CAPITOLO SETTIMO

3139 Words
Percorriamo le lunghe strade di Roma in fila per due; il collo di Chiara è avvolto dal braccio muscoloso e gagliardo di Andrea sul cui fianco si trova la mano di lei, dietro di loro camminano a braccetto Marco e Ludovica. I suoi capelli rossi ondeggiano nella leggera brezza presente nell'aria. Io e Chanel, gli ultimi della fila, ci scambiamo qualche sorriso. Le mie braccia lungo i fianchi sfiorano le sue come la mia mano destra quasi tocca la sua. Siamo immersi in un silenzio che non è imbarazzante, ma contribuisce all'intimità della situazione. Più volte il mio mignolo sfiora il suo fino a quando lei lo stringe. Un semplice ed innocente gesto che fa spuntare un sorriso abbagliante sul mio viso, e nel mio cuore. Con lei al mio fianco, anche le strade notturne più isolate di Roma splendono, il mio mondo splende. Il nostro mondo. Con l'anulare e il medio le accarezzo le nocche e smetto per ruotare la mano e stringere la sua. "Siamo mano nella mano, Chanel, e non sei a disagio." Come potrebbe essere a disagio dopo tutte le situazioni erotiche in cui ci siamo ritrovati? Penso a quando mi voleva nella sua auto rosa e il mio sorriso diventa più ampio. Questa fantastica ragazza voleva me e mi desidera ancora. Non riuscirò a trattenermi anche questa sera. Anch'io desidero lei, più di qualunque altra cosa al mondo. La mezzanotte è passata da molte ore, oggi è martedì 10 settembre; ho conosciuto la ragazza che mi stringe le mani poco prima delle 02:30 di domenica mattina. È straordinario pensare a ciò che proviamo l'uno per l'altro già pochi giorni dopo il nostro incontro. - A cosa pensi? - mi chiede Chanel. Sembra divertita e i suoi occhi color smeraldo guardano i miei. Fisso le sue labbra carnose. Quasi non resisto alla tentazione di sentirne il sapore. - A te. A noi. Sorride e si morde il labbro. È così eccitante quando lo fa mentre i suoi occhi sono immersi nei miei. Voglio lei, i suoi sentimenti per me e il suo corpo. Voglio tutto ciò in questo momento. Tommy mi ha scritto che è andato ad incontrare per la prima volta Roberta, la mia ex, a casa di lei, quindi il mio appartamento è libero. - Che ne dici di... Venire da me. Nel mio appartamento. Ti va? Mi rivolge un sorriso malizioso, complice. - Saremmo soli? - La sua voce è un sussurro. Smettiamo di camminare. - Si, noi due soli - Rispondo pronunciando l'ultima parola lentamente. Avvicina le sue labbra alle mie. - E cosa hai intenzione di fare, una volta lì? - Il suo fresco alito ha il sapore dell'alcol che ha bevuto questa sera. Da quello presente negli shott servitole da me a quello contenuto nei cocktail che abbiamo appena bevuto con le sue amiche e i loro ragazzi in un locale qui vicino. - Ehm... - Fingo di non avere le idee chiare mentre la mia mano scivola lentamente sotto la sua gonna nera casual in stile vintage. Arrivo alle mutandine e faccio per infilare le dita al di sotto di esse quando lei blocca la mia mano stringendomi il polso e se la porta sulle labbra. - Mi hai convinta. - dice mentre le mie dita le accarezzano il labbro inferiore. - Siamo arrivati - ci informa Ludovica. "Eravamo diretti in un luogo particolare?" Io e Chanel torniamo dalle altre due coppie. - Dove? - chiediamo all'unisono. Ridiamo. - Un bar aperto ventiquattro ore al giorno. - dice la rossa a mo' di spiegazione. - Beviamo qualcosa. Chanel fa un passo verso di lei. - In realtà... Io e Dimitri dovremmo andare. Non voglio entrare in quel bar, voglio andare nel mio appartamento con Chanel e restarci per tutta la notte. Mi fa piacere che anche