Capitolo 10

2198 Words
Oz's POV I miei amici pensavano che fossi impazzito e iniziavo a credere anche io che avessero ragione. Non mi ero mai comportato così, avevo avuto delle storielle all’università, ma nessuno mi rendeva così. Avevo dato di matto all’idea che Ashe potesse avere qualcuno e stavo per mandare a monte tutto il piano che studiavo da settimane. Mi ero preso una cotta per lei dal primo momento che l’avevo vista. Mi era sempre stata simpatica, ma non pensavo che fosse così bella. Mi piaceva la sua naturalezza e spontaneità, mi facevano impazzire. Secondo i ragazzi io mi ero proprio innamorato di lei. Lo dicevano considerando anche come mi comportavo. Gli avevo trovato il lavoro che voleva e quello era il minimo che potessi fare. Avevo spulciato la lista dei candidati in cerca del suo nome e alla fine avevo trovato i suoi dati. Era di sei anni più giovane di me, si era da poco laureata in filosofia a Los Angeles ed era nata e cresciuta a San Francisco, dati che già conoscevo. Eric mi aveva dato del matto quando gli avevo chiesto di fare delle ricerche sul suo conto e non osavo immaginare cosa avrebbe detto sapendo quello che stavo facendo ora. C’erano poche informazioni su di lei, a parte che era l’unica figlia di Alastor, un avvocato molto richiesto e famoso in California, e Cristal Richardson, una psicologa che si occupa prettamente di star del cinema. Era nata il 2 marzo e non frequentava la movida di San Francisco. Nessuna relazione in evidenza e nessuno scandalo alle spalle. Era l’ideale perfetto di brava ragazza di buona famiglia, se si potevano escludere i messaggi che ci eravamo scambiati. Così dopo la chiacchierata in cui mi chiedeva di farla fuggire dalla festa in caso di problemi, io ero veramente venuto a San Francisco. Ero impazzito. Sapevo dove viveva e sarei andato a prenderla se me l’avesse chiesto. La cosa mi faceva sentire uno psicopatico, ma ormai ci ero abituato a quell’appellativo ed iniziavo a pensare che avessero sempre avuto ragione. Non avevo detto a nessuno del viaggio, in fin dei conti era venerdì sera e non lavoravo il fine settimana. Attesi un suo messaggio dalla mia camera d’hotel ed arrivò a tarda serata. Mi aveva fatto incazzare il fatto che qualcuno ci provasse con lei, ma non potevo fare molto. La mia parte razionale pensava che avesse ragione a spaventarsi dei miei discorsi, in fin dei conti non ci eravamo mai incontrati e lei non sapeva neanche come fossi. Con quello che le avevo detto, avevo esagerato. Volevo incontrarla da solo, invece mi sarei dovuto accontentare di un posto affollato. Avremmo rischiato di incontrare i paparazzi, ma mi importava solo di poterle parlare di presenza e nient’altro. Non mi ero preso una cotta per la prima brava ragazza che avevo incontrato sul gioco, mi ero semplicemente innamorato del suo modo di essere. L’avrei avuta ad ogni costo. Sarei potuto finire anche per supplicare, purché fosse diventata mia. Sperando che bastassero le mie doti di seduttore a farla cedere, mi addormentai distrutto. Mi svegliai con il caldo sole di San Francisco che filtrava dalle tende e mi feci una veloce doccia. Sarei tornato a New York in tarda serata, così da passare il giorno a cercare di incontrarla. Non l’avrei fermata, volevo solo vederla da lontano per capire se mi provocava lo stesso effetto di quando ci sentivano al telefono. Eric aveva assunto per me degli investigatori privati ed io gli avevo affidato il compito di farmi sapere quando e se sarebbe uscita. Questo era realmente da psicopatico, ma anche i miei amici sapevano che volevo a tutti i costi preservare la mia privacy e preferivano aiutarmi a trovare qualcuna che non mi avrebbe né spezzato il cuore e né creato problemi. Presi il cellulare e ascoltai l’audio che mi aveva da poco mandato lei. " Spero tu ti sia calmato. Sei davvero odioso certe volte ". Non potevo darle tutti i torti. " Sì, scusa. Certe volte esce la mia parte dominante e sono davvero odioso. In ogni caso, vola basso uccellino, mi appartieni ora " dissi, giocosamente. " Visto che a quanto pare non posso uscire con i ragazzi perché tu sei geloso, andrò a prendermi un gelato sulla spiaggia ed a rimorchiare qualche ragazza " mi rispose, poco dopo. L’immagine di lei che leccava il mio uccello insieme ad un’altra ragazza, me lo fece diventare immediatamente duro. Era perfetta per me, se quello che diceva rispecchiava il suo vero io. L’avrei, senza problemi, portata in qualche club … dopo averla avuta tutta per me prima. Se usciva potevo vederla. Dovevo solo trattenermi dall’avvicinarla, cosa molto difficile. " Mi piacerebbe vederti con un’altra ragazza, mi arraperebbe molto " risposi. Gli investigatori mi mandarono repentinamente la sua posizione con il gps e mi fiondai fuori dall’hotel per trovarla. Ero vestito sobriamente, con un paio di occhiali da sole scuri per evitare di essere riconosciuto. Alloggiavo in un hotel vicino alla spiaggia e il navigatore mi diceva che era lì vicina. Guidava una Bentley Continental GTC azzurra e non fu difficile trovare la macchina. Aveva ottimi gusti in fatto di auto e la cosa mi sorprese. Come anche il fatto che la guidasse già da 6 anni e non l’avesse ancora cambiata. Poteva significare che non era così viziata da spendere soldi inutilmente e me lo aveva anche confermato dopo certi discorsi. Lei non sapeva quanto fossi ricco, e lo ero molti zeri più di lei, ma dopo tutti i discorsi che mi aveva fatto, davo ormai scontato che non avesse niente in comune con la gente del nostro giro. Era una perla rara e dovevo averla assolutamente nella mia collezione. Per di più, erano poche le ragazze belle come lei, con il quale avrei potuto chiacchierare di cose da nerd e non mi era mai successo. Trovai la Bentley posteggiata sul parcheggio della spiaggia, ma lei non era lì. Passeggiai sul marciapiede adiacente la spiaggia e, dopo qualche minuto la vidi, seduta su un muretto a guardare il mare con un cono gelato in mano e le cuffie. Era bellissima, la più bella ragazza che avessi mai visto. Aveva lunghi capelli castani che gli ricadevano morbidi sui fianchi, indossava dei pantaloncini aderenti in jeans e una canotta bianca. La sua pelle era candida e leggermente arrossata dal sole e sembrava spensierata da come ondeggiava le sneakers azzurre a fendere l’aria. Notai diversi particolari, mentre la osservavo a distanza di sicurezza. Portava degli occhiali da sole chiari, che nascondevano anche le sue adorabili lentiggini, e leccava con calma il gelato, mentre conversava con qualcuno con le cuffie. Sembrava una ragazza qualunque, se non fosse per il fatto che mi aveva stregato. Divenni geloso del fatto che non stesse chiacchierando con me e ciò mi costrinse ad avvicinarmi di più per sentire la sua voce. Mi appoggiai al muretto, poco distante da lei ad osservare il mare. Non mi aveva notato, la sua attenzione era focalizzata su quello che faceva. Era stupenda, anche la sua voce spensierata lo era. Rideva e scherzava al telefono in un modo così infantile da farmi sorridere. Dopo qualche minuto mi sentii sollevato sapendo con chi stava parlando. La sentii pronunciare il nome “Janny” e sapevo per certo che aveva un’amica online con quel nome con cui era molto unita. Le scattai una foto senza farmi notare e finsi di messaggiare non appena mi passò davanti per tornare alla macchina. Era più alta di quanto mi ero immaginato, sarà stata una decina di centimetri scarsi più bassa di me. Aveva un culo favoloso e i seni erano prosperosi. Era magra, ma aveva tutte le curve apposto. Era il mio tipo ideale di donna: una bellezza naturale da poter mordere e coccolare. L’avrei fatta mia ad ogni costo. La seguii a distanza e la vidi togliersi le cuffie prima di aprire lo sportello della macchina. Abbassò il tettuccio dell’auto e si passò la mano tra i capelli. Se fossi stato un altro uomo, l’avrei già avvicinata, ma ero un tipo paziente a volte e non volevo farla spaventare. La vidi uscire dal parcheggio e poi tornai in hotel. Non sapeva il mio aspetto, ma avevo fatto una follia a venire lì. Mi buttai sul divano della suite, stanco per lo sforzo di non averla avvicinata e controllai i messaggi del cellulare. Lei mi aveva appena mandato un audio. " Chi ti dice che ti farei guardare? " chiese, spavalda. Adoravo il suo lato provocatorio. " Era una speranza. Rimorchiato qualcuna sulla spiaggia? " chiesi, divertito