Introduzione
Introduzione
Sono atterrata all’aeroporto a mezzanotte.
Ho pazientemente atteso lo scorrere di una fila interminabile al controllo passaporti e sono arrivata a casa (be’, non proprio casa dato che alloggio temporaneamente in un lugubre ostello per donne) alle tre, dopo aver lasciato cento sterline a un tassista non molto loquace.
Ho fatto quattro piani a piedi su di una scala buia e puzzolente trasportando due valigie giganti che a ogni piano sembravano ingrassare. E non ho provato neanche un briciolo di esitazione, ma solo entusiasmo per la mia nuova avventura. C’è voluto tanto a prendere questa decisione. Trasferirsi all’estero è eccitante, ma non facile. Ci si distacca dai propri cari, dalle abitudini e dalle certezze. Ma quella vocina dentro di me era diventata sempre più insistente: «È arrivato il momento di troncare con il passato e ricominciare».
E così sono salita su quell’aereo senza avere idea di cosa mi aspettasse, ma con la convinzione che ne avevo abbastanza di tutto e tutti. Ero stanca della mia vita: stanca dello studio legale in cui lavoravo, dove, nonostante i sacrifici, mi ritrovavo a essere un’insignificante ruota dell’ingranaggio senza alcuna prospettiva di crescita, e dove la carriera era un lusso di pochi e spesso incompetenti eletti. In un certo senso ero stufa anche del mio paese che continua a non dare il giusto riconoscimento a chi lo merita. E, soprattutto, ero stanca di dover sottostare alla tortura quotidiana di incontrare in ufficio quell’infame del mio ex, con l’espressione da cane bastonato, come se il cuore spezzato fosse il suo e non, invece, il mio…
La verità è che quando senti quella vocina, non puoi non darle ascolto. Devi assecondarla. È il segnale che devi metterti in cammino perché qualcosa ti sta aspettando da qualche parte. Ed è proprio questa la sensazione che ho io. Che qualcosa di meraviglioso mi stia aspettando qui. Qui, dove tutto è possibile. Qui a Londra!