Questa mattina le lezioni sono state incredibilmente tranquille, forse per via del fatto che nessun demone o angelo si è presentato a scuola, forse tutti troppo occupati a stanare Aaron, ma per qualche ora mi è parso quasi di riassaporare la mia vecchia vita, quella che avevo quando mia madre era ancora con me. Purtroppo però non si può tornare indietro ed io non riavrò la mia vita di un tempo, quindi ora sto aspettando impaziente a casa della mia amica che Shawn mi venga a prendere come mi ha promesso ieri mattina. Sono determinata a ricominciare ad allenarmi per migliorare e per poter proteggere me stessa e Roxy, che in questo momento si trova in biblioteca a svolgere una ricerca.
Mentre sono immersa nei miei pensieri, la finestra della camera della mia amica si spalanca, facendomi sussultare.
-Shawn? Sei tu, vero? Non potevi usare la porta?- domando avvicinandomi ad essa restando in allerta, non voglio essere colta di sorpresa.
Con un rapido e agile balzo entra colui che non mi sarei mai aspettata di incontrare oggi, Damien.
-Tu che cosa ci fai qui?- domando balbettando incredula mentre sento le mie guance infiammarsi dall’inattesa vicinanza con il demone.
-Non hai detto a Shawn che vuoi ricominciare ad allenarti?- mi domanda inarcando un sopracciglio divertito probabilmente dalla mia espressione inebetita.
-Sì, ma... aveva detto che sarebbe venuto lui.- rispondo ancora confusa:-Non sei affatto obbligato ad aiutarmi, cioè... so che probabilmente lui ti ha obbligato, ma io non voglio che tu ti senta obbligato... Quindi se vuoi andartene, vai. Non mi offendo. Cioè, ecco... Non che non voglio che tu rimanga, chiaro, però...
Lui mi interrompe ridacchiando:-Non mi ha obbligato, gli ho chiesto io di poter venire da te al posto suo. Insomma, ieri mi era parso di capire che tu avessi bisogno di me.
Alle sue parole il rossore si espande fino alla punta delle orecchie e lui ammicca verso di me mentre continuo a fissarlo come se fosse un alieno.
-Allora? Vuoi stare ferma imbambolata a fissarmi o vuoi venire con me?- mi domanda avvicinandosi nuovamente alla finestra e facendomi segno di seguirlo.
-Oh... sì. Sì, arrivo, ma... dove andiamo?- domando balbettando ancora imbarazzata. Non sono più abituata alla sua presenza ed ora che è qui non riesco a staccargli gli occhi di dosso. Temevo davvero di non essere riuscita a convincerlo a tornare da me ieri mattina, invece ora eccolo qui davanti a me che si comporta come al solito, come se non fosse accaduto nulla. Anzi, sembra quasi più allegro e carino del solito.
-Se ti sbrighi magari lo scopri prima di sera.- sbuffa spazientito porgendomi la mano. Ed eccolo di nuovo il Damien imbronciato ed indisponente, ma non posso ugualmente non essere contenta che sia qui.
-Hai intenzione di uscire dalla finestra?- gli domando scettica:-Non possiamo usare la porta? Sai, le hanno inventate per una ragione.
Lui si divertirà anche a fare le acrobazie, ma io non ho intenzione di saltare dal primo piano e rischiare di rompermi una gamba.
-Come preferisci, ma in salotto mi pare che ci sia il padre di Roxy. Che scusa ti inventerai per uscire? Perché sai, non penso che sarà molto contento di sapere che esci con un ragazzo che non ha mai visto e che probabilmente tornerai molto tardi.- ribatte inarcando un sopracciglio.
Ora non sono più tanto sicura che mi mancasse questo suo lato saccente e da so tutto io, ho sempre ragione.
