Chapter 4

2059 Words
Sì, ti ho plasmato a mia immagine e somiglianza. Ti ho creato con le mie mani. Sei una statuetta perfetta, con cilindro, bastone, monocolo e che nobiltà d’animo. Ti chiamerò “Conte” e ti riempirò d’Eden, di paradiso terrestre, con la polvere degli angeli. Sono il pusher scultore, sono il Conte Cocaine. Allora avevo ancora i capelli neri. Lo senti? Ascolta. Me lo ripeto ad eco tutte le sere. Come dire adesso la vita palpita più forte. Eccolo, guardalo, è tutto intorno. Gustalo, ti scivola dentro con questa birra gelata, lungo il palato. L’attimo che precede la prima stella. Un istante magico. Il vento che ti accarezza sotto i vestiti leggeri. È l’oltre del tramonto. Ti senti trasformare in puro spirito, in un dissolversi dell’essenza della persona. Tramonto, andare di là dai monti, l’istante in cui un astro scompare sotto l’orizzonte. Al tramontare del sole suggestive manifestazioni cromatiche lo accompagnano, per cui il cielo all’orizzonte sembra infiammarsi tingendosi di rosso ed arancione, in quanto i raggi solari devono attraversare uno strato di atmosfera e una quantità di particelle in sospensione, che sono maggiori rispetto a quando il sole si trova in alto. In tale condizioni, le radiazioni luminose che hanno lunghezza d’onda maggiore, come quelle di colore rosso, riescono a superare questi ostacoli e giungere fino ai nostri occhi; mentre le radiazioni luminose che hanno lunghezza d’onda minore, come quelle di colore verde e blu, vengono bloccate. Il risultato è che il cielo diventa sempre più rosso man mano che il sole si abbassa all’orizzonte rispetto all’osservatore. Nel momento esatto in cui scompare, a volte, quando il cielo è particolarmente terso, è possibile notare un piccolo raggio verde della durata di un secondo, dovuto alla rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera, quando i raggi solari radenti, attraversando uno strato d’aria più spesso, vengono scomposti come in un prisma nelle varie componenti colorate, tra le quali la verde, che si distingue per contrasto con la tonalità giallo-arancione del cielo al tramonto. Un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza. Questo è il mio attimo che precede la prima stella. Il raggio verde ha la virtù di far si che chi l’ha visto non possa più ingannarsi nelle cose che riguardano il sentimento; la sua apparizione distrugge illusioni e menzogne. Un momento perfetto che dura solo un istante. Il cielo si pavoneggia, tutto spruzzato da un capo all’altro di uno scarlatto delirante e poi il verde che scoppia tremante fino alla prima stella. E tutto si annerisce in brandelli di colore. A volte mi si incendia un pezzo di sole fra le mani. Io, non guardo il tramonto stando seduto lontano, sono in esso, vivere l’esistenza in empatia. Il tramonto è il mio colore preferito. Siamo appesi alla vita come un filo di paglia. Mi basta solo un’onda ed un tramonto per sentirmi vivo qui in Brasile. Momenti magici che mi vengono incontro ogni giorno e mi aspettano, senza scappare via, fino a quando non li raggiungo. Anch’io, come i fenici, mi sono arenato sull’arenile di Rio de Janeiro. Attorno all’anno mille, loro, deviati nel fare il periplo dell’Africa e successivamente vi approdarono i cinesi e poi nel 1500 i portoghesi. Il primo nome del territorio del Brasile, che allora lo credevano un’isola fu “Ilha de Vera Cruz”, poi visto l’errore la landa fu ribattezzata “Terra de Santa Cruz”. Tempi dopo accortisi che in quelle terre, e solo là, esisteva in abbondanza un albero dalla corteccia rossa come la brace (in portoghese di allora detto “pau brasil”), pregiatissimo per la possibilità di estrarre da questo l’ambito colorante rosso, il nome del possedimento diventò in seguito “Terra de Santa Cruz do Pau Brasil”. Salvo poi arrivare i primi brasiliani moderni importati dal Portogallo (come secoli dopo avrebbero fatto gli inglesi con l’Australia, anche i portoghesi usavano il Brasile come pattumiera sociale, spedendovi avanzi di galera e donne di vita