Chapter 3

1457 Words
Italia – Castellammare di Stabia (Na). Campus della Fondazione R A S, Giovedì 17 maggio 2012. “La prima lezione agli studenti”L’Aula Magna era gremita. Centonovantotto giovani matricole, centoventisette ragazze e settantuno ragazzi, stavano aspettando che lo scrittore invitato dall’Ateneo, prendesse la parola. «Buon giorno ragazzi…» disse Learco, sfoderando uno dei suoi sorrisi più accattivanti. «Buon giorno professore.» risposero, in coro, gli studenti. «Non sono professore e neppure dottore…» volle precisare lo scrittore che poi aggiunse: «… sono di ventiquattr’ore e rivolgetevi a me per nome: mi chiamo Learco.» Una risata generale seguita da un battimani indicava l’apprezzamento per la battuta delle “ventiquattro ore” contrapposta all’appellativo “dot-to-re”. Il formalismo e le rispettive bolle comportamentali s’era rotto e Learco, un poco rinfrancato, poteva iniziare, più che una lezione, una specie di chiacchierata con i giovani. «Come voi sapete, sono stato invitato in questo Corso di Letteratura Moderna, per portarvi una testimonianza: quella mia, di scrittore di romanzi. Come vi ho già detto, non sono un insegnante, ma mi limito ad osservare il mondo che mi circonda e, poi, scribacchio le mie impressioni, con semplicità. Probabilmente non sono neppure un buon scrittore e le mie nozioni di letteratura risalgono ai tempi del Liceo Classico. Ponendomi dei limiti d’identità, vi propongo di abbandonare gli schemi di una normale lezione, facendo una chiacchierata tra amici o, se lo preferite, tra zio e nipoti…» un altro applauso accolse la proposta appena formulata. Learco sentiva di poter proseguire su quella strada. Lo scrittore, rinfrancato, aggiunse: «…so che vi hanno chiesto di leggere i miei romanzi. Qualcuno ha domande da fare?» Diverse alzate di mano prenotarono altrettante domande. Learco non poté fare a meno di notare che quelle mani appartenevano a delle ragazze. I ragazzi parevano intimiditi dalla supremazia numerica delle colleghe. Lo scrittore fece cenno, alla prima studentessa, di prendere la parola. «Mi chiamo Caterina…» si presentò una bella ragazza dal faccino pulito, che poi chiese: «…voi avete scritto diversi romanzi, ma anche un libro di poesie. Perché non ci parlate di quelle?» La domanda arrivò come un fendente al basso ventre. Dopo qualche secondo di concentrazione Learco rispose: «innanzi tutto debbo correggerti, mia cara Caterina, perché le mie non sono poesie, ma dei pensieri che denunciano lo stato d’animo del momento in cui li ho scritti in versi liberi: senza metrica o rime forzate» volle chiarire Learco che si indispettiva ogni qual volta i suoi semplici versi venivano definiti poesia. «Mi scusi professore, ma non sono d’accodo con voi…» replicò la giovane che poi aggiunse: «…il fatto che non abbiano una metrica in pentametri od endecasillabi non esclude la realtà che i vostri versi trasmettono delle sensazioni. Personalmente preferisco poesie come quelle da voi scritte, a quelle che rispettano i canoni della classicità. Leggendole mi sento vibrare dentro: l’altro tipo di poesia non mi fa lo stesso effetto.» «Ti ringrazio, Caterina, per le belle parole, ma chiamami Learco: semplicemente Learco e se lo preferisci, dammi pure del “tu” anziché del “voi” come usate fare qui in Campania. Voglio ringraziarti anche per il fatto d’aver ripetuto il concetto da me espresso nel titolo e nel sottotitolo della raccolta: “Pensieri liberi a rotta di collo… come dipingere sensazioni sul cuore, lievi come ali di farfalle”. Composti a rotta di collo in quanto buttati giù, a caldo e nella fretta, per fissarli sulla carta prima che sfuggissero di mente, rappresentano un messaggio, che viene trasmesso al lettore, fatto di sensazioni emotive» ribadì lo scrittore e subito dopo fece cenno al un’altra studentessa che chiedeva la parola. «Mi chiamo Anna…» fece ugual autopresentazione come la collega e poi domandò: «Mi dite che tipo di messaggio avete inteso trasmettere?» «È un dato di fatto che i rapporti interpersonali tra le donne e gli uomini d’oggi, stanno soffrendo di una grave crisi relazionale. La poesia dovrebbe far rivivere l’arte del corteggiamento che è fatta anche del linguaggio delle occhiate e della complicità e dei sottintesi che, attraverso i versi il lettore potrà riscoprire ripercorrendo la via dell’antico romanticismo. Sarebbe opportuno un momento di riflessione sulla frenesia del vivere di ogni giorno, sulla corsa alla carriera e sull’accaparramento di beni materiali a scapito di valori ben più elevati. Le barriere che l’uomo continua a costruire per difendersi dai propri simili, fanno di lui un solitario