VII. I'm trying

1877 Words
«Louie!» Nate si toglie di dosso la maglia che l'ha appena colpito in pieno. «Lou—Smettila!» Un paio di pantaloni rossi stroncano le sue urla e lui si ribalta di schiena sul letto, sotto lo sguardo divertito di Daniel – definirlo divertito sarebbe un eufemismo: Daniel sta letteralmente rotolando dal ridere. Camera loro sembra essere stata investita da un uragano, e di quelli potenti: ci sono indumenti di tutti i tipi sparsi sul pavimento, sui letti e—C'è una canottiera incastrata sul lampadario? Sì, è proprio una canottiera. Louie è inginocchiato davanti all'armadio; le sue urla isteriche e disperate sono interrotte solo da brevi pause a effetto che lo vedono allontanare un nuovo capo non apprezzato. Una felpa nera, con stampato sul davanti un teschio, cade a caso per terra e il ragazzo infila di nuovo la testa nel mobile con della non celata disperazione nei propri gesti. «Sono fottuto! Non ho niente da mettermi!» Esamina una maglia verde scuro con un'occhiata irritata, poi la scarta. «Dio santo!» Nate allontana da sé tutto ciò che l'ha raggiunto nell'ultima mezz'ora e si avvicina a Daniel con i pugni sui fianchi; lo indica, poi indica Louie, poi lo indica nuovamente e comincia ad agitare le braccia accennando a tutto – o a niente – del casino che li circonda. Daniel ha una strana capacità di farsi ascoltare: lui si fa i fatti suoi, ma arriva sempre quel momento nel quale interviene e fa pendere le persone dalle sue labbra; per questo, Nate mima il gesto di tagliarsi la gola, una cosa che sperimenterà a breve su di lui se non va immediatamente ad aiutare Louie. Daniel è l'unico un minimo esperto in termini di abbigliamento. Il ragazzo scuote la testa, sbuffa, ride e lo manda a quel paese, poi si alza rassegnato e trascina i piedi in direzione dell'armadio. Evita per un soffio una scarpa e si inginocchia accanto al suo amico, inclinando la testa quanto basta per farsi notare e per attirare la sua attenzione. Ma Louie, dopo aver mosso per un istante lo sguardo a sinistra, torna a concentrarsi sui propri vestiti e lo ignora. Daniel aggrotta le sopracciglia. «Louie?» Indispettito, gli afferra entrambe le braccia e «Louie» ripete, obbligandolo a voltarsi. Quello oppone resistenza per un istante; arrotola una maglietta intorno alle mani, prima di imprecare e scagliarla a terra – azione alla quale Daniel reagisce scoppiando a ridere e sollevandosi dal pavimento, trascinando Louie con sé. «Sei un caso disperato, lo sai?» L'altro sbuffa. «Lo so.» Si guarda un attimo intorno, poi comincia a tirarsi una ciocca di capelli. «È che mi sento sotto pressione e ho paura di rovinare tutto. E poi, ok, Chase mi piace. Ma penso di essere fuori allenamento... Che cavolo si fa a questo tipo di appuntamenti?» «Mmh.» Daniel si china a raccogliere da terra dei pantaloni neri e li piega. Soppesa la domanda, poi si stringe nelle spalle. «Prima di tutto, ci si tira insieme, perché dubito tu voglia farti trovare da Chase in mutande e canottiera.» Louie socchiude gli occhi. «Cosa pensavi che stessi facendo nelle ultime tre ore?» «Non così» ribatte Daniel, indicando il caos intorno a sé. «Adesso vieni in bagno con me e mi lasci fare un po' di magia, ok?» È nell'istante in cui Louie sta per ribattere riguardo al fatto che sa benissimo vestirsi da solo, che Nate sbuca all'improvviso alle spalle di Daniel e «Digli che è ok!» strilla, sorridendo. Louie fa un passo indietro e fissa con un'occhiata che vuole essere cattiva i suoi due migliori amici. Lui sa vestirsi, va bene? È solo che ogni indumento di sua proprietà gli sembra improvvisamente inadeguato per uscire con Chase. Tanto più che non sa nemmeno dove il ragazzo voglia