Lutto

4992 Words
Io e Damien siamo nascosti dietro alcuni alberi dietro casa mia da diversi minuti ormai, in attesa che l’ambulanza e la pattuglia di polizia se ne vadano. In tutta onestà, non penso di poter reggere la valanga di domande che so già attendermi e, nonostante sappia di non poterla evitare, vorrei quanto meno ritardarla il più possibile. Mentre camminavamo ha smesso di nevicare, ma continua a soffiare un vento gelido che mi fa battere i denti e tremare nel mio pigiama. L’unica cosa che riesco a pensare è che non importa, nulla ha più importanza, mia madre è stata uccisa a causa mia, è stata uccisa perché sono stata presa di mira da un maledetto demone e a nulla è valso continuare a lottare e cercare di tirare avanti giorno dopo giorno. In questo momento mi sento così vuota, come se una voragine si stesse aprendo rapidamente dentro di me e stesse risucchiando la mia anima ed ogni mio sentimento. Ormai non piango nemmeno più, vorrei solo urlare e prendere a pugni un muro fino a spaccarmi le mani e sentire fisicamente almeno anche solo una piccola parte del dolore che sento dentro di me. All’improvviso due forti braccia mi cingono la vita e mi attirano contro il solido petto di qualcuno, faccio per oppormi finché non mi rendo conto che si tratta di Shawn ed allora mi abbandono all’abbraccio. -Mi dispiace così tanto... Avrei dovuto tenere meglio d'occhio Sebastian ed assicurarmi che non si avvicinasse a te o alle persone per te importanti.- sussurra stringendomi con forza a sé. -Cosa dici? Sebastian è stato...- inizia d’un tratto Damien, la fronte aggrottata e lo sguardo confuso, ma subito il rosso lo interrompe dicendo:-Lo ha ammesso lui stesso, non c’è altro da dire. Alle sue parole serro i pugni stringendo il tessuto della felpa del mezzo demone ed affondo il viso nel suo petto, questa storia non finisce qui. Sebastian ha oltrepassato un limite che non avrebbe mai dovuto superare ed ora non mi importa più di sopravvivere con tutte le mie forze, ora voglio solo fargli del male e lenire il dolore che mi sta lacerando. Persone molto più sagge di me dicono che la vendetta non porti alcun conforto e che non faccia sparire il dolore, probabilmente è vero, ma non mi interessa. Sebastian non la passerà liscia ancora una volta, non me ne starò con le mani in mano dopo quello che ha fatto. -Non è colpa tua, Shawn, l’unico responsabile qui è Sebastian, è stato lui a farle del male e solo perché voleva arrivare a me.- ribatto io a denti stretti. Il rosso mi allontana leggermente da sé e mi prende il viso tra le mani accarezzandomi le guance fredde con i pollici:-Non provare ad incolparti, chiaro? Sei stata coinvolta in qualcosa di più grande di te, qualcosa da cui noi avremmo dovuto tenerti lontana... -I soccorritori non sono ancora andati via?- mi domanda poi il mezzo demone ed io mi limito a scuotere la testa. Shawn allora si sfila rapidamente la felpa per poi mettermela sulle spalle ed infine, prima che possa dire qualcosa, mi solleva da terra in stile sposa e dice:-Non dovresti rimanere con i piedi nudi nella neve, sei ghiacciata. -Grazie...- mormoro appoggiando la testa sulla sua spalla e con la coda dell’occhio, a pochi passi da noi, vedo Damien distogliere lo sguardo da me e voltarsi dall’altra parte. Vorrei urlargli di andarsene, di sparire dalla mia vista, ma le parole mi muoiono in gola. Che cosa vuole? Gli piace vedermi fragile e distrutta dal dolore? Vuole vedermi soffrire? Perché non se ne va? È praticamente sparito per due settimane, mi ha evitata, ora perché rimane qui? Dopo una buona mezz’ora di attesa, finalmente, vediamo i paramedici ed i poliziotti uscire da casa mia con una barella ed andarsene. Appena i veicoli spariscono alla vista, Shawn mi porta in casa. Una volta varcata la soglia non riesco a non pensare a come tutto sembri vuoto e tranquillo, come se l’abitazione fosse abbandonata. Quando entriamo in salotto vedo Roxy e Gionata corrermi in contro preoccupati e la mia amica mi stritola immediatamente in un abbraccio. -Sei congelata...