Ashe's POV
New York era la città più frenetica che avevo mai visto. Lo capii non appena scesi dall’aereo e chiamai un taxi per l’hotel. Le sue strade erano esageratamente trafficate, ma anche così, non potevo fare a meno di trovarla bella. Non ero abituata al clima freddo della città e all’aeroporto avevo dovuto comprare un giaccone prima di uscire. In realtà non ero abituata neanche a tutta quella frenesia, per anni ero scappata dalla confusione e mi ero rintanata in casa. Mi metteva timore come posto, ma non potevo fare a meno di voler visitarne i luoghi. Se l’incontro con Oz fosse andato bene, gli avrei chiesto di farmi fare un tour della città.
Arrivai in hotel e mi feci una doccia calda. Ne sentivo il bisogno, fuori c’erano circa 0 gradi ed io avevo lasciato gli oltre 20 di San Francisco. Probabilmente in questi giorni avrebbe pure piovuto e non avevo portato molte cose pesanti con me. Una volta sistemata nell’alloggio, avrei dovuto fare assolutamente shopping.
Presi il cellulare e mandai un audio a Janny in cui mi lamentavo del freddo e poi ne mandai uno a Oz rimproverandolo per non avermi avvertito di ciò. Mi rispose subito dopo, le conversazioni dallo stesso fuso orario erano molto più veloci.
" Potrei venire a riscaldarti. Dove sei? " disse con la voce roca che mi faceva impazzire.
" Non te lo dico, non ho ancora visto la tua fedina penale. Non vorrei rischiare di essere uccisa la prima notte a New York " risposi, divertita.
" Non ti ucciderei " rispose.
Non capivo se lo stavo arrapando o divertendo, ma mi venne spontaneo aumentare la dose.
" Neanche violentata, Oz " dissi.
" Non posso offrirti neanche la cena? " chiese.
" Devo svegliarmi presto domani. Ho già chiamato il servizio in camera "
" Domani ti offro il pranzo " disse.
" Non so se potrò uscire a pranzo ".
Il Briefing cominciava già alla 10 e alle 9 dovevo già essere lì per registrarmi e firmare i documenti.
" Stai già scappando? " chiese, divertito.
" No. Dico solo che non conosco l’organizzazione di domani. Potremmo aggiornarci domani " proposi.
" Ok, ma non mi dispiacerebbe averti sotto di me già a pranzo ".
Ero diventata rossa, stavo andando in escandescenza a causa di quello che aveva detto. La mia piccola fessura tra le gambe aveva ampiamente gradito il suo modo di fare.
" Non puoi! Prima ho bisogno di conoscerti. Ti ricordi la questione del serial killer e dello stupratore?! Posto affollato in cui non potrai neanche allungare la mano " esclamai, boccheggiando.
" E se lo volessi tu? " chiese.
" Ti è diventato duro? " chiesi.
" Prima rispondi " disse, in modo autoritario.
" Posso controllarmi. Lo dico anche per te! E se invece fossi io la serial killer? " chiesi.
" Sì, mi è diventato duro. E se invece sei tu la stupratrice? " chiese, con un tono giocoso.
Mi misi a ridere, eravamo arrivati al punto in cui dicevamo cazzate.
" In ogni caso lo scoprirai quando ci vedremo " dissi.
" Domani ".
Mi piaceva il suo tono autoritario e sicuro di sé, mi faceva eccitare il modo in cui mi dominava.
Aprii la porta al servizio in camera e feci entrare il fattorino con il carrello. Non appena fui di nuovo sola gli mandai un altro audio.
" Non vedo l’ora "
" Neanche io. Fai bei sogni stanotte, da domani ti tormenterò anche lì " disse.
" Mi fai salire l’ansia " risposi, ridendo.
" E tu mi fai salire l’erezione, ma non me ne lamento " rispose a tono.
" A domani. Salutami la tua erezione " dissi, schioccandogli un bacio.
" Ti aspetta già. A domani ".
