17.

1095 Words
Chissà cosa gli ha detto per averla fatta cadere ai suoi piedi in cosí poco tempo, a me sembra così ovvia la sua espressione da manipolatore, finto innocente. "Come mai così pensieroso?" mi domanda mia mamma, guardandomi con un piccolo sorriso. "Sono stanco" le rispondo, girandomi a pancia in giù. "Sicuro non sia successo qualcosa? Ultimamente ti vedo strano" mi dice sedendosi nel divano accanto a me, passando una mano sui miei capelli. Adoro quando mi fa così, mi rilassa quando qualcuno mi accarezza i capelli o ci gioca, potrei persino addormentarmi. "Posso chiederti una cosa?" le domando tenendo gli occhi chiusi, ancora rilassato dalle sue carezze. "Certo" "Tu quando l'hai capito che ti piaceva papà? cioè subito, o dopo che lui ti ha detto qualcosa?" "Mi è sempre piaciuto, sin dal primo giorno in cui l'ho visto. Mi sono accorta di amarlo quando mi sono trasferita di nuovo a casa mia, è stato li che ho capito di non poter stare senza lui. Diciamo che più delle volte capisci di tenere ad una persona quando sta con qualcuno che non sei tu o quando è lontana da te , e non intendo solo di paese. Può essere lontana da te stando anche a due centimetri di distanza da te. Azzardo a dirti di baciarla, con un bacio si possono capire tante cose. Poi il resto verrà da se" mi dice con un piccolo sorriso e lo sguardo pensieroso. "Chi è la ragazza fortunata?" mi domanda poi sporgendosi dall'altro lato cercando di scorgere il mio viso, nascosto dal cuscino. "Nessuna, era solo una domanda!" le dico cercando di convincere sia lei che me, mi è venuto come spontaneo chiederglielo. Come per riuscire a capire cosa sta succedendo nella mia mente. "E pensi che io creda a questa bugia? Joe Miller, se non me lo dici subito ti lascio senza cibo per una settimana intera!" mi minaccia assottigliando gli occhi. "Fa nulla, lo comprerò già pronto" le dico ridendo, cercando di sfuggire alla sua ira. "Non puoi lasciarmi cosí! Morirò dalla curiosità" protesta mettendosi una mano sul cuore con fare drammatico. "Non te lo dirò, quando ti ci metti sei più pettegola di Ashley perciò preferisco tenerlo per me!" le dico ridendo per la sua espressione offesa. "Ashley è pettegola?" mi domanda inarcando un sopracciglio con aria confusa. "Non sai quanto! A volte sta per ore al telefono a parlare di cosa fanno le persone, persino di quelle che non conosce. Faccio fatica ad addormentarmi!" le dico prendendo la mia giacca e il telefono. "Dove vai?" mi domanda seguendomi con lo sguardo con una strana espressione in viso. "Esco" l'avviso, infilandomi la giacca blu, abbastanza pesante da tenermi al caldo. "Non starai mica andando a baciarla?" mi dice facendo strani movimenti verso l'alto con le sopracciglia. Il suo sorriso malefico non fa altro che divertirmi. "No mamma, esco con un mio amico" le dico chiudendo la porta dietro di me, lasciandola sul divano con ancora quell'espressione buffa sulla faccia. Raggiunto il parco Chris è già li che mi aspetta, dentro al campo da basket con una palla in mano che palleggia spensierato. "Finalmente sei arrivato, sono qui da cinque minuti!" mi dice lanciandomi la palla che prendo al volo. "Caspita!" esclamo ridendo, manco avesse dovuto aspettarmi per un'ora, era anche serio. "Invece di prendermi in giro, allenati che fra non molto abbiamo una partita contro una squadra abbastanza in gamba" mi dice saltellando. Mi tolgo la giacca e la appoggio a terra, riprendo la palla in mano e iniziamo il nostro allenamento con serietà e qualche risata. Ad un tratto si para davanti a me senza motivo, tenendo lo sguardo fisso su di me e la palla stretta fra le mani. "Guarda che bella la neve, Joe!" mi dice indicando dietro di me con un sorriso nervoso. "Mi spieghi che ti prende? Cosa mi interessa ora la neve?" gli chiedo confuso alzando le mani al cielo, non capisco che abbia ora. "Eh... Tua sorella mi piace tanto, credi che avrò una possibilità con lei? Non sembra molto presa da me.." dice buttando parole a caso, non sa neanche lui cosa sta dicendo. "Sei strano, tu vuoi nascondermi qualcosa. Spostati da li" gli dico avanzando verso di lui. "No, Joe, aspett-" cerca di dire prima che riesco a spostarlo dal punto in cui era, su una panchina poco distante da noi ci sono Allyson e il bambolotto che si baciano, abbracciandosi. "Volevi nascondermi questo? Non mi interessa" gli dico facendo spalluce, cercando di apparire indifferente. In realtà non so neanche io se mi importi o meno, nella mia mente c'è una tale confusiose e le parole di mia madre si ripetono nella mia testa sempre più forte. "Diciamo che più delle volte capisci di tenere ad una persona quando sta con qualcuno che non sei tu o quando è lontana da te , e non intendo solo di paese. Può essere lontana da te stando anche a due centimetri di distanza da te." "Vuoi andare via?" mi domanda il mio amico facendomi tornare con la mente alla realtà, scuoto la testa e afferro la palla dalle sue mani. "Perché non parli con lei?" mi domanda fermo li, con le braccia conserte mentre mi osserva fare canestro. "E cosa dovrei dirle?" gli chiedo senza voltarmi, recupero la palla dopo il primo rimbalzo e ripeto lo stesso gioco di poco fa. "Che ti piace" mi dice facendomi quasi affogare con la mia stessa saliva, "É inutile che cerchi di nasconderlo, ti conosco da poco eppure l'ho già capito. Ti ho visto sta mattina quando schiacciavi la pasta dalla gelosia, e poco fa. Il tuo sguardo era deluso e affranto. E ti vedo anche quando parli con lei o quando la guardi, non dico che ne sei innamorato ma sei sulla strada giusta" aggiunge ridacchiando leggermente. "Cosa hai bevuto prima di venire qui? Deve essere qualcosa di pesante per farti dire certe cazzate" gli chiedo guardandolo stranito. "Dio mio, vorrei lanciarti quel pallone in quella fottuta testa che hai. La smetti di negare l'evidente?" mi dice con un'espressione da finto arrabbiato. "E comunque ormai sta con quel.. Quel coso, perciò non posso parlarci lo stesso" gli sorrido tornando a giocare. "Troverai il modo, e comunque non mi hai detto ne si ne no, hai cambiato argomento. Perciò ho ragione, ti piace!" mi dice puntandomi il dito conto. Lo ignoro e proseguo il mio allenamento, per questa partita darò il mio massimo. "Chi tace consente!" urla sorridendo, mi raggiunge e mi sfila la palla dalle mani tornando a giocare con me.
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