A lei la uguaglianza della chiesa ripugnava quanto a suo zio la uguaglianza politica. Non era irreligiosa di natura; pensava qualche volta che vi dovrebbe essere una religione speciale per le classi più alte, una religione liberissima, senza pratiche, quasi senza legge morale o almeno con una legge morale trasformata, dove al concetto del bene e del male fosse sostituito il concetto meno volgare del bello e del brutto, del buono e del cattivo gusto. Lo squisito intelletto della bellezza e dell’armonia starebbe invece della coscienza morale; i sensi non sarebbero combattuti, ma governati con l’intelletto della loro poesia. Un Dio, sì, ci vorrebbe per l’altra gioventù, per l’altra bellezza al di là della tomba. Il conte abborriva la musica, e Marina si guardava bene dal toccare il suo piano