lei abbia solo questo pensiero per la testa. - Cosa? Assolutamente no! Dovete restare a bere qualcosa! - risponde Ludovica. Perché tanta insistenza? Il suo ragazzo, che non mi ha mai rivolto uno sguardo allegro o amichevole, ma solo occhiatacce minatorie e severe, continua a scrutarmi in silenzio. Vorrei rispondere: "Mi dispiace. Magari un'altra volta." , ma le mie labbra pronunciano altre parole. - D'accordo, va bene. Rivolgo uno sguardo a Chanel e sussurro: - Andiamo via presto. . Il piccolo e stretto bagno del bar è in condizioni ben peggiori di quello del Salotto 42. Si sviluppa in lunghezza e termina con un lavandino e un grande specchio. Sulla destra c'è la porta che consente di entrare nella stanza con la tazza del water. Non immagino la reazione dei claustrofobici nell'entrare in questo bagno strettissimo. Dopo aver fatto i miei bisogni, tiro lo sciacquone, mi dirigo verso il lavandino e lavo le mani. La porta alle mie spalle si apre e dallo specchio vedo una chioma rossa cadere sulle spalle di una ragazza. - Ludovica. - dico a mo' di saluto. Incontro il suo sguardo nel riflesso dello specchio. Cosa ci fa qui? Sapeva che il bagno è occupato da me. - Oh, scusami. Credevo fosse il bagno delle ragazze. - Mi sorride avvicinandosi. Mi asciugo le mani con della carta. - C'è solo questo bagno. - Sorrido senza volerlo, forse a causa dell'imbarazzante situazione in cui mi ritrovo. - Beh. - È molto vicina a me e con le mani mi sistema il colletto della camicia. - Visto che siamo entrambi qui... Non le permetto di terminare la frase. - In realtà io stavo per andare via. So cosa vuole da me, ma la mia mente e il mio cuore sono occupati da una ragazza bella e straordinaria il cui nome rimanda ad un marchio di moda. Prima di conoscere lei, avrei colto il momento per del sesso occasionale. Ma ora Chanel è entrata nella mia vita e sento di non essere più il Dimitri che ero prima. Faccio per andare in direzione della porta, ma lei mi spinge verso il lavandino facendomi quasi perdere l'equilibrio. Mi ritrovo seduto su di esso. Le sue mani tornano alle estremità del colletto della mia camicia. - Non avere fretta, abbiamo tutto il tempo di fare qualunque cosa tu voglia farmi. Avvicina le labbra alle mie. - Qualunque cosa tu voglia fare. - si corregge ridacchiando. Di certo non le darò io ciò che vuole. A dominare i miei pensieri c'è solo una ragazza e non ho voglia di distrazioni. - Voglio andare via. - dico con tono severo. Mi alzo dal lavandino, mi dirigo verso la porta ed esco dal bagno seguito dal suo sguardo fulminante. Forse il motivo per cui non sto simpatico a Marco che è sempre nell'intento si esaminarmi, è che Ludovica è attratta da me e questa cosa a lui non è sfuggita. "Dim" quel diminutivo mi torna in mente e continua ad irritarmi. Torno al nostro tavolo, accanto a Chanel che mi dice: - Ludovica è andata in bagno. - Lo so. - rispondo istintivamente. Non riesco a pensare, sarà l'effetto dell'alcol nel cocktail che ho bevuto poco fa, prima delle provocazioni della rossa. Tutti mi guardano con aria perplessa e maliziosa. Non capisco il motivo delle loro espressioni fino a quando non penso a ciò che io e Chanel ci siamo detti. "Ludovica è andata in bagno." ,"lo so." La mia risposta assume un altro significato. - L'ho incontrata tornando qui. - dico a mo' di spiegazione. - C'è solo un bagno. L'espressione perplessa dei ragazzi seduti al tavolo con me si scioglie in uno sguardo divertito e ricominciamo a ridere e scherzare. Torna Ludovica, si siede di fronte a me non staccando lo sguardo dai miei