E la cosa più snervante è che ha perfettamente ragione. I genitori di Roxy si sono offerti di ospitarmi per evitare di farmi traslocare da mia zia che abita a più di otto ore di macchina da qui e costringermi a ricominciare una nuova vita in un posto nuovo. Però ciò significa anche che sono sotto la loro custodia e, così come non lo farebbero fare alla loro figlia, mi proibirebbero categoricamente di uscire fino a tarda sera con un ragazzo che non conoscono.
-Siamo al primo piano.- borbotto indossando la giacca mentre lui sorride divertito.
-Paura di cadere?- mi domanda prima di scavalcare il davanzale della finestra e saltare sul ramo di un albero a circa due da essa. Mi avvicino lentamente al davanzale e guardo in basso. Se cado mi prenderà in giro a vita e mi farò pure male... Tuttavia non posso farmi vincere dalla paura dell’altezza, non ora che so che c’è ben altro da temere.
Se riesce a non cadere Damien, perché allora dovrei cadere io?
Semplice, lui è un demone con una forza ed un’agilità fuori dal comune mentre tu inciampi nei tuoi stessi piedi anche mentre stai camminando.
Scuoto la testa cercando di scacciare questi pensieri e guardo nuovamente in basso mentre inizio a salire sul davanzale della finestra.
-Salta, ti prendo io.- dice allungando le braccia verso di me, pronto per sorreggermi in caso dovessi perdere l'equilibrio.
-Fidati di me.- aggiunge abbassando il tono della voce ed osservandomi con i suoi penetranti occhi scuri.
Chiudo i miei occhi, deglutisco e faccio un respiro profondo. Le mie gambe non smettono di tremare a causa delle maledette vertigini, ma Damien ha ragione, c’è lui. Se dovessi fare un passo falso lui mi prenderebbe e dopo gli eventi di ieri, direi che lui ha la mia piena fiducia.
Faccio dei respiri profondi mentre sento il mio cuore battere a mille, cerco di non pensare alla caduta che potrei fare e salto, sperando che Damien mi aiuti e non mi faccia cadere per il semplice divertimento di vedermi ruzzolare giù. Per fortuna, però, le sue forti braccia mi cingono la vita mentre mi trovo a mezz’aria e mi fanno atterrare sul ramo su cui si trova anche lui, sana e salva.
-Astrid, ora puoi anche riaprirli gli occhi.- sussurra mentre mi tiene ancora stretta a sé.
Spalanco subito le palpebre ed osservo il demone a cui mi sto aggrappando con tutte le mie forze. Presa dal panico cerco di allontanarmi da lui, questa nostra vicinanza mi rende nervosa almeno quanto le vertigini, ma mentre mi allontano metto male un piede e sono costretta a riavvicinarmi a Damien per non cadere.
-Scendiamo?- domando nervosa ed il demone annuisce sorridendo divertito. Io ho paura e lui che fa? Si diverte! Che simpatico, vorrei vederlo nei miei panni, il maledetto!
Mi fa avvicinare al tronco a cui mi aggrappo subito come se ne andasse della mia vita e poi scende rapidamente. Io guardo in basso e mi sembra di stare più in alto rispetto alla realtà, non mi sento affatto sicura quando non ho i piedi attaccati al suolo.
-Forza, salta, ti prendo io. Se aspetto che tu scenda da sola, facciamo notte!- esclama cercando di convincermi.
Perché mi sono lasciata convincere ad uscire dalla finestra? Sarei dovuta sgattaiolare dal piano terra, anche se le probabilità di essere vista erano di gran lunga superiori!
-Andiamo! Non ho mai visto un angelo che soffre di vertigini! E tu vorresti pure le ali per volare?- insiste lui cercando di convincermi a saltare.
-No, non le voglio più le ali! Vorrei inoltre ricordarti che sono per metà umana, umana!- sbotto nervosa:-E così non mi incoraggi affatto!
-Astrid, maledizione, ce la puoi fare. Non ti lascerò cadere e l'altezza non è poi così elevata, anche se tu cadessi non ti faresti molto male e guariresti in un attimo.
