrei. Si alza lentamente, si avvicina, le sue dita sfiorano la mia guancia, scivolano fino alla mia nuca con una dolcezza calcolata, quasi crudele. — Parti oggi... Non è una domanda, è una certezza, una condanna. Indietreggio di un passo, ma lui mi segue silenziosamente, come un'ombra insidiosa. — Dopo questa notte... credi davvero che ti lascerò andare? Il mio cuore accelera, pronto a esplodere sotto la pressione. — Non puoi fermarmi, dico con una voce che cerco di rendere ferma, ma che trema un po' nonostante me. Un sorriso lento, crudele, si allarga sulle sue labbra. — Ci credi? Indietreggia giusto abbastanza perché io possa respirare, ma il suo sguardo è una gabbia. Mi scruta, mi valuta, come se decifrasse le mie vulnerabilità, le mie paure e i miei segreti. Poi mormora, quasi a se stesso: — Sai... la cosa più divertente è che potresti partire. Ma tornerai. Perché ciò che ti è stato dato ieri... nessuno te lo darà mai. Le sue parole risuonano nella stanza, cariche di minaccia e verità. E la cosa peggiore è che il mio corpo ci crede. Passo davanti a lui, la borsa sulla spalla, il peso della decisione che mi stringe la gola. La sua mano si tende, afferra dolcemente il mio polso. Non abbastanza forte per trattenermi, ma giusto abbastanza perché io senta ancora la sua presenza, il suo controllo. — Rifletti bene, Sanaa. Non bruciamo così due volte. Mi libero delicatamente, riapro la porta. Ma lui mi afferra prima che possa uscire completamente, mi schiaccia contro di lui. Il suo corpo è duro, solido, un muro contro cui mi sbatto. La sua bocca scende sulla mia, selvaggia, possessiva. Non posso resistere. Le mie mani cercano le sue, le stringono, le afferrano. Il fuoco della notte scorsa rinasce, più crudele, più ardente, divorando tutto ciò che incontra. Deposita baci incendiari sul mio collo, le mie spalle, come per marchiare ancora di più la mia pelle, la mia carne, la mia anima. Tremo, gemendo, presa in quell'abbraccio mescolato di desiderio e sfida. Poi, mi distende dolcemente sul letto, le sue mani esplorano, catturano ogni parte del mio corpo ancora fragile. La sua voce è roca, piena di quella tensione animale: — Dimmi che mi appartieni ancora, un'ultima volta. Chiudo gli occhi, incapace di parlare. Le mie labbra si aprono in un sospiro ardente: — Ti appartengo. Mi bacia, ancora e ancora, fino a quando il mondo scompare. Il tempo sospende il suo volo, e in quell'abbraccio, tra dolore ed estasi, capisco che questa notte sarà l'ultima brace prima di un lungo inverno. Brucio ancora. Brucio sempre. Ma domani... devo partire. Fine
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD