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399 Words
8 «Non volevo spaventarla», si affrettò a dire Federica. «Sono la nuova proprietaria dell’appartamento del terzo piano». La donna stirò la bocca in un’espressione costernata: «Oh, sì, la dottoressa Tonelli...», sospirò. «Poverina». L’indagine non aveva portato a niente. Così suo marito, un medico che aveva radici anche in Francia, aveva venduto lo studio e si era trasferito a Parigi. Federica annuì. Era davvero una storia inquietante. Il gigante intanto non le aveva ancora levato gli occhi di dosso. La fissava così intensamente da farle quasi sentire una stretta fisica: «Tu non sei l’Ansaloni?», disse con un tono che pareva incolparla di qualcosa. «Vi conoscete?», chiese la donna. La domanda suonò falsa, come se fosse stata preparata in anticipo. Per pudore poggiò il sacchetto della spazzatura a terra, dietro al muro. Il gigante rimirava i fianchi di Federica. «È la scrittrice di cui ti parlavo qualche settimana fa», rispose. «Ricordi il noir che ti avevo messo sul comodino?». La donna si fece seria. «Ah, quello! Sono arrivata a metà in una sola sera, non riuscivo a staccarmelo dalle mani. Adesso però non ce la faccio a proseguire, mi fa stare troppo male». E allora perché lo diceva con quell’aria divertita? La stava sfottendo? Il gigante staccò finalmente gli occhi da Federica e si rivolse alla donna: «Il nostro piccolo palazzo adesso brilla per un’affascinante celebrità». La donna sorrise spontanea. Era priva della gelosia che Federica notava spesso nelle compagne degli uomini che le chiedevano un autografo. «Vuole venire a cena da noi una sera? Per conoscerci, visto che saremo vicini», domandò. Federica non rispose. Si sentiva soffocare all’idea di stare con quei due. Lo sguardo dell’uomo divenne amareggiato: «Avrà altri impegni, persone famose da incontrare, non di certo comuni mortali come noi». «No, no», si affrettò a dire Federica, con un tono di scusa che nemmeno lei sapeva da dove venisse. «Per me va bene». Cosa le era saltato in mente? Non andava bene per niente, invece. Quei due la intimorivano. E allora perché aveva accettato così solertemente il loro invito? Stupida che era! All’uomo spuntò un sorriso sghembo, come se volesse dimostrarle di essersi preso gioco di lei. «Stasera, alle otto?», continuò la donna. Tanto valeva togliersi il dente. «Con piacere», rispose Federica patendo un crampo allo stomaco. La donna le porse la mano: «Io sono Michela». Sollevò le spalle come se stesse per dire una cosa buffa: «E lui è Michele». Federica ricambiò la stretta: «Piacere, Federica», le disse. Ma si guardò bene dal tendere la mano all’uomo. Le metteva i brividi. «Federica, certo, lo sappiamo» puntualizzò il gigante. Poi le fece l’occhiolino, ben nascosto dietro la donna. So molte altre cose, di te pareva volerle dire.
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