e questa realtà denuncia una profonda fragilità interiore.» Dopo aver detto ciò Learco volse lo sguardo verso ad un’altra studentessa, che insistentemente, faceva cenno di voler inserirsi nel dibattito . «Mi chiamo Chiara. Se quanto voi avete dichiarato fosse vero, questa realtà odierna si ripercuoterebbe, come una pesante eredità morale sulla nostra e sulle generazioni future. Mi sapete dire quale sarebbe la soluzione a quanto da voi paventato?» chiese la nuova intervenuta. «Non ho paventato nulla, mi sono limitato a registrare un dato di fatto. Sulla difficoltà a relazionarsi con il proprio prossimo ho scritto il mio primo romanzo “Incontri virtuali”. Riscoprire la poesia, riportandola nei valori del quotidiano potrebbe essere la chiave per riaprire una porta che, indubbiamente, si sta chiudendo» replicò Learco, cercando di spiegare quali fossero state le leve che l’avevano mosso a scrivere sia il romanzo sia i versi. «Mi chiamo Armando. A proposito del vostro primo romanzo, mi spiegate per qual motivo avete incentrato il vostro lavoro di scrittore sul mondo dei rapporti attraverso Internet?» chiese un ragazzo che, finalmente, si era fatto coraggio e stava riportando il tema sui romanzi. «Il motivo, o meglio i motivi, li ho spiegati nel prologo del romanzo stesso. Non ha voluto essere, questo racconto, una condanna del sistema, né del servizio offerto da talune società specializzate in incontri tra persone sole, in cerca di amicizia e talvolta speranzose di instaurare un rapporto basato, anche, sull’amore. Ho voluto far notare come sia più facile raccontare i fatti propri davanti al monitor di un computer, protetti dall’anonimato, piuttosto che guardando negli occhi il proprio interlocutore. La diffidenza, e talvolta la voglia di apparire differenti da come si è, fan si che il più delle volte non si giunga ad un incontro “faccia a faccia”. Nella trama del romanzo vi sono personaggi la cui mendacia viene punita ed altri che vengono premiati per la loro onestà. Questo fatto dovrebbe far riflettere sulla vita d’oggi ed alle barriere che si tende a frapporre con i propri simili presso i quali si cerca amicizia, comprensione e solidarietà. La causa delle delusioni non nasce dallo strumento bensì dall’uso che se fa e dalla maniera con la quale ci si propone. Va, del resto, considerato che gli attuali strumenti di comunicazione costituiti da “siti” che, attraverso Internet, permettono comunicazioni immediate e plurime si sono semplicemente affiancati alle agenzie matrimoniali ed agli annunci che ancora appaiono sulle ultime pagine dei quotidiani cittadini, dove vigono identiche regole. Ciò che si ci auspica è che ogni utente sia conscio delle proprie responsabilità morali.» «Mi chiamo Arnaldo. Che cosa intendete dire, riferendovi alle responsabilità morali?» A fare la domanda era di nuovo un maschietto. «È ovvio, Arnaldo! Trattandosi, il più delle volte, di “un gioco tra adulti” è bene che ognuno si ponga, volontariamente, dei “paletti” di etica comportamentale.» «Mi chiamo Carlo. Ci volete spiegare in cosa consistono i paletti di etica, da voi citati?» chiese un altro ragazzo che si era fatto avanti. Learco cominciò a capire che le femminucce erano più propense per la poesia romantica, mentre i maschietti avevano concentrato la loro attenzione sulla prosa dei romanzi. Si accinse, quindi a rispondere. «Uno di quesiti è costituito dalla volontà di non “barare” in una partita che, coinvolge la sfera sentimentale degli individui. Dall’altro capo della connessione vi sono persone con dei sentimenti, con alle spalle storie vere, talvolta rappresentate da drammi personali. Non è bene, quindi, calpestarne la sensibilità. Un’altro, non meno importante, riguarda la lealtà con la quale si fa la dichiarazione d’intenti che viene espressa nella propria autopresentazione nonché tutte le notizie personali, che -seppur protette, giustamente, dalla privacy- non debbono contenere menzogne di alcun genere.» Il tempo, come sempre tiranno, era trascorso velocemente e l’orario di fine lezione - se così si poteva chiamare quella chiacchierata, costellata di botte e risposte - era terminato. Learco diede un sospiro di sollievo: quei giovani l’avevano tenuto in tiro, per tutta la durata, con le loro domande. A quella tornata di lavoro in aula, ne sarebbero seguite altre. A Learco venne un dubbio: «chissà se mi hanno promosso sul campo?» Lo scrittore sapeva che prima o poi ne avrebbe avuto la conferma. Nel frattempo, nei prossimi giorni, si sarebbe dedicato al nuovo romanzo, la cui trama già stava formandosi nella propria mente.
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