Cape greco (Cipro), ore 15:46

2026 Words
Cape Greco (Cipro), ore 15:46 Le cuffiette diffondevano una musica dance, uno dei tormentoni dell’estate. Tenendo le gambe pallide accavallate una sull’altra, la ragazza disegnava piccoli cerchi nell’aria con un piede dalle unghie perfettamente smaltate, mentre il cigolio del lettino da spiaggia sembrava andare a ritmo con la melodia. Mentre voltava una pagina del libro appoggiato in grembo, le sue narici percepirono per un attimo il profumo di pane arrostito. Lo stomaco brontolò, ricordandole che a pranzo aveva mangiato solo una leggera insalata. Ignorò lo stimolo decisa a non compromettere la sua dieta, portata avanti con sacrificio da tre mesi. Osservare alla lettera i consigli del suo dietologo le aveva fatto perdere buona parte dei chili di troppo. Il suo viso era davvero grazioso e ben si accompagnava con i lisci capelli biondi, che arrivavano a sfiorare le spalle. Tuttavia, le forme un po’ troppo morbide non le avevano mai garantito un grande successo con i ragazzi. Era riuscita a concedersi appena qualche storia, niente di più. Non si sentiva a suo agio con il corpo che si ritrovava, ragion per cui aveva chiesto al padre di accompagnarla da un rinomato dietologo. Due bambini urlanti sfrecciarono vicino al suo lettino, sollevando una pioggia di sabbia. Alcuni granelli si depositarono sul libro. Cecilia Rondone li scostò con un unghia che presentava lo stesso smalto rosso dei piedi. Fece appena in tempo ad accorgersi di un’ombra che aveva oscurato il sole. Un attimo dopo si ritrovò una matassa di capelli neri e bagnati sulla faccia. Percepì un leggero profumo di salsedine. «Ma sei scema?» protestò con un tono a metà tra l’irritazione e il divertimento. «Beccati ’sta botta di freschezza!» le rispose l’ideatrice dell’agguato, china su di lei. «Sei sempre la solita, Vane!» borbottò Cecilia scostandosi di dosso i capelli. L’amica si raddrizzò e strizzò con ambo le mani la sua lunga chioma. Alcune gocce di acqua salata atterrarono sulla sabbia rovente. A pochi metri di distanza, un gruppo di ragazzi sdraiati sotto un ombrellone la osservò divorandola con gli occhi: indossava un costume bianco molto aderente e ridotto, che creava un bel contrasto con la sua carnagione abbronzata ed evidenziava il sedere sodo e i seni generosi. Cecilia invidiava da sempre il fisico statuario dell’amica, che le aveva permesso di avere decine e decine di avventure. Le due ragazze si conoscevano dai tempi della scuola materna e, pur essendo molto diverse, erano sempre andate d’accordo, dicevano che una compensava l’altra. «L’acqua è una meraviglia. Perché non vieni a fare un bagno?» domandò Vanessa. «Stavo leggendo un libro sulla storia di quest’isola. La trovo estremamente affascinante. Ci sono così tante cose da vedere e...» «Oh, guarda che il tour culturale lo abbiamo già fatto. So solo io che male ai piedi mi hai fatto venire negli ultimi giorni» la interruppe Vanessa. «Ora ci si rilassa un po’, come piace a me. Erano questi gli accordi, o no?» Cecilia ridacchiò. «Ma sì, stai tranquilla. Non avevo intenzione di proporti altre gite.» «Sarà meglio. Anzi, perché non metti via quel libro da secchiona, così facciamo qualcosa di divertente?» «Intanto senza questa secchiona non saresti mai riuscita a diplomarti. Ho perso il conto di tutti i compiti in classe che ti ho fatto superare.» «Esagerata! Per qualche domanda che ti facevo ogni tanto.» Vanessa aveva appoggiato le mani ai fianchi snelli orientando le natiche verso il gruppo di