Lo guardo negli occhi nei quali leggo molta sicurezza. So che ha ragione, eppure è più forte di me rimanere avvinghiata al tronco dell’albero.
Ignorando il suo commento sull’eventualità che io cada e mi faccia male, inspiro profondamente e salto giù chiudendo di nuovo gli occhi. Non voglio vedere il suolo che si avvicina sempre più.
Ancora una volta le braccia del demone però mi prendono al volo facendomi atterrare a terra senza danni. Un attimo dopo lui mi lascia ed io apro gli occhi mentre lui mi guarda divertito.
-Allora? È stato così traumatico?- mi domanda iniziando a camminare mentre io lo seguo ancora stordita dalle vertigini e con le gambe che continuano a tremarmi.
Io lo guardo in cagnesco, detesto quando fa così, anche se alla fine non riesco ad avercela davvero con lui, nemmeno se mi prende in giro per le mie paure.
Lui scoppia a ridere:-E come farai per le ali?
-Non le userò!- esclamo soddisfatta della mia decisione iniziando a seguirlo.
-Comunque avere paura è del tutto normale.- borbotto infastidita
-Sì, tutti abbiamo almeno una paura, ma tu devi imparare a nasconderla o chiunque potrebbe utilizzarla contro di te.- mi risponde il demone continuando a tenere lo sguardo fisso davanti a sé, ora serio.
Io continuo a seguirlo e noto che ci stiamo inoltrando nel bosco. Il sole sta tramontando in fretta e sul sentiero dove stiamo camminando c'è veramente poca illuminazione a causa dei fitti rami degli alberi che bloccano gli ultimi raggi del sole.
-La prossima volta, avvisami che porto una torcia.- borbotto inciampando ancora una volta in una radice e rischiando di cadere, cosa che però non avviene grazie al mio favoloso equilibrio.
No, non è vero, è stata solo fortuna. Spero almeno che duri, non ho voglia di cadere nel fango di faccia, non di nuovo.
-Hai paura anche del buio?- mi domanda rallentando il passo ed affiancandosi a me.
-No, ma dopo i recenti avvenimenti non sono una grande fan del buio.- ribatto inacidita zittendolo. Il mio primo pensiero va alla notte in cui Sebastian mi ha portata di peso fuori dalla mia camera, in mezzo al bosco, ma poi sono stata aiutata dal demone che ora sta camminando accanto a me. Quella è stata la notte in cui ho scoperto l'esistenza dei demoni e da allora sembra passata un'eternità, anche se in realtà non è così.
Continuiamo a camminare in silenzio, il quale è interrotto solo dal rumore dei nostri passi sul fogliame e sui rami secchi.
-Quanto manca?- domando dopo pochi minuti. Sono stufa di dover camminare, dove ha intenzione di portarmi per farmi allenare?
-Siamo quasi arrivati.- dice aumentando il passo ed obbligando anche me a camminare più velocemente, offrendomi così gentilmente più possibilità per cadere come un salame. Noto che invece il demone cammina senza alcuna difficoltà, come se fosse giorno e tutto illuminato. A quanto pare sono solo io quella goffa ed impacciata.
Dopo qualche altro minuto ormai il sole è solo un sogno lontano, intorno a noi tutto si sta scurendo ed io inizio ad avere i brividi. Non è molto piacevole stare in questo posto al buio.
Finalmente, quando stavo ormai perdendo le speranze, Damien si ferma. Siamo in uno spiazzo grande quanto un campo da basket ricoperto qua e là da neve che ancora non si è sciolta. Gli alberi delimitano i confini di questo spiazzo desolato ed il cielo è ben visibile. Sarebbe un posto carino se non fosse per il fatto che esistono realmente i demoni, che si nutrono di sangue e che sono più forti di notte e che tutta questa oscurità mi fa temere che ne possa spuntare fuori uno all’improvviso.