- dice la mia amica tra le lacrime e poi, rivolgendosi all’angelo, aggiunge:-Vai a prendere una coperta. Mentre Gionata obbedisce il rosso si avvicina al divano sul quale mi fa sedere e Roxy prende immediatamente il posto accanto al mio stringendo le mie mani tra le sue:-Mi ha chiamata Gionata, pensava che tu fossi da me... Ci hai spaventati, temevamo che fosse accaduto qualcosa anche a te... Intanto l’angelo rientra in salotto con una coperta che subito avvolge intorno al mio corpo, io mi stringo in essa cercando di scaldarmi mentre Roxy si asciuga le lacrime sulle guance. -È... è stato Sebastian, vero?- continua la ragazza accanto a me ed io annuisco tenendo lo sguardo fisso nel vuoto. -Quel maledetto... Dov’è? Dove si sta nascondendo?- sbotta Roxy rivolta ai due demoni nella stanza ed intanto si alza dal divano serrando i pugni lungo i fianchi. -È pericoloso, non fare mosse avventate che potrebbero costarti la vita.- le risponde il rosso appoggiando le mani sulle sue spalle, ma lei si allontana come scottata. -Voglio sapere dov'è quel mostro!- ribatte la mia amica alzando la voce. -Roxy, ti prego... Non voglio perdere anche te.- la supplico allora io e lei torna a sedersi accanto a me per poi stringermi in un abbraccio. Non permetterò che Roxy finisca in mezzo come mia madre, me la vedrò da sola con Sebastian. -La polizia ha detto che indagherà sull'omicidio, hanno già preso la mia deposizione. A breve ti contatteranno per sentire anche la tua versione.- mi informa Gionata con un filo di voce:-L’agente ha detto anche che avrebbero fatto del loro meglio per trovare il colpevole anche se ci sono pochi indizi utili per le indagini. -Non ho bisogno che la polizia trovi il colpevole, so già chi è il responsabile.- mormoro con tono piatto, priva di forze. -Non denunciarlo.- interviene allora Damien che fino ad un attimo fa se ne stava in disparte ad osservare in silenzio. Quando alzo lo sguardo incontro i suoi occhi scuri, mi fissa con determinazione, ma tanto non ha bisogno di convincermi a non farlo, non era mia intenzione fin da principio. -Non ti preoccupare per il tuo caro amico, non avevo intenzione di farlo. Non voglio mettere in pericolo altri innocenti, non voglio coinvolgere nessuno che possa rimetterci la vita. So perfettamente che la polizia non può fare nulla contro di lui, mi arrangerò.- ribatto con un sorriso amaro. Si preoccupa di più per Sebastian che per me, ecco perché è rimasto, vuole solo vedere come agirò per proteggere l’assassino di mia madre. Continuiamo a guardarci in silenzio e, per un attimo, nei suoi occhi scuri sembra balenare un alone di tristezza e pietà, ma nel giro di pochi secondi il suo sguardo torna ad essere inespressivo ed imperscrutabile. Probabilmente è solo stato uno scherzo della mia immaginazione perché, nonostante la situazione, vorrei solo che mi stringesse tra le sue braccia come quando ha passato la notte con me e mi rassicurasse. Shawn si avvicina al demone e lo afferra per un braccio portandolo fuori e borbottando:-Ci sai proprio fare, eh? Gionata si avvicina a me e Roxy e si inginocchia davanti a noi appoggiando una mano sul mio ginocchio e l’altra su quello della mia amica, la quale ha gli occhi gonfi ed arrossati per le lacrime, sicuramente io non ho un aspetto molto migliore. -Non trattenete il dolore, soprattutto tu Astrid... Lasciatelo uscire.- sussurra il biondo davanti a noi ed io chiudo gli occhi mentre altre lacrime minacciano nuovamente di uscire. Ora, seduta sul divano del salotto di casa mia a piangere disperata, mi sembra tutto più reale, mia madre è morta e non mi abbraccerà più sussurrandomi all’orecchio che tutto si sistemerà. Dalla morte di mia madre è trascorsa già una settimana. Questi giorni mi hanno provata molto, è stata dura organizzare il funerale di mia madre e parteciparvi e poi rispondere alle mille domande della polizia... Per tutto il tempo Roxy mi è stata vicina senza perdermi mai di vista e mi ha fatto dormire a casa sua. Anche Shawn e Gionata mi sono stati molto vicini, probabilmente sono tutti preoccupati che commetterò qualche imprudenza e devo ammettere che le loro preoccupazioni non sono totalmente infondate, infatti Sebastian ed il desiderio di vendicarmi non hanno mai abbandonato i miei pensieri. Tuttavia, se voglio riuscire a combinare qualcosa, devo pensare prima di agire, altrimenti per il demone sarà un gioco da ragazzi fermarmi. I primi giorni sono rimasta rintanata nella camera da letto di Roxy e non mi sono mossa dal letto nemmeno quando venivano i genitori della mia amica a chiamarmi per i pasti, ma piano piano Roxy, Shawn e Gionata mi hanno costretta ad uscire di nuovo di casa ed ora sto ricominciando ad andare a scuola, dato che mia madre avrebbe voluto così. Ogni volta che qualcuno me lo dice mi viene voglia di urlare che mia madre avrebbe anche voluto restare viva e rimanere con me, ma purtroppo non sempre accade ciò che si vorrebbe, ma prima di aprire bocca mi mordo sempre la lingua perché so che me lo dicono per il mio bene e perché vogliono aiutarmi. I genitori di Roxy ci hanno accompagnate in macchina fino a scuola, e di questo sono loro estremamente grata, ma ora non posso più evitare i miei compagni di classe, non posso più fuggire e nascondermi. Roxy, notando la mia agitazione, mi prende per mano e poi mi guida verso la nostra classe. Non appena varchiamo la soglia, come temevo, mi accolgono le occhiate di compassione degli altri studenti già presenti in aula e li sento sussurrare tra di loro:-Sapevate che sua madre è morta? ... Poveretta, ora vivrà da sola, non ha nemmeno un padre... Mi fa così pena... Odio sentire gli sguardi di tutti puntati su di me e vorrei solo che la smettessero di provare pena per me e chiudessero la bocca, nemmeno mi conoscono ma improvvisamente mi vogliono così bene da essere dispiaciuti del mio lutto. La morte di mia madre è la novità del momento ed ora a scuola non si parla d'altro, un pettegolezzo come un altro insomma. -Come stai principessa?- mi domanda Shawn raggiungendo me e Roxy al mio banco dove mi sono appena seduta già sfinita. -Bene.- mormoro io. -Astrid...- mi riprende lui:-...non mentirmi. So che non stai bene, voglio solo sapere se oggi è una brutta giornata o una accettabile. Bella domanda... Non lo so nemmeno io. So solo che ho il cuore a pezzi e che tutti i cocci sono sparsi ovunque dentro di me. Per quanto mi sforzi non riesco a far nulla per rimetterli insieme, non riesco a far nulla per stare meglio. Mi sento così vuota e sola... anche se con me ci sono pur sempre Roxy ed i suoi genitori e anche Gionata e Shawn, ma il vuoto che ha lasciato mia madre è semplicemente incolmabile. -Non lo so... Sono stanca.- gli rispondo dopo qualche secondo di silenzio. -Dopo la scuola andiamo a fare una passeggiata, così prendi una boccata d’aria fresca, non accetto un no come risposta.