VIII. I'm in love

2588 Words
Sente ancora le guance rosse di imbarazzo; a questo punto, la sua faccia deve ricordare un pomodoro maturo. Chase gli apre la portiera e ci si appoggia, in attesa che lui salga. Sorride. «I tuoi amici sono simpatici.» Già. Come non dico cosa. Louie ha già deciso che tornerà a casa con qualche arma letale per eliminare entrambi. Non sono bastate le migliaia di domande che hanno rivolto a Chase, no: Nate – non sa bene come – ha tirato fuori questo album di fotografie e si è messo a mostrare al ragazzo scatti che ritraevano Louie, bambino, intento a fare il bagnetto. Sono cose da film, dannazione, non dovrebbero succedere nella vita reale... E poi come accidenti le ha avute? «Sono pazzi» ribatte Louie. Aspetta che Chase faccia il giro della macchina e che salga al posto del guidatore per «Dillo pure, tanto ne siamo tutti consapevoli» borbottare, incrociando le braccia. «Nah. Tranquillo che esiste di peggio.» Chase mette in moto, non prima di avergli rivolto uno sguardo tutto fossette e sorrisi. «Il mio migliore amico, Mike, è completamente fuori. Mi ha tenuto in ostaggio a casa sua per ore, perché voleva controllare come intendessi vestirmi per uscire con te.» La saliva gli va di traverso e Louie per poco rischia di strozzarsi – sarebbe un finale di serata da prima pagina. Chase sta dicendo di avere un migliore amico che, in pratica, ha fatto la stessa cosa che hanno fatto con lui Daniel e Nate? Wow. Gli sta venendo da ridere, e non si sente più così tanto stupido. Con voce stridula, chiede: «Gli hai detto... Voglio dire—» «Io a Mike dico tutto» Chase risponde. «Te lo farò conoscere, un giorno.» «Oh.» Situazione. «Ok.» Questa cosa si fa più seria a ogni secondo che passa. Tu l'hai invitato. Ti piace. Stai calmo, Cristo. Louie non è abituato a queste cose: conoscere, uscire, ridere, corteggiare e via dicendo; fanno così tanto vecchio stile e lui ha passato troppo tempo da solo a piangersi addosso e a convincersi di come la solitudine sentimentale sia meglio di una vita sessuale attiva. Ok che non conosce un colore a metà strada tra il bianco e il nero, ma qui è un bel casino dopo l'altro. Non dicono più niente per un po'. Chase guida in completa tranquillità, come se fosse nato per tenere le mani su un volante; canticchia di tanto in tanto le parole delle canzoni che passano alla radio, picchietta le dita sulla propria gamba, muove gli occhi da tutte le parti e – più spesso di quanto Louie si impone di pensare – posa anche il suo sguardo verde su di lui... Molto velocemente, tanto per captare veloci scatti, ma lo fa, e sono istanti in cui Louie trattiene il fiato e rischia un collasso. Vorrebbe rompere il silenzio dicendo qualcosa, qualsiasi cosa, ma tutto ciò che gli passa per la testa sembra solo dannatamene stupido, motivo per cui si limita a guardare fuori dal finestrino, facendo tutto il possibile per impedirsi di arrossire ogni volta che Chase lo studia. Passano quelle che sembrano ore, prima che Louie veda davvero davanti a sé, senza limitarsi a guardare con gli occhi vuoti e la testa concentrata altrove. Si rende conto della strada sterrata che ha sostituito l'asfalto, degli alberi, dell'erba praticamente ovunque – intorno a loro – e del paesaggio sconfinato che si sta avvicinando sempre di più. O al quale loro stanno andando incontro. Louie si raddrizza sul sedile. «Dove siamo?» domanda, gli occhi che scattano incuriositi in tutte le direzioni. La macchina rallenta, svolta a destra, fuori dalla strada, e si ferma sul prato verde, a pochi metri da una vecchia staccionata che ne segna la fine – dall'altra parte, il terreno scende in un dirupo roccioso e a Louie vengono le vertigini al solo pensarci. Chase spegne il motore, afferra il cellulare e scende dall'auto. Louie lo guarda imbambolato per qualche secondo, prima