12.

1482 Words
Osservo ogni mossa che il bambolotto fa, tenendo d'occhio mia sorella che parla con lui e non smette di sorridere. Li seguo per tutto il corridoio, cercando disperatamente di riuscire ad ascoltare cosa le dice, quello lì non mi convince per niente. Non appena arriviamo all'uscita noto che non hanno nessuna intenzione di salutarsi, infatti continuano la strada fuori da scuola con molta tranquillità. Raggiungo la mia moto e molto velocemente l'accendo e mi avvio verso casa, se non fosse per un urlo che attira la mia attenzione. Mi guardo attorno più volte finché non vedo il gruppo di idioti non molto distanti da me. Spengo la mia moto e mi avvicino molto silenziosamente a loro, senza farmi vedere. Non mi sorprendo quando vedo Allyson fra loro. Si dimena cercando di liberarsi dalla presa di uno di loro che le stringe forte i polsi. "Vediamo un pó cosa c'è qui" dice prendendo il suo telefono dalla tasca dei suoi jeans. "Non puoi prenderlo!" urla lei, mordendo il braccio del ragazzo che la teneva. In tutta risposta lui le colpisce il viso facendole piegare la testa. "Guarda un pó qui, si parla di Joe. Cosa, cosa cosa? Questa si che è una notizia interessante" dice ridendo mentre alterna lo sguardo da me a lei. Non so cosa abbia letto, ma dal momento che mi ha nominato mi metto in mezzo più nervoso che mai. "Dammi quel telefono" lo minaccio, porgendo la mano con uno sguardo tutt'altro che pacifico. "Il principe azzurro é arrivato a salare la sua principessa, perché non gli dai un altro bacino? Magari la smette di piangere" mi dice scoppiando a ridere. "Non sono cazzi che ti riguardano" gli dico dandogli un pugno, approfitto della sua distrazione e gli sfilo il telefono dalle mani. "Lasciala" ordino all'altro che la tiene ancora ferma, con un'espressione che non mi piace per niente. "Altrimenti?" mi domanda buttandola improvvisamente a terra, sto qui non deve essere normale. "Vuoi un pugno anche tu?" gli domando alzando la mano, avanzando verso di lui. "Tienitela pure" dice afferrandola per la maglietta, buttandola letteralmente sopra di me. Se ne vanno via borbottando qualcosa senza il coraggio di guardarmi in faccia, codardi. Si sta tenendo alle mie spalle e piange, ci avrei pensato qualche secondo prima di abbracciarla se non stesse in queste condizioni. Nonostante tutto ciò che gli ho detto, tutti gli avvisi di denuncia non sono serviti a niente visto che continuano ad avercela con lei. Quando allontana leggermente il viso dal mio petto spalanco gli occhi per il livido per niente piccolo che ha sullo zigomo. "Devi assolutamente dirlo a tuo padre" le dico quella macchia violacea e le guance bagnate dalle lacrime. "No, no, no ti prego. Non dirgli niente. Mi hanno detto che se lo dico a qualcuno mi picchieranno" mi dice supplicandomi con lo sguardo. "Cosa? Quelli non stanno bene, hanno dei seri problemi per arrivare a picchiarti senza motivo" "Non voglio tornare a casa" dice abbassando lo sguardo, piangendo interrottamente. "Vieni a casa mia, però prima o poi dovrai tornare a casa. Cosa gli dirai?" le domando mentre camminiamo verso la mia moto. "C..che ho sbattuto a scuola" mi risponde passando la manica della sua felpa sulle sue guance. L'aiuto a salire dietro di me e partiamo verso casa, stanno davvero esagerando. Sono passati dagli scherzi alle cose gravi. Infilo la chiave nella serratura, apro la porta ed entriamo in casa. I miei genitori saranno usciti sicuramente, ma Ashley sarebbe dovuta essere già tornata e questo mi fa pensare che sia ancora con il bambolotto. "Siediti li, metto lo zaino in camera e ti porto un bicchiere d'acqua" le dico lasciandola seduta sul divano. Poco dopo, quando torno da lei per darle il bicchiere d'acqua la trovo con la testa sulla spalliera del divano che dorme. Lo appoggio sul tavolino e prendo il suo telefono facendo il massimo silenzio, apro la rubrica e cerco il numero di suo padre o di sua madre. Anche se lei non vuole so che sto facendo la cosa giusta, questa storia non può andare avanti. "Allyson?" a rispondere è il padre, faccio un respiro profondo e parlo. "Emh sono Joe" "Ah ciao Joe, come mai chiami dal telefono di mia figlia?" Mi domanda con uno strano tono e mi affretto a spiegare. "Ashley è a casa mia, ora sta dormendo e dovrei dirle delle cose che le stanno succedendo" "Oh okay, qualcosa di grave?" "Si, diciamo. Da