29- Stephan

1171 Words
Tornammo nel Kelderdorp felici, chi per un motivo, chi per un altro. Io scoprii che Miléne, la mia infermiera era andata via, rimanendone sorpreso e deluso. "Eravate amanti, vero?" Mi chiese Jean. Annuii, anche se ero stato discreto mi aveva scoperto. "Adesso ti ha mandato un maschio. Ha marchiato il territorio." Proseguì divertito. Io scossi la testa senza dargli importanza. Miléne, come le altre precedenti erano solo storie casuali. La differenza era stato il tempo trascorso insieme e il tipo di legame. Essendo la mia infermiera, quella con Miléne era stata la storia più lunga ed evidente agli occhi di Jean. "Non sono un santo." Gli dissi infatti. "Ho avuto una storia quando ero Sandhurst, una a Milano quando scoprii di Barnabei, quando andavo in Giappone avevo un amante fissa, Mariko Yoshida, la dama della principessa Kumiko, anche in Francia avevo un'amante in ambasciata . Ma non ricordo il nome." Lo informai. "Tutto al fine di non toccare mai Amanda." "Almeno non fai il recluso." Ironizzò Jean. "Facevo! Credo che con Miléne abbia finito, mamma e papà mi sono col fiato sul collo e difficilmente esco da palazzo." Gli ricordai. Miléne era stato un gran bel diversivo. Quel periodo trascorse così! Scoprimmo dopo vari studi e facendo fare a Lorena degli accertamenti a Marina che effettivamente la mia ex aveva un problema cardiaco. Per darci la diagnosi Johanne ed Belena fecero arrivare anche Lorena dall'Italia. "I medici hanno escluso prima eventuali patologie cardiache. Tra cui anche la miocardia acuta e il panico. Per queste Marina ha fatto vari accertamenti in Svizzera sempre." Mi informò Johanne. "Per farglieli fare l'ho convinta che era un check up dopo i vari aborti." Mi informò Lorena. "Non volevo insospettirla o farla preoccupare." "Anche perché sta relativamente bene. È una ballerina eccellente e se va nel panico potrebbe fermarsi." Mi disse Johanne. "C'è il rischio?" Chiesi. Lui scosse la testa. "Marina ha la sindrome tako-tsubo è una cardiomiopatia da stress, quindi se non si stressa può essere tenuta a bada. Probabilmente era preoccupata per le gravidanze, proprio per questo bisognerebbe andare alla base del suo malore." "In pratica bisognerebbe capire cosa le ha scatenato a livello neurologico gli aborti. Conosciamo il motivo del terzo aborto, essere stata tradita e umiliata è un fattore importante." Disse Lorena, effettivamente in sincrono col suo orgoglio ci stava. "Anche il primo figlio, è arrivato per caso e lei era titubante ad affrontare il matrimonio e la gravidanza." "In pratica nel suo inconscio riteneva che Marcello non era la persona giusta. Per cui era stressata e le gravidanze non arrivavano a termine." Affermai giungendo io a una conclusione. Mia sorella annuì. "Anche nominarti la rende tutt'oggi molto nervosa." Sembrava saperne tanto, ma ero sicuro che lei non fosse stata presente agli esami di Marina. "Credo che dipenda dai rimpianti. Spesso la trovo a guardare le vostre fotografie insieme." Mi informò Lorena. "Devo andare da lei, rassicurarla e ri conquistarla!" Affermai deciso. "Stephan..." sussurrò mia sorella. "Prima accertiamoci che tu abbia scampato il fosso e dopo il matrimonio di Pierre, fatti gli ultimi accertamenti, riparliamone." Mi suggerì. "Concordo con tua sorella." Disse Lorena. "Sarebbe un colpo per Marina sapere che sei malato di tumore, oltre al rimpianto non puoi metterle addosso anche il rimorso di non averci riprovato." Affermò la giovane ricordandomi la sua patologia. "Mi dispiace Stephan, sarò anche egoista. Ma voglio che mia sorella sopravviva a te." La fissai, aveva gli stessi occhi color cioccolato