-Ora devi abituarti ad usare anche l'udito e l’olfatto e non solo la vista, anche se l’ultima volta che ci abbiamo provato non è finita molto bene. Non puoi continuare a contare solo su uno dei cinque sensi, soprattutto perché rispetto a noi demoni la tua capacità visiva al buio è parecchio ridotta.- mi spiega il demone.
-Quindi dovrò diventare un segugio da caccia?- domando sarcastica.
Lui fa una risata forzata e poi si interrompe bruscamente dicendo:-Non scherzare, queste cose sono importanti. Con l'olfatto puoi riconoscere chi hai davanti, se si tratta di un angelo, di un demone, di un ibrido o di un umano... È utile sapere chi in realtà hai davanti, così puoi organizzarti per come difenderti sfruttando i punti deboli del tuo avversario.- mi spiega camminandomi intorno come se mi stesse studiando.
-Io non pensavo che i demoni avessero punti deboli.- borbotto ripensando a Sebastian ed alla sua forza:-Quali sono?
-Dovrai scoprirli da sola, io non te li dirò.- dice allontanandosi da me di qualche passo.
-Pronta?- mi domanda e senza attendere una risposta si avvicina rapidamente alle mie spalle tentando con un calcio di colpirmi le caviglie per farmi cadere, ma io, stupendomi, riesco a saltare e ad allontanarmi senza essere colpita. Non posso credere di non essere cascata come una scema, forse sto davvero migliorando, anche se molto lentamente. Inoltre, grazie al fogliame sotto i nostri piedi, riesco ad udire ogni suo passo, anche se fatico a seguire i suoi movimenti a causa della sua rapidità e agilità.
-Migliori in fretta, i tuoi poteri si stanno amplificando ogni giorno che passa. Meglio così.- commenta cercando ancora di colpirmi.
Mi concentro sui suoi movimenti e soprattutto sui suoi passi, senza più cercare inutilmente di seguirlo con gli occhi. Non so nemmeno io come, ma quando sta per avvicinarsi per colpirmi di nuovo riesco a spostarmi di lato e, facendogli uno sgambetto che non si aspettava, riesco a fargli perdere l’equilibrio. Il mio momento di gloria termina quando lui approfitta della mia distrazione e mi fa cadere a terra con un tonfo.
Prevedo che sarà faticoso e stancante stare al suo passo, ma voglio imparare a difendermi da sola. E cosa meglio di un po' di pratica con un demone?
Mi lascio cadere a terra sfinita. Ormai è notte, siamo stati delle ore ad allenarci ed io ho solo una gran voglia di dormire e di far riposare il mio povero corpo distrutto.
-Finito?- domando appena riesco ad avere abbastanza fiato per parlare.
-No, un'ultima cosa per migliorare la tua resistenza, la tua rapidità, la tua agilità e per amplificare la tua vista anche al buio. Sei per metà umana, quindi dovresti avere meno difficoltà degli angeli ad adattarti al buio.- mi dice lui ed io grugnisco. Con quale altro esercizio ha intenzione di torturarmi?
Lo osservo attendendo una spiegazione su ciò che dovrei fare. Inutile dire che lui non sembra affatto stanco, quanto lo invidio... Deve essersi proprio allenato molto per essere riuscito ad ottenere simili risultati.
-Cosa devo fare ancora?- domando spazientita alzandomi da terra e togliendomi anche la felpa, ormai troppo accaldata per riuscire a tenerla addosso ancora. Mi alzo da terra e cerco di guardarlo in faccia, ma l'oscurità è troppa e Damien è per me solo una sagoma scura.
-Inizia a correre, nel bosco. È pieno di ostacoli che dovrai evitare, un ottimo modo per esercitarsi.- dice lui e io rimango allibita. Sta scherzando, non è vero? Io voglio tornare a casa e buttarmi a letto!
Mi ero così abituata ad allenarmi con Shawn che quasi mi ero scordata di quanto questo schiavista mi facesse sgobbare.