ragazzi. «Già, qualche domanda.» «E comunque mi sono diplomata, no? L’importante è quello.» «Sì, con il minimo sindacale.» «Mica sono miss Perfettina che ha preso cento e lode.» Le due ragazze scoppiarono a ridere. Adoravano scherzare punzecchiandosi spesso su qualsiasi argomento. «Ma sei proprio sicura di non volerti iscrivere all’università?» chiese Cecilia posando il libro dentro la borsa da spiaggia. «Sicurissima, non ho davvero più voglia di studiare. Andrò a lavorare nell’azienda di famiglia. Stipendio sicuro e poco impegno. Tu invece sei proprio sicura di iscriverti a Beni Culturali? Al termine degli studi non è mica facile trovare un lavoro.» «Lo sai che la storia è la mia passione fin da quando ero bambina. Ti ricordi quando giocavamo a fare le archeologhe?» «Ricordo che mi trascinavi in mezzo ai campi con una paletta. Si scavava ore e ore per trovare inutili sassi che chiamavi fossili. Poi, arrivavo a casa sporca di terra dalla testa ai piedi e mia madre mi gonfiava di botte.» Cecilia tirò fuori la lingua. «Sarà per le botte che sei venuta su così deficiente.» «Hai ragione, forse dovrei chiederti i danni.» Vanessa si chinò sul suo lettino e infilò una mano nella borsa. Gli ormoni dei ragazzi dietro di lei entrarono in ebollizione. «Comunque» continuò Cecilia «non mi preoccupo per il lavoro.» Socchiuse gli occhi e assunse un’aria da cospiratrice. «Puoi stare tranquilla che mio padre troverà qualcosa per sistemarmi.» «Quando riuscirai a laurearti non è detto che tuo padre sarà ancora il premier» ribatté l’amica svitando il tappo di una bottiglietta d’acqua. «Può essere, in ogni caso conosce parecchie persone che gli devono un favore.» L’amica le lanciò addosso il tappo della bottiglietta. «Ma sentila questa qua! Fai tanto la santarellina e poi sei pronta a farti raccomandare da tuo padre.» Con una scrollata di spalle, Cecilia fu pronta a ribattere. «Sai bene che è così che funziona in Italia. Senza raccomandazioni non si va da nessuna parte e io non voglio rinunciare ai miei sogni per qualche scrupolo di coscienza. E poi, senti da che pulpito viene la predica! Ha parlato la signorina che ha il posto assicurato nell’azienda di famiglia.» Per un attimo, Vanessa si finse indignata. Alla fine scoppiò a ridere. «Che paracule che siamo!» Anche Cecilia si unì nella risata. Il momento di ilarità fu interrotto da una melodia preveniente dalla borsa. «Questo deve essere papà. Parli del diavolo...» Seduti a uno dei tavolini del bar con vista sulla spiaggia, tre uomini osservavano con attenzione le due ragazze. Avevano tutti un’età che non superava i trent’anni, ed erano in ottima forma fisica. Muscoli tonici e snelli sotto la pelle scurita dall’esposizione al sole. Appoggiati su un tavolino di plastica, tre bicchieri contenevano altrettanti freschi cocktail alcolici. In teoria, essendo in missione, non potevano bere alcol, ma in pratica non c’era nessuno a controllarli. L’importante era non eccedere e rimanere sempre vigili, anche se quel lavoro si stava rivelando molto più simile a una vacanza pagata. Uno degli uomini sbadigliò senza coprirsi la bocca con la mano. Con fare svogliato sfilò una sigaretta dal pacchetto, la mise tra le labbra e l’accese con un accendino da quattro soldi, acquistato la sera prima dalla bancarella di un africano. Lo aveva scelto perché c’era dipinto sopra il suo nome: Giorgio. Mentre tirava la prima boccata, tornò a scrutare lo schieramento di ombrelloni davanti a lui. Essendo settembre, la frequentazione della spiaggia era