- dice il mezzo demone con un mezzo sorriso per poi accarezzarmi la nuca con una mano e dare un bacio a Roxy prima di salutarci e dirigersi verso la sua classe. -Sai cosa? Penso che a Gionata non dispiacerà se gli rubo il posto e mi siedo accanto a te.- dice la mia amica occupando il banco vicino a me ed io non posso che sorridere sapendo che non mi lascerà nemmeno per un secondo. Se non fosse stato per lei, non so cosa avrei fatto dopo la morte di mia madre, è l’unica ragione che mi trattiene dall’andare a cercare Sebastian ed aggredirlo impulsivamente. Questo mio piccolo sorriso si spegne appena vedo entrare Damien in classe con passo sicuro, il suo volto inespressivo come sempre. Lo vedo fermarsi per un attimo ed osservarmi, probabilmente non si aspettava di vedermi dopo gli ultimi giorni di assenza, ma si riprende subito e si dirige verso il suo banco alle mie spalle. Mi passa accanto senza degnarmi di un’occhiata e sento la delusione farsi largo dentro di me, altro sentimento che sto provando sempre più frequentemente. Non devo il demone dal giorno in cui è morta mia madre e, sebbene sapessi che non gli è mai importato davvero di me, mi ha ferita non ricevere nemmeno una sua visita. A quanto pare mi sono immaginata tutto quando credevo che ci stessimo avvicinando almeno un po’. -Ed ecco che arriva l’arpia, giuro che questa proprio non la sopporto. Prima ronzava sempre attorno a Shawn, ora non si scolla un attimo da Damien...- sbuffa la mia amica roteando gli occhi al cielo ed io sposta sulla ragazza che si sta avvicinando al demone alle mie spalle. La riconosco subito, è una nostra compagna di classe, Sally, ed è decisamente molto bella, è alta quasi quanto Damien, snella e ha delle curve che qualsiasi ragazzo noterebbe. I suoi capelli lunghi e lucenti sono castani mentre i suoi occhi sono color nocciola, ha delle labbra rosee e carnose da far invidia e la pelle priva di imperfezioni, sembra una modella uscita da un catalogo. Come carattere non eccelle per la simpatia, ma a tutti i ragazzi che le sbavano dietro non sembrerebbe importare poi molto. Con la coda dell’occhio noto Sally occupare il posto di Sebastian ed avvicinarsi con la sedia al demone fino ad abbracciare il suo bicipite ed appoggiarsi con il mento sulla sua spalla. A quanto pare nemmeno a Damien interessa poi molto il suo carattere considerando che non si muove di un millimetro e non la allontana, ma del resto anche lui ha un caratteraccio, quindi direi che sono un’accoppiata perfetta. Sposto la mia attenzione fuori dalla finestra, già stanca dei due piccioncini alle mie spalle. Le nuvole grigie che coprono il cielo sono piuttosto minacciose e secondo le previsioni meteo dovrebbe iniziare a nevicare da un momento all’altro, ora però la neve non è più affascinante come prima, non ora che non posso creare dei pupazzi con mia madre o giocare a lanciarcela addosso mentre puliamo il vialetto. Sento le lacrime inumidirmi gli occhi e con grande fatica le ricaccio indietro. Non qui e non ora. Non voglio altra compassione, non ne ho bisogno. Appena suona la campanella di inizio intervallo scappo fuori dall'aula senza nemmeno aspettare Roxy. Ora voglio stare da sola, ho bisogno di stare da sola, queste tre ore di lezione sono state soffocanti. Esco fuori in cortile e, nonostante faccia freddo ed io abbia dimenticato la giacca in classe, mi siedo a terra appoggiandomi con la schiena al muro esterno dell’edificio. Fa freddo e sta di nuovo nevicando, ma non importa, voglio solo concedermi di versare qualche lacrima senza che tutti mi fissino come se fossi un’aliena. -Mi manchi così tanto mamma...