facile) i quali non avendo particolari timori reverenziali in modo molto pratico chiamarono il posto semplicemente “Brasil” rigorosamente con la “s” con suono di “z” e la “l” che è quasi una “u”. Un tramonto appare sempre più bello quando il cielo è parzialmente coperto di nuvole irregolari, così che i raggi del sole possono originare gli innumerevoli colori che danno forma ai nostri sogni. Guardo quasi con soggezione quella palla rosso fuoco, che inizia la sua discesa all’orizzonte e come cambia d’aspetto quando le rade nubi, che fanno da cortina sospesa nel firmamento, si sfaldano per lasciar posto ad una tavolozza di colori. Ed il quadro si trasforma in una pittura sempre nuova ed unica. Questa sera il sole che fende gli ultimi tratti di cielo è una musica alle sue ultime note. Dai tratti sgocciolanti di colore, come in un acquerello, ci vedo la somiglianza di una figura d’artista seduta allo sgabello, intenta a far scorrere le dita su di un nero laccato pianoforte a coda, e la melodia si prolunga fino a toccare terra, in una musica che si riversa da una voce al microfono di un baretto sul lungomare di Ipanema. Olha que coisa mais linda Mais cheia de graca È ela menina Que vem e que passa No doce balanco A caminho do mar Moca do corpo dourado Do sol de Ipanema O seu balancado è mais que um poema È a coisa mais linda que eu jà vi passar Ah, porque estou tao sozinho Ah, porque tudo è tao triste Ah, a beleza que existe A beleza que nao è so minha Que tambèm passa sozinha Ah, se ela soubesse Que quando ela passa O mundo interinho se enche de graca E fica mais lindo Por causa do amor. Guarda che cosa bellissima Piena di grazia È lei, la ragazza Che viene e che passa In un dolce dondolarsi Sulla strada per il mare Bambina dal corpo dorato Dal sole di Ipanema Il suo dondolarsi è più che poesia È la cosa più bella che ho mai visto passare Ah, perché sono così solo Ah, perché tutto è così triste Ah, la bellezza che esiste La bellezza che non è solo mia Anche lei passa da sola Ah, se lei sapesse Che quando passa Il mondo sorridendo Si colma di grazia E diventa più bello Perché c’è l’amore. Giro lo sguardo ed è l’apparizione, la materializzazione di quella minina, come se fosse scesa dal cielo, come se avesse preso corpo da quelle note, da quelle parole. Fisico invidiabile da modella ed ha proprio la pelle dorata che sculetta avvolta in un pareo trasparente, che vela il costumino sotto, perizoma alla brasiliana. E che folta chioma nera che sfida il vento leggero. Sensualità naturale, non ostentata. Labbra carnose, denti bianchissimi che scuriscono la pelle per contrasto, una carnagione che tende a sfumare verso il bruno. Incedere elegante e sicuro, passi che paiono seguire, in una percezione, quella musicalità e labbra di sottovoce ad intonare lei stessa, la ragazza di Ipanema. Viso d’angelo che lascia una scia di profumo che mi manda in estasi, con una tirata sono fra le nuvole. Mentre ci scivola accanto porta l’indice al cappellino per un gesto di saluto. Io, a braccia aperte sto per svenire. – Non illuderti, ce l’aveva con me, la conosco, si chiama Luana, di tanto in tanto si fa vedere all’Histoire d’O. – a voler placare i miei sentimenti con una secchiata d’acqua gelida, la prostituta al mio fianco, di cui non ricordo più il nome. Sono talmente sconvolto che devo buttare giù una manciata di pillole, che mastico e deglutisco con un lungo sorso di una birra intera. – Ti sei già innamorato, Cupido ha scoccato la sua freccia e ti ha punzecchiato le palle? È solo una puttana. – la mia accompagnatrice ordinando da bere. – Tanto lo siete tutte, tutte puttane. Che cazzo me ne frega. Non riuscirete mai a superare la mia seconda moglie, incinta di un altro. Avevo seguito ogni fase della gravidanza e del parto per poi sentirmi dire, dopo averlo tenuto fra le braccia, che non era figlio mio. La sedia al mio fianco si libera, soltanto qualche vaffanculo rimane sospeso a mezz’aria. Col cazzo che ci ritorno in Italia, (blatero da solo) col cazzo che ci torno a casa, (golata di birra) col cazzo che gli do il mio nome al bastardo, (golata di birra) col cazzo che ti do gli alimenti, (sbattendo con forza la bottiglietta in vetro sulla plastica del tavolino) tanto il mio gruzzolo l’ho messo al sicuro, erano quasi tutti soldi sporchi. E pensare che ho iniziato a fare lo scultore per occultare, all’interno delle statue incave, la coca. Anche se dal piano bar arrivano altre canzoni, nella mia testa rimane, con il battito di un tam tam ipnotico, la ragazza di Ipanema e nei miei occhi, come un colpo di fulmine, non si cancella, anzi, non si diluisce nemmeno, l’immagine di Luana, è lei la minina de Ipanema. Secondo la versione più diffusa della storia, il poeta Vinicius de Moraes e il compositore Antonio Carlos Jobim trassero l’ispirazione per la canzone nel periodo in cui i due frequentavano, pare assiduamente, un locale di Rio de Janeiro sul litorale di Ipanema. Una giovane e bella ragazza, passava regolarmente nel suo tragitto tra casa e scuola. La giovane colpì talmente il poeta che decise di dedicarle dei versi, quasi un inno alla bellezza della donna brasiliana. La musa si chiamava Heloisa Eneida Menez Pais Pinto, o più brevemente Helo e abitava poco distante dal Veloso, al numero 22 di Rua Montenegro. I due la videro effettivamente spesso nell’inverno del 1962, anche perché Helo, che all’epoca aveva 15 o 16 anni, era cliente dello stesso bar, dove si recava per comperare le sigarette alla madre. La ragazza era davvero alta e mora, con gli occhi azzurri, abbronzata e verosimilmente molto bella. “Lei fu ed è per noi l’esempio di un bocciolo carioca; una ragazza con l’abbronzatura dorata, un misto di un fiore e di una sirena, piena di splendore e di grazia, ma con lo sguardo anche triste, che si porta con sé, sulla strada verso il mare, il sentimento della giovinezza che passa, della bellezza che non è solo nostra, dono della vita nel suo incessante meraviglioso e melanconico fluire e rifluire.” Corre il tramonto cancellando le statue, le ombre sulla terra si fanno sempre più lunghe e scure. Alta e dritta nel cielo puntando a sud avviene l’apparizione, la prima stella, che poi è una costellazione dell’emisfero australe, è la Croce del Sud. La più famosa ed appariscente per la sua luminosità e per la sua forma inconfondibile. La Croce del Sud si trova sotto le zampe anteriori del Centauro. Contiene una nuvola scura di polvere nota agli astronomi moderni come il Sacco di Carbone, ma chiamata Macula Magellanica. La costellazione della Croce del Sud è una delle più brillanti e caratteristiche; la disposizione delle sue stelle ricorda perfettamente quella di una croce ed è riconoscibile con estrema facilità. È composta da Acrux, la stella più brillante, si tratta di una stella azzurra, da Mimosa, altra stella azzurra, da Gacrux, una stella dal colore rosso vivo e da Crucis, la stella meno brillante del quartetto disposto a croce, altra stella azzurra. Il Brasile si è reso indipendente dal Portogallo dal 1822, diventando un impero. Nel 1889 si è trasformato in repubblica, dal 1891 di tipo presidenziale con assetto federale. Il Brasile è una repubblica presidenziale di 23 Stati, tre territori federali più il distretto di Brasilia, è un paese etnicamente differenziato, ricca di fascino e di colori, ma anche di grandi contraddizioni sociali. Ha una superficie di 8.5 milioni di kmq (28 volte l’Italia). È il quinto paese al mondo. A dispetto dell’estensione del territorio, i due terzi della popolazione vivono sulla costa e quasi la metà nelle grandi città. La gente è favolosa, la natura è tra le più belle del mondo e l’aria è viva, fresca, frizzante, unica, insuperabile, semplicemente bella. Le persone mi hanno accolto come se fossi uno di loro, come un vero figlio, un vero amico, un vero compagno, ma soprattutto un vero brasiliano. La gente ha un modo di vivere e vedere la vita genuino, hanno semplicità, disponibilità, speranza, ospitalità e allegria.
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