Capitolo Undici

2306 Words
Quella notte non dormì così come le successive. Il mal di gola migliorava di giorno in giorno mentre l'umore di Taehyung peggiorava di ora in ora. Non riusciva a prendere sonno a causa di tutti i pensieri che aveva in testa, si addormentava ed era costretto ad alzarsi presto, mangiava poco, parlava ancora di meno con gli altri. Si limitava a salire sul palco, metteva su la maschera di V membro dei BTS, cantava, si comportava come sempre per non far sospettare niente ai fan ma quando si spegnevano le luci, tornava ad essere silenzioso e taciturno. Gli altri aveva provato a parlargli, il manager e i membri dello staff anche ci avevano provato, Jungkook aveva fatto un tentativo ma senza alcun risultato. Le uniche ore positive per Taehyung erano quelle passate sul palco in compagnia dei fan che non la smettevano un secondo di sorprenderlo e quando aveva i giorni liberi e poteva uscire per esplorare, per fotografare, per scrivere, per vivere e lasciare tutto quel grigiore che gli circondava il cuore e la testa nella stanza d'hotel. Usciva Taehyung per riempirsi la testa di rumori, traffico, parole, treni sulle rotaie, metropolitane che frenano, clacson, biciclette, voci delle guide dei musei, scatto della macchina fotografica. Di giorno non voleva pensare ma la notte doveva fare i conti con sé stesso e ogni notte diventava sempre peggio. Stava per raggiungere il limite di sopportazione ma non sapeva come uscirne. Sapeva che avrebbe dovuto parlarne con qualcuno ma con chi? Con Jimin? Con Namjoon? Con...Jungkook? No. Non ce l'avrebbe fatta. Erano passati 10 giorni da quella sera e ora si trovava su un aereo, l'ennesimo, che lo stava riportando in Corea. Lo aspettavano 15 ore di volo e Taehyung sapeva benissimo che non sarebbe riuscito a dormire e che il fuso orario l'avrebbe ucciso. Si attaccò la musica, girò la testa verso il finestrino e lasciò che tutti i pensieri che gli affollavano la mente, si svuotassero nella parte più conscia del suo essere. Partì dalla domanda che gli era stata rivolta da Jimin. "Cosa sta succedendo tra te e Jungkook?" Era successo che erano stati vicinissimi al baciarsi. Taehyung aveva toccato la pelle del maknae e avrebbe voluto spogliarlo e baciargli e succhiargli e mordergli ogni parte del corpo. Era successo che Jungkook l'aveva fatto eccitare, l'aveva fatto ansimare di piacere e Dio solo sa quanto aveva odiato Jimin per averli interrotti perché ora era consapevole che non si sarebbero fermati, avrebbe lasciato cadere ogni autocontrollo, si sarebbe messo completamente a disposizione del più piccolo senza se e senza ma. E ancora prima era successo che Taehyung aveva sentito un irrefrenabile bisogno di coccolare e prendersi cura di Jungkook quando era stato male e anche in quella occasione aveva preferito dormire nello stesso letto e svegliarsi abbracciato al castano, era stata una delle migliori sensazioni che avesse mai provato. Era successo che aveva dovuto allontanarsi velocemente durante le riprese dell'episodio del run bts perché se fosse rimasto a quella distanza ravvicinata un secondo in più, sarebbe semplicemente saltato addosso al più piccolo. Era successo che aveva cominciato a pensare a quanto fosse bello Jungkook, quando i suoi lineamenti lo facessero impazzire, quanto quel sorriso gli facesse sciogliere il cuore. E Jungkook era bellissimo truccato, struccato, appena sveglio, stanco, sorridente, con i capelli lisci, con i capelli ricci che gli ricadevano sugli occhi, era perfetto mentre ballava, mentre camminava, mentre mangiava. Jungkook aveva una voce donatagli da Dio sennò non si poteva spiegare come facesse a sembrare un angelo ogni volta che apriva bocca. Oh, e soffermiamoci sulla sua bocca. Solo una volta Taehyung aveva avuto modo di toccare le sue labbra, mentre dormiva ne aveva tracciato i contorni e ogni qual volta ci ripensava, gli prudevano le mani perché avrebbe voluto di più. Jungkook c'era sempre stato, in ogni momento felice, triste, difficile. Ma se davvero Jungkook dovesse ricambiare tutto questo, da quanto tempo va avanti? Chi ha cominciato per primo? È consapevole di quello che sta