- dico con un filo di voce mentre le lacrime che ho cercato di trattenere durante le lezioni mi rigano le guance. A quanto pare non importa quanto io pianga, sembrano non finire mai. Dopo non so quanto tempo vedo un gruppetto di ragazzi uscire dall'edificio ed io mi affretto ad asciugarmi le lacrime, non voglio farmi vedere in queste condizioni da nessuno. Rimango immobile ed in silenzio sperando che non si accorgano di me e che se ne vadano presto, ma le mie speranze svaniscono quando noto che iniziano a fumare e a parlare tra loro. Passano un paio di minuti prima che uno di loro si accorga di me e mi indichi, in un attimo gli occhi di tutti e quattro i ragazzi sono puntati su di me. Non conosco i loro nomi, in passato li ho solo incrociati per i corridoi della scuola, e non sembrano dei ragazzi molto raccomandabili. Decido quindi di rientrare ed allontanarmi da loro, soprattutto a causa dell'insistenza con la quale mi guardano. Cerco di affrettarmi verso l’ingresso ma appena inizio a camminare noto che il gruppetto mi viene incontro. -Hey, tutto bene piccoletta?- mi schernisce il più alto dei quattro appena mi raggiungono e si fermano davanti a me bloccandomi il passaggio verso l’ingresso. Io li ignoro e tengo la testa bassa cercando di evitare di incrociare il loro sguardo, voglio rientrare il prima possibile ed evitare guai con un branco di bulletti. -Tu sei una piccola psicopatica, vero? Insomma, e strano che tua madre sia stata uccisa mentre tu dormivi beatamente nel tuo lettino, o sbaglio? Non è che forse sei stata tu ad ucciderla? mi domanda lo stesso ragazzo con fare innocente mentre gli altri ridacchiano. -Sei stata tu a seccarla mentre dormiva beatamente, vero? L’hai soffocata con il cuscino? Oppure hai usato un coltello? Avanti, condividi con noi i dettagli, siamo curiosi.- sussurra quello che sembrerebbe essere il capetto abbassandosi all'altezza del mio viso. Come può dire una cosa del genere? -No! Come potete anche solo pensare una cosa simile?- esclamo alzando il capo ed incrociando lo sguardo del ragazzo davanti a me. Quello che finora ha parlato è piuttosto alto e muscoloso, con corti capelli castani ed occhi del medesimo colore. Ha la pelle chiara, un piercing al naso e due folte sopracciglia. Il ragazzo alla sua destra sarà alto quanto me, anche lui ben messo, ha i capelli biondi e gli occhi verdi e un incarnato olivastro. Il ragazzo che sta alla destra di quello che ha parlato è di media statura e magrolino, ha i capelli rasati, gli occhi color nocciola e un piercing al labbro inferiore. Il quarto, che alle spalle degli altri, è poco più alto di me, tozzo, con i capelli ricci castani e gli occhi azzurri. -E invece non ci sbagliamo affatto!- ribatte il ragazzo coi capelli ricci:-Andiamo, con noi puoi essere sincera, non faremo una soffiata alla polizia, promesso. -Forza piccola psicopatica. Odiavi tua madre perché era troppo bacchettona? Oppure la incolpavi del fatto che non hai un padre? Magari nemmeno le sapeva chi fosse tuo padre, chissà con quanti sarà uscita, no? È per questo che l’hai ammazzata?- insiste il ragazzo di fronte a me ed i suoi amici esultano. Non posso credere che stiano dicendo veramente queste cose, come possono pensare che abbia ucciso mia madre? Come possono parlare con tanta leggerezza di una cosa del genere? So che non devo ascoltarli e che non devo dar peso a quello che dicono, ma le loro parole fanno comunque male. Perché, anche se non l’ho uccisa con le mie stesse mani, è morta per colpa mia, è morta perché Sebastian voleva farmi soffrire. La cosa peggiore, però, è sentire le falsità che dicono su mia madre. Senza che riesca a controllarmi altre lacrime rigano le mie guance e, con la voce rotta, esclamo:-Non permettetevi di dire cose simili su mia madre, non ha mai fatto nulla di quel che dite. Con che coraggio parlate così di... di una defunta? -Non alzare la voce con noi, scricciolo.