portarlo perché – piccolo dettaglio – gli ha lasciato campo libero. E non so dove potrebbe portarmi, al nostro primo appuntamento, il ragazzo carino che mi sono fatto in discoteca dopo neanche dieci minuti di dialogo. Sta per avere una crisi di nervi, se lo sente. Louie si gratta sfinito il retro del collo e poi sospira, prima di chiudere con una manata l'armadio e dirigersi trascinando i piedi in bagno. Sente Nate ridacchiare e i passi di Daniel alle proprie spalle, accompagnati da quella che è sicuro sia soddisfazione; la sente diffondersi nell'aria e cercare di schiacciarlo. È la soddisfazione personale dei suoi amici che sono riusciti ad avere la meglio. Loro non hanno mai la meglio. È sempre Louie lo stronzo orgoglioso che fa di testa sua. Cosa non si fa per un bel ragazzo di nome Chase Parker. Louie si siede sul lavandino e rivolge un gestaccio a Daniel quando quello è sul punto di aprire bocca per intimargli di scendere. Sa che non bisogna sedersi sul fottuto lavandino, ok? Solo che ormai gli è partita la merda e vuole cinque minuti di totale libertà in cui poter fare stupidissime cose di solito a lui vietate. Sta semplicemente per impazzire. «Allora!» Daniel batte le mani e comincia a camminare in orizzontale, fissandolo. «Considerando come eri vestito l'altra sera, direi che a Chase non interessa più di tanto il tuo abbigliamento.» «Ehi!» «Ottima osservazione.» Louie fulmina Nate con un'occhiata; il ragazzo gli indirizza un veloce occhiolino, prima di sparire di nuovo. Sa benissimo che è semplicemente in agguato dietro al muro, ma non ha voglia di accertarsene e nemmeno di sprecare energie prendendolo a calci. «In ogni caso.» Daniel assottiglia lo sguardo, fa qualche mossa strana con le mani e poi indietreggia. «Io punterei su qualcosa di semplice, ma sufficiente per renderti estremamente sexy.» Si china a raccogliere cose dall'ammasso di vestiti sparsi a terra e torna di fronte a Louie con—Mio Dio. Daniel non è umano. Ne è sicuro. «Prova questi.» Louie inclina la testa. «Quelli?» «Questi.» Glieli abbandona tra le braccia e poi si volta. «Vado a scegliere le scarpe. Tu mettiteli subito.» Dieci minuti dopo – se non si contano i lamenti, gli insulti e l'aver sfiorato una rissa –, Louie si sente osservato, fermo davanti alla porta del bagno con i suoi due amici che lo squadrano dalla testa ai piedi. Nate si è messo gli occhiali e continua a spostarli lungo il naso, più innervosendolo che dando l'idea di serietà che probabilmente vuole dare; Daniel, invece, nella sua bolla di perfezione e superiore attitudine per queste cavolate modaiole, è seduto di traverso su una sedia, con le braccia incrociate sopra lo schienale, e lo sta guardando, mento alzato ed espressione indecifrabile. Si sente troppo osservato. Louie alza esasperato le braccia e «Allora?!» sbraita, ordinando a se stesso di non chiudersi in bagno, strapparsi i vestiti di dosso, mettersi in pigiama e cominciare a guardare qualche deprimente serie tv in compagnia di una vaschetta di gelato. Deve conservare un minimo di dignità. Il primo a parlare è Nate, che getta gli occhiali da vista sul letto. «Sei un gran bel pezzo di figo. E non lo dico perché sei mio amico e perché ti voglio bene.» Muove allusivamente le sopracciglia e ghigna. «Però scuoti un po' i capelli, perché così sei abbastanza ridicolo.» Louie sbuffa e scompiglia di proposito la sua testa – come se non fosse già abbastanza disastrata da sola –, poi punta gli occhi in quelli di Daniel, in attesa. Il ragazzo lo tiene sulle spine ancora per qualche minuto, poi si alza dalla sedia ed esegue un inchino perfetto. «Direi che merito un applauso. Grazie, grazie.» «Ma fammi il piacere.» «No, davvero, penso