Capitolo 2 - Vacanza finitaIl lento ma inesorabile incedere del tempo segnava ormai le ultime ore di vacanza tra i colori e i profumi delle isole Tremiti. Sette giorni per staccare dal lavoro dopo un periodo abbastanza impegnativo non erano stati molti, ma Rosario Santacroce se li era comunque goduti, come sempre amava fare. Abituato a vivere ogni momento che la vita gli regalava quasi come fosse l’ultimo e a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, non nutriva alcun rammarico per la fine della vacanza e anzi era soddisfatto di quanto era riuscito a ritagliarsi. Inoltre era stato pure fortunato nella scelta della compagnia che aveva manifestato gusti identici ai suoi dando un ulteriore senso di appagamento a quella breve fuga dal quotidiano.
Steso al sole, con un buon libro a fianco, aveva trascorso le sue giornate adagiato sugli scogli come una lucertola sgranocchiando di tanto in tanto frutta e tarallini locali. Le calorie sempre in agguato, favorite da una vita più tranquilla rispetto al solito, erano una potenziale minaccia che cercava di sventare con una regolare attività fisica in antitesi alle tante ore che riusciva a trascorrere steso su uno scoglio senza manifestare alcun segno di indolenzimento. L’ora di tornare al lavoro che tanto amava sembrava avvicinarsi con la stessa velocità di una gazzella inseguita da un leone, ma non gli pesava più di tanto contento com’era di avere conosciuto un posto nuovo e incuriosito dall’idea di tornare in redazione così abbronzato da scatenare come al solito l’invidia di molti colleghi e conoscenti. La sua pelle, molto liscia e già scura, raggiungeva un colore quasi nero e setoso come se il lavorio del sole lo accarezzasse ammirato più che bruciarlo. Di tanto in tanto anche lui era costretto a gettarsi nell’acqua cristallina del brillante mare della sua Puglia, un modo più che piacevole per sopravvivere alla canicola di quel luglio infuocato.
Quel fresco sulla pelle riportava alla mente di Saru l’infanzia vissuta nell’amato Salento e caratterizzata da una certa insofferenza per il caldo e da incomprensione verso i tanti turisti che trascorrevano le loro giornate a poltrire in spiaggia. I suoi ricordi legati al mare erano, infatti, i tanti tuffi dalla scogliera, la pelle raggrinzita per gli interminabili bagni, le urla di giubilo dei ragazzini come lui sempre in acqua. A pensarci gli veniva da sorridere: con gli occhi di un tempo avrebbe considerato se stesso un matto, vista la sua capacità di stare per così tanto tempo senza fare nulla e alla mercé di un sole cocente.
Quel giorno Saru e la sua ragazza avevano in programma di fare un giro notturno sulla bianca isola di San Nicola che avrebbero raggiunto con il traghetto serale dal molo di San Domino. L’idea era di visitare la roccaforte e poi fermarsi a mangiare all’Artista, il ristorante gestito dalla signora Michelina, consigliato loro da Mauro, il proprietario della barca a bordo della quale avevano trascorso la giornata precedente a esplorare l’isola, a fare bagni e a gustare l’ottimo pesce pescato dall’uomo la notte precedente.
All’inizio, leggendo la locandina, era sembrato uno di quei giri organizzati senza infamia e senza lode che solitamente sono offerti ai turisti per ammirare la costa di ogni isola. Sul foglio A4 veniva pubblicizzata una giornata indimenticabile e il titolare del bar, che si affacciava sulla piazzetta intitolata al presidente che esultava ai Mondiali di Spagna, Sandro Pertini, si sporse dal bancone quasi a rassicurarli della bontà di quanto veniva pubblicizzato. Si erano imbarcati tra mille dubbi a causa di alcune precedenti e analoghe esperienze che li avevano delusi, ma stavolta avevano dovuto ricredersi: avevano pagato cinquanta euro a testa, ma per la qualità del trattamento ricevuto erano stati ben spesi.
Per concludere nel migliore dei modi la vacanza, trascorsa in maniera abbastanza spartana, avevano deciso di concedersi una cenetta romantica. Ma per riuscire a rispettare il programma erano stati costretti a tornare presto dalla spiaggia, non senza rimpianti considerato che quello sarebbe stato l’ultimo giorno di mare. Una doccia veloce e poi via verso il porto per giungere a destinazione prima del calare del sole.