- ringhia il ragazzo magrolino facendo un passo verso di me. Io indietreggio asciugandomi le lacrime con le maniche della felpa e ribatto:-Che ne direste invece di lasciarmi in pace? Fatemi passare ed andare al diavolo! -Qualcuno fa la voce grossa, non ti hanno insegnato l’educazione, piccoletta?- interviene il biondo con una smorfia infastidita -A me sembra che manchino a voi le buone maniere. Perché non iniziate a scusarvi?- afferma una voce a me familiare ed all'istante il ragazzo alto davanti a me urla dal dolore. Alle sue spalle riesco a scorgere Damien che, con una mano, gli torce il braccio piegato all'indietro in una posizione innaturale, mentre con l’altra mano stringe con forza la spalla del ragazzo tozzo e riccio. Gli altri due si fanno avanti per soccorrere i compagni, ma il demone è più rapido e, lasciando liberi i due ragazzi, evita i pugni degli altri. -Chi sei, il bel principe azzurro della biondina?- domanda il capetto a Damien. -Sono quello che vi farà tornare dalle vostre mammine piangendo se non chiedete scusa e non ve ne andate.- ribatte però il demone con uno sguardo colmo di rabbia che per un momento fa tremare le mie ginocchia e mi fa indietreggiare. Mi ero quasi dimenticata di quanto timore fosse in grado di incutere... -Credi di farci paura? Cosa pensi di fare da solo, stronzetto?- ribatte irritato il biondo che subito parte con un pugno che il demone lo blocca facilmente e, in un attimo, il ragazzo è steso supino a terra con un piede di Damien sul petto. Gli altri tre, colti di sorpresa, tentano di scappare, ma il demone glielo impedisce e, con dei colpi rapidi e precisi, li atterra. -Volete la rivincita?- li schernisce Damien ed i quattro si rialzano doloranti per poi scappare via verso il cancello della scuola. -Alla fine si sono scordati di chiederti scusa...- borbotta il demone avvicinandosi con lo sguardo rivolto di lato. -Così finirai nei guai con la scuola...- sussurro distogliendo lo sguardo dalla sua figura. -Poco importa.- mormora scrollando le spalle con indifferenza. Damien si ferma davanti a me, a distanza di mezzo metro, e tra noi cala il silenzio. Se proprio devo essere sincera, non so nemmeno cosa pensare. Mi ha ignorata fino ad ora fingendo che nemmeno esistessi ed ora viene in mio soccorso quando dei bulletti mi prendono di mira. Non era niente che non potessi gestire, non avevo davanti Sebastian, ma quattro ragazzini immaturi che si divertivano a provocarmi e ferirmi ma che probabilmente erano fin troppo codardi anche solo per alzare un dito su di me. Quindi per quale ragione si è intromesso? Se deve fingere che io non esiste, che lo faccia come si deve, sono stufa di vederlo entrare ed uscire dalla mia vita a suo piacimento. -So cosa stai provando.- dice d’un tratto lui interrompendo il silenzio:-So che stai soffrendo, il dolore non passerà mai, diminuirà con il tempo, ma non passerà. E so che vuoi vendicarti di Sebastian e che lo odi con tutta te stessa, solo... non farti consumare dal dolore e dall’odio. Devi rimetterti in piedi. Questa è una delle peggiori cadute della tua vita, ma devi rialzarti ed andare avanti. -Non lo sai.- sussurro io serrando i pugni e fissando le punte delle mie scarpe. -Invece sì, ho perso anche io mia madre, ho provato anche io questo dolore. -Tu però non eri a pochi metri da lei, io invece potevo salvarla. Avrei dovuto farlo. Invece non mi sono accorta di nulla, ho continuato a dormire mentre veniva uccisa! E non solo, è morta perché Sebastian mi ha preso di mira! Tutto, alla fine, porta a me!