calata, limitata a qualche famiglia e a diversi gruppi di giovani. Giorgio Orritos prese un tovagliolino di carta e lo usò per asciugarsi la fronte sudata. Ne approfittò per scostare una ciocca di capelli biondi e appiccicosi. In quel momento, notò che Cecilia si era alzata per parlare al telefono. «Certo che il dietologo della Cecilia deve essere proprio bravo. In pochi mesi sembra quasi diventata un’altra persona» commentò tanto per dire qualcosa. «A me piace di più Vanessa» gli rispose il collega Manuel Quadrini mentre si grattava la testa ricciuta. «Eh, ho visto che non le stacchi gli occhi di dosso.» «Vorrei ben vedere, è una figa da paura.» «Deve compiere diciannove anni tra qualche mese» puntualizzò Valter Cabano, il terzo uomo. Nel trio si distingueva per i capelli nerissimi e lunghi fino alla base del collo, sempre legati con un elastico. «Che c’entra? È maggiorenne, no? Non faccio niente di illegale.» «Non ho capito bene l’ultima frase» indagò Cabano. Essendo il caposquadra aveva il dovere di tenere sotto controllo anche i suoi uomini, oltre che le ragazze. Quadrini portò alla bocca la cannuccia immersa nel bicchiere e succhiò un po’ del suo cocktail. «Niente, intendevo dire che per la legge diciotto anni sono sullo stesso piano di quaranta. Tutto lì.» Cabano sfilò gli occhiali da sole neri e rivolse uno sguardo severo ai suoi subordinati. Parlò a bassa voce, ma scandendo bene le parole. «Signori, vi ricordo che non siamo venuti in questa splendida isola per fare una vacanza. Abbiamo l’incarico di sorvegliare e proteggere la figlia del presidente del Consiglio, oltre che la sua amica Vanessa. Penso che sia inutile ricordarvi che finché siamo in missione sarebbe sbagliato intrattenere rapporti, diciamo troppo amichevoli, con le nostre protette. Se venissi a conoscenza di qualcosa del genere sarei costretto a prendere pesanti provvedimenti. Sono stato abbastanza chiaro?» Orritos sbuffò una nube di fumo grigio. «Chiarissimo.» «Manuel, per te è chiaro il concetto?» «Certo che è chiaro!» rispose imbarazzato il poliziotto. «E poi vi ricordo che sono felicemente fidanzato. Non ho mica bisogno di scappatelle, io.» «Sì, tanto Vanessa verrebbe mica a darla a te» aggiunse Orritos. «Infatti, hai proprio ragione» confermò Quadrini tornando a prendere la cannuccia tra le labbra. «Pronto, papà?» «Ciao, tesoro mio! Come stai?» «Alla grande. Sta facendo un tempo fantastico.» «E Nicosia ti è piaciuta?» Cecilia iniziò a passeggiare intorno al lettino guardandosi le punte dei piedi. «Guarda, è una città davvero fantastica. È una delle mie preferite tra quelle che abbiamo visitato nell’ultimo mese. Sono ancora ben visibili i segni delle varie dominazioni che ha subito. Greci, veneziani, ottomani. Peccato che sia divisa in due da un muro.» «Eh figlia mia, purtroppo la situazione di Cipro è piuttosto complicata. Greci e turchi non sembrano volersi mettere d’accordo. La situazione è stata vicina ad aggiustarsi ma all’ultimo le trattative sono fallite. Peccato, perché secondo me è una nazione con grandi potenzialità.» «Sono d’accordo, soprattutto a livello turistico.» «Già, adesso vi state rilassando un po’?» Cecilia lanciò uno sguardo all’amica che stava continuando a fare impazzire il gruppo di ragazzi. Era seduta sul lettino, intenta a spalmarsi la crema solare sulle belle gambe, accarezzandosi con movimenti lenti e sensuali. La crema aveva un profumo gradevole. «Sì, ci stiamo rilassando per bene. Specialmente Vanessa, adora stare in spiaggia.» La ragazza sollevò il