di seguirlo. «Ti prometto che poi ti porto a cena, ma prima volevo venire qui» dice il ragazzo, sorridendogli. «O, almeno, portartici.» Allude con un cenno del capo a tutto ciò che li circonda, poi sale sul cofano; solleva un braccio, muovendolo ad arco davanti a sé, e gli occhi gli brillano mentre parla di qualcosa che sembra stargli sinceramente a cuore. «Quando il sole tramonta dietro le montagne, il cielo attraversa le più svariate tonalità di colore e io trovo che sia bellissimo stare semplicemente seduti ad ammirarlo.» Louie guarda verso l'orizzonte, dove le nuvole sono di uno strano colore tendente all'arancio e il sole non è che un disco infuocato in picchiata. Comincia a capire di che cosa sta parlando Chase. «Vieni qui.» Si gira di scatto e sbarra gli occhi. «Sulla—Devo salire sulla tua macchina?» Chase ridacchia e batte la mano sulla superficie su cui si trova. «Fidati.» E Louie prende fiato e si siede accanto a lui. Non sa definire come si sente, al momento; sa solo che le cose lo stanno piacevolmente sorprendendo e tutto questo è così nuovo da lasciarlo disorientato. Si aspettava tutt'altro, davvero, ma non pensa di potersi davvero lamentare della piega che ha preso la situazione. Chase l'ha portato in un posto suo, un luogo a cui sembra tenere molto, e – sì – è tutto tanto romantico... Si tira uno schiaffo mentale per non distrarsi. «Mi piacerebbe conoscerti un po', Louie» dice di punto in bianco Chase, i gomiti poggiati sulle ginocchia e lo sguardo perso in qualche punto lontano. «So ben poco di te, a essere sincero.» «Sì, anche io.» Anche io mi conosco davvero poco… Louie lo pensa, ma non lo dice. «Perché non mi racconti qualcosa?» Louie sgrana gli occhi e fissa quelli verdi di Chase. Non ci legge nessun secondo fine, niente che gli faccia dubitare del ragazzo alla sua sinistra. E non è che stia aspettando il minimo segnale per prendere e tagliare la corda... Il punto è che non sa come comportarsi: Chase non è Ryan, e questo già se l'è ripetuto un'infinità di volte, ma la consapevolezza di essere perso per lui lo rende ancora una volta una preda facile alle illusioni. Non ha voglia di farsi fregare di nuovo, soprattutto non questa volta che sono stati altri a decidere per lui. Louie non avrebbe chiesto a Chase di uscire: probabilmente il suo numero di telefono sarebbe rimasto nascosto da qualche parte, ma lui non avrebbe mai più sentito la sua voce. Sicuro. Louie si gratta il retro del collo e «Qualcosa?» chiede. «Cosa?» «Non lo so. Quello che vuoi.» Chase sorride un sorriso sinceramente curioso. Dannazione. «Ho quattro sorelle minori.» L'attimo dopo averlo detto, Louie si dà dello stupido. Deve parlare e se ne esce con un'informazione riguardo la sua famiglia... Ma che problemi ha, cazzo. Chase lo stupisce, perché il suo volto si illumina. «Quattro?» esclama. «Wow. Io ne ho una maggiore.» È una cosa buona il suo reggergli il gioco? O gli fa semplicemente tantissima pena e si sente in dovere di continuare la conversazione per avere la coscienza pulita? Chase ridacchia e si sporge in avanti, per guardarlo. «Poi?» insiste. «Questa cosa mi sta mettendo tremendamente a disagio.» Dall'espressione dell'altro, Louie capisce di dover tenere a freno la lingua. Stanno parlando, come due ragazzi normali che cercano di conoscersi, ma lui sembra fare di tutto per impedire questa cosa, o per cercare di non capirla. E non è colpa sua, davvero, solo che non può non trovare molto comica la situazione, dal momento che è cominciata nel modo che entrambi conoscono. Solo Louie vede l'assurdità dietro tutto questo? «Come mai?» Probabilmente, sì. Sbuffa, seccato. È un concetto semplice. «Non... Non credo di esserci abituato?» Perché deve spiegare un concetto così semplice? Chase inclina la testa e alza un sopracciglio. «Non sei uno di quelli che