-Questo è un ottimo modo per cadere.- borbotto notando che non sta scherzando.
-Vedi, il tuo obiettivo è non cadere. Muoviti.- mi ordina, anche se nella sua voce riesco a percepire una nota di divertimento.
Sospirando stanca inizio a correre piano verso il bosco.
-Più veloce, se continui così la corsa non servirà a nulla.- mi rimprovera lui dietro di me. Facile parlare, non è lui quello con le ossa a pezzi ed i muscoli doloranti. Mi sforzo di correre più velocemente e cerco anche di non cadere come una scema, mentre il mio respiro è sempre più affaticato ed il mio povero corpo sembra sempre più pesante.
-Brava Astrid, continua così.- mi incoraggia Damien, che mi sta seguendo, ed il mio umore, con questa singola frase, cambia drasticamente. Con una nuova carica di energia ed ignorando le proteste delle mie gambe aumento la velocità della corsa, mentre la mia concentrazione è focalizzata sull’evitare di inciampare sulle radici degli alberi e sul fango formatosi a causa della neve ormai sciolta.
Sono seduta a terra con la schiena appoggiata al tronco di un albero. Respiro affannosamente ed ho il cuore a mille a causa dello sforzo a cui non sono abituata. Ho corso per quasi un'ora e sono ancora più stanca e dolorante di prima.
Sono seduta a terra con la schiena appoggiata al tronco di un albero. Respiro affannosamente ed ho il cuore a mille a causa dello sforzo a cui non sono abituata. Ho corso per quasi un'ora e sono ancora più stanca e dolorante di prima.
-Vuoi dormire qui?- mi domanda il demone iniziando a camminare nella direzione della boscaglia. Subito, con il terrore che possa abbandonarmi qui, mi alzo e gli corro dietro, finché non lo raggiungo. Devo resistere ancora un po', poi finalmente potrò stendermi sul letto e non alzarmi fino a domani.
Il freddo inizia a farmi tremare, mi rimetto la giacca che avevo afferrato frettolosamente e mi stringo in essa seguendo Damien
Camminiamo fianco a fianco qualche secondo in silenzio finché, senza riuscire più a trattenermi, gli domando:-Come va con la tua ragazza?
Perché gli ho fatto proprio questa domanda? Non dovrebbe interessarmi! Anche se invece mi interessa, anche fin troppo direi... Ma ho bisogno di sapere!
Però, in fondo, non c'è nulla di male nel chiedergli della sua ragazza, anche a Shawn e a Roxy chiedo come vanno le cose tra loro. Tra amici questa sarebbe una conversazione più che normale, anche se nei confronti di Damien non provo un semplice sentimento di amicizia...
-Quale ragazza?- mi domanda indifferente e le sue parole mi fanno spazientire.
-Come quale ragazza? Quante ragazze hai, scusa?! Non stai insieme a Sally?- sbotto innervosita mentre nella mia mente affiora un’immagine del demone circondato da innumerevoli ed appiccicose ragazze impazienti di concedergli tutte le loro affettuose premure.
-Oh, quella... Mh, non stiamo proprio insieme.- risponde impassibile.
-Ah, sì? Da come vi comportate non si direbbe. E, a sentire lei, siete una coppietta a tutti gli effetti.- ribatto io cercando di apparire il più disinvolta possibile, fortunatamente sono alle sue spalle e non mi sta guardando, almeno non devo mascherare anche la mia espressione.
-E cosa ti importa? Sei per caso gelosa?- mi domanda voltandosi appena per studiarmi attentamente con un sorrisetto sulle labbra.
Gelosa, ora non esageriamo! Non tengo a lui così tanto!
-No.- rispondo orgogliosa e forzando un sorriso.
-E allora perché mi fai queste domande su quella tipa?- insiste lui rallentando il passo per affiancarmi ed osservarmi con un fare inquisitorio.
