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1458 Words
"Oh andiamo, cosa è questo faccino triste?" le chiedo spostando la visiera del mio casco per poterla vedere meglio. "Il professore di matematica oggi mi ha chiamata alla lavagna. Non ho saputo risolvere l'esercizio e mi ha messo due. Di questo passo verrò bocciata" mi dice disperata, sistemandosi i capelli che svolazzano a causa del vento. "Dove è finita la determinazione che avevi ieri mentre mi allenavi? Facciamo così, ti aiuto con questi esercizi e nella prossima lezione gli chiedi di poter recuperare. Lo lascerai senza parole e sarà costretto a metterti un bel voto" le propongo facendo illuminare i suoi occhi. "Davvero? La prossima lezione è domani, alla terza ora.." mi dice sorridendo. "Allora oggi, appena sei libera, passo a casa tua e ti do una mano" "In realtà sono tutto il giorno da sola, i miei genitori lavorano fin a tardi. Se vuoi puoi restare a pranzo da me. Cioè non sei costretto.." mi dice nervosamente, leggermente imbarazzata. "Allora resto direttamente da te, sai cucinare?" le domando mentre scendo dalla moto, mi tolgo il casco e infilò le chiavi nelle tasche dei miei pantaloni di tuta. "Non molto, l'ultima volta che ho provato a fare qualcosa a casa ho mi sono quasi ustionata con l'olio bollente" mi spiega ridacchiando. "Perciò ci conviene andare a comprare qualcosa, cosa vuoi mangiare?" le chiedo sapendo di averle fatto la domanda più difficile al momento. "Pizza? Oppure hamburger. Anzi ho voglia di gelato!" dice con una mano sotto al mento e lo sguardo pensieroso, cercando di scegliere la cosa migliore. "Facciamo pizza e gelato. Ci dobbiamo sbrigare però altrimenti mangio anche a te dalla fame che ho" le dico attraversando la strada. Entriamo in un supermercato non molto lontano da casa sua e prendiamo tutto l'occorrente. "Quello è buonissimo, però mi piace anche quello!" mi dice con il broncio indecisa se prendere il gelato alla amarena oppure quello al tiramisù. "Allora compriamo entrambi!" dico aprendo il frigo, afferro le due vaschette e le infilo all'interno del carrello pieno zeppo di schifezze. Coca Cola, due scatole di pizza, cioccolato e caramelle di ogni tipo. Fuori il vento gelido sembra alzarsi e le nuvole di un grigio scuro farsi spazio nel cielo, temporaneamente azzurro. Si stringe al suo maglioncino blu strofinando le mani sulle braccia per scaldarsi almeno un pó. Sentendomi come in dovere mi sfilo la mia giacca nera con una strana stampa e gliela porgo, riafferrando poi la busta contenente la spesa. "Tu non hai freddo?" mi domanda con un piccolo sorriso, tenendo la mia giacca fra le mani. "No mettila tu, tanto siamo arrivati ormai" le rispondo scrollando le spalle, ricambiando il suo sorriso. Annuisce e si infila la giacca decisamente grande sul suo corpo minuto. Se la stringe maggiormente a lei, annusando il profumo. Giunti a casa apparecchiamo la tavola e iniziamo a mangiare tutto ciò che abbiamo davanti. "Mi sto seriamente chiedendo dove metti tutto questo cibo visto che oltre essere una nana, sei anche magrissima" le dico misurando il suo polso fra il pollice e l'indice. "Non la smetterai mai di dirmi che sono bassa vero?" mi domanda con tono arrabbiato, alzando lo sguardo dalla sua pizza solamente per lanci armi un'occhiataccia. "No" rispondo ridendo. Proprio in quel momento prende il bordo che ha lasciato dalla sua pizza e me lo lancia sopra, facendomi ridere ulteriormente. "Non sei divertente! Insopportabile, ecco cosa sei" mi dice incrociando le braccia al petto, spostando le sue cose dalla mia portata. "Non lo pensi davvero altrimenti non saresti nella tua cucina a pranzare assieme a me, ammettilo che ti sto fin troppo simpatico" le faccio notare sbattendo le ciglia. "Facciamo i compiti?" mi domanda cambiando discorso mentre si alza da tavola. Il fatto che cerca di evitare il mio sguardo e che tiene il broncio afferma benissimo la mia teoria. "Okay" rispondo seguendola con il pacchetto di caramelle alla liquirizia in mano. Entra in una stanza con su scritto al suo nome e mi lascia entrare. É esageratamente rosa, l'unica cosa che cambia colore e la televisione al plasma appesa nel muro davanti al suo letto. Si stende su di esso e ci butta i libri sopra sospirando. "Quali sono quelle che non hai capito?" le domando sedendomi accanto a