II. I felt for you

1745 Words
È da molto che Louie non si ritrova in mutande nel bagno di una discoteca, sia perché se l'era moralmente vietato, ma anche perché lo trova inaccettabile, antigenico e sbagliato. Eppure le mani grandi e calde del suo giovane nuovo amico, sistemate sul suo fondoschiena, sembrano così incredibilmente giuste. Sono schiacciati contro la porta di una delle cabine – l'altro ragazzo vi ha la schiena premuta contro, mentre lui gli è arrampicato in braccio con le gambe strette intorno ai suoi fianchi – e Louie sta aggrovigliando le dita tra quei capelli lunghi e morbidi. Si era anche fatto una giusta impressione sulle sue labbra, create per baciare e probabilmente per succhiare, ma il solo pensare a quest'ultima supposizione rischia di farlo venire nelle mutande come un adolescente. «Senti—» Il ragazzo stringe la presa sul suo corpo. «Non so come ti chiami» riesce a sussurrare, col fiato corto. Louie serra i denti sul suo labbro inferiore e sibila il proprio nome con urgenza. Poi pensa a un po' di buona educazione e «Il tuo?» chiede. «Chase.» Dare un nome è tutta un'altra cosa e pensa che questo sia perfetto per lui. Fossette, ricci castani, labbra rosse... Sono tutte cose così incredibilmente da Chase. E sa che questo pensiero non ha alcun senso, ma non gliene importa un accidenti. Louie inclina la testa per lasciare che Chase gli baci il collo, poi la mascella. E poi di nuovo il collo. Non è mai stato un tipo sentimentale: raramente gli è capitato di comportarsi come una quattordicenne con la figa di legno – proprio per essere chiari e concisi; invece, adesso, stretto tra le braccia di Chase, pensa che continuerebbe a lasciarsi baciare senza desiderare o chiedere altro; andrebbe avanti all'infinito in balia di brividi di freddo e di scosse elettriche. E, dal suo punto di vista, questo è un sacrilegio bello e buono. Dopo una decina di minuti, Chase rafforza la presa sulla sua schiena e fa scorrere le labbra sul suo petto scoperto. Louie butta indietro il capo e si sente come un peluche, un pupazzo inanimato e inerme tra la braccia della sua padroncina – tralasciando l'atto sconsiderato e moralmente discutibile in corso. L'attimo successivo si ritrova sulla tavoletta del cesso, col corpo di Chase sopra il suo. Non ha tempo per pensare a quanto sia scomodo e Cristo, ovviamente poco igienico; tiene le mani chiuse sui fianchi del ragazzo e solleva appena il bacino quando le sue dita gli si insinuano nell'elastico dei boxer. Si domanda se Chase sia attivo o passivo, perché ha delle regole: può essere impaziente quanto vuole ma lui ha delle regole, soprattutto a letto. Il suo ultimo indumento raggiunge i pantaloni a terra dopo non pochi problemi. Si riattacca alle labbra di Chase e una mano si serra intorno al suo membro, sfregando con incertezza la punta scoperta; Louie sbatte le palpebre per mantenere un briciolo di lucidità. Chase comincia a muovere il polso lentamente e non pensa che lo stia facendo per torturarlo, ma quasi per timidezza. Però, appunto, pensa. Louie non riesce a trattenere i gemiti quando il ritmo accelera di colpo. In un attimo di curiosità, fissa quegli occhi verdi spalancati e ci legge una punta di sfida. Quasi—No, senza il quasi: come se Chase lo stesse sfidando a cedere per primo. Altro che incertezza. Non che l'avesse pensato sul serio, ma un pochino ci sperava, o se ne illudeva. Louie preme la lingua ancora più forte nella bocca di Chase. Striscia le mani sulla sua schiena, sotto la bizzarra camicia dalla fantasia non meglio identificata, e le porta sul bordo dei pantaloni; gli skinny jeans gli impediscono di andare oltre, perciò passa direttamente a slacciarglieli con urgenza. Chase ride, un suono rauco soffocato dalla sua bocca. Non oppone resistenza quando Louie comincia ad abbassargli l'indumento, ma piuttosto rende i movimenti della sua mano irregolari, imprevedibili, facendo agitare il ragazzo sotto di lui. «Scadrà prima il tuo tempo del mio, principessa.» Il modo in cui sibila il nomignolo colpisce Louie dritto al cervello, mandandolo in tilt. Normalmente si sarebbe anche offeso ma, oltre al fatto che Chase l'ha detto così bene da fregargliene, si sente punto nell'orgoglio. Con un movimento secco, Louie trascina i jeans lungo le cosce del ragazzo. Sente un calore incontrollabile concentrarglisi nelle parti basse, ma si impone di resistere e preme le dita contro l'apertura di Chase, dopo averlo liberato dai boxer. Chase trema; per un attimo pensa che gli stia per cadere addosso, invece quello riprende come se nulla fosse. Louie gli morde il labbro inferiore l'attimo prima di inserire a tradimento un dito. E si gode cosa succede. Lo guarda tirare di scatto la testa indietro, la bocca spalancata in un gemito trattenuto. Avverte la mancanza delle loro labbra a contatto, eppure l'espressione sconvolta di Chase lo ripaga. Con un sorrisino di sfida, estrae l'indice per inumidirlo; Chase aggrotta le sopracciglia e riprende a muovere la mano sulla sua lunghezza. Non ha mai apprezzato così tanto dei comunissimi preliminari, ma nessuno deve necessariamente saperlo. Louie rimette il proprio dito dentro Chase, stringendoselo contro con l'altra mano. Lo morde, morde la sua pelle sudata e ne trae