occhi, poi lo rivolge verso Chanel. - Allora, da quanto vi conoscete voi due? - Qualche giorno. - rispondo tenendo gli occhi fissi sulla rossa e facendo scivolare la mano sulla gamba della ragazza al mio fianco. La mia sirena. La mia Chanel. - Sabato sera, cioè... domenica mattina perché la mezzanotte era passata. - aggiunge Miss Zigomi Marcati. - Da quel momento abbiamo passato tutte le notti insieme. "abbiamo passato tutte le notti insieme" Non ha usato questa frase per caso, sta marcando il territorio. Sta dicendo alla rossa si stare al suo posto. La mia mano scende al di sotto della gonna e massaggio il suo interno coscia. Vedo Chanel alzare le spalle. Vorrebbe ansimare, ma lo fa in modo silenzioso. "Tutto ciò è così eccitante!" - Perché non il giorno? - chiede Andrea la cui mano è intrecciata in quella di Chiara che lo guarda con aria innamorata. Non si aspetta una risposta dettagliata, la sua domanda era un modo per prolungare la conversazione, per conoscerci meglio. - Lavoro al locale dal sabato al martedì dalle 18:30 alle 02:30 del mattino, il giorno lo trascorro dormendo. - spiego mentre la mia mano si avvicina alle intimità di Chanel. - Dal mercoledì al venerdì cerco di essere sveglio durante il giorno e di dormire durante la notte, ma è difficile dal momento in cui la mia routine principale è quella lavorativa. La conversazione prosegue e scopro che Andrea lavora come meccanico e che Marco frequenta l'università ed iscritto alla facoltà di lettere e filosofia. Con le dita, sposto le mutandine della mia sirena e, quando faccio per cercare il clitoride, lei afferra la mia mano e la sposta sulla mia gamba. Continua a sfidarmi anche ora che sa di essere mia. Con un movimento scattante, poggia la mano sul mio sesso. Avvicina le labbra al mio orecchio. - Sei molto duro. - sussurra. - Merito tuo. - rispondo con un sorrisino malizioso mentre guardo fisso la parete di fronte a me, dietro Ludovica. - Ordiniamo ancora da bere? - chiede Chiara e tutti, tranne me e Chanel, pronunciano un "si" urlato e divertito. Miss Zigomi Marcati mi prende per mano e si alza dalla sedia. - Noi dobbiamo proprio andare. . Dopo aver salutato il gruppo, io e Chanel torniamo nella sua auto parcheggiata nelle vicinanze del Salotto 42. - Hai rifiutato di bere. - le dico, non è una domanda. - Si, allora? - mi chiede, il suo sguardo confuso. Sorrido. - Non è da te, Miss Smeraldo. - Quando c'è un bel ragazzo ad aspettarmi, rifiutare da bere è molto da me, Mister Smeraldo. - Siamo entrambi Miss e Mister Smeraldo ora? - ridacchio. Apre la portiera dell'auto. - Abbiamo gli occhi dello stesso colore, Dimitri. Faccio lo stesso. - Gli occhi sono lo sguardo dell'anima. - le sorrido. - E di qualunque cosa siano fatte le anime, certo la sua e la mia sono simili, Mister Sorriso Perfetto. - Si morde il labbro. Le rivolgo un sorrisino a labbra chiuse incurvando solo il lato sinistro delle labbra. - Citi Emily Bronte, Miss Labbra Sensuali? Resta a fissarmi in silenzio, il suo sguardo scivola dai miei occhi alle mie labbra. Si accomoda all'interno dell'auto ed io faccio lo stesso. Sono seduto sul sedile del passeggero. - Hai letto Cime Tempestose? - mi chiede. - Non ti facevo un tipo che legge. - Sono pieno di sorprese. - ridacchio. Chanel guida decisa verso il mio appartamento fortunatamente vuoto. Durante il viaggio, la mia mano finisce sulla sua gamba e sotto la sua gonna e quando cerco di trascinarla tra le sue gambe lei mi afferra i polsi e li riporta sulla sua gamba, come fa da tutta la sera. Questa ragazza, bellissima e simile a me, si