- esclamo io alzando gradualmente la voce, mantenendo però lo sguardo basso. -Ti accusi di non essere riuscita ad aiutarla quando in realtà non avresti comunque potuto fare nulla per lei, anche se ti fossi svegliata e fossi accorsa in suo soccorso credi davvero che tu e Gionata sareste riusciti a salvarla? D’accordo, siamo ottimisti! Dopo averla salvata, cosa credi che sarebbe accaduto? Si sarebbero presentate altre mille occasioni per ucciderla e voi non avreste potuto fare assolutamente nulla.- sbotta lui e, dopo aver fatto un respiro profondo ed essersi calmato, aggiunge:-Smettila di chiuderti in te stessa, smettila di crogiolarti nel dolore e nell’odio e soprattutto abbandona l’idea della vendetta, non riporterebbe indietro tua madre e metterebbe a rischio non solo la tua vita, ma anche quella di Roxy e dei suoi genitori e di chiunque ti circondi. Forse ora non ti importa poi molto della tua vita, ma spero che tu tenga abbastanza a quella di coloro a cui vuoi bene da riflettere attentamente sulla prossima mossa. Lo so, dannazione, lo so! Non ho bisogno che lui me lo dica, eppure proprio non riesco a dimenticarmi di quello che ha fatto Sebastian e men che meno a perdonarlo. Come potrei mai? Mi ha portato via mia madre, per sempre, ed io voglio che anche lui soffra, che provi quello che provo io, anche se è un mostro incapace di provare emozioni! Damien sospira e si volta, iniziando ad allontanarsi. Senza rendermene conto, agendo puramente seguendo l’istino, gli corro dietro e lo abbraccio appoggiando la fronte tra le sue scapole. Era da giorni che sentivo il bisogno di averlo di nuovo vicino, nonostante il suo comportamento freddo e distaccato, ed ora non sono riuscita a non cogliere l’occasione. -Perché mi stai evitando?- gli domando con voce incerta cercando di godermi al massimo questo contatto tra di noi. Mi è mancato molto più di quanto pensassi... Perché mi ha abbandonata da un giorno all’altro? -Io... Astrid, allontanati.- dice afferrando i miei polsi e cercando di liberarsi delicatamente dal mio abbraccio, ma io mi oppongo con tutte le mie forze. -Dammi almeno una motivazione, ti prego. Ti chiedo soltanto questo.- insisto io con voce tremante:-Prima mi tratti bene, ti preoccupi per me, ti avvicini a me! E poi? Sparisci ed inizi ad ignorarmi, poi d’un tratto vieni in mio soccorso quando quattro idioti fanno i bulletti con me, perché? Fingevi prima quando ti comportavi da amico o fingi ora che mi eviti? -Astrid, allontanati...- mi ripete lui bloccandosi di colpo e sento i suoi muscoli tendersi mentre il suo corpo viene scosso da dei fremiti. -Dimmi prima il perché e poi giuro che ti starò alla larga! Damien, usando ora la forza, si libera dal mio abbraccio e si volta di scatto verso di me, i suoi occhi sono rossi come il sangue, ma per la prima volta non mi intimoriscono. Rimango a guardarlo come incantata finché il mio sguardo non si sposta sulle sue labbra rosee da cui spuntano appena i suoi canini. Prima che io possa rendermene conto le sue labbra sono sulle mie mnetre le sue mani si appoggiano sulla mia vita e mi attirano verso di lui. Non so perché, ma non riesco e soprattutto non voglio opporre resistenza e mi faccio trasportare da questo bacio. Mille emozioni e mille pensieri iniziano a vorticare senza controllo dentro di me, non facendo altro che confondermi. Damien mi fa indietreggiare finché non tocco il muro dell'edificio con la schiena e solo ora le nostre labbra si separano leggermente, anche se continuano