Raggiunsero il luogo dell’imbarco a piedi percorrendo una stradina tutta curve lunga non più di un chilometro con l’ultimo tratto che degradava verso il mare riempiendo gli occhi e gonfiando il cuore con lo spettacolo offerto dalla natura.
«Che meraviglia» esclamò la Elisa. Per alcuni minuti restarono a guardare l’isola di San Nicola illuminata dal sole: una lingua di terra bianca circondata dal mare azzurro cristallino e abbellita da tanto verde; una sorta di bouquet creato da un bravo fioraio incaricato di abbellire una sala destinata a un fantomatico e indimenticabile gran galà.
«Se non avessi avuto te, avrei dovuto venire qui più spesso per vedere qualcosa di così bello» le sussurrò all’orecchio Saru con la consapevolezza di chi è capace di giocare molto bene con le parole per ottenere ciò che desidera. E in effetti si guadagnò il bacio che avrebbe voluto ma che in quel momento non aveva voglia di chiedere esplicitamente, in omaggio al gioco della seduzione che li aveva visti entrambi molto bravi e tanto complici. Quello scambio di emozioni aveva acceso i due amanti a tal punto da far quasi dimenticare loro il traghetto, la gita e la cena che avevano programmato. Solo il rumore assordante di un camioncino e la scia di fumo nero e irrespirabile che si era lasciato alle spalle li aveva riportati alla realtà convincendoli che quello non era il luogo adatto per continuare con le effusioni.
«Credo che sia il caso di proseguire con il nostro programma perché se continuiamo così all’altra isola non ci arriviamo di sicuro» disse Saru grazie a quel poco sangue che ancora gli irrorava il cervello in controcorrente rispetto al flusso principale che confluiva visibilmente più in basso.
Giunti al porto salirono su una piccola barca che in appena due minuti li condusse a destinazione insieme a un nugolo di turisti che aveva avuto la loro stessa idea. Avevano prenotato un tavolo sul terrazzino del ristorante per poter ammirare il mare. Quella sera non c’era molta gente e il rumore delle onde che lievemente si adagiavano sulla battigia giungeva fino a loro senza interferenze.
«L’arcipelago è molto carino, si sta bene, merita di essere visitato. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è la gente a mio avviso un po’ troppo chiusa, poco gioviale, poco propensa al dialogo; ha poco del salentino. Il Salento in effetti è proprio un’altra cosa grazie alla sua gente tanto calorosa e accogliente, sempre pronta a dare una mano e a farti sentire a casa tua» disse Saru alla ragazza mentre sorseggiavano un aperitivo.
«Direi che è un motivo in più per portarmi nella tua tanto amata terra. Me ne parli così spesso e così bene che stai stuzzicando la mia curiosità. A dire il vero ne ho sentito parlare bene anche da altre persone ma non essendoci mai andata mi piacerebbe verificarlo; e l’avere incontrato te è una ragione in più per andarci» rispose lei.
«Credo che a fine agosto vi farò un salto. Non ci vado da tanto tempo e ho voglia di vedere i miei genitori che reclamano giustamente la mia presenza. Credo che sarebbero contenti di conoscerti».
«Mi stai forse ufficialmente invitando a conoscere i tuoi? Non hai paura di compromettere la tua aura di single impenitente? Occhio che cominci a piacermi e se continui a portarmi in vacanza in posti incantevoli come questo potrei anche innamorarmi» gli disse tra il serio e il faceto, di fatto nascondendo il suo vero pensiero.
«Mi vedi forse spaventato?» le rispose prontamente lui senza però fornirle alcun punto di riferimento e lasciando spalancate le porte a qualsiasi soluzione. La ragazza gli piaceva molto e l’idea di costruire un rapporto durevole non lo spaventava affatto. Da tempo non provava un sentimento forte, di quelli capaci di far sussultare il cuore e di far sentire le farfalle nello stomaco quando il pensiero corre verso la persona che in quel momento occupa il primo posto in quasi tutte le cose che fai.
