— “Proprio ieri stavo pensando di chiamarti per dirtelo. Luca Russo mi ha telefonato: Lorenzo Conti ha chiesto espressamente che Anna Rinaldi interpreti la protagonista di Nebbia.”
Gabriele Bianchi parlava con un sorriso sulle labbra.
Sara Ranieri rimase leggermente sorpresa. — “Questo Lorenzo… nemmeno una parola prima.”
Quando Luca Russo le aveva accennato al nuovo film, le aveva parlato a lungo delle sue idee. Lei, ascoltandolo, si era subito incuriosita per l’impostazione della storia, tanto da spingere Gabriele a investire. In fondo, pensava che quel film potesse essere l’occasione perfetta per il suo ritorno sul mercato nazionale.
— “E Anna lo sa… di Lorenzo?”
Gabriele, come se avesse previsto la domanda, la interruppe prima che finisse. — “Lorenzo Conti è famoso per il suo orgoglio: preferirebbe soffrire piuttosto che ammettere la verità. Ne sono certo, Anna non lo sa.”
Sara sollevò un leggero sorriso. — “A quanto pare, Lorenzo ha deciso di lanciare Anna per davvero.”
Gabriele si avvicinò a lei da dietro, l’avvolse con le braccia e la strinse a sé, gli occhi ridenti. — “Come? Hai paura che qualcuno ti porti via lo scettro di regina del cinema?”
Sara gli diede un colpetto sul petto. — “Sciocchezze.”
Lui rise, fingendo di massaggiarsi il punto colpito. — “Va bene, va bene, colpa mia.”
Lei fece un verso di finta stizza. — “Hmph.”
Dopo una pausa, Gabriele aggiunse: — “Ah, dimenticavo: la famiglia Conti e la famiglia Rinaldi hanno combinato un matrimonio.”
Sara non si mostrò sorpresa. Fin dalle scuole medie sapeva che i Rinaldi avevano intenzione di dare in moglie Anna a Lorenzo. All’epoca la famiglia aveva fatto di tutto per coltivare il legame tra i due, arrivando perfino a trasferire Anna nella stessa scuola di Lorenzo.
Sara sospirò a lungo. — “Speriamo che tra loro vada tutto bene.”
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Anna ricevette la notizia del provino mentre stava posando per la copertina di una rivista.
Seduta davanti allo specchio, con due assistenti di moda intente a sistemarle trucco e capelli, scorreva distrattamente i********:. Il trucco del giorno le donava particolarmente: un make-up luminoso e delicato, dalle sfumature latte e mandorla, completamente diverso dai look abituali. Persino Laura, che la seguiva ovunque, rimase colpita da tanta bellezza.
— “Per un attimo pensavo di aver scambiato persona.” — scherzò avvicinandosi.
— “Non esagerare.”
— “Sono usciti i risultati del provino.”
Nonostante Anna avesse già messo in conto un possibile fallimento, non poté trattenere l’attesa. — “E allora… com’è andata?”
Vedendo l’espressione seria di Laura, il cuore di Anna ebbe un sussulto, un’ombra di inquietudine le attraversò lo sguardo.
Ma improvvisamente Laura sorrise. — “Anna sei stata scelta come protagonista di Nebbia! Congratulazioni!”
— “Davvero?”
— “Più vero di così non si può. Stamattina il regista Luca Russo ha chiamato personalmente: firma il contratto e tra tre giorni entri in produzione.”
— “Tre giorni? Così presto…”
Le riprese, però, non sarebbero state a Roma, ma in una piccola città del Sud. Anna non poté fare a meno di chiedersi se Lorenzo avrebbe acconsentito.
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Quella sera, quando rientrò, Lorenzo era già a casa. Seduto sul divano con le gambe lunghe adagiate sul tavolino, apparentemente intento a guardare la televisione.
Anna esitò sulla soglia del salotto per qualche secondo, poi avanzò piano. Solo avvicinandosi si accorse che lui non stava guardando lo schermo: teneva gli occhi chiusi, come per riposare.
Senza aprirli, la sua voce roca la raggiunse: — “Massaggiami la testa.”
Anna depose la borsa sul tavolino e gli si avvicinò, poggiando le mani alle sue tempie per massaggiarle delicatamente. Lui sembrava davvero esausto. In effetti, negli ultimi tempi rientrava sempre molto tardi: forse la sua azienda stava vivendo un periodo di forte pressione.
Il salotto era silenzioso, interrotto solo dal rumore della televisione. Anna poteva sentire chiaramente il ritmo regolare del suo respiro.
Dopo un lungo silenzio, mormorò piano: — “Ho superato il provino.”
Lorenzo emise soltanto un sommesso “mh”, socchiudendo appena gli occhi.
— “Tra tre giorni entrerò sul set. Forse resterò via per diversi mesi…”
Un altro cenno distratto.
Anna esitò, poi aggiunse: — “È tornato anche Gabriele…”
Questa volta Lorenzo reagì davvero. Aprì gli occhi e il suo sguardo si fece cupo. — “È tornato, e tu sei molto felice, vero?”
Anna lo guardò, perplessa. Gabriele era cresciuto con loro, com’era possibile non rallegrarsi per il suo ritorno?
— “Sì, sono contenta.”
All’improvviso Lorenzo si rizzò, le afferrò il polso con forza e, con un gesto brusco, la spinse sotto di sé. Prima che lei potesse reagire, le sue mani iniziarono a percorrerle il corpo. Anna trasalì, cercando di divincolarsi, ma le sue forze non erano nulla contro la presa di lui.
Il suo bacio scese dal collo fino alla clavicola, dove si fermò a morderla con violenza, lasciando un segno rosso e profondo.
Anna serrò le labbra, il corpo scosso dai brividi. La sua resistenza si fece sempre più debole, fino a spegnersi in un torpore senza difese.
Nell’ombra degli occhi di Lorenzo passò un lampo amaro: era perché lui non era Gabriele, che lei lo respingeva in quel modo?
Emise un freddo verso di disprezzo.
Anna si aggrappò al bordo del divano, come se potesse alleviare in quel modo il dolore. Questa volta era peggio di qualsiasi altra: non solo il corpo, ma anche il cuore le faceva male.
Non capiva perché Lorenzo si fosse trasformato in quel modo. La odiava davvero tanto?
Non sapeva quanto tempo fosse passato prima che lui si fermasse finalmente.
Lorenzo restò in piedi a lungo, osservandola rannicchiata nell’angolo del divano. Il corpo di Anna era ricoperto di lividi violacei, e tremava senza sosta. Nonostante il dolore, non aveva emesso un solo lamento.
Un senso di impotenza gli serrò il petto. Quando scorse le lacrime scendere dagli occhi di lei, istintivamente tese la mano per asciugarle.
Ma non appena la sua ombra la sfiorò, il tremito di Anna divenne ancora più forte.
Si fermò di colpo, chiuse il pugno e ritrasse lentamente la mano. La fissò a lungo, poi indossò la giacca, prese le chiavi ed uscì dalla villa senza voltarsi indietro.