Brasile – Attuale Stato di Bahia Città di São Salvador, Mercoledì 18 maggio 1549. “Lo schiavo Kianda”
Era ancora un ragazzo di sedici anni quando, nel 1534, Kianda con altri schiavi africani era sbarcato con i polsi e le caviglie costretti dalle catene. Quella era la costa del Brasile sulla quale i primi marinai portoghesi, capeggiati dall’Ammiraglio Dom Pedro Alvarez Cabral, erano approdati il 22 aprile del 1500, prendendone possesso in nome di Sua Maestà Manuele I, della Casata Aviz-Beja, Re di Portogallo. La nave negriera aveva preso a bordo il suo carico di merce umana sulle coste dell’Angola per sbarcarlo nella più grande colonia che il regno lusitano possedesse: la coltivazione della canna da zucchero aveva bisogno di braccia giovani e robuste. Kianda, prima di lavorare nei campi del padrone, Dom Manuel Pinheiro de Oporto, era stato affidato, come da contratto, a Dom Tomé de Souza e da questi destinato all’edificazione di quella città fortificata che sarebbe divenuta la capitale di quello che si chiamò definitivamente “Brasile”. La nuova capitale, dopo quella provvisoria di Porto Seguro, che lo fu dal 1500 al 1549, stava crescendo rapidamente. Le opere erano iniziate il 29 Marzo del 1540 e la nuova città, che si chiamava “São Salvador da Bahia de Todos os Santos”, stava divenendo il fulcro della vita della colonia. La regione, ancor prima che sorgesse il nuovo insediamento, era già stata occupata da alcuni europei: una nave francese vi aveva fatto naufragio nel 1510 e ventiquattro anni dopo fu costituito il primo nucleo abitato. In questo borgo, sei anni più tardi, sorse una città. Kianda s’era fatto uomo col crescere delle mura ed aveva ventidue anni quando i lavori furono terminati. Ora era uno schiavo robusto di 31 anni che sognava la libertà: il seme della ribellione era cresciuto di pari passo con le frustate che avevano lasciato dei solchi, più chiari, sulla sua nera pelle.
Salvador – come brevemente, ancora, viene chiamata dai soteropolitani, suoi abitanti – divenne la capitale e la sede dell’amministrazione coloniale in Brasile nel 1549, per esserlo fino al 1763.
Nel suo porto sbarcavano le merci provenienti dall’Europa, ma partivano zucchero e legnami pregiati, tra i quali il Pau Brasil che dal color rosso come la brasa - la brace- aveva dato il nome a quello sconfinato paese ed ai suoi indigeni.
Brasil fu chiamato, infatti, l’uno e Brasî gli altri suddivisi in tribù di tre ceppi differenti di indios: Tupinambâ, Tupiniquin ed Aimoré.
Nel corso degli anni che seguirono molti furono i tentativi d’invasione da parte di potenze straniere avverse ai domini coloniali portoghesi. In Brasile ad essere coinvolti furono particolarmente gli indios Tupinambá, alleati dei Francesi e gli indios Tupiniquin, alleati dei Portoghesi. Anche gli Olandesi fecero la loro parte con la “Compagnia Olandese delle Indie Occidentali”.
La causa di questa mattanza tra gente della stessa razza proveniva da due principali prodotti: lo zucchero di canna ed il prezioso pau brasil.
Si riproporrà lo stesso schema anche nelle guerre franco-inglesi per il possesso dei territori del Canada mettendo in campo Uroni contro Irochesi: alleati della Francia gli uni e dell’Inghilterra gli altri. Anche lì i nativi indigeni si scannarono per la supremazia dei nuovi padroni stranieri, attratti dalle pellicce degli animali di quel nuovo mondo coloniale.
Storie differenti di una medesima forma di colonialismo e di sfruttamento più volte reiterati.