Chapter 12

1033 Words
Brasile – Stato di Bahia, città di São Salvador Aeroporto Magalhães, Lunedì 24 maggio 2010. “Fra Giacomo” Aveva fatto un lungo viaggio e quell’esperienza, per lui nuova, l’aveva piacevolmente sorpreso. Viaggiando verso un continente, al lato opposto, il tempo s’era accorciato di cinque ore. Fra Giacomo non conosceva gli effetti dovuti al cambio di fuso orario e si sentiva un poco stranito. Passato il controllo dei documenti da parte della Policia Federal e dei funzionari dell’Alfandega, addetti alle perquisizioni doganali, era uscito sul grande salone degli arrivi dove subito riconobbe i “suoi ragazzi” che lo stavano aspettando. Natascia e Gano gli diedero appena il tempo di sistemasi presso la missione e dopo una doccia tiepida, fu trascinato in un ristorante locale, specializzato nel churrasco. Il rodizio che così è chiamato il locale dove, a rotazione, vengono serviti i diversi tagli arrostiti del manzo. Il locale consisteva in un grande salone contornato di vetrate ed il tetto di tegole poggiate su correntini di legno, anche questi, sorretti da travi e colonne di legno. «È una strana costruzione: somiglia un poco alle baite di montagna europee» osservò Fra Giacomo, mentre col naso all’insù guardava il caratteristico tetto con le capriate e le tegole in vista. «La costruzione deriva da quella inventata dai gaúchos dello Stato del Rio Grande do Sul…» spiegò Gano, che poi proseguì: «…era una tettoia aperta ai lati, coperta di tegole e sorretta da molti pilastri di legno tra i quali venivano appese le amache per dormire al coperto ma ventilati lateralmente. Diversi focolari di pietra erano disposti al centro per permettere ad ognuno di poter arrostire le carni del proprio desinare.» «Gaúchos?» chiese Fra Giacomo, non conoscendo quel termine. «Sono i vaccari che conducono le mandrie… un poco come i butteri toscani dell’Italia: allevatori di bovini. Molte costruzioni, come questa che stai vedendo, erano disseminate lungo il tragitto della transumanza, se così si può chiamare il percorso tra un pascolo e l’altro. Il rodizio altro non è che un campo di bivacco già pronto ad accogliere i mandriani per il loro riposo notturno al coperto» spiegò Gano con dovizia di particolari. «Ma rodizio cosa vuol dire esattamente nella lingua locale?» chiese Fra Giacomo più interessato che mai. «È una parola che ha molti significati, la cui radice sta in “roda” che vuol dire “ruota o cosa che gira”. “Rodizio” può dire “rotazione, turno o avvicendamento”...» rispose Gano che continuò a spiegare:«… turno nell’uso del ricovero che veniva utilizzato a rotazione da molti; ruota per la forma del fabbricato, spesso circolare; rotazione simulando il movimento degli spiedi; avvicendamento nelle portate, nel nostro caso, perché ci verranno servite una gran quantità di carni differenti a rotazione l’una dopo l’altra» concluse Gano, ridacchiando. Presero posto a tavola dove un compìto maitre di sala, vestito di scuro con una linda camicia bianca sulla quale spiccava la farfalletta nera, li fece accomodare. Sul fondo del grande locale si poteva intravedere la cucina dove molti spiedi giravano, con doppio movimento, ruotando su se stessi ed attorno ad un focolare centrale. La tavola era ricoperta di una candida tovaglia in tono con i tovaglioli. La prima portata consisteva nei vari antipasti che furono serviti senza che nessuno li chiedesse. Non mancavano i piccoli fagioli neri, il riso bianco né la farofa, elementi sempre presenti su ogni tavola dei brasiliani. Oltre alle posate, c’erano delle pinzette simili a quelle per le zollette dello zucchero ed un disco di plastica bicolore: verde da un lato e rosso dall’altro. «Questi a cosa servono?» chiese Fra Giacomo, indicando sia le pinzette sia il disco bicolore. «Le pinzette occorrono per tenere la fettina di carne che il cameriere taglierà dallo spiedo fumante, appoggiando la punta direttamente nel piatto, in modo che non cada maldestramente sul commensale. Il dischetto funziona da semaforo: quando si vuol prendere una pausa, tra una veloce portata e l’altra, si gira sul rosso in modo che in cameriere possa capire che deve ritornare, con il suo pezzo da affettare un poco più tardi.» «Hai detto col “suo” pezzo da affettare?» «Sì! Perché ogni cameriere serve un solo taglio di carne e può quindi memorizzare chi è stato servito o chi deve esserlo in un secondo tempo.» «Quanti sono i pezzi di carne che vengono serviti?» chiese il frate, un poco stupefatto. «Tanti, quanti sono i tagli della bestia… compresa la groppa dello zebù» rispose Gano indicando un grande pannello disegnato, appeso ad una parete, dove appariva il bovino con il tratteggio sulle singole parti, quali il filetto, il muscolo e molti altri…» ma poi volle specificare: «…non solo di manzo saranno le portate. Seguiranno anche le carni di capretto, pollame, suino e le sue piccole salsicce saporite. Talvolta viene servito anche del coniglio seppure qui in Brasile non sia gradito da molti» dicendo questo si mise a ridere nel vedere la faccia rubiconda del frate che appariva fin troppo allibita. Giunse il primo cameriere col primo spiedo della serie che sarebbe seguita. Poggiando il ferro accuminato sul piatto di Natascia diede inizio al taglio della carne, poi si fermò un attimo, giusto per dare il tempo a Natascia di afferrare con la pinzetta il lembo appena tagliato; completò il taglio e proseguì servendo gli altri commensali. La carne era sugosa, ben cotta ma morbida ed il sapore era delizioso e si spandeva in bocca come miele caldo appena preso dal favo. «Tre giorni di digiuno» si disse Fra Giacomo, come se pensasse ad alta voce. «Come, come?» chiese Natascia, che fino a quel momento era stata zitta. «Stavo solo pensando alla penitenza che mi devo dare… dopo questo gran peccato di gola.» «Perché mai? Un po’ di carne non è peccato...oggi non è Venerdì» rispose, ingenuamente, Natascia. «Se è poca, non lo è! Ma una quantità come quella che ci stanno per servire…» e poi precisò: «…e un po’ di digiuno non può che far bene alla salute, dopo tanta crapula.» Concluse il frate, ridendo di gusto, mentre portava alle labbra il boccale di birra scura e pastosa: una Maltz Bier preparata con maestria dai mastri birrai, discendenti degli immigrati tedeschi in Brasile.
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