«Non ho ancora capito quando scherzi e quando fai sul serio. Sei così anche quando lavori?» gli chiese lei che aveva confidato in quella vacanza per conoscere meglio questa persona che era entrata come un tornado nella sua vita già di per sé abbastanza movimentata, con le sue stravaganze, la sua voglia di allegria, il suo modo di affrontare i problemi o le situazioni anche molto difficili. Quest’uomo che a volte era forse un po’ troppo anticonformista e fuori dagli schemi, capace di spiazzare risultando spesso vincente. Tante volte si era soffermata a pensare come facesse a sopravvivere in un mondo di squali con la sua schiettezza, con la sua sincerità a volte fanciullesca e disarmante.
«Solitamente cerco di sdrammatizzare le situazioni perché non amo i musoni e le persone che danno l’impressione di portare sulle loro spalle tutto il peso di questo mondo. La vita, che pure a mio avviso merita sempre di essere vissuta, già ci riserva delle situazioni non piacevoli, se poi ci aggiungiamo del nostro per complicarla diventa tutto più difficile. È per questo che cerco sempre di sorriderle e di sorridere alla gente che incontro. Un sorriso a mio parere rende tutto più semplice e non costa praticamente nulla».
«Sarai pur serio qualche volta? Che so… Quando vai su un omicidio che fai, ridi?».
«Oddio. Diciamo che in quei casi non c’è molto da ridere, ma allo stesso tempo se fai il serio non è che risolvi la situazione. Non starnazzi e non fai sceneggiate per rispetto di quanto accaduto, ma se puoi scambiare quattro chiacchiere con i colleghi o con le forze dell’ordine e magari ridere un po’ aiuti certamente a far evolvere le circostanze e la giornata in maniera più favorevole. Ti immagini stare delle ore col muso neanche fosse il tuo funerale? Non ce la farei, sarebbe troppo difficile venirne fuori».
«Con i tuoi colleghi come va? Che rapporti ci sono tra di voi? Vi fate la guerra?».
«Ci vediamo ogni tanto fuori dal lavoro, ma dipende molto dal rapporto personale che si instaura, nel senso che svolgere lo stesso lavoro, almeno nel mio caso, non fa da collante perché lo stress quotidiano spesso mina i rapporti e li rende più difficili. Poi non ho colleghi delle mie parti al contrario dei tanti carabinieri e poliziotti con i quali spesso mi piace organizzare qualche cena o qualche uscita per andare a bere qualcosa. Si scambiano chiacchiere, mi aiutano a capire meglio le situazioni e comunque, tra un boccone e l’altro, tutto diventa meno difficile, soprattutto per loro che subiscono tante pressioni per non parlare con la stampa. Di sicuro ci divertiamo un mondo perché l’imperativo è ridere e stare bene altrimenti che si esce a fare?».
Saru percepiva la curiosità di Elisa nei suoi confronti; aveva già tentato più volte di entrare in quel suo mondo privato, di imparare le sue battute e i modi di pensare tipici della sua terra, ma lui quella sera non aveva tanta voglia di parlare di sé. Pertanto cercò di cambiare discorso portando la sua attenzione su un piccolo peschereccio che proprio in quel momento passava da lì per arrivare in mare aperto: un’altra notte di lavoro per gli uomini a bordo e che chissà da quanto tempo svolgevano quel mestiere che li costringeva a fare di notte quello che altri fanno nelle ore diurne.
«Andrei volentieri a pescare anch’io, ma non di notte come loro e certamente non con la costrizione di dover tornare per forza con qualcosa che li ripaghi del lavoro fatto» disse Saru.
«Lo hai mai fatto?».
«Fino a qualche anno fa con gli amici lo facevamo ogni domenica mattina ed eravamo anche bravi. Ci divertivamo e portavamo a casa tanto buon pesce fresco e saporito. L’unica soddisfazione dopo la violenza della levataccia» spiegò lui pensando a tutte le volte che era andato a pescare. Per un momento tornò al suo Salento e a quelle mattine in cui gettavano la barca in acqua e si inoltravano in mare aperto. Qualche volta andava molto bene e tornavano a casa con tanto pescato, mentre altre la corrente era così forte che i pesci non riuscivano ad abboccare rendendo noiosa l’uscita e facendo rimpiangere il non essere rimasti a letto. La mano liscia e ben curata di lei che lo sfiorava e il suo sorriso lo riportarono alla realtà.
«Meglio se ordiniamo, altrimenti si fa tardi e rischiamo di non riuscire neppure a cenare» gli disse concentrandosi sul menù.
