8.

776 Words
Odio ammetterlo ma ora oltre a sentirmi solo sono anche parecchio annoiato, infatti mi trovo a camminare per strada senza una meta. Do un calcio ad una pietra davanti ai miei piedi presi dalla rabbia, ho ancora in mente le cose che mi ha detto quel presuntuoso questa mattina. Però sono sicuro di aver fatto la cosa giusta e questo è l'importante, no? Sbuffo sonoramente e cerco di mandare via quei pensieri dalla mia mente, entro nel parco pieno di bambini che corrono ovunque e persone che passeggiano tranquille. Io non credo nelle coincidenze perciò qualcuno là su si sta divertendo con la mia sanità mentale, perché più cerco di evitarla e più la trovo in ogni posto dove vada? É stesa su una panchina a pancia in giù con una matita fra i denti e un libro davanti agli occhi, sembra parecchio concentrata. "Ciao" le dico facendola spaventare, si volta verso di me con un'espressione sconvolta mentre si tocca il cuore. "Mi hai spaventata!" mi dice alzando il tono della voce lanciandomi un'occhiata. "Cosa stai facendo?" le domando ridacchiando, sedendomi nello spazio rimasto libero. "Sto cercando di fare i compiti di matematica, devo recuperare un quattro ma proprio non riesco a capire queste cose irrisolvibili!" mi dice. "Cosa sono?" domando sporgendo la testa per poter leggere gli esercizi. "Equazioni" mi risponde sbuffando. "Sono semplicissime!" le dico ricevento uno sguardo fulmineo da parte sua. "Se vuoi ti aiuto, vedrai che le capirai subito" le dico sicuro di me stesso, prendendo il libro in mano. Annuisce e si sistema seduta a gambe incrociate avvicinandosi leggermente a me, ma non troppo. "Ma perché fai i compiti qui?" le domando curioso, con questo chiasso non riuscirei mai a concentrarmi. "Non lo so, mi piace stare qui" mi risponde facendo spalluce. "Guarda, qui devi semplicemente sostituire i numeri alle lettere rispettando l'ordine della formula. Poi la risolvi passaggio per passaggio. Prova!" le dico incoraggiandola. Prende il quaderno e la matita e inizia a scrivere l'esercizio iniziale. "Dopo aver fatto questo non so più andare avanti" mi dice bloccandosi. "Devi solo fare la radice quadrata di nove, che sarebbe tre ed è praticamente conclusa" le spiego. "E dopo devo scrivere qualcos'altro?" mi chiede osservando il quaderno. "No è finita così, vedi che qui ti dice il risultato? L'hai fatta giusta" le dico mostrandole il libro. "Non sopporto la matematica, c'ero un pomeriggio intero per riuscire a capire queste cose poi arrivi tu e la risolvi come se niente fosse" si lamenta sbattendo la testa sul libro. "Perché io sono un genio" ridacchio alzando una mano con tono ovvio. "Come no" mi dice spezzando il mio momento di gloria mentre mi guarda con le sopracciglia alzate. "Io ti aiuto e tu mi tratti sempre male, sei ingiusta nei miei confronti. Oltretutto non sei per niente timida come fai credere di essere, dovresti usare la tua parlantina con chi ti da fastidio!" "Cosa stai cercando di dire?" mi domanda assottigliando gli occhi. "Che quando inizi a parlare mi verrebbe voglia di scappare per salvarmi dai tuoi discorsi infiniti perciò puoi usarlo come arma" le spiego il mio ragionamento insensato o meno. "Grazie!" esclama, "é solo che a casa sono sola e i miei genitori non mi ascoltano quindi dovrò pur sfogarmi con qualcuno" mi dice mettendo una mano sotto al mento. "Posso capirli" dico scoppiando a ridere sotto al suo sguardo offeso. Si alza e sistema le cose che ha usato poco fa per i compiti dentro allo zaino di scuola e lo mette sulle spalle. "E ora dove vai?" le chiedo incuriosito alzandomi anche io, seguendola. "Devo fare la spesa per mia mamma perché lei torna tardi da lavoro" mi dice tirando fuori una lista lunghissima. "Ma perché mi segui poi?" mi domanda divertita. "Non ho nulla da fare e quindi ho deciso di stressarti un pochino, fai vedere" dico prendendo il foglietto dalle sue mani. Arrivati al supermercato prende un carrello e inizia a riempirlo delle cose che ci sono scritte. "Joe vieni qui" mi chiama. "Cosa?" le domando raggiungendola. "Prendi quello?" mi domanda sbattendo le ciglia, indicando col dito un pacco di pasta sistemato abbastanza in alto. "Sai chi sembri? Cucciolo, il nano piccolino di Biancaneve" le dico mordendomi il labbro per non scoppiare nuovamente a ridere. "Almeno sono dolce, qualcosa di positivo c'è" mi dice sospirando. Prendo quello che mi ha chiesto e lo aggiungo dentro al carrello ormai pieno. "Tu invece sembri l'orso di quel cartone strano, dove la bambina piccolina vestita di rosa fa sempre domande e lui sta dietro a lei. É enorme più o meno quanto te e anche noioso" mi dice correndo mentre ridacchia.
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