scopa al primo appuntamento, vero?» Ci riflette un attimo su e poi chiarisce. «Sì—Ok, noi possiamo dire di averlo già fatto, ma... Hai capito.» «Non è quello» bisbiglia lui, fissandosi le dita intrecciate. «Diciamo che sono un po' fuori allenamento con questa roba, in qualsiasi modo si chiami.» È andato a letto con così tanta gente, alla prima uscita, da non sapere dove accidenti nascondere le mani per tenerle occupate. «È da tanto che non esco con qualcuno.» Ryan non conta; Ryan non conta più da tanto tempo, ormai... È stato solo un incidente di percorso. Chase si lascia cadere contro il parabrezza della macchina e fissa il cielo. «Beh. Sei giovane, quindi non deve essere poi tanto.» Come può sembrare così dannatamente spensierato? «Ancora non ti sono cresciuti i capelli bianchi.» Louie socchiude gli occhi e lo fissa con un'occhiata che vuole essere minacciosa, ma che deve vagamente ricordare quella di un cucciolo arrabbiato. Non è colpa sua se davanti a lui si trova una persona da classificarsi come improbabile; Chase deve essere certamente il prodotto di amore, cioccolatini e candide nuvole bianche. Magari, nel mezzo, ci sono molti particolari vietati ai minori – sesso, labbra da pompini, attrazione, corpo, mani – con i quali Louie potrebbe fare una bella lista, ma sono gli altri a prevalere. Chase è così... «Mi ero fatto un'idea diversa di te» Louie ammette, per smetterla di occupare il silenzio pensando. «Diversa? Diversa quanto?» «Ecco... Pensavo fossi uno "So quello che voglio e come prendermelo", sicuro di sé e tutto il resto.» Non può dire che lo coccolerebbe all'infinito perché al momento sembra così dolce e tenero e—Sta per impazzire. Maledetti Daniel e Nate. «Invece sei molto più simpatico di quanto mi aspettassi.» Chase scoppia a ridere. «Grazie! È—Devo prenderlo come un complimento, sì?» «Sì» conferma Louie, sorridendo. Il sole è quasi completamente sparito dietro le montagne; del suo passaggio, restano solo strisce calde che attraversano il cielo. «Anche tu sei molto diverso dall'idea che mi ero fatto.» Louie viene scosso da un brivido. «Idea bella o brutta?» Chase ci pensa per qualche istante, di proposito. «Non saprei davvero come classificarla. So solo che adesso ti guardo e mi sembri più complicato del previsto. Devi essere una di quelle persone che si lasciano scoprire un po' alla volta» spiega. «O qualcosa del genere.» Dovrebbero spaventarlo queste parole, anche se non sa dire con certezza se siano vere. Lui non permette alle persone di conoscerlo, sì, ma la cosa dipende molto dai soggetti in questione. «Magari hai ragione» risponde, stringendosi nelle spalle. I cinque minuti seguenti strisciano via come un soffio di vento; Louie sente che la presenza di Chase è in qualche modo rassicurante, ma il problema del non sapere bene cosa fare gli pesa addosso come un macigno. E il ragazzo si sta rivelando più interessante del previsto, per questo deve smetterla di considerarlo una semplice serata di piacere in discoteca. Deve farla finita. Louie perde velocemente la cognizione del tempo; non ha idea di che ore siano, o di quanto sia passato dal loro arrivo. È Chase che, dal nulla, si volta a guardarlo e «Vuoi andare a mangiare?» domanda. Louie sente le proprie guance surriscaldarsi. «No» tenta. «No, mi piace qui.» Maschera l'improvviso timbro acuto della propria voce con un colpo di tosse e comincia a balbettare. «Insomma... Se vuoi andare, andiamo... Io—» «Louie.» Chase gli si fa più vicino e sorride. «Possiamo stare qui un altro po'.» Ok. Dopo davvero troppo tempo, si rende conto di averlo solo pensato. Louie si scarica contro così tanti insulti che conclude di dover andare a una terapia di coppia con se stesso. Finge di togliere della polvere invisibile dai jeans. Quindi, «Ok» dice, in un sospiro. È solo una sua impressione, o fa