Capitolo Diciannove

1934 Words
Era corso su per le scale con le lacrime agli occhi e il cuore spezzato. Sapeva di aver esagerato e di essere stato tropo cruento ma in quel momento non era riuscito a controllarsi in alcun modo. Tentò di chiudersi la porta alle spalle ma un piede glielo impedì. Jimin si catapultò all'interno della stanza e solo in quel momento Taehyung aveva alzato la maniglia e girato la chiave. "Tae-" "Non mi parlare, non dire niente, non voglio sentirti. Vattene." "Mi fai entrare e poi mi dici di andarmene? Non vuoi veramente che io esca e ti lasci solo." "Jimin-" Sospirò cominciando a sentire le gambe deboli, si avviò verso il letto e si sedette sopra. Il fucsia lo affiancò, poggiandogli un braccio intorno alle spalle. "Va tutto bene, non è andata come speravi forse ma non è la fine del mondo." "Ah no? E allora perché tu sei l'unico ad essere corso da me? Gli faccio schifo Jimin...mi odiano..." "Non è vero, come puoi pensarlo, Taehy-" "Jimin..-mi fa male il cuore-" Cominciò a singhiozzare e a respirare con difficoltà. "E' comprensibile ma non devi p-" "No Jimin-" Taehyung stava sudando freddo. "Non respiro." Si portò una mano al petto e strinse la maglia all'altezza del cuore. "Devi calmarti adesso. Chiudi gli occhi e-" "Calmarmi? Mi sento morire cazzo!" Ebbe la forza di prendere un oggetto di vetro dal suo comodino e lanciarlo contro la porta, facendolo frantumare in mille pezzi. Jimin si spaventò a causa del rumore dell'impatto e prese le mani dell'amico per evitare che cominciasse a lanciare qualsiasi altra cosa gli capitava a tiro. "Non stai morendo, sei solo arrabbiato e spaventato e va bene se ti senti così però ora davvero devi cercare di-" Ma non fece in tempo a finire la frase che Taehyung sbiancò improvvisamente, si prese la testa tra le mani piegandosi in avanti e finendo inevitabilmente per cadere sul pavimento. Avevo il corpo scosso dai tremiti. "N-non respiro-" "Taehyung no, non di nuovo, non dopo tutto questo tempo." Jimin si lanciò a terra dall'amico, gli prese il viso tra le mani e gli spostò i capelli. "Respira, non è niente, ci sono io qua con te!" "L'ho p-preso per il c-collo-" Si guardò le mani che tremavano e spalancò gli occhi spaventato. "Non l'hai fatto con cattiveria, non preoccuparti." Il fucsia stava cercando con tutta la forza che aveva in corpo di tenere la testa alzata all'amico per evitare che si contorcesse su sé stesso. "N-non respiro, a-aria Jimin-" "Tae, no, no guardami EHI!" Ma Taehyung lasciò completamente andare il proprio corpo contro quello di Jimin, crollandogli addosso col respiro accelerato, scosso da forti tremori, le pupille completamente dilatate anche se non sbatteva più le palpebre. "TAE- HYUNG AIUTO VELOCI AIUTO TAEHYUNG CAZZO AIUTO-" Cominciò ad urlare Jimin, accarezzando Taehyung e tenendogli la bocca aperta per evitare che soffocasse. Si sentirono dei colpi e poi Yoongi imprecare a causa della porta chiusa a chiave ma per fortuna Jin ci aveva pensato, prendendo quella di riserva e quando finalmente entrarono si ritrovarono di fronte ad una scena agghiacciante. Pezzi di vetro e terra sparsi per tutta la stanza, Taehyung a terra, disteso in una posizione per niente naturale sopra Jimin che cercava a sostenerlo alla bene e meglio. Jin si precipitò da loro, aiuto il fucsia a far distendere Taehyung sul letto. "Cosa cazzo è questo, un attacco di panico?" Disse Yoongi mentre cercava di tenere ferme le gambe all'azzurro in modo che non si ferisse e non facesse male neanche a loro che cercavano di aiutarlo. "L-lui ha sofferto di attacchi di panico a scuola, quando l'ho conosciuto era in cura da uno psicologo per questo problema." Affermò Jimin tremante. Aveva già visto il suo migliore amico accasciarsi a causa di un crollo emotivo ma non così prepotentemente da fargli perdere conoscenza. "E perché noi non ne sapevamo nulla???" "Perché ha smesso di averne quando