un piacere malato. Poi ne inserisce un secondo e comincia a sforbiciare. Il ragazzo spinge il capo ancora più indietro e le vene del suo collo sembrano sul punto di scoppiare. Louie le osserva rapito mentre continua a prepararlo. È una posizione abbastanza scomoda; Chase deve leggerglielo nel pensiero, perché cerca di raddrizzarsi senza allontanarsi troppo. Louie inserisce il terzo dito, scavando in profondità fino alle nocche. Non vuole che Chase venga così, ma non vuole nemmeno farlo lui stesso a causa di una sega. Chase muove la mano in modo sconnesso, mentre gemiti rauchi gli escono dalla bocca e si scontrano con quelli di Louie. «V-Vuoi... Insomma—» «Sì. Sì.» Louie estrae le dita dal suo corpo e recupera un preservativo dalla tasca posteriore dei propri jeans – concludendo che penserà più tardi al fatto che i suoi amati pantaloni siano sul lurido pavimento di un cesso pubblico. Non vuole sembrare uno preparato per queste cose, uno di quelli che hanno un contraccettivo sempre a portata di mano, ma sua madre è tipo ossessionata e ci manca poco perché cominci a chiamarlo per ricordargli di usare le giuste precauzioni, piuttosto che per sapere come vanno le sue giornate. Non vuole che succeda qualche disgrazia, che suo figlio si rovini la vita e tante altre paranoie da mamma. Lo apre cercando di ignorare Chase che, indisturbato, continua a recargli piacere. Chase stacca la mano dal suo membro e gli sfila il preservativo dalle dita. Lo osserva con un ghigno e glielo mette, lentamente. Louie rabbrividisce da capo a piedi guardandolo mentre sistema le gambe e si allinea; l'altro si prende del tempo per ammirare il corpo nudo sotto di lui, continuando a respirare pesantemente. Poi Louie prende la propria erezione e stringe un fianco di Chase con l'altra mano, aspettando che si sieda senza fretta sul suo bacino. Quando lo fa, c'è un tale livello di eccitazione, forse di perversione, nello spazio ristretto che a Louie gira la testa. Tenta di raddrizzare la schiena per non scivolare e accarezza la pelle chiara di Chase per incoraggiarlo. Lui lo fissa con le palpebre sbarrate e sembra così innocente... Sembra che abbia paura di commettere un passo falso. «Vai. Chase, forza.» Chase comincia con un ritmo lento, che li consuma entrambi. Louie si morde il labbro inferiore mentre lo guarda; nota una lacrima sulla sua guancia e la raccoglie con la punta del dito. Gli dà il tempo necessario per abituarsi, poi il dolore deve diventare piacere perché Chase si china in avanti e cattura le labbra di Louie con le proprie, mentre inizia a muoversi sempre più velocemente, sollevandosi e ricadendo l'istante successivo senza battere ciglio. Le mani di Louie affondano nei suoi fianchi. Cerca la lingua di Chase con la propria e anche il bacio si trasforma in qualcosa di urgente, di bagnato, di confusionario. Le dita di Chase corrono tra ciocche lisce e spettinate, mentre Louie lo raggiunge a metà strada sollevando il bacino. Forse sarà Chase a cedere per primo, ma sta indiscutibilmente dettando le regole. E Louie glielo sta permettendo perché—Dio, si sente così bene. Un grido strozzato abbandona le labbra di Chase e Louie sa di aver trovato il punto, quello che gli sta sicuramente facendo vedere le stelle. Rinforza la presa e inizia a muoversi a sua volta con più decisione, per colpirlo e godersi la sua espressione persa e invasa dal piacere. È uno spettacolo così erotico. «Merda.» Louie gli tappa di nuovo la bocca con la propria. Allaccia una mano intorno alla sua erezione e comincia a muoverla, seguendo i loro corpi. Chase gli tira i capelli con forza e lo morde. Sta cedendo: Louie sente i muscoli delle sue gambe contrarsi e i gemiti susseguirsi senza il timore di essere sentiti. «L-Louie» Chase sibila contro di lui. Poi viene nella sua mano con un grido. Louie lo accompagna durante l'orgasmo, percependo il formicolio partirgli dai piedi per poi percorrerlo fino alla punta dei capelli. Sente di essere vicino e si aggrappa alla pelle dell'altro come a volerla strappare via. Chase lo fissa dritto negli occhi, con quel suo sguardo luminoso, le iridi verdi che pian piano sovrastano la pupilla, e gli sfiora il petto con una mano. Louie trema di nuovo e si svuota dentro di lui urlando il suo nome. È bellissimo; non sa a che cosa si stia riferendo, ma è bellissimo. Chase si accascia, ansimando. Louie ha perso la sensibilità al collo e alle gambe; potrebbero amputargliele, ma a chi importa? Stacca le dita dai fianchi del ragazzo e gli afferra le guance, sollevandogli la testa per baciarlo ancora, e ancora, gustandosi il suo sapore. Dovrebbe provare più spesso esperienze del genere, soprattutto se sanno dimostrarsi così appaganti. Ma pensa sia solo grazie a Chase, davvero. «Lou» Chase sussurra, staccandosi appena. Louie inclina la testa, un po' sorpreso dal soprannome, e lo guarda. «Che cosa c'è?» «Mi è piaciuto.» L'altro gli posa un bacio sotto il mento. Vorrebbe chiedergli di alzarsi, per farlo respirare un attimo e per sgranchirsi le ossa, ma teme di perdere la perfezione del momento e, soprattutto, la presa sul suo corpo. Perciò incastra le dita tra i suoi ricci sudati e «Anche a me» dice. E tanto, pensa.
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