Mangiai l’hamburger che avevo ordinato e me ne andai a letto.
Mi svegliai alle 6 quella mattina. Misi un perizoma azzurro e il reggiseno abbinato, dei jeans attillati e un enorme maglione a collo alto bianco. Lasciai i miei capelli con le solite morbide onde e misi la matita nera agli occhi. Lasciai l’hotel con la valigia e presi un taxi per dirigermi alla sede della Sidereal Shadow.
Il consiglio d’amministrazione dell’azienda era riuscito a guadagnare molti soldi nei più disparati campi e questo si notava anche dal grattacielo che era di loro proprietà. Erano stati veramente bravi, avrei voluto avere anche io la loro determinazione. Non erano considerati una cometa, che si vede per qualche tempo e poi sparisce, ma continuavano a crescere senza mai esagerare. Era come se avessero le radici ben piantate nel terreno e, cautamente, crescevano.
Arrivai puntuale per le 9 alla reception e seguii la fila di gente che erano lì per il mio stesso motivo. Arrivato il mio turno, lessi e firmai il contratto di riservatezza e lasciai la mia valigia nella hall, insieme alle altre. Dopo il briefing ci avrebbero accompagnato negli alloggi e lasciato il pomeriggio libero ad adattarci.
Vi erano un centinaio di persone nella sala conferenze. C’erano svariati nerd, tra cui molte ragazze che conversavano allegramente. Poi vi erano alcuni strani palestrati, il classico gruppetto di idioti, in cui sarebbe stato perfetto Destructor, e altri ragazzi vestiti sulla mia falsa riga. Non sarebbe stato strano trovare qualcuno di Empire of Gods lì, ma ci tenevo troppo alla mia privacy per cercarli o per farmi scoprire.
Alle 10 in punto, una ragazza con un tailleur nero si avvicino al microfono sul palco e focalizzò la nostra attenzione. Gli altri si avvicinarono al palco, a me stare in mezzo alla folla non piaceva e rimasi un po’ indietro.
" Benvenuti alla Sidereal Shadow e spero che il vostro tempo con noi vi porti a grandi risultati. Cedo la parola al nostro presidente, Mr Christopher Reed " disse.
Fissai l’uomo che era salito sul palco e mi mancò il fiato. Avevo visto le sue foto, ma di presenza era ancora più bello. Indossava un completo nero, con una camicia bianca e la cravatta blu come i suoi intensi occhi. Aveva i capelli neri ordinatamente mossi che gli cadevano sul collo e le sue labbra carnose erano una vera e propria tentazione. Si dice che l’uomo perfetto non esiste, ma lui ci si avvicinava di molto. Janny avrebbe pagato milioni per poterlo vedere da così vicino ed ora ne capivo il motivo.
Cominciò ad esporre l’ambito primario della compagnia e quello che ci era richiesto, ma non ascoltai veramente il significato delle sue parole. Ero terribilmente distratta dalla sua bellezza, dal modo in cui focalizzava l’attenzione e dalla sua voce sensuale. Quella voce era meravigliosa e anche le mie parti basse avevano gradito. Assomigliava straordinariamente alla voce di Oz, mi provocava la stessa reazione.
Mi saltò un battito quando mi resi conto della somiglianza. Iniziai a boccheggiare per l’ipotesi che fossero la stessa persona, effettivamente dovevo rendermi conto che fosse qualcuno dentro alla compagnia, ma non pensavo che fosse il presidente.
Cercando delle conferme, mentre lui continuava ad esporre il progetto, presi il cellulare e ascoltai uno dei suoi audio. Cazzo se combaciavano. Rimasi a bocca aperta per qualche secondo. Quello con cui chattavo spesso, il cui modo di fare mi arrapava da matti era anche il mio capo. Non solo questo, ma era un bellissimo e carismatico imprenditore di successo e miliardario. Mia madre sarebbe stata fiera di me, io ero terribilmente terrorizzata. Sentivo il bisogno di correre via, ma non potevo farlo.