Sorridendo fra sé, Saru immaginò i commenti degli amici se lo avessero visto in quel momento. Avrebbero sicuramente posto Elisa in fondo a un lungo elenco di nomi e le avrebbero concesso solo pochi giorni di relazione abituati com’erano a tutte le sue “fidanzate”. Saru aveva frequentato parecchie donne e ognuna all’inizio sembrava perfetta per un lungo futuro insieme, capace di regalargli un coinvolgimento mentale e fisico che lui riteneva indispensabile. Il suo grande amico Ercole, un bravo avvocato calabrese conosciuto per lavoro e a cui si sentiva molto legato, non mancava di ripetergli che doveva smetterla di frequentare donne sposate. Che non era il caso di avere storie con chi aveva già una famiglia o era molto più grande di lui proprio come la donna che gli stava davanti.
Saru pensò a quella volta in cui era stato costretto a nascondersi nell’armadio della camera da letto e solo per un pelo non si era fatto beccare da un marito tornato a casa prima del previsto. La paura che si era preso quel pomeriggio ora lo faceva ridere al contrario di quel giorno. Aveva giurato a se stesso che mai più si sarebbe trovato a casa di una donna sposata con il rischio di dover dare spiegazioni a un uomo a dir poco arrabbiato. La passione per l’altra metà del cielo era troppo importante per lui, un’indole che lo accomunava al celebre Casanova da lui tanto adorato e al quale non aveva mai neppure pensato di somigliare fisicamente.
L’attesa apparve più lunga di quello che in realtà fu, forse per la voglia di tornare in albergo e passare un’altra notte di passione. Come gli capitava di frequente, aveva conosciuto Elisa per lavoro e le circostanze avevano favorito il loro rapporto visto che in quel momento entrambi erano alla ricerca di una relazione che desse più mordente alla loro vita. Mora, non alta ma slanciata, un fisico da modella, un viso bellissimo reso forse ancora più luminoso da un qualcosa a metà strada tra l’intrigante e il luciferino che uno sguardo attento non poteva non percepire nei suoi occhi. Una ‘femme fatale’ l’aveva definita un amico comune al quale piaceva molto. Ma l’uomo temeva di farsi del male e per tale ragione aveva manifestato la sua intenzione di starle lontano. Una considerazione che Saru aveva fatto sua e che non l’aveva certamente spaventato, ma anzi invogliato a corteggiarla. In fondo, il cronista aveva un’elevata propensione al rischio, a suo modo di vedere necessario per dare più sapore all’esistenza.
Elisa faceva politica da molti anni, sedeva tra i banchi dell’opposizione nel consiglio provinciale e aveva incontrato Saru mentre seguiva un blitz della Guardia di Finanza a Palazzo Malvezzi, sede della Provincia di Bologna, per presunte note spese gonfiate e conseguente spreco di denaro pubblico da parte di alcuni consiglieri. La loro conoscenza era stata abbastanza profonda ed esplosiva e quella vacanza era servita pure per rendersi maggiormente conto di quanto fossero simili, soprattutto sotto le lenzuola. Chissà che non fosse davvero la donna giusta per lui, giunto alla boa degli “anta”, ancora single e, a suo modo di vedere, forse un po’ troppo in là con l’età e con abitudini e gusti lontani da chi può pensare a una famiglia classica.
L’ipotesi di avere Elisa accanto per sempre non gli dispiaceva anche se era terrorizzato dall’idea di vedersi in casa la stessa persona per più di un giorno, a occupare gli spazi faticosamente conquistati e gelosamente custoditi. Per lui la casa era una sorta di tempio inviolato e inviolabile in cui poter dismettere la corazza in titanio che lo proteggeva tutto il giorno e che, come tutti, si era costruito e rinforzato per affrontare le situazioni che la vita gli poneva quotidianamente davanti, senza tregua. Svestire quella corazza all’entrata del suo tempio era una sorta di rito esoterico e iniziatico che gli permetteva di ritrovare se stesso senza nessuna costrizione, nessuna mediazione, nessun infingimento. Entrare in quello spazio sacro era possibile, certo, ma non era ammessa la permanenza se non per una notte che poteva essere ripetuta in caso di forte feeling, ma non certo nelle ventiquattro ore successive perché Saru non poteva tenere la corazza addosso per tutto quel tempo dopo aver varcato la soglia di casa sua.