L'invisibile compagno dispettoso
In una vecchia palazzina della via Sulis costruita agli inizi del 1800 si sono verificati, e continuano a verificarsi tutt’ora (stando alla testimonianza degli inquilini che hanno vissuto tra le sue mura) eventi difficilmente spiegabili. Protagonista iniziale di questi fatti una “normale” famiglia, composta da quattro persone, con una solida dote di scetticismo nei confronti del paranormale. Per loro, come per tantissimi abitanti del centro storico, i racconti di fantasmi appartenevano all’infanzia, quando genitori o nonni volevano incutere paura. Durante i dieci anni di permanenza al secondo piano della costruzione di via Sulis nessun fenomeno, catalogato come strano, si era verificato nell’appartamento, fino al giorno in cui, per motivi di spazio, la famiglia decise di iniziare la ricerca di una nuova abitazione. Durante la notte che seguì il perfezionamento del contratto di acquisto, le luci all’interno del vecchio appartamento iniziarono ad accendersi spontaneamente, senza che nessuno avesse toccato gli interruttori. Poco dopo la mezzanotte, dalla camera da letto (separata dal corridoio da una porta a vetri) il capofamiglia e consorte dovettero loro malgrado restare svegli per tentare di dare una spiegazione logica al continuo e intermittente lampeggiare delle luci. Sembrava che qualche burlone volesse mettere a dura prova i loro nervi: l’unico problema era che, nel corridoio, non c’era nessuno. Insomma, una mano invisibile armeggiava con i pulsanti. Neppure l’intervento di un elettricista, chiamato per fugare ogni dubbio, riuscì a risolvere il problema che assillava l’intero nucleo familiare. Anche i figli compresi che, nascosti sotto le coperte, furono costretti ad assistere allo spettacolo. A ritmo incessante tutte le luci dell’appartamento si accendevano, svegliando di soprassalto gli abitanti della casa. Dopo pochi giorni gli avvenimenti presero una piega diversa. Attenutati i continui giochi di luce, ai quali bene o male tutti si erano loro malgrado abituati, i due coniugi iniziarono ad avvertire una serie di rumori sospetti, quasi uno scalpiccio al di sopra dell’armadio della camera matrimoniale. Pensando alla presenza di qualche insetto o di qualche mammifero con coda lunga e muso appuntito, il capo famiglia l’indomani mattina decise di ispezionare la sommità del mobile. L’unica cosa che trovò fuori posto fu il rosario cesellato in argento appartenente alla moglie, completamente spezzato e ridotto in numerosi frammenti. Il rosario, un’eredità di valore affettivo ed economico, veniva conservato nel cassetto del comodino insieme ad altri piccoli oggetti preziosi. Visto il pregio dell’oggetto la coppia decise di farlo riparare e poi di conservarlo, all’interno di una custodia, nel mobile vicino al letto. Nei giorni successivi, dopo il solito fenomeno dell’accensione di luci, i due udirono nuovamente i rumori sull’armadio, e il giorno dopo il rosario si trovava nuovamente sulla sommità del mobile, spezzato in più punti. Mentre mancavano ancora pochi giorni alla data fissata per il trasferimento i fenomeni iniziarono ad aumentare: mentre l’intera famiglia era riunita per il dopo cena, dalla via Sulis iniziò a levarsi una cantilena, quasi una nenia funebre (così la descrive uno dei quattro protagonisti). Pensando ad una processione si affacciarono tutti alla finestra: nella via, spazzata da un freddo maestrale autunnale, non c’era nessuno ma si sentiva ancora chiaramente il rumore di passi e la lenta cantilena. Chissà, forse l’artefice di questi scherzi era uno spirito burlone, affezionato agli abitanti dell’appartamento, che non si diede pace neppure dopo il trasferimento della famiglia: una vicina di casa, abitante al piano sottostante l’appartamento occupato dai quattro, ha riferito che durante la notte nelle scale si avvertiva, ben distinto, il passo di numerose persone intente a scendere e risalire i gradini. L’appartamento, occupato in seguito per brevi periodi da diverse famiglie, è stato poi per lungo tempo sfitto, mentre dal piano di sotto i passi ed i rumori sordi continuavano pur in assenza di inquilini.