Nella speranza che mi fossi sbagliata, ripresi ad ascoltare il suo discorso e ad osservarlo.
I suoi occhi erano spesso puntati su di me e non appena si incrociarono, lo vidi fare un sorriso beffardo. Cazzo, era lui. Mi aveva preso in giro alla grande.
" Maledetto bastardo " dissi sotto voce.
Non appena ebbe finito il discorso, ci venne indicato di dirigerci dai membri dello staff e prendere le chiavi delle nostre camere con il nostro programma per il lavoro.
Sentivo i suoi occhi puntati su di me e mi sforzai di ignorarli e di scappare a rintanarmi in camera mia. Era una situazione pericolosa, lui mi eccitava troppo e sarei crollata in un confronto in quel momento. Avevo bisogno di riprendere la mia compostezza e il mio menefreghismo nei confronti dell’altro sesso. Non ebbi il tempo di fuggire che il mio telefono vibrò ricevendo una chiamata da un numero non salvato in agenda.
" Pronto " risposi.
" Stai già fuggendo? " chiese.
Maledetto bastardo, avrei avuto voglia di picchiare il suo faccino sexy. Mi sentivo in trappola.
" Potevi dirmelo " dissi, tentando di controllarmi.
" Volevo vedere la tua reazione "
" Ora l’hai vista " risposi, brusca.
" Girati " ordinò.
" No "
" Fallo o vengo lì " ordinò.
Sbuffai e riaggancia il telefono. Mi voltai e lo vidi con un sorriso spavaldo mentre roteava su un dito un anello con una chiave. Ci avrei scommesso che quella era della mia camera, quel bastardo aveva organizzato tutto nei minimi particolari.
Si incamminò verso la hall e lo seguii, cercando di non farmi notare dagli altri.
Lo vidi entrare in un ascensore e tenerne aperte le porte. Lo stavo realmente odiando a morte, ma non avevo altre scelte al momento e lo seguii. Incrociai le braccia e appoggia la schiena alla parete il più lontano possibile da lui. Oz premette il pulsante di un piano e poi si voltò verso di me.
" Ashe " la sua voce sembrava ancora più sexy di presenza.
" Mi hai mentito su tuo nome " dissi, tentando di prendere il controllo della situazione.
" Non l’ho fatto. Oz è il mio secondo nome, gli amici mi chiamano così ".
Si avvicinò pericolosamente a me e mi trovai confinata tra il suo corpo e la parete. Le sue mani all’altezza delle mie spalle, mi rendevano ancora più eccitata: anche le sue mani erano arrapanti. Erano proprio delle belle mani. Non mi tocco e neanche mi sfiorò, si limitò a studiarmi, mentre io tenevo lo sguardo basso sul pavimento.
Lo vidi sorridere e mordersi le labbra con la coda dell’occhio e mi scappò un sospiro. Ripresi aria quando lui si allontanò sentendo il bip dell’arrivo al piano e mi fece cenno di scendere.
Entrammo in un ampio atrio con delle segretarie dietro ad un grande bancone. La scritta Sidereal Shadow dietro di loro in grandi lettere, mi mise ancora più ansia.
" Mister Reed " salutarono in coro le due ragazze.
Lui si limitò a fare un cenno con la testa e mi condusse in un grande ufficio con vista sulla città. Chiuse la porta dietro di sé, si tolse la giacca e la cravatta e depositò la chiave della mia stanza sulla sua scrivania. Poi si appoggiò su di essa e mi fissò con un sorriso spavaldo in volto.
" Benvenuta all’inferno " esclamò.
Diavolo, come mi stava facendo bagnare il suo modo di fare.
" Cosa vuoi? " chiesi, tenendo gli occhi bassi.
" Guardami " ordinò.
" No "
" Perché? "
" Perché no " risposi secca, stringendomi nelle spalle e infilando le mani nei jeans attillati.
" Ti metto timore? " chiese.
" Abbastanza ".