-Curiosità. Del resto sei mio amico, voglio sapere come te la passi.- mi limito a rispondere accelerando il passo per allontanarmi da lui e chiudere questa conversazione che sta prendendo una piega decisamente sconveniente per me. Non mi importa se mi bruciano le gambe a causa della fatica e se mi sta tornando il fiatone, non voglio mettermi a nudo davanti a lui di nuovo come quando mi ha baciata.
Perché si è incaponito con questa storia della gelosia? Perché non poteva limitarsi a rispondere alla mia domanda senza fare tante storie? Ora ci siamo riavvicinati, ora siamo amici, più o meno, perché deve stuzzicarmi?
-Astrid, voglio che tu mi faccia una promessa.- dice improvvisamente serissimo, interrompendo il silenzio creatosi ed attirando la mia attenzione.
-Cioè?- domando aggrottando le sopracciglia.
-Se ti dirò di andartene, di allontanarti da me, tu dovrai farlo senza protestare.- risponde fermandosi, cosa che faccio anch'io.
Mi volto nella sua direzione e lo guardo nei suoi occhi rossi, che in questo momento, con il buio che c'è, sono la cosa che si nota di più.
-Perché?
-Perché sì, promettilo e basta!- sbotta innervosito facendo alcuni passi verso di me e riducendo così la distanza tra di noi.
-E se non volessi promettere?- domando quasi in un sussurro inudibile.
-Sarò io ad andarmene.- risponde senza esitazioni:-Quanto accaduto l’altra mattina non deve assolutamente ripetersi, io non devo attaccarti mai più. E se non mi posso fidare del fatto che ti allontanerai quando te lo dirò, allora non posso permettermi più di avvicinarti a me. È per la tua sicurezza, non lo vuoi capire?
Cosa? Sta scherzando? Questo è un ricatto bello e buono! Io non voglio che se ne vada, non di nuovo...
Perché è così ossessionato dall’idea di farmi del male? Alla fine, l’altra mattina si è fermato e non è successo nulla di grave.
-Lo prometto.- sussurro a denti stretti per non urlargli contro. È appena tornato da me e minaccia già di andarsene ancora, perché non vuole capire che in realtà è con questo tira e molla che mi sta uccidendo?
-L'hai promesso, ricordatelo.- dice con diffidenza.
-E tu promettimi che non te ne andrai di punto in bianco senza darmi spiegazioni!- controbatto risoluta, dato che siamo in tema di promesse voglio delle maledette garanzie, non voglio più svegliarmi una mattina e scoprire che mi sta nuovamente ignorando come se non esistessi.
-E va bene, te lo prometto.- dice ridacchiando divertito e rilassando la sua postura.
Ricominciamo a camminare, stranamente non più in silenzio, bensì parlando come due normalissime persone, e devo ammettere che è la prima volta che accade. È piacevole conversare con lui quando non borbotta e grugnisce infastidito come se odiasse ogni cosa o mi zittisce ad ogni parola che dico perché parlo troppo. In questo momento pendo praticamente dalle sue labbra, totalmente rapita dalle sue parole.
Questo momento stranamente tranquillo ha vita assai breve, infatti il demone ammutolisce e si ferma di colpo iniziando a guardarsi intorno.
-Che cosa succede?- domando sussurrando e guardandomi anch'io intorno, purtroppo però non vedo granché a causa del buio.
-C'è qualcuno.- risponde tenendo alta la guardia.
Dopo pochi istanti vedo una sagoma avvicinarsi rapidamente a noi e Damien sbuffa infastidito, senza però rilassarti:-È quel tuo pollo di guardiano.
Roteo gli occhi al cielo alle sue parole, ma non riesco a trattenere un sorrisetto divertito.
-Astrid! Finalmente ti ho trovata! Ho delle splendide notizie da comunicarti!- esclama la sagoma Gionata ignorando il demone e fermandosi davanti a me, un enorme e radioso sorriso sulle labbra
-Dimmi tutto.- rispondo mentre cerco di ignorare Damien che lincia l’angelo con lo sguardo, come se volesse ucciderlo con le sue stesse mani, cosa non completamente impossibile.