lei, afferrò un suo quaderno e lo sfoglio. Ha una bella calligrafia, gli esercizi sono scritti tutto in ordine. "Quelle con il grafico. Spiega talmente veloce che se gli chiedo di rispiegarlo, mi dice che la prossima volta starò più attenta" mi dice con una smorfia. "Okay, sono la parte più semplice delle equazioni. Ora te le spiego" le dico prendendo una penna dal suo astuccio, rosa. Ogni tanto, quando lei fa gli esercizi, ne approfitto per mangiare. "Hai qualcosa che non sia rosa?" domando. "Uh ho fatto rima" rido dopo essermene accorto, guardandomi attorno. Ho paura che se entro in bagno trovo anche il WC di quel colore. "No, lo adoro. Hai qualcosa contro il mio colore preferito?" mi dice puntandomi la penna contro. "No ma, ad esempio il blu è il mio colore preferito eppure non ho tutta la stanza di quel colore" dico alzando le mani con fare ovvio. "Solo perché la dividi con tua sorella quindi non fare lo spiritoso" mi dice incrociando le braccia. "Non sto facendo lo spiritoso" ribatto indispettito."Spiritoso e anche testardo" continua convinta, ridendo sotto ai baffi. "Ah si? Vediamo se la pensi ancora allo stesso modo" Le dico passando le dita nella pianta del  suo piede, protetto solo dal tessuto della calza con le scimmiette. Scoppia a ridere e si dimena sul letto, cercando di togliere le mie mani dai suoi piedi. Ride talmente tanto che si tiene la pancia. "Sei ingiusto" si lamenta fra una risata e l'altra. Ad un certo punto si ritrova in bilico sul bordo del letto e per non cadere si aggrappa al mio braccio, tirando anche me giù con lei. Finisco a terra sul suo tappeto con lei sopra di me e il suo viso ad un centimetro distante dal mio. Fissa intensamente i miei occhi e vorrei poter entrare nella sua mente per sapere a cosa sta pensando in questo esatto momento. "D-dobbiamo finire i compiti.." sussurra, con le mani appoggiate sul mio petto. Continua a guardarmi finché la mia leggera risata non la riporta alla realtà. "Vuoi farli stesa sopra di me?" le domando e in poco tempo le sue guance si colorano di rosso. Si alza da me velocemente e torna a sedersi sul letto con il quaderno davanti agli occhi. "Allyson?" una voce femminile la chiama, da qualche stanza più lontana dalla nostra. Probabilmente si tratta della mamma. "Che c'è?" risponde lei con indifferenza, alzando leggermente il tono della voce per farsi sentire meglio. "Non ci sarò neanche a cena, tra un pó torno a lavoro. Riesci a prepararti la cena?" le dice. "Certo" sospira lei. "Va bene. Ricordati di mettere i vestiti a lavare, ciao" la saluta prima di uscire nuovamente di casa. Torna a leggere sul quaderno come se nulla fosse successo. "Tu ceni da sola?" domando confuso quanto sorpreso. Il rapporto che ha con sua madre è davvero freddo. "Si, da sempre" risponde alzando le spalle. "Scusa se te lo dico Ally, ma il comportamento dei tuoi genitori e da veri menefreghisti. Ti lasciano sola tutta la giornata, ti danno anche gli incarichi da fare e ti salutano in quel modo? Come se non fossi loro figlia?" le dico con sincerità. Lei abbassa lo sguardo e giocherella con il bordo della mia felpa. "Ci sono abituata" mi dice con la voce tremante, mordendosi il labbro. "No, a certe cose non ci si abitua mai" ribatto serio cercando di incontrare il suo sguardo. Nel momento in cui ci riesco una lacrima riga la sua guancia, seguita da tante altre. "Va avanti da parecchi anni ormai, a loro non importa se sto sola o meno. Se sto male o bene, se ho bisogno di qualcosa" mi spiega cercando inevitabilmente di fermare le lacrime. "Sono adulti per un cavolo, non mi piace che stai sola. Insomma, come si può lasciare una ragazzina di quattordici anni sola in casa? Starò io con te." dico deciso, il comportamento dei genitori nei suoi confronti mi irrita non poco. "Cosa? No, tu fai già abbastanza per me" mi dice scuotendo la testa. "Non mi interessa, ogni volta che avrai bisogno di me puoi chiamarmi. Anche se è di notte se necessario. Ovviamente senza chiamarmi per farmi strane domande messe a caso" le dico facendola ridacchiare. "Grazie, sei l'amico migliore che esista. Nessuno aveva mai fatto tutto questo per me" mi dice con gli occhi che brillano e un sorriso enorme. "Per fortuna. Su finiamo questi esercizi ora" le dico riprendendo il quaderno e la penna. 
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