Si mosse di poco sulla scrivania ed io istintivamente feci un passo indietro. Era consapevole dell’effetto che mi faceva e ne stava approfittando. Sarebbe finita male se non fossi uscita da quella situazione.
" Stai pensando di scappare? " chiese.
" Me lo lasceresti fare? " chiesi, di rimando.
" Assolutamente no " rispose, mordendosi il labbro.
" Cosa vuoi? "
" Tu che credi? "
" Sei veramente un serial killer allora " risposi, cercando di smorzare la carica erotica della stanza.
Lui rise ed io sorrisi.
" Ora che mi hai visto, posso andare? Sai, ho un capo molto esigente " dissi, sarcastica.
" Hai tutto il resto della giornata libera e pure io. Non mi puoi scappare " rispose.
" Lo sai che questo è sequestro di persona? " chiesi, alzando lo sguardo verso di lui.
Dai Ashe, riprenditi. È solo un sexy miliardario nerd dagli addominali scolpiti, puoi farcela.
Si mosse veloce e, prima che me ne rendessi conto, ero stesa a terra, sul tappeto, con lui sopra di me a fissarmi come un predatore fissa la preda. Tremai, avevo provocato troppo la bestia ed ora ne pagavo le conseguenze. Dovevo trovare una via di fuga e dovevo farlo ora.
Si avvicinò a me, tanto che potevo sentire la sua erezione premermi sul basso ventre, e avvicinò le labbra al mio orecchio.
" Lo so che sei eccitata " mi aveva colpita e affondata.
Il mio campanello d’allarme suonò violentemente nella mia testa e mi spinse ad agire in fretta.
" Non posso. Mi dispiace, ma non posso " farfugliai, mentre lui continuava a sfregarmi l’erezione addosso e baciarmi il collo.
" Lasciati andare " mi sussurrò dolcemente.
" No, aspetta. Ti devo dire una cosa " ansimai.
Se continuava così, sarei venuta solo per quello che stava facendo.
Sì immobilizzo e mi fissò negli occhi, a pochi centimetri dal mio volto.
" Cosa? " chiese, inumidendosi le labbra.
" Non guardarmi, è imbarazzante " farfugliai rossa in volto.
" Sputa il rospo o ti strapperò i vestiti di dosso e ti entrerò violentemente dentro " disse.
Il mio perizoma era zuppo, perfino la mia testa stava per cedergli. Sarò pure stata vergine, ma certe cose mi piacevano a prescindere. Ero una sottomessa per certi versi, l’aveva capito da tempo, qualcuno così dominante faceva uscire quella parte di me.
" Non ridere però " dissi.
" Non lo farò " rispose, incuriosito.
" Non sono mai stata con un uomo. Non ci ho mai fatto nulla. Mi sono rinchiusa in casa con i videogames e con la sola compagnia dei vibratori " sussurrai, veloce.
Il suo sguardo ed il suo respiro cambiarono, ma non si mosse da sopra di me.
" Hai mai baciato qualcuno? " chiese, con il respiro affannato.
Feci di no con la testa e mi preparai mentalmente alle sue risate, ma non arrivarono.
" Non ti farò niente. Mi piaci troppo per mandare tutto a puttane. Non aver paura " disse, accarezzandomi dolcemente il volto.
Il suo sguardo era cambiato, sembrava sempre un predatore, ma era parecchio più docile.
Ripresi a respirare un po’ più regolarmente, nonostante la sua erezione fosse rimasta pesantemente poggiata sulla mia fica. Non si spostò, rimase a fissarmi con occhi languidi.
" Che vuoi fare ora? " chiesi.
" Baciarti, pranzare con te e poi baciarti ancora. Dopo lasciarti nella tua camera e segarmi pensandoti stanotte. E domani ricominceremo di nuovo finché non sarai a tuo agio e mi permetterai di prendermi la tua virtù, così da poterti entrare dentro ogni volta che ti vedrò a portata " disse, leccandosi il labbro inferiore.
" Mi stai prendendo in giro? " chiesi, sconvolta.
" Non ti lascio scappare, mi piaci troppo. Sei mia ormai, non ti cederò a nessuno. E poi … la tua anima mi appartiene, ricordalo! " disse.
Anche se sembrava una minaccia, mi fece arrossire e lui lo noto.
Avvicinò le labbra alle mie e poi mi baciò dolcemente. Il suo bacio era estremamente possessivo e esigente. Aveva preso possesso della mia bocca con la lingua e mi lasciava teneri morsi sulle labbra, guardandomi negli occhi con sguardo malizioso.
Misi le braccia attorno al suo collo e lui mi prese per i fianchi. Mi sollevò facilmente, senza neanche staccare la sua bocca sulla mia e mi depositò sul divano. Ansimai nella sua bocca quando riposizionò l’erezione sopra di me e lui rispose con un suono gutturale estremamente sexy.
Mi tolse il giaccone che avevo ancora addosso e lo gettò lontano, poi si mise a studiarmi il corpo con le mani, mentre le mie erano ancorate alle sue spalle. Ero estremamente eccitata, se solo l’avesse voluto, avrebbe potuto realmente scoparmi su quel divano e non avrei opposto resistenza.
Si staccò dalle mie labbra e mi baciò il collo, mentre io ansimavo e mi strusciavo sulla sua erezione. Avevo terribilmente caldo e anche lui. Si sbottonò velocemente la camicia e la lanciò sul pavimento, mostrando il suo fisico scolpito. Deglutii alla vista mozzafiato e lui sorrise di rimando. Era terribilmente e pericolosamente arrapante. La sua erezione sembrava enorme da sotto i pantaloni.
" Vuoi vederlo? " chiese, notando il mio sguardo malizioso.
Divenni ancora più rossa in volto e lui si morse le labbra notandolo.
" Aspetto da mesi il momento di averti con me. Non sai quanto ti voglio " disse, tirando su l’orlo del maglione e scoprendomi la pancia.
Mi irrigidì alla istante e lui riprese a baciarmi. Aveva un effetto calmante, mi avrebbe potuto fare di tutto in quel momento. Sembrava sapesse esattamente quel che faceva. Ansimai ancora quando scostò di più il maglione e mi mise una mano sotto il reggiseno. Mi stava facendo impazzire e lo sapeva.
" Ho voglia di farti venire " disse quando si staccò per osservarmi i seni.
Ora ero diventata paonazza per l’imbarazzo.
Mi tolse il maglione ed io non opposi resistenza quando scaraventò anche il reggiseno sul pavimento. Mi coprii istintivamente i seni con le mani e tentai di guardare invano il soffitto: i suoi occhi era ipnotici, non riuscivo a smettere di perdermici dentro.
" Mi arrapi ancora di più quando fai la timida " disse.
Mi prese i polsi e me li tenne fermi sopra la testa con la mano sinistra. Era evidentemente più forte di me ed ero completamente alla sua mercé.
" Aspetta " ansimai, quando si mise a lasciarmi baci sul ventre.
" Se ti apro i jeans, cosa troverei? " chiese, baciandomi sempre più vicino ai seni.
Deglutii e lui fece lo stesso. Mi fissò con lo sguardo bramoso mentre con la mano destra tirava il mio capezzolo turgido. Urlai involontariamente e lui prese il seno tra le dita e lo strinse forte. Non resistevo più, ero sul limite del punto di non ritorno e lui lo sapeva perfettamente. Non staccò la mano dal mio seno e si mise a succhiare l’altro, non smettendo di fissarmi. Le punte dei suoi capelli mi solleticavano, mentre lui mordeva e leccava il mio capezzolo. Avrei tanto voluto toccargli i capelli setosi, ma mi teneva le mani ferme e non riuscivo a divincolarmi. Si mise a succhiare anche l’altro capezzolo e scese la mano ad aprire il bottone dei miei jeans.
