Chapter 2

702 Words
Via Lattea Parallela, Lunedì 17 maggio 2010. “Sede dell’Animo Universale” Era passato un anno dalla ricerca motivazionale fatta sul pianeta Terra e Pietro ricordava con tenerezza la dolce Elisangela, un angelo che aveva perduto le ali perché sacrificate in quel balzano esperimento che il Presidente aveva voluto fare. Anche Natascia e Gano, i suoi ragazzi, gli erano rimasti nel cuore e di essi aveva seguito il viaggio ed il lavoro nella missione di San Salvador nello Stato di Bahia del Brasile. Ogni tanto dava un’occhiata anche agli altri e, più o meno, ognuno aveva trovata la propria strada. I suoi pensieri furono interrotti, telepaticamente, dal Presidente. «Anch’io ci sto pensando, Pietro! Vieni da me ché ho da parlarti di questo.» «Sì Capo, arrivo subito da te!» Sul pianeta Terra gli uomini avevano, da tempo, inventato la comunicazione telematica mentre in cielo veniva utilizzato un sistema sperimentato, da sempre: quello della comunicazione telepatica. Era un residuo di capacità antichissime, nate prima dell’espressione del linguaggio verbale, quando ci si parlava col pensiero e la scrittura non esisteva ancora. Pietro trovò la porta dell’ufficio di presidenza già aperta ed entrando gli fu fatto cenno di sedere in una delle poltrone che fronteggiavano la grande scrivania. «Accomodati Pietro, so cosa vai pensando ed anch’io mi sto chiedendo cosa sia accaduto sul pianeta Terra agli amici d’Elisangela.» «Amici d’Elisangela! Non sono, anche, amici tuoi… Capo?» chiese Pietro toccandosi la candida barba. «Che io sia loro amico è fuor di dubbio, ma che loro lo siano nei miei confronti, questo è da vedersi.» «Pensi che non esista il senso dell’amicizia tra i mortali della Terra?» Chiese Pietro, perplesso. «Il concetto d’amicizia dovrebbe essere assoluto ma gli umani sono riusciti, anche in questo, a dare un significato molto soggettivo: per essi è amico chi per loro si sacrifica, salvo in seguito odiarlo per il semplice fatto di aver dovuto ricorrere a lui.» Spiegò il Presidente con un tono d’amarezza nella voce, pensando che la riconoscenza è un fiore raro che non cresce più tanto sul quel pianeta. «Forse questa è la causa del fatto che le persone hanno pochi amici sui quali contare?» azzardò il Mastro di Chiavi. «Questa ed altro, mio buon Pietro…» disse il Creatore, che poi proseguì: «…tutti pensano che, avendo fatto del bene, sono contornati da tanti amici. Purtroppo quando le parti s’invertono essi scoprono di aver beneficato tanti opportunisti che al momento del bisogno voltano la schiena.» «Come, come?» chiese, stupito, Pietro che non aveva afferrato bene il concetto. «Mi spiego meglio. L’amicizia crea un rapporto di reciprocità: ci possono essere, quindi, debitori e creditori a fasi alterne. Debitore è colui che è conscio di dover restituire… ma non è detto che lo faccia. Creditore è colui che crede di ricevere indietro ciò che ha dato… ma non è detto che ciò avvenga. Inoltre quando una delle parti restituisce, è convinta di dare più di quanto abbia ricevuto ma dall’altro canto chi riceve pensa di ricevere meno di quanto gli spetti.» «Se è tutto un dare per avere… dov’è la vera amicizia?» chiese, ancora, Pietro. «La vera amicizia sta nella generosità d’animo! Quella che fa donare senza nulla chiedere. Quella che fa sopportare l’ingratitudine delle persone che si sono aiutate.» «Adesso, ho capito… Capo!» rispose Pietro, pago della lezione appena ricevuta. «Non era d’amicizia che volevo parlarti, ma mi chiedevo se non fosse il caso d’andare a verificare cos’è successo, un anno dopo l’ultima tua trasferta, sul quel pianeta.» «Questa volta non ho commesso alcun peccato!» disse Pietro allarmato, mettendo le mani avanti. «Non ho detto questo, né l’ho pensato» rispose il Signore dell’Universo, guardandolo con occhio benevolmente paterno. «Se non mi vuoi punire, cosa vuoi che faccia?» chiese Pietro, pur sapendo dove andava a parare quella manfrina. «Nulla, Pietro… proprio nulla! Ma se tu mi chiedessi il permesso di tornare a rivedere i “tuoi ragazzi” non avrei nulla in contrario» disse il Presidente con l’aria, da gatto sornione, che metteva su quando voleva ottenere qualcosa senza chiederlo, ma poi aggiunse: «…non c’è fretta. Pietro, prendi il tempo che t’occorre per rifletterci sopra. È passato un anno: giorno più o giorno meno, non fa differenza» concluse il Signore dell’Universo, congedandolo.
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