siamo diventati entrambi trainee. Mi ha chiesto di non dirvelo perché pensava di aver completamente la situazione sotto controllo." "Okay, non è importante ora. Dobbiamo farlo riprendere. Taehyung? Taehyungie??" Seokjin iniziò ad accarezzarlo dolcemente mentre con l'altra mano gli teneva il fianco per fargli sentire che c'era qualcuno con lui e non era da solo. L'azzurro continuava a respirare a fatica tenendo gli occhi chiusi. "TaeTae ascoltami. Concentrati solo sulla mia voce. Mi riconosci? Sono Jin-hyung e sono qui per te. Sei il mio fratellino e non ti abbandonerei mai, non ti lascerei mai solo di fronte ad un problema, mi senti? Riesci a percepire la mia presenza al tuo fianco?" Parlò con voce pacata e ferma. Taehyung singhiozzò, prendendo aria per riempire i polmoni e arieggiare la testa. "Non mi interessa con chi stai, di chi sei innamorato. A me...a noi interessa solo che tu stia bene e sia felice. Cos'è che ti rende felice? Pensa alla sensazione che hai provato quando hai rilasciato Scenery, eri felice vero? E ti ricordi quando ci hanno detto che eravamo stati invitati ai Billboard? Pensa alla sensazione che ti ha pervaso il cuore quando hai messo per la prima volta piede in America, Times Square, la statua della libertà, sei andato in quel museo di arte moderna, te lo ricordi?" Taehyung spostò la mano sinistra andando a toccare quella che Jin teneva stretta al suo fianco. Deglutì cercando di ispirare ed espirare lentamente. "Conta con me Taehyung, contiamo insieme fino a 10 e ad ogni numero voglio che tu ci associ un ricordo felice." L'azzurro annuì impercettibilmente. "Uno-" E Taehyung pensò a quando aveva ricevuto la chiamata dalla BigHit, dicendogli di recarsi a Seoul perché l'avevano preso. In quel momento era spaventato ma sicuramente era stato anche immensamente felice. "Due-" Ripensò alla prima volta che aveva ricevuto un complimento per le sue doti di ballerino. Prima di diventare trainee sapeva a mala pena i rudimenti ma mentre preparavano la coreografia di We are bulletproof pt 2 l'insegnante di danza lo aveva elogiato per la velocità di memorizzazione. Quella sera era tornato al dormitorio felice e soddisfatto. "Tre-" E mentre Jin contava ripensò a quando chiesero al maggiore del gruppo con quale altro membro si trovava davvero bene e sentiva di avere un legame speciale e lui aveva risposto dicendo proprio il suo nome. Era felice di sapere che il suo hyung provasse questo per lui. "Quattro-" Pensò a quando lo avvisarono che anche il suo compagno di scuola nonché migliore amico, Park Jimin, avrebbe fatto parte del suo gruppo e che avrebbero debuttato insieme. Non ci poteva essere felicità più pura di quella. "Cinque-" Pensò al primissimo concerto in America. Sentì il calore dei fan. "Sei-" Il viaggio alle Hawaii con sei persone che nel corso degli anni erano diventati così speciali e importanti per lui. "Sette-" MAMA 2016, il premio ricevuto quella sera fu solo il primo di una lunga serie. "Ott-" "H-hyung..." Disse finalmente, aprendo lentamente gli occhi gonfi e rossi. Guardò Seokjin con gli occhi ancora pieni di lacrime ma almeno aveva ricominciato a respirare normalmente. "Taehyungie, ehi" Disse il maggiore, aiutandolo a mettersi seduto. "Non vuoi arrivare a 10?" "Come fai a sapere che rievocare ricordi felici aiuta a placare gli attacchi di panico?" Chiese titubante. "Sono laureato in materie umanistiche, ricordi?" Taehyung si sporse verso il maggiore e gli gettò le braccia al collo. "Grazie hyung, non ce l'avrei fatta senza di te." E in quel momento sentì una mano calda appoggiarsi sulla sua nuca e accarezzargli dolcemente i capelli. "Tu sei forte, secondo me ce l'avresti fatta benissimo." Yoongi. "Ma dopotutto sei una drama queen e hai voluto che qualcuno ti coccolasse, mh?" E finalmente quella frase lo fece sorridere. Si girò per abbracciare anche l'altro hyung ma notò lo sguardo preoccupato e sconvolto