Lo sentii aprire la cerniera e poi infilare la mano sul tessuto del perizoma, mentre non smetteva di succhiarmi il capezzolo. Si immobilizzò solo quando sentì il tessuto bagnato a contatto delle mie grandi labbra, a quel punto mi lasciò i polsi e si mise seduto su di me. Mi coprii di nuovo i seni con le mani e tentai di riprendere il controllo del respiro e del mio cuore che voleva uscire dal petto.
" Solo io ti faccio questo effetto? " chiese.
Annuii, mordendomi l’interno della bocca.
" Hai paura che ti scopi su questo divano ora? " chiese.
Annuii ancora.
Si scompigliò i capelli con le mani e riprese ad osservarmi.
" Voglio avere una relazione monogama con te e non lo dico solo per portarti a letto. Non mi piace dividere nulla con altri, avrai solo me e solo io soddisferò i tuoi bisogni. Uscirai con me e ti insegnerò a soddisfarmi " disse, lentamente, riprendendo a baciarmi.
" Ho alternative? " chiesi, spostandolo con le mani.
" Non mi pare tu ne voglia " rispose, beffardo.
Il suo petto scolpito mi fece mordere il labbro, quando si poggiò sui miei seni nudi. Sfruttava ogni mia reazione per farmi fare quello che voleva e non ero capace neanche di opporre resistenza.
" Sei uno stronzo " biascicai, quando riprese a baciarmi.
Si staccò dalle mie labbra per farmi vedere una falsa espressione offesa.
" Spero che ti diventino le palle blu " dissi, ancora.
Strusciò la sua erezione su di me in risposta ed io ansimai.
" Smettila " sibilai.
Mancava veramente poco a farmi venire. Fece no con la testa, mentre si leccava le labbra ed io mi arrapai ancora di più. Tentai di spostarlo con le mani da sopra di me, ma non ci riuscii. Aveva il pieno controllo della situazione ed io non riuscivo a ribaltarla. Ansimai ancora e mi arresi al suo gioco. Lo baciai appassionatamente, tenendolo vicino con una mano, mentre con l’altra gli accarezzavo i bicipiti. Era fantasticamente scolpito e avrei colto al volo l’occasione di toccarlo.
Continuai a baciarlo e gli accarezzai con le dita gli addominali. Grugnì ma non si scompose molto. Sì puntello sugli avambracci per aver maggiore accesso alla mia bocca ed io continuai la mia esplorazione con entrambe le mani. Stavo per fare una cosa rischiosa, ma mi sembrava abbastanza di parola da non scoparmi su quel divano oggi.
Scesi lentamente sui suoi pantaloni e aprii il bottone. Non mi fermò, mi baciò ancora più selvaggiamente che ormai sentivo il sangue in bocca per i morsi che ci lasciavamo a vicenda sulle labbra. Abbassai la cerniera e misi la mano sul tessuto sopra la sua erezione. Giocherellai con le dita per tutta la sua lunghezza e i nostri respiri si fecero più pesanti.
Si staccò improvvisamente dai miei baci e si mise a sedere. Abbassò i pantaloni e i boxer e liberò la sua erezione. Non avevo mai visto un pene di presenza, avevo visto solo quelli dei porno, ma mi bastarono per capire che stava messo parecchio bene.
Mi prese la mano e me la poggiò sul pene marmoreo.
" Ti piace? " chiese, con la voce roca.
Annuii ipnotizzata dal suo cazzo enorme. Lo trovavo stupendamente eccitante. Mi piaceva la sua forma, le sue venature ed il modo in cui era curvato verso il suo addome. Sembrava così massiccio e ben scolpito.
Mi sollevai e lui si spostò per farmi sedere. I capelli mi caddero sulle spalle e sui seni, mentre i suoi occhi famelici erano fissi su di me.
" Vuoi che ti insegni? " chiese, con la voce ancora più roca.
Annuii e le sue pupille sembrarono dilatarsi per qualche secondo. Stavo giocando troppo con il fuoco, ma non m’importava di scottarmi. Probabilmente, me ne sarei pentita dopo.
" Posso farti venire? " chiesi, senza pensare.
Avevo visto troppi porno ed ero curiosa di provare quell’esperienza.
Lui mi accarezzò la testa e mi lasciò un bacio sui capelli, respirando a fatica e dandomi il permesso.
Iniziai ad accarezzarlo con le dita e lui cominciò ad ansimare. Poi lo afferrai delicatamente e cominciai a pomparlo con una mano. Non lo guardai negli occhi, stavo riottenendo il controllo di me e l’avrei perso se l’avessi fatto, ma sapevo che mi stava fissando.
" Mi avverti quando stai per venire " dissi.
" Certo " rispose, eccitato.
Mi scostai i capelli dal volto e mi piegai a baciare la sua erezione. Lui iniziò a tremare ed a respirare più profondamente. Il suo addome si muoveva in un modo ancora più sexy in quel momento. Aprii la bocca e presi la punta, leccandola con la lingua e baciandola appassionatamente.
" Cazzo! Sono il primo a cui lo fai? " chiese, in estasi, mettendosi le dita tra i capelli.
" Sì " risposi, timidamente.
Mi afferrò per i capelli e mi baciò appassionatamente, mentre con la mano libera mi accarezzava i seni.
" Sembra che non dovrò insegnarti poi molto " sussurrò, nella mia bocca.
Mi baciò famelico, tenendomi la testa con una mano e l’altra che accarezzava il mio fianco.
" Voglio venirti in bocca, fammelo fare ti prego " implorò, con urgenza.
Mi staccai dalla sua bocca e mi rimisi a succhiargli il cazzo turgido, pompandolo con una mano e accarezzandogli le palle con l’altra.
" Ti prego, non ti staccare. Ci sono quasi " ansimò, tremando.
Non lo avrei fatto in ogni caso, mi stava piacendo farlo godere. Era come se avessi riottenuto il controllo ed io ne avevo bisogno. Era scontato che lui avesse estremamente più esperienza di me, ma il fatto di arraparlo così tanto mi dava un leggero spazio di manovra per salvarmi dalla situazione.
L’avevo pure messa nella lista di cose da fare prima o poi e non mi dispiaceva farlo ora con lui. Sembrava avessimo molte cose in comune e, non so perché, ma mi faceva sentire al sicuro averlo accanto.
Mi mise la mano sulla testa e ringhiò quando il suo sperma caldo mi schizzò in gola. Lo ingoiai tutto, rischiando di soffocare, e continuai a leccare la punta anche dopo che smise. Ci ero riuscita, avevo di nuovo il comando sulla situazione. Almeno così credevo.
Mi misi a sedere per respirare e guardai il suo volto. Sembrava più rilassato, ma c’era una luce più famelica nei suoi occhi. Mi spinse velocemente giù e mi sfilò i jeans senza problemi. Tentai di dimenarmi, ma non ci riuscii. Mi rigirò sulla pancia e mi sculacciò forte e poi mi morse la chiappa. Mi rimise velocemente supina e mi sfilò anche il perizoma. In pochi secondi ero completamente nuda, con le gambe aperte e con la sua bocca a baciarmi violentemente la fica. I suoi occhi ardevano di piacere notando la mia eccitazione che cresceva ed io non riuscivo a non smettere di dimenarmi e ansimare sotto la sua bocca esperta.
Misi finalmente le mani nei sui capelli e li scompigliai. Erano meravigliosamente setosi e morbidi, mi facevano impazzire e sembrava il mio tocco piacesse anche a lui.
Venni, urlando, e rimasi a bocca aperta quando vidi il suo sguardo vittorioso. Aveva avuto quel che voleva, mi aveva spinto fino a quel punto ed io avevo ubbidito.
" Fortunatamente le pareti sono isolate, se no come le spiegavo le tue urla " disse, leccandosi le labbra.
Mi aveva affondato per l’ennesima volta.