di Marina, mi sembrava di trovarmi di fronte lei quando li incrociavo, perché per il resto non avevano nulla in comune. Però avevano ragione entrambe. Non ero nello stato fisico giusto per potermi presentare di nuovo da Marina. Dovevo lasciarla libera da me completamente. "Ho capito. Io e Marina non ci rivedremo più, abbiamo chiuso." Affermai rassegnato. Io a differenza sua potevo sopportare il rimorso di non essere andato a cercarla. Tra la mia ripresa fisica, l'annuncio del matrimonio di Pierre ed Amelie e il ritorno nella mia vita di una persona inaspettata, trascorse il tempo. Lady Sapphire Cooper di Shaftesbury, rientrò nella mia vita, la prima volta che la sentii nominare da Amelie ne fui sorpreso, poiché mi disse che era sposata. Fui colpito da quella scoperta tanto che parlai ad Amelie del mio breve flirt scolastico al Rosey con lei e che avevo chiesto al padre di poterla corteggiare ottenendo un netto rifiuto. La seconda volta che sentii il suo nome seppi che sarebbe venuta al matrimonio di Pierre e Amelie in quanto una delle damigelle della sposa. Provai un piacevole calore all'idea di rivedere Sapphire dopo tanto tempo. Ne era passata acqua sotto i ponti, ma restava comunque la persona che più fra tutte, dopo Marina, mi aveva trattato come una persona comune. Ne ebbi la prova anche al matrimonio di mio fratello. Sapphire arrivò come tutti in anticipo di una settimana portandosi dietro due splendidi bambini, di un anno e di qualche mese. Fui incantato da lei proprio come la prima volta, con le sue amiche Sapphire si lasciava andare, tornava la ragazzina spensierata che avevo conosciuto al Rosey, in altri momenti invece scorgevo nel suo sguardo una certa malinconia che per me era una novità. Presi coraggio, in fondo eravamo stati un leggero flirt scolastico, perché dovevo precludermi di ritrovare una vecchia amica? "Sapphire Lucrezia Ashely Cooper, viscontessa di Shaftesbury e figlia del grande campione di golf Edward Crowell." Le dissi avvicinandomi e inchinandomi con riverenza appena le fui di fronte. "Eri e sei ancora bellissima, nonostante siano passati otto anni dall'ultima volta che ti ho vista." Dissi ricordando l'incontro casuale al torneo di golf. Lei mi sorrise raggiungendomi, con la stessa mia formalità. "È un onore rivederla granduca Stephan. Ebbene, sono passati già otto anni. Spero che lei stia bene." "Adesso si! Pensavo che non avrei avuto più modo di rivederti." Affermai con un sorriso. "Sono onorata di averla resa felice." Mi rispose non immaginando che io ero realmente stato male. Effettivamente lei non lo sapeva. Avevo quindi la possibilità di essere me stesso e di non sentimi oppresso perché ballavo un po' di più? "Tuo marito non è con te? Ho notato i due bellissimi bambini che hai dietro." Le chiesi. "No, diciamo che al momento siamo in via di separazione definitiva. Per cui lui non c'è e non ci sarà mai in tutte le mie uscite ufficiali." Mi annunciò. Stranamente a quella rivelazione mi sentii sollevato. "Un po' come la mia fidanzata." Affermai pensando che non era normale lasciare una donna da sola con due lattanti. "Si è defilata, è stata una decisione della mia famiglia l'hanno testualmente cacciata di casa." Le raccontai deluso ancora dalla reazione di Amanda alla mia malattia. "Si è comportata male?" Mi chiese. "Quando Amanda ha visto che le cose non andavano come voleva lei, mi ha lasciato. È stato uno dei momenti peggiori della mia vita." Le dissi tenendole la mano, non volevo più pensare alla malattia, era acqua passata. "Ti va di ballare con me?" Le chiesi cambiando argomento. M
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