Nave d’Assalto Anfibio L 9894 San Giusto, ore 20:52

1244 Words
Nave d’Assalto Anfibio L 9894 San Giusto, ore 20:52 La donna si chinò sul vassoio che conteneva una generosa quantità di cjalsons, una specialità di ravioli originaria del Friuli. Morbidi sbuffi di fumo si allungavano verso il viso abbellito da due splendidi occhi verdi. Le narici furono attraversate da un intenso profumo di burro fuso. Dopo essere stati scolati, i cjalsons erano stati conditi con la morchia, una salsa a base di burro e farina di mais. Con un cucchiaio e aiutandosi con la punta di un dito, la donna raccolse uno dei ravioli, di forma allungata e di un bel colorito dorato, e lo trasferì in un piatto vuoto. Accanto a lei, un cuoco osservava la scena in religioso silenzio. L’unico rumore udibile era il suono della ventola di areazione del locale. Altri sei cjalsons finirono nel piatto, andando a formare una figura a stella. Anche l’occhio voleva la sua parte. Il sergente Bianca Vanz ripulì le dita sul grembiule da cucina che aveva indossato sopra la tuta mimetica. Afferrò una forma di ricotta salata e una grattugia e grattò il formaggio ricoprendo in modo uniforme i ravioli. La ricetta era quasi completa. L’ultimo tocco fu sistemare un paio di piccole foglie di basilico. «Ecco fatto! Cjalsons in salsa morchia» annunciò solenne facendo scivolare il piatto di qualche centimetro sul bancone. Il capo di prima classe Marco Celesi era il responsabile della cucina della nave San Giusto da cinque anni. Strofinò il mento sporgente con il pollice e l’indice della mano destra, mentre osservava il piatto. Prese una forchetta e chinò la testa per inalare il profumo. Stava recitando in modo palese la parte di un noto chef che compariva spesso in televisione. Tornò in posizione eretta assumendo un’espressione scettica. «Mah, l’impiattamento non è male anche se si poteva fare di meglio. Il profumo, però, sembra buono. Vediamo se lo è anche il gusto.» Bianca soffocò una risatina. Celesi imitava lo chef alla perfezione. Il marinaio affondò la forchetta al centro di uno dei ravioli, spezzandolo a metà. Il ripieno era compatto e di colore verdognolo. Le punte della forchetta infilzarono una delle due parti. Con aria seria, Celesi addentò la pietanza. Iniziò a masticare con calma, assaporando il ripieno composto da ricotta, patate, cipolle, erbe aromatiche e un pizzico di cacao amaro. «Allora, che ne pensa, chef?» domandò impaziente Bianca. «Quando ti stuferai di assaltare le spiagge avrai un posto assicurato nella mia cucina» sentenziò Celesi abbandonando l’interpretazione. «Sono venuti bene?» «Ottimi!» Il capocuoco consegnò nelle mani di Bianca una banconota da venti euro. «Hai vinto la scommessa. Te li sei meritati.» «Non è necessario, mi sono divertita.» «Eh no! Ho perso, quindi pago. Queste sono le regole.» «Ok, se ci tieni così tanto li prendo.» La donna infilò i venti euro in una tasca del pantalone. «Tu sei uno che scommette spesso?» Celesi scosse la testa. «Sai, in tutti questi anni mi era già capitato che criticassero la mia cucina. Ieri sera, in mensa, mi sei sembrata solo un’arrogante che si atteggiava a grande esperta. Ti ho sfidata per darti una lezione e invece mi sono dovuto ricredere.» «A volte faccio questo effetto. Mio padre mi dice sempre che sono troppo sicura di me e lo ostento in maniera che a volte risulta un po’ antipatica.» «Credo che abbia ragione.» «Lo so, ma non posso farci niente. È più forte di me.» «Dove hai imparato a cucinare così?» si informò Celesi. Bianca passò una mano sui capelli tirando il ciuffo all’indietro. «Da mia mamma. I miei genitori hanno in gestione un piccolo albergo sulle montagne del Carso fin da quando ero bambina. Mio padre è il direttore e mia madre si occupa della cucina. È davvero brava, sai? I cjalsons sono una delle prime ricette che mi ha insegnato a fare. Avrò avuto sei o sette anni.» «È una bella cosa. Anche io ho imparato da mia madre.» «Quando sono diventata più grande ho cominciato ad aiutarla in cucina nel tempo libero. Poi, grazie alle trasmissioni in televisione, ho imparato un sacco di cose nuove. Ancora oggi quando sono