che potrei adorarmi da solo» dice Daniel. «Questa volta mi sono superato e ho compiuto un miracolo.» Louie rotea gli occhi e, finalmente, si mette di fronte allo specchio per valutare da sé il risultato. Gli skinny jeans neri che indossa gli fasciano le gambe a meraviglia, deve ammetterlo; Daniel gli ha fatto indossare una semplice maglietta bianca a maniche corte e una giacchetta nera di jeans, con un paio di toppe colorate e piene di scritte; ha i capelli disordinati e il ciuffo gli ricade sulla fronte in ciocche sparse. È... attraente? Già, è molto attraente. Raramente si definisce in questo modo da solo, ma adesso deve ammetterlo: Daniel l'ha reso a dir poco desiderabile. Louie passa i palmi delle mani sui pantaloni e guarda verso i suoi amici. «Sto... Mi sembra che vada bene.» «Ti sembra che vada bene?» Nate solleva la braccia e si mette le mani tra i capelli. «Bene?! Sei gnocco. Se non fossi così maledettamente etero, ti scoperei seduta stante.» «E io lo aiuterei.» «Wow» Louie dice, ridacchiando. «Che grandi amici che mi sono scelto.» Nate si fissa con sguardo di superiorità le unghie. «Nah. Noi abbiamo scelto te e quel tuo culo flaccido.» «Grazie.» Daniel rifila una pacca sulla spalla all'altro e si avvicina poi a Louie, appoggiandosi all'armadio e guardandolo nelle occhi. «Chase tra quanto sarà qui?» «Cinque minuti.» Louie ricambia per un istante lo sguardo, poi realizza, abbassa gli occhi sullo schermo del cellulare e sbarra le palpebre. «Merda. Sarà qui tra cinque minuti!» strilla. Comincia a raccogliere in preda al panico tutti gli abiti sparsi a terra, lanciandoli sul letto e colpendo un po' troppe volte Nate in faccia. Ha pochissimo tempo per dare una parvenza di ordine alla camera e per preparasi mentalmente per Chase e non può farcela perché Sono troppi pochi minuti. «Merda!» ringhia. «Stai calmo! E smettila di lanciare vestiti, dannazione!» «Dannazione un corno!» Louie si blocca in mezzo alla stanza e fissa la porta. «E se dimentica il nostro appuntamento? E se non viene?» Daniel rotea gli occhi. «Verrà a prenderti come da programma, vedrai.» «E se non lo fa?» «Lo farà.» Daniel incrocia le braccia al petto. «Ora vai a lavarti un'altra volta i denti. A sistemare questo casino ci pensiamo noi.» «Ma neanche per—» «Nate!» Il ragazzo sbuffa. «Ci pensiamo noi» borbotta e si china a raccogliere un paio di pantaloni. Louie guarda entrambi con poca convinzione, poi annuisce e torna in bagno. Se davvero non lo farà, se Chase non dovesse arrivare... Se le cose non dovessero andare come previsto, sarebbe la volta buona in cui è lui a prenderlo in quel posto – e non solo in termini pratici, ma sotto tutti i punti di vista. Louie è sempre stato abituato ad avere il coltello dalla parte del manico o, come negli ultimi tempi – dopo aver deciso di non commettere più sbagli –, di essere sempre quello un passo avanti. Invece, ora come ora, pensa di aver capito che è arrivato per lui il momento di trovarsi dalla parte dello svantaggio. È chiaro che lo lascerebbe molto deluso l'essere piantato in asso ed è molto imbarazzante da ammettere, tanto più se considera il chi a cui darebbe la colpa: un ragazzo – bellissimo – e che sembra piacergli. Da quando la sua vita è diventata così imbarazzante? Rimette al suo posto lo spazzolino e chiude il dentifricio; si guarda di nuovo nello specchio, sistemando qua e là qualche ciuffo di capelli particolarmente fuori posto; e, proprio mentre si sta imponendo di respirare e di stare calmo, un timido bussare alla porta lo fa sobbalzare. Louie ritrova le proprie mani a tappargli la bocca l'attimo dopo, per impedirsi di urlare.
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