nonostante sapessi già la risposta. " Solo un gelato. Dimmi di te, non rimorchi nessuna? " " Mi focalizzo su una persona alla volta. E per ora ho rimorchiato te " risposi. " Sei troppo sicuro di te! Non è ancora detto. Ricordati che ci dobbiamo incontrare in un posto affollato e in pieno giorno. Avrò le mie scarpe da corsa se inizierai a fare discorsi strani " rispose, ridendo. Mi piaceva il suo modo di ridere, mi metteva allegria. " Ti svelo un segreto, solo per farti capire che non ti serviranno a nulla le scarpe da corsa. Faccio costantemente palestra e corro abbastanza veloce da poterti prendere in poco tempo " risposi. " Hai gli addominali scolpiti? " chiese, curiosa. " Abbastanza " risposi. " Oh. Ti prego, dillo più lentamente e con più enfasi " disse con la voce sexy. Mi misi a ridere della richiesta. Sapevo che si stava divertendo quanto me. " Ho gli addominali scolpiti e tanto " risposi lentamente con enfasi. " Oh " si limitò a rispondermi. " Ti arrapa? " chiesi. " Sì " " Vuoi vederli? " " Me li faresti vedere? " " Se me lo chiedi bene … " " Fammi capire, non ti fai vedere in volto ma gli addominali sì? Mi preoccupa la cosa " esclamò. " Lo capirai il motivo " " Devo avere paura? " Sì, devi avere paura di come ti scoperò a sangue. " No " risposi secco. " Fammi vedere, ti prego " chiese, con la vocina sexy. Alzai la maglietta e mi scattai una foto del torace, inquadrando volontariamente l’erezione che disegnava un bozzo sui jeans, e gliela mandai. " Wow. Posso essere sincera? " chiese, con il respiro affannato. Sapevo che la stavo eccitando tanto quanto lei faceva con me. " Devi esserlo sempre " risposi. " Non mi prenderai in giro? " " Certo che no " " Avrei voglia di strofinarci la testa. Tutti quei muscoli devono avere un effetto massaggiante assurdo " rispose, boccheggiando. Mi misi a ridere di gusto come non lo facevo da tempo. " Te lo lascerò fare, se vuoi. Sai cosa ha un effetto massaggiante migliore? " chiesi, con enfasi. " Se è quello che si intravede nei jeans, non credo che abbia un effetto molto massaggiante. Che buco ti serve per infilarci quel coso?! " chiese ridendo. " Ti risponderai quando te l’avrò infilato dentro. Ti farò godere come non hai mai fatto " risposi, prendendomi l’erezione in mano. " oh oh oh frena! Abbiamo detto solo l’anima, il corpo rimane mio. Se vuoi il resto di me, dovremmo arrivare al migliaio di uscite prima " disse. " Non ti serviranno milioni di uscite, promesso " " Non fare promesse che non potrai mantenere " scherzò lei. " Lo sto tenendo in mano adesso " dissi. " Sono sola a casa e sto per prendere il vibratore. Hai qualcos’altro da dirmi prima che stacchi? " " Mi apriresti la porta se fossi lì? " chiesi. Stavo seriamente combattendo con l’impulso di uscire, andare a casa sua e scoparla violentemente nel suo letto. Sono sempre stato una persona controllata, ma lei faceva uscire fuori la belva che era in me. " No, non credo. Prima voglio vederti in un posto affollato " rispose, secca. " E dopo? " chiesi, segandomi. Stavo ansimando per il bisogno di venire. " E dopo mi dovresti dare i vibratori che mi devi " rispose. " Non ti vorresti fare una scopata con me? " " Dopo averti conosciuto e constatato che non sei un serial killer, magari sì " rispose. La punta del mio pene si inumidii quando senti il vibratore acceso nell’audio. " Stai usando il vibratore? " chiesi. " Chissà " rispose. Mi massaggiai le palle, ero sull’orlo del paradiso. Se continuava così sarei venuto violentemente e in poco tempo. " Ashe " dissi, con la voce roca. " Dimmi Oz " rispose, ansimando. " Se non me la dai tu, me la prenderò io " risposi. " Allora dovrò appurare anche che non sei uno stupratore. Se la lista si allunga, dovremmo uscire per una decina di anni prima che te la dia " rispose, ridendo. Mi misi a ridere anche io: non aveva tutti i torti a pensarlo. " Buona sega Oz " mi disse. " Anche a te, Ashe " risposi. Era assurdo l’effetto che aveva su di me. Nessun’altra l’aveva mai avuto. Mi segai tutto il resto della mattina, pensando a lei, e poi presi il volo per New York. Ormai mancava poco e l’avrei avuta tutta per me.
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