-So che potrebbe sembrarti improvviso e sconvolgerti, ma è davvero una notizia grandiosa! Puoi venire in Paradiso! Samantha è appena tornata e insieme siamo riusciti a fare in modo che tu possa venire con noi, anche se sei un angelo solo per metà. Lì potrai imparare tutto quello che ti serve, potrai essere felice ed incontrare tuo padre! Inoltre sarai al sicuro, nessun demone potrà più anche solo avvicinarsi a te, così la tua vita non sarai più in pericolo.- risponde euforico afferrando le mie mani e stringendole nelle sue.
Prima ancora che io possa assimilare tutte le sue parole, noto Damien che inizia ad allontanarsi e quanto appena detto dall’angelo passa immediatamente in secondo piano mentre il panico mi assale.
-Dove vai?- gli chiedo allarmata.
Lui si volta rapidamente e mi incenerisce con i suoi occhi rossi:-Lontano da qui, non sono un angelo e queste non sono cose che mi riguardano! Tu vattene pure in Paradiso, dove svolazzano tutti felici. Diventa un angelo a tutti gli effetti, sarai felice in quel posto pieno d'amore. Incontrerai pure tuo padre, finalmente lo conoscerai e nessun brutto demone cattivo potrà farti del male!
-Mi hai appena fatto una promessa! Guai a te se non la mantieni!- esclamo mentre lui continua ad allontanarsi ed io cerco di inseguirlo, ma vengo bloccata da un emozionato Gionata che continua a sorridermi.
Ben presto la sagoma del demone scompare ed io sospiro, spero per lui che non scompaia di nuovo, me lo ha promesso, dannazione!
Perché ha reagito così? Un attimo fa parlavamo tranquilli e sereni ed ora lui se ne è andato, furioso. Perché il suo umore è così volubile?
Le lacrime si accumulano agli angoli dei miei occhi, ma mi affretto subito asciugarle. Ha detto che questa non è una conversazione che dovrebbe ascoltare, forse si è solo allontanato per questa ragione.
O almeno è ciò che spero.
-Non ascoltarlo, è un demone ed è impulsivo. Vedrai che domani sarà già tutto a posto, soprattutto perché questa è davvero una splendida notizia. Sarai finalmente e totalmente al sicuro!- dice stringendomi in un caloroso abbraccio che subito ricambio.
-Andremo non appena sarai pronta.- sussurra accarezzandomi i capelli.
Le sue parole mi rimbombano nella testa e solo ora riesco effettivamente ad assimilare quanto mi ha detto. Andare in Paradiso, in un luogo che nemmeno credevo esistesse fino a non molto tempo fa ma in cui Sebastian non potrebbe più farmi del male... Conoscere mio padre, colui che mi ha abbandonata ancora prima che nascessi e che non c’è mai stato né per me né per mia madre. Ma io voglio davvero andare lì? E Roxy? Sicuramente sarebbe più al sicuro e non verrebbe più presa di mira, ma lei è anche l’unica famiglia che mi è rimasta, non voglio allontanarmi da lei. E Shawn? Sto così bene con lui, è un amico su cui posso contare e a cui voglio troppo bene per separarmene. E Damien? Non voglio semplicemente allontanarmi da lui.
Andarmene da qui e seguire Gionata e Samantha non significa forse che sarei costretta a perdere tutto ciò che rimane e a costruirmi una nuova vita da zero? Voglio davvero fare una cosa simile?
-Andiamo a casa?- mi domanda dolcemente l’angelo.
-Va bene...- sussurro annuendo ed ancora immersa nei miei pensieri.
Più penso alle parole dell’angelo, più trovo ragioni per restare qui, anche se la scelta migliore e più sicura sarebbe che me ne andassi.