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14 Federica mise la catenella e aprì la porta a fessura. Nell’angusto spazio tra lo stipite e il battente, infilò giusto il naso e un occhio, come un animale impaurito che sbircia fuori dalla tana. «Ciao», disse Michele da là in alto, alla fine di quel corpo lungo, sopra le collane colorate, dove si trovava la sua testa. Poi storse la bocca: «Che c’è, non ti senti bene?». Michele doveva essersi grattato la gola, perché aveva rimosso la crosticina post-rasatura. Un rivoletto purpureo gli scendeva giù, fino a impiastricciare il colletto della camicia bianca. «Hai bisogno?», rimandò Federica. Quell’uomo era davvero strano. E la donna che viveva con lui era una bugiarda. Federica si era già pentita di aver accettato così frettolosamente l’invito a cena. «Uh!», Michele parve colpito dalla

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