lascia parecchio desiderare e la mia voglia non fa altro che aumentare. La voglio qui. Adesso. In quest'auto. Ma lei mi convincerà che sia meglio arrivare in casa facendomi rimanere famelico, non le darò questa soddisfazione. È lei che deve desiderare me. Immerso nei miei pensieri, arriviamo davanti al mio appartamento e lei parcheggia vicino ad esso. Stringo le chiavi all'interno della tasca dei pantaloni e le tiro fuori, poi apro la porta d'ingresso e le faccio segno di entrare. Mi rivolge un sorriso avido e mi precede. - Come ti senti? - mi chiede guardandosi intorno. Non capisco il senso di quella domanda, vuole sapere se la desidero? Si. Come non ha mai desiderato nessuna. Con lei non sarà solo sesso come lo è stato con le ragazze che conquistavo solo per una notte, lei è diversa, lei mi attrae anche emotivamente, mi provoca e mi seduce come se Cupido, dio del desiderio e dell'amore erotico, avesse scagliato una delle sue frecce. - Bramoso, e tu? - Avida e... famelica. - La sua voce è un sussurro ricco di desiderio e nel dire quelle parole si avvicina a me. Le nostre labbra sono vicine, i suoi occhi nei miei. - Vuoi bere qualcosa? - Voglio te. - Afferra il colletto della mia camicia, mi attira a se e, in punta di piedi, spinge le labbra contro le mie. Lascio uno spazio per la lingua e lei ne approfitta come se non aspettasse altro. Ci perdiamo in un bacio assetato, lussurioso, concupiscente. - Anch'io voglio te. - sussurro e sento di non poter aspettare. Mentre la bacio, faccio scivolare la mano dal suo cuore al suo ombelico, poi con un movimento libidinoso scendo fino alle sue intimità senza toccare le mutandine e accarezzo la zona sotto l'ombelico e al di sopra del pube. - Devi toccarmi. - ansima. - Toccami lì. Lei desidera me quanto io desidero lei. Aspetto questo momento dalla prima volta in cui l'ho vista e, in modo lascivo, faccio scivolare le dita sotto le sue mutandine che al tatto sembrano di pizzo e le faccio entrare dentro di lei con un movimento scattante e deciso. Geme. Le muovo in circolo e sento i gemiti di Chanel. La conseguenza di ciò che le sto facendo, del piacere che le sto donando. Sarebbe meglio spostarci nella mia stanza, dove c'è il letto e dove non rischiamo di essere interrotti da Tommaso quando rincasa. Continuo a muovere le dita in circolo sempre più in profondità. Le sue mutandine mi infastidiscono. Rallento il movimento. - Forse dovremmo..- - Non ti fermare... - geme. La sua voce è un sussurro, una preghiera. Mi sta pregando di continuare, prova piacere grazie a me. "E se dopo avermi avuto desiderasse un altro ragazzo?" No, non è da lei. E' una cosa da me. Io, dopo averla avuta, potrei puntare gli occhi su un'altra ragazza, ma solo provando desiderio sessuale. Sono un disastro, un vero casino, e mi chiedo se merito ciò che sta accadendo, se merito lei. Per questo ho pensato di stabilire delle regole erotiche, per rendere il sesso tra noi più originale, più lussurioso. Regole che se non vengono rispettate comportano a delle punizioni sessuali in modo tale da non ricadere nelle vecchie tentazioni di provare a sedurre altre ragazze. Non le ho proposto questa idea malata perché non mi fido di lei, ma perché è di me che non mi fido. Smetto di muovere le dita e tiro fuori la mano da sotto la sua gonna. - Hai pensato alla questione delle regole? - le chiedo mentre lei afferra il mio braccio cercando di avvicinarlo alle sue intimità. - Ne vuoi davvero parlare adesso? - mi chiede con aria desiderosa, ma il tono della sua voce ricorda ancora quello di una preghiera, come