caldo? Dovrebbe tipo morire di freddo, essere sul punto di diventare un ghiacciolo perché il sole è sparito e la sera porta freddo, buio e—Perché accidenti fa così caldo?! Sta per togliersi la giacca, quando Chase gli afferra la mano sinistra, cominciando a giocare con le sue dita. A Louie salta il cuore in gola. Il ragazzo lo studia, sovrappensiero, come se stesse riflettendo su chissà quale misterioso segreto che non merita di essere conosciuto dai comuni mortali. Poi, sempre toccandogli la mano e guardandolo di traverso, «Dimmi una cosa, io ti piaccio?» Chase chiede. «Che?!» Louie quasi si strozza con la sua stessa saliva. «No—Non lo so. Insomma... Credo di sì.» Che cavolo sta dicendo? E la domanda non è riferita a Chase, ah. Chase si gira su un fianco e lo osserva attraverso i ricci scompigliati; i suoi occhi verdi brillano nel buio. Louie immagina che quello sguardo potrebbe captare ogni cosa, ogni minuscolo dettaglio. «Perché mi hai chiesto di uscire?» Non c'è accusa – o cattiveria – nella voce di Chase, ma solo pura e semplice curiosità. «Non sei obbligato a rispondermi.» Come sono arrivati a parlare di questo? O, meglio, perché Chase è arrivato a parlare di questo? Dio... Louie si sta comportando da deficiente e la sua compagnia sta passando spudoratamente come una forzatura. Ne è sicuro: ha mandato all'aria tutto quanto. Louie si lascia scivolare, fino a sdraiarsi quasi completamente sull'auto; fissa il cielo e pensa alla cosa migliore da dire, non del tutto sicuro che ne esista una. Sente il calore emanato dal corpo di Chase al suo fianco ed è un particolare che lo distrae terribilmente tanto. Si schiarisce la voce. «La risposta sincera è che mi hanno obbligato i miei amici» tenta, incerto. «La risposta ancora più sincera è che mi hanno obbligato i miei amici perché ho detto di essere rimasto molto colpito da te.» Tanto non ha niente da perdere: se Chase dovesse scaricarlo in mezzo alla strada, può sempre chiamare Nate e farsi venire a prendere – idee sue, problemi suoi. E visto che Chase non dice nulla, Louie si sente di continuare. «Dietro tutto questo c'è la mia vita sentimentale inesistente e... Poi ci sono altre cose, ma—Uh.» «Sono una storia che mi racconterai al nostro secondo appuntamento?» Louie volta di scatto la testa; sente il vetro freddo a contatto con la pelle, ma sa di essere arrossito come un idiota, perché percepisce solo tanto caldo. «Ci sarà un secondo appuntamento?» Chase scoppia a ridere, scuote la testa e si sistema meglio sul cofano della macchina – in modo da avere il volto alla sua stessa altezza. Non c'è praticamente niente tra di loro, se non si contano quei pochi centimetri di spazio vitale a cui Louie cerca di aggrapparsi disperatamente. Chase solleva l'angolo della bocca e «Chase dice sì» sussurra, l'attimo prima di sporgersi in avanti per lasciargli un fugace bacio a fior di labbra, un contatto spaventosamente dolce che fa sbarrare gli occhi a Louie. Il ragazzo si tira indietro, sorride – permettendo alle fossette di fare la loro comparsa – e gli tocca il naso con il proprio. «Louie che cosa dice?» domanda, con uno sguardo divertito. Wow. Gli toccherà ringraziare Nate e Daniel. Louie si trattiene dal passarsi due dita sulle labbra, per accertarsi di non essersi immaginato tutto. Sarebbe una cosa molto strana e molto imbarazzante, davvero. Ma è sdraiato su una macchina, sotto un cielo che sta accogliendo la notte e con gli occhi puntati in quelli di un ragazzo che conosce da qualche giorno; il suo cuore sta saltando nella cassa toracica a un ritmo improponibile. Vorrà pur dire qualcosa. Si morde il labbro inferiore e trattiene la risata che preme per uscire. Aspetta ancora qualche istante, poi si stringe maggiormente a Chase e annuisce. «Louie dice sì.»
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