a sfiorarsi mentre i nostri respiri si mescolano. Se dicessi che questo è stato il mio primo bacio in quanti mi crederebbero? Presumo pochi, però è stato realmente il mio primo bacio se si esclude quello sulla guancia dato ad un bambino quando frequentavo la prima elementare. È stato così... travolgente ed appassionante. Per un istante mi ha fatto dimenticare tutto il dolore, la mia mente si è semplicemente svuotata e c’era solo lui, ma è stato solo un istante. Appena il demone si allontana ed i suoi occhi rossi si scontrano con i miei ritorno alla realtà. I nostri respiri sono irregolari ed ho il cuore che batte all’impazzata nel petto con così tanta forza che per un attimo temo che possa uscire dalla gabbia toracica. -Ecco perché.- mi risponde con un sussurro facendo tornare i suoi occhi normali. Questa è la prima volta che riesco a vedere i suoi occhi così da vicino ed è la prima volta che riesco a distinguere il loro vero colore. Marroni scuri, così scuri da poter essere confusi in lontananza con il nero. I nostri corpi sono ancora avvinghiati tra di loro e nessuno dei due sembra impaziente di allontanarsi, le sue mani sono saldamente appoggiate sui miei fianchi e le mie braccia sono strette intorno al suo collo. Nessuno dei due vuole lasciare andare l’altro. -Io... io non capisco.- mormoro confusa cercando in tutti i modi di dare un significato alle sue parole contorte. -Esatto, non capisci.- concorda lui facendomi sentire una stupida ed in questo momento mi viene l’irrefrenabile impulso di pestargli un piede, ma mi trattengo. Ho bisogno di spiegazioni. -Mi sono affezionato troppo a te, mi sento troppo attratto da te... E non va assolutamente bene!- continua lui distogliendo lo sguardo da me ed allentando la presa sui miei fianchi e subito capisco che sta per allontanarsi di nuovo. -E quale sarebbe il problema? Non mi pare di averti respinto!- continuo io con una voce più disperata di quanto vorrei. Lo vedo serrare la mascella ed i suoi occhi pieni di rabbia sono puntati di nuovo su di me:-Maledizione, non è che non capisci, è che non vuoi capire! Perché devi rendere tutto più complicato? Nell’impeto si allontana da me costringendomi ad allentare la presa intorno al suo collo e poi, con un pugno, colpisce con forza il muro accanto alla mia testa facendomi sobbalzare:-Io e te dovremmo stare lontani, non dovremmo nemmeno poterci sopportare. Invece io ho perso la testa per te! Le regole per noi demoni sono poche e semplici ed una di queste è tenerci alla larga dagli angeli, dannazione! Forse te ne sei dimenticata, ma nelle tue vene scorre sangue angelico. Quindi ho bisogno che tu mi stia lontana, ho bisogno di cancellare questi stupidi sentimenti per te. Lo faccio anche per te, perché più sono attratto da te e più vorrei nutrirmi di te, bere il tuo sangue e prendere tutto ciò che hai. Astrid, stammi lontana! Non faccio in tempo a dire una sola parola che in un attimo è già sparito, lasciandomi da sola. Mi faccio scivolare lungo la parete, lo sguardo fisso nel vuoto davanti a me, e mi accovaccio a terra tremante per il troppo freddo. Inizio a sfregare più volte le maniche della felpa sui miei occhi, non voglio piangere per lui. Ha calpestato i miei sentimenti senza il minimo riguardo, non ha nemmeno voluto ascoltarmi, ha semplicemente deciso di cancellare i suoi sentimenti nei miei confronti. Del resto cos’altro potevo aspettarmi da lui? E per cosa, per una stupidissima regola? Io non sono angelo e non mi sento una di loro! Perché Damien è così... complicato? E perché io mi sono dovuta innamorare proprio di lui?
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