se avesse voluto dirmi: "Non parliamone adesso, continua a toccarmi. Non smettere." Infilo il dito medio dentro di lei e cerco di arrivare velocemente in profondità, poi lo tiro fuori con un movimento scattante. - Si. - Infilo nuovamente il dito e ripeto lo stesso movimento. Geme quando lo tiro fuori. - Ne voglio parlare adesso. - Non ti fermare. - Mi prega. Continuo a infilare e togliere il dito che durante il movimento rimane dentro di lei più più tempo rispetto a quando lo tiro fuori e ad ogni movimento sfuggente le strappo un gemito più forte, un sospiro ricco di piacere. - Ok, d'accordo. Ci sto. - dice in fine. - Ora non fermarti più, ti prego! Sono troppo eccitato per continuare, voglio entrare dentro di lei. Non solo con le dita. - Queste mutandine non mi permettono movimenti fluidi. Dovresti toglierle. Il suoi occhi tornano nei miei. - Perché non lo fai tu? - Le sua labbra si incurvano in un sorriso malizioso, famelico. Ricambio il sorriso scoprendo anche i denti e mostrando le fossette. - Con piacere. Mi metto in ginocchio, le sfilo i tacchi e, delicatamente, faccio scivolare i pollici sotto l'elastico della gonna, premendo leggermente sui suoi fianchi. In seguito, con un movimento quasi violento, la tiro giù e lei sobbalza gemendo. Poi torna sorridere. "Ti piace la violenza, Miss Smeraldo?." Faccio lo stesso con le mutandine di pizzo nero e per la prima volta vedo ciò che esse nascondevano. Rimane da togliere solo la maglietta bianca ed il reggiseno. - Baciami nel punto che stai fissando. - Più che un ordine sembra una richiesta. La guardo negli occhi e le sorrido, poi premo le labbra sul suo sesso e inizio a dare dei piccoli baci nelle zone più sensibili. Comincio a leccare in modo circolare il glande clitorideo e capisco che prova davvero piacere quando spinge le mani sulle mie spalle larghe per tenersi in equilibrio. Smetto di usare la lingua e mi tiro su. Si sistema i capelli e riprende fiato mentre faccio scivolare un braccio sotto le sue ginocchia e l'altro sui suoi fianchi. La sollevo come si fa con le principesse. Perché è questo che è, la mia principessa. Lei ridacchia e la porto in braccio fino in camera mia dove la posiziono delicatamente sul letto, supina. - Anche tu sei troppo vestito. - mi fa notare dopo essersi sdraiata sulle morbide coperte pulite. Tolgo le scarpe e abbasso lo sguardo sui muscoli che sguizzano al di sotto della camicia e sorrido mostrando la dentatura perfetta decidendo di offrirle uno spettacolo erotico mi cui mi sbottono la camicia bianca ed esibisco i miei pettorali e gli addominali. Si morde il labbro mentre la butto giù contemporaneamente al papillon sotto il colletto e salgo sul letto avvicinandomi a lei gattonando. Una volta sopra di lei, la bacio in maniera passionale, lussuriosa, e lei stringe delicatamente con le mani i miei ricci castano scuro. Le tocco un seno e sento che al di sotto della maglietta, i capezzoli si stanno indurendo mentre con l'altra mano scendo fino a raggiungere la v****a e stimolo il clitoride con le dita. Le sue mani finiscono sui miei pettorali e scorrono dagli addominali fino alla cintura, slacciandola. Sbottona i miei pantaloni e la sua mano scende sui boxer, sulla mia zona più dura. - Questi li togliamo? - sussurra mordendosi il labbro con lo sguardo tra le mie gambe. Stiamo rischiando. Chi mi garantisce che dopo questa notte io non cercherò altro? Una cosa è sicura: ci stiamo lanciando da una scogliera ripidissima e toccheremo il fondale, lontani dalla superficie.
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