CAPITOLO 31 La creatura sembrò arrestarsi a mezz’aria, come se fosse stata colpita da un fulmine. Il corpo si contorse, le si sbarrarono gli occhi, crollò sul pavimento della camera iperbarica e si affondò gli artigli nella carne. «Centottanta metri …», disse Sajan: «Centocinquanta …» «Funziona!», esclamò Gaia. Non riusciva ad allontanare lo sguardo dall’oblò: «Mio Dio …» Con la camera pressurizzata a più di duecento metri, la morsa sulla creatura, sui suoi bronchi, sui suoi polmoni, sullo stomaco e su qualsiasi altra cavità del suo corpo che contenesse aria, era stata di più di cento chili per centimetro quadrato. Ora, mentre Sajan riportava la camera iperbarica alla pressione della superficie, l’aria contenuta nel corpo della creatura fuoriusciva con la velocità e la violenza di un

