Capitolo 19

940 Words
Emma - Vuoi... davvero avere un figlio con me? - chiedo balbettando, temendo di aver sentito male. - SÌ! Emma, voglio avere dei figli, con te! - dichiara e i miei occhi si riempiono di lacrime. - Che cosa era? Ho detto qualcosa che non avrei dovuto? Non puoi avere figli? Nessun problema, adottiamo. Se non vuoi, va bene lo stesso... - E io rimasi lì a guardarlo, lui parlava velocemente e dovetti mettergli le dita in bocca per farlo tacere . - Rafael, calmati! - gli chiedo. - Ti ho... reso triste con quello che ho detto. - risponde tra le mie dita che erano sulle sue labbra. - Ma non mi hai reso triste! - gli rispondo confusa. - Di più... I suoi occhi erano pieni di lacrime e sembrava che stesse per piangere per quello che avevo detto. - risponde confuso. - Queste lacrime sono di felicità, perché vuoi che un altro dei miei sogni si avveri. - Rispondo e tolgo le dita dalla sua bocca, mi chino di più su di lui e appoggio la mia bocca sulla sua e ci arrendiamo al nostro amore. - Anche se è felice, come hai detto. Non mi piace! - dice e mi passa la mano sul viso e me lo accarezza. - Va bene, ci proverò. - Io scherzo con lui e lui sorride e dice: - E quale sogno ho realizzato senza saperlo... - chiede curioso. - Voi! - Dichiaro e continuo : - Tu sei il mio sogno più grande. Ti ho amato fin dalla prima volta che ti ho visto sullo schermo. -E sei mia da quando ho sentito la tua voce, mi hai fatto innamorare completamente di te!- dichiara. - Hmm... Signore? Siamo arrivati! - Sento la voce del suo autista. E quando me ne sono accorta, ho sentito Rafael dirgli di non aprire la porta, che l'avrebbe fatto lui stesso, e sono rimasta scioccata nel notare un pizzico di gelosia in lui. Rafael mi solleva dalle sue gambe e mi mette su un fianco. L'autista è d'accordo e mi ringrazia. Rafael è il primo a scendere dall'auto e mi aiuta. Congeda l'autista e ci dirigiamo verso l'atrio del suo magnifico palazzo. E mi distraggo quando noto che ci fermiamo davanti all'ascensore e qualcuno esce e non ci lascia passare. - Ciao Rafael, sei così bello! - Sento una voce e scopro che c'è un'altra prostituta che sta adocchiando il mio uomo. - Signora... - la saluta Rafael e non risponde al complimento. - Oh, smettila! - Dice come se stessero scherzando e quella dannata cosa non si fosse accorta di quanto fosse serio. - Mi scusi signora, vogliamo passare. - chiede e noto che sta perdendo la pazienza con lei. - Quando avrai finito di distrarti con lei, ti aspetterò nel mio appartamento... - gli fa l'occhiolino e mi guarda con aria gelosa e molto arrabbiata, mentre un'altra si mette in fila per spararmi. E noto che si sta dirigendo verso la reception e guardo il mio uomo e dico: - Rafael, torno subito, aspetta! Dammi un minuto. - Chiedo, mi alzo in punta di piedi e lo bacio velocemente. E senza che nessuno se ne accorgesse, tiro fuori il mio coltellino dalla borsa e mi dirigo verso la prostituta che ci stava provando con il mio uomo. E quando la trovo, sta per salire in macchina e subito il suo autista chiude la portiera. Vado velocemente ed entro e lei urla quando mi vede e le tiro i capelli e la faccio chinare con il collo storto e le dico: - Grida ancora una volta e ti taglio la gola senza problemi, mi hai sentito? - Alla minaccia viene mostrato il coltello, ancora macchiato del sangue di Amanda. - Tutto bene, signora? - chiede preoccupato l'autista. - Va bene... - risponde tremando. - Adesso digli di aspettare un po' o, meglio ancora, chiedigli di andare a fare una passeggiata. Inventagli una scusa prima che inizi a guidare. - Ti guido io. Passandogli il coltello sul collo. - Isacco? - lo chiama. - Sì, signora ? - Vai a fare una passeggiata, devo fare una telefonata privata. - chiede. - Va bene, signora ! - risponde lui e prima di andarsene lei lo chiama di nuovo e dice: - Aspetta un attimo, rimango al telefono per un po', per favore... - chiede tremando. E lei mi guarda e vedo paura in lei e sorrido mentre dico molto piano. - Se ti sorprendessi a guardare di nuovo il mio uomo, nello stesso modo in cui lo guardavi tu. Verrò nel tuo appartamento e ti ucciderò molto lentamente, mi hai sentito? - La minaccia. - Sì... Per favore non farlo, mi fa male... - supplica dolcemente. - Certo che non ti farò del male...- la avverto e le passo la lama tra il collo e faccio la stessa cosa che ho fatto con Amanda. - Ahi ... Avevi detto che non mi avresti fatto del male. - dichiara lei tirando su col naso e io la guardo e dico: - Ho mentito, questo è un mio piccolo souvenir. - la avverto sorridendole. - Avvicinati ancora e ti farò a pezzi, ok ? - Ok!... - risponde tremando e io la saluto. Apro la portiera della macchina ed esco. Sento il rumore dell'auto che se ne va e sorrido a quella che ora è una sgualdrina in meno. E senza che nessuno se ne accorgesse, riposi il coltello nella mia borsa. E rientro nell'edificio. E vado a incontrare il mio uomo e anche Devo vedere quali scuse inventare a Rafael per la mia partenza così rapida.
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