un pó dei ragazzi la prendono in giro anche con parole pesanti, oggi sono arrivati alle mani infatti ha un livido vicino all'occhio. Spesso piange o sta da sola e un giorno mi ha confidato che sta male perché il rapporto con voi non è dei migliori. Che a volte la rispondete a tono e volevo avvisarla di questo, ecco.." "Io non sapevo niente di questi ragazzi, grazie Joe per avermelo detto. Quando tornerò a casa parlerò con lei" "Si ma gliel'ho detto perché deve prendere dei provedimenti, quei ragazzi non si fermeranno. L'hanno detto chiaramente" insisto. "Si hai ragione, ma ho bisogno di sapere i nomi di questi ragazzi altrimenti non posso fare molto" "In particolare sono Jack, Ethan, Zack e Liam" gli dico sperando con tutto al cuore che non faccia il mio nome, per aiutarla sto finendo nei guai. "Grazie mille Joe, davvero. Ora sono a lavoro, non potrebbe stare da voi finché non finisco?" mi chiede. "Si figuri. Certo" rispondo dando un'occhiata ad Allyson che si è mossa. "Va bene, ci vediamo dopo" dice prima di chiudere la chiamata, lo spengo e lo rimetto al posto di prima. Alza leggermente il viso e mi guarda con gli occhi assonnati, sbattendo più volte le palpebre. "Oh mio Dio, mi sono addormentata come una scema. Che vergogna" dice improvvisamente alzandosi dal divano. "Ma se ci sono solo io, non mi scandalizzo se ti vedo dormire" le dico ridendo. "Io vado a casa" mi dice prendendo il suo zaino e il telefono, avvicinandosi alla porta. "No devi stare qui, passa dopo tuo padre a prenderti" "Cosa? Perché? No" mi dice nervosamente gesticolando con le dita. "Allyson, guarda che se rimani qui non ti sbrano. Non sono cannibale. Se sei preoccupata per quello che hai in faccia sta tranquilla. Gli dirai che hai sbattuto" le dico allungando le gambe sul divano. "Umh okay" dice a bassa voce tornando a sedersi nel divano accanto a me, rimane a fissarmi ma faccio finta di niente continuando a guardare il telefono. "Dov'é Ashley?" mi domanda sbirciando nel mio schermo. "Non lo so" "Cosa stai facendo?" continua a chiedermi, mi volto verso di lei e rido per quanto sia buffa. É sorprendente come passa dall'essere timida al farmi tutte le domande che le passano per la mente. "Perché ridi?" mi chiede ancora, guardandomi confusa. "Perché prima sei talmente timida che neanche mi guardi e poi inizi a farmi una marea di domande!" le dico continuando a ridere. "Però non hai ancora risposto e stai a lamentarti, sei un orso brontolone" dice incrociando le braccia. "Beh, ne hai fatte talmente tante che non le ricordo neanche più" mi giustifico mettendomi seduto. "Ne ho fatto solo tre, quel bicchiere d'acqua è per me?" "Quattro con questa" le dico ridendo, non si accorge neanche. Sbuffa e si alza per prendere il bicchiere, ne beve qualche sorso e lo riapoggia sul tavolino. "Facciamo un gioco, devi riuscire a stare zitta per almeno cinque minuti. Se perdi dovrai tingerti i capelli di fucsia" le dico con la convinzione che non riuscirà mai a stare in silenzio per così tanto tempo. "E se vinco?" mi domanda, alzando le sopracciglia. "Dai lascio scegliere a te, visto che la punizione l'ho scelta io" le dico. "Okay, allora lo sceglierò più avanti" "Ma non vale, perché se vinci la penserai magari più crudele" esclamo alzando le mani. "Su su, giochiamo" mi dice urlando via, prima di mimare una cerniera sulle sue labbra. I minuti passano e lei sembra proprio non voler parlare, così decido di farla ridere facendo ogni mossa possibile. Provo di tutto, smorfie che farebbero persino paura ma non si scompone neanche un secondo. Continua a tenere gli occhi fissi su di me, concentrata, magari sta pensando. Controllo l'orario sul mio telefono e non appena scattano i cinque minuti sbuffo sonoramente mentre saltella esultando, da una parte all'altra. "Ho vinto! Ho vinto, ho vintooo. Ora penso a cosa farti fare" dice mettendo una mano sotto al mento sochiudendo gli occhi. "Non cose umilianti, ti prego" le dico supplicandola con lo sguardo. "Mi devi accompagnare per una settimana a casa, dopo scuola. La strada a piedi è troppo lunga e poi fa freddo" mi dice soddisfatta. "Quella del freddo è solo una scusa, ne stai approfittando perché sai che per tenerti mi puoi abbracciare" le dico incrociando le braccia. "Non è vero, c'è veramente freddo. E poi, non obiettare ho vinto!"
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