di Jimin. "Jimin-ssi mi dispiace, i-io" "Ho avuto paura sai? Non sapevo cosa fare." Gli disse il fucsia. "Lo so, lo so, non sono riuscito ad appigliarmi alle tue parole per calmare il panico. Mentre parlavi il mio cervello era già in cortocircuito." Ma a Jimin non gli interessava di non essere stato lui in grado di placare Taehyung, l'importante era che adesso stesse bene. Salì sul letto e circondò il corpo dell'amico tra le braccia, stringendolo forte e accarezzandogli i capelli. L'azzurro ricambiò l'abbraccio e rimasero in quella posizione un paio di minuti finchè Seokjin non gli disse che il giorno dopo avrebbero dovuto parlare e risolvere la situazione ma per il momento doveva solo riposare. Lo salutò ed uscì dalla stanza, chiudendosi immediatamente la porta alle spalle. Jimin spostò le coperte e si sedette meglio, appoggiando la schiena alla testiera del letto. Fece appoggiare a Taehyung la testa sulla sua pancia e mentre con una mano gli faceva i grattini sul braccio, con l'altra gli accarezzava la testa. "Rimani con me?" chiese l'azzurro. "Tutta la notte, se necessario." Rispose il fucsia. Yoongi guardò la tenera scena e dopo averli salutati e dicendo loro di chiamare se avessero avuto bisogno di qualsiasi cosa, si avviò verso la porta prima di uscire definitivamente dalla stanza.  Jungkook's POV In un modo o nell'altro era riuscito a convincere gli hyung a stare almeno fuori dalla porta della camera perché stava troppo male emotivamente parlando e aveva bisogno di sapere al più presto come mai Jimin aveva urlato, cosa stava succedendo e soprattutto come stava Taehyung. Dopo più di un'ora, Seokjin uscì finalmente da quella stanza e Jungkook, che si era seduto a terra contro la porta per captare qualsiasi tipo di rumore, scattò in piedi. Jin lo guardò con uno sguardo che non seppe interpretare prima di spostare la sua attenzione verso Namjoon e Hoseok. "Ha avuto un attacco di panico." "Cosa?" "COSA?" Dissero i tre all'unisono, Jungkook con un tono di voce superiore al normale. "Praticamente ha sofferto di attacchi di panico quando era più giovane, Jimin lo sapeva ma non l'aveva detto a nessuno perché Taehyung gli aveva chiesto di non dirlo a nessuno siccome andando da uno psicologo stava migliorando." Jungkook guardò il maggiore scioccato e solo in quel momento capì cosa intendeva Taehyung quella volta quando gli aveva detto che tutta quella situazione lo terrorizzava. Non aveva paura di esternare la verità e i suoi sentimenti, aveva paura di non riuscire a gestire le emozioni che ne sarebbero susseguite, aveva timore di ricadere preda del panico ed era stato Jungkook stesso a spingerlo ripetutamente in quella direzione. Si sentì un immenso cretino e profondamente in colpa. "Ma ora come sta? Posso vederlo? Ha chiesto di me?" "Jungkook..." "Hyung ti prego, fammi entrare. Devo scusarmi, ho sbagliato e saperlo che sta così mi sta uccidendo." "Jungkook ascoltami bene..." Jin si avvicinò al maknae e gli poggiò una mano sulla spalla. "Te lo dirò senza giri di parole, sei stato tu la causa scatenante dell'attacco di panico. Vederti ora lo farebbe stare solo peggio, devi lasciarlo respirare." "Ma io lo a-amo..." Disse il più piccolo sottovoce, abbassando lo sguardo. "Lo so e avete il mio pieno supporto ma se lo ami, gli lascerai il tempo di riprendersi." In quel momento la porta della camera di Taehyung si riaprì e ne uscì Yoongi che la lasciò socchiusa. Jungkook non resistette e chinò la testa per cercare di vedere all'interno. Notò subito a terra pezzetti di vetro, riconobbe il materiale e il colore e gli si mozzò il respiro quando si rese conto che Taehyung aveva lanciato a terra la statuetta a forma di coniglietto che Jungkook gli aveva regalato a distanza di un mese dal loro primo bacio. Il regalo di Jungkook era a terra, frantumato in mille pezzi così come il suo cuore.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD