Da quando Ana Coop è entrata nella mia vita, tutto sembra muoversi su un equilibrio fragile, come se ogni gesto, ogni parola potesse far crollare ciò che sto cercando di costruire. Eppure, quella mattina, mentre mi trovavo ancora immerso in una sensazione irreale, quasi sospeso su una piccola nuvola fatta di ricordi della notte appena trascorsa, il telefono squilla. È Laura, la mia assistente personale. Il suono del cellulare rompe bruscamente quella quiete, riportandomi alla realtà con una precisione quasi brutale. Mi accorgo dell’orario: le 7:30. Troppo presto per una chiamata ordinaria. C’è qualcosa che non va, lo sento immediatamente. Mi allontano leggermente dal letto, dove Ana dorme ancora profondamente, il viso rilassato, innocente, quasi lontano da tutto il caos che ci circonda.
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