in licenza vado ad aiutarla.» Celesi prese un altro raviolo dal vassoio. «Ti avrei vista molto bene in una cucina. Come hai fatto a diventare una Recon dei Lagunari?» «Oh, è colpa di mio cugino che lavora nell’albergo dei miei. Ha quindici anni più di me ed è sempre stato come un fratello maggiore. Da sempre è appassionato di armi ed è stato tre anni nella Folgore. È stato lui a farmi appassionare alle questioni militari. Quando avevo dodici anni mi ha portato di nascosto nel bosco per farmi sparare con il suo fucile da caccia. Pensa che ai miei non l’ho mai detto, sennò mio padre potrebbe ancora essere capace di tirargli il collo.» La donna sorrise con tristezza. «Non sono stati contenti della tua decisione, vero?» «No, infatti. Entrambi avrebbero preferito che lavorassi con loro, per questo mi hanno fatto diplomare all’alberghiero e la scuola non mi dispiaceva affatto. Ho migliorato la tecnica in cucina, ho imparato bene due lingue. Però, era altro che volevo fare. Una volta diplomata, ho fatto domanda per entrare nell’esercito. Siccome non ero così pazza per buttarmi da un aereo, come mio cugino, ho preferito tentare la fortuna nei Lagunari. Con l’acqua ho sempre avuto un buon rapporto, visto che ho fatto nuoto agonistico per diversi anni.» «Interessante. Ti va di bere un goccio di vino?» «Perché no?» «Bene.» Celesi prese dal frigorifero una mezza bottiglia di Fiano d’Avellino e due calici dalla credenza. «Comunque, devi essere davvero speciale per essere entrata nei Recon. Se non sbaglio, sei l’unica donna che è riuscita a superare le selezioni.» «Non sbagli affatto» confermò Bianca con lo sguardo pieno d’orgoglio. «I tuoi come l’hanno presa quando glielo hai detto?» «A mio padre stava per prendere un colpo! Già non era contento che fossi entrata nei Lagunari. Quando gli ho spiegato che ero passata nei Recon si è dovuto sedere su una sedia per riprendersi.» «Potevi non dirglielo» commentò il capocuoco mentre versava il vino nei bicchieri. «Non esiste. Io a mio padre ho sempre raccontato tutto. Non ci sono segreti tra di noi.» «Magari avessi un rapporto così con mia figlia. Ci sentiamo a malapena al telefono e ci vediamo ogni tanto.» «Quanti anni ha?» «Tredici.» «Età difficile per una ragazza.» «Lo so. La vita in Marina non ha fatto bene né al mio matrimonio, né al rapporto con mia figlia.» «Sei separato?» «Da sei anni.» «Brutta storia.» «Già. Ma sai che ti dico? Sarò uno stronzo egoista ma non rinuncerei mai al mio lavoro. Non l’ho fatto per la mia ex moglie e non lo farò per mia figlia. Sono contento di quello che faccio, quindi so di avere fatto la scelta giusta.» «Ti capisco. Anche io sono felice di quello che faccio e non rinuncerei neanche se fosse mio padre a chiederlo. Ma mi vuole troppo bene e non lo farebbe mai.» Celesi afferrò i bicchieri e ne porse uno a Bianca. «Allora brindiamo alle giuste scelte.» «Va bene, alle giuste scelte.» I bicchieri emisero un leggero tintinnio quando si toccarono. «Eh, scusate. Immagino che la cucina sia questa.» Gli occhi di Celesi inquadrarono un soldato con capelli biondi e a spazzola, che indossava una tenuta mimetica simile a quella di Bianca. Dall’espressione del volto sembrava essere contrariato per qualche motivo. «Ciao Vasco, ti presento il Capo di prima classe Marco Celesi. È lui quello che mi ha sfidato in cucina.» «E lei mi ha portato via venti euro» aggiunse il capocuoco. «Con Bianca è meglio non scommettere.» Nigra sorrideva ma il volto non trasmetteva cordialità. «Ho preparato i cjalsons. Vuoi assaggiare?» «No, grazie. Ho già mangiato alla mensa. Non sapevo più dove trovarti, così ho chiesto in giro e mi hanno detto che eri qui.» «Di cosa hai bisogno?» Bianca aveva intuito il motivo per cui il suo collega era così freddo, ma non lo diede a vedere. «Il maggiore Manganese ha detto che voleva vederci alle 21:45.» Bianca roteò gli occhi al cielo. «E che vorrà mai a quest’ora?» «Non lo so.» «Ok, ci vediamo lì. Io mangio due cjalsons e arrivo.» «Come vuoi.» Nigra se andò lanciando verso Celesi un’occhiata torva, che non sfuggì a Bianca.
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