dito medio della mano sinistra mentre con l’altra passò a ungersi il ventre piatto. «Sono felice che la vacanza stia andando bene. Tra poco inizierai l’università e non avrai più molto tempo per divertirti.» «Lo so, ma la cosa non mi spaventa.» «Ne sono sicuro.» «La mamma come sta?» «Bene, questa sera andremo a un’iniziativa di beneficenza. Una di quelle cose che organizza lei. Spero che non faremo troppo tardi, domani mattina devo incontrare una delegazione dei sindacati. Magari ti chiamo stasera prima che tu vada a dormire.» «Oh, non so se riuscirò a rispondere, perché Vanessa vuole andare a ballare.» «Ah, ok. Però vedete di fare attenzione.» Il tono di voce del padre diventò più serio. «Stai tranquillo, papà. I tuoi poliziotti bastano a tenere lontani eventuali malintenzionati. Ti chiamo io domani, ok?» «Va bene. Salutami Vanessa. Ciao, tesoro. Ti voglio bene.» «Anche io. Ciao.» Cecilia chiuse la conversazione. Mentre riponeva lo smartphone nella borsa, notò che Vanessa aveva iniziato a spalmarsi la crema sul seno. Dall’ombrellone dei ragazzi partirono alcuni fischi. «Non ti sembra di esagerare un po’, Vane?» la rimproverò. «Mica sto facendo qualcosa di male.» «Certo che no, se stessi girando un film porno.» «Ma finiscila.» La figlia del premier italiano incrociò le braccia al petto prosperoso. «Ne hai puntato qualcuno che ti piace?» «Uhm, ce ne sono un paio carini, ma niente di eccezionale.» «E allora perché ti sei messa a fare la gattamorta?» Vanessa chiuse il tappo della crema con grande dispiacere per i ragazzi. Rivolse all’amica un sorriso sornione. «Perché adoro fare impazzire gli uomini.» «Sì, lo avevo notato.» «Non c’è nessuno che possa resistermi» continuò Vanessa con fare spocchioso «anche quelli più insospettabili.» Con un cenno della testa, la ragazza indicò le tre guardie del corpo sedute al bar. «No!» si stupì Cecilia. «Non dirmi che sei andata a letto con uno dei poliziotti!» La testa di Vanessa si mosse dall’alto verso il basso in modo affermativo. «Ma sei incorreggibile! Con chi sei stata?» «Manuel.» «Porca miseria! Mi sembra pure che è fidanzato!» «Da quattro anni, o giù di lì.» Cecilia si sedette accanto all’amica. «Sentiamo, e quando lo avreste fatto?» «A Berlino. Mi ha intrigato quando mi ha difesa da quell’imbecille ubriaco che ci stava provando in discoteca. Così, quando siamo tornati in albergo l’ho convinto a fare il primo turno di guardia. Quando tutti dormivano l’ho fatto entrare nella mia stanza e ci siamo fatti una bella sveltina. Non l’ho fatto neanche arrivare al letto.» La ragazza ridacchiò ricordando il momento. «Ah, ma ti rendi conto che se la cosa venisse fuori potrebbe essere licenziato?» «Tranquilla, so mantenere i segreti.» «Certo, infatti lo stai dicendo a me.» «Che c’entra? Tu sei mia amica, so che non lo andrai a dire a nessuno. E poi è adulto e vaccinato. Non l’ho mica costretto io a entrare in camera mia.» «Lasciamo perdere, sei senza speranza.» Cecilia scosse la testa contrariata. Vanessa si alzò dal lettino e si parò di fronte all’amica, mettendo di nuovo in mostra il lato B. «Allora, ci andiamo a fare questo bagno?» Un paio di ragazzi si erano alzati in piedi, facendosi coraggio per andare alla carica. Cecilia se ne accorse. «Ma sì, tanto tra poco quelli ronzeranno qui intorno come api sul miele. Magari l’acqua li terrà lontani per un po’.» Si alzò anche lei e insieme a Vanessa prese la direzione del bagnasciuga, lasciando i ragazzi eccitati e confusi.
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