succedendo? Si sta facendo le stesse domande? Taehyung pensò ai momenti che più avevano segnato la sua vita dal debutto ad oggi e mise a paragone l'emozione che aveva provato, condividendo il tutto con ogni singolo membro. L'emozione provata nei confronti di Seokjin, Yoongi, Hoseok e Namjoon era la stessa durante le premiazioni, la preparazione dei comeback, i premi vinti, i palchi, quando se ne stavano chiusi ore in studio di registrazione o in sala prove. L'emozione nei confronti di Jimin già cambiava, forse era qualcosa di più profondo e puro ma lui lo conosceva da più tempo, erano stati a scuola insieme, si erano trasferiti a Seoul insieme senza sapere che fine avrebbero fatto. Provava per Jimin lo stesso identico tremore al cuore di quando pensava a suo fratello e a sua sorella minore. Jimin faceva semplicemente parte della sua famiglia di sangue. Ma Jungkook? Taehyung non sapeva come sentirsi nei confronti del più piccolo. Non sapeva quando aveva cominciato a guardarlo con occhi diversi, non sapeva quando aveva cominciato a bramare le sue labbra e il suo corpo perché si, una cosa di cui ormai era sicuro e che non voleva più negare a sé stesso era proprio il fatto che almeno nella sua testa si sarebbe fatto baciare. A Taehyung piaceva l'idea di sentire il corpo di Jungkook addosso al suo, premuto su di sé, magari distesi sullo stesso letto, magari nudi? A quel pensiero arrossì e scosse la testa velocemente, facendo volare a terra una delle airpods. Si piegò per raccoglierla e inevitabilmente, nel rialzarsi, il suo sguardo cadde su Jungkook che dormiva beatamente tre sedute più a destra di lui. Appoggiò la testa al sedile reclinabile rimanendo girato verso il maknae, lo guardò profondamente, desiderò accarezzarlo e abbracciarlo ma non si alzò dal suo posto. -Che cosa sta succedendo tra noi Jungkook?- pensò tra sé e sé. -Perché non riesco a smettere di pensare a te? Perché vorrei fare con te tutte quelle cose che fino ad ora ho fatto solo ed esclusivamente con delle ragazze? Perché vederti disteso e addormentato mi sta facendo tremare il cuore? Mi fai girare la testa.- E mentre tutte queste domande gli affollavano la mente, la riproduzione casuale fece partire una canzone d'amore, una ballata. Taehyung non era molto bravo in inglese, non aveva mai cercato il testo ma improvvisamente, rimanendo concentrato sul volto di Jungkook, sentì quella canzone scaldargli il cuore e ne capì ogni singola parola.  She said, "You're dancing in the movies". I almost started to believe her, Then I saw you and I knew. Maybe it's 'cause I got a little bit older, Maybe it's all that I've been through, I'd like to think it's how you lean on my shoulder And how I see myself with you>> Forse avrebbe potuto parlarne con la madre una volta tornato a Seoul? Avrebbe potuto prendersi giusto un giorno di pausa, 24 ore per staccare, andare a trovare i suoi genitori e i suoi fratelli, raccontare del tour, raccontargli dell'America, del Canada, dell'Europa e di Jungkook. A Taehyung piaceva il modo in cui il maknae si appoggiava alla sua spalla, strusciando un poco il capo prima di trovare la posizione perfetta. Al biondo piaceva la sensazione dei capelli morbidi dell'altro sulla sua pelle del collo. Gli piaceva l'idea di immaginarli seduti su un divano, Jungkook con la testa appoggiava sulla sua spalle mentre guardavano un film, con i pop-corn in una mano e le altre intrecciate insieme.  With this much desire, together, we're winners. They say that we're out of control and some say we're sinners But don't let them ruin our beautiful rhythms, 'Cause when you unfold me and tell me you love me And look in my eyes, You are perfection, my only direction. It's fire on fire>> E Jungkook era effettivamente benzina che lo infuocava ogni volta che lo toccava, guardava, si avvicinava. Avevano una loro sincronia, riuscivano a capirsi, a volte anche a leggersi nel pensiero. Potevano farsi forza a vicenda, trarre energia uno dall'altro, rallegrarsi e intristirsi per empatia. Avevano un ritmo bellissimo.  But then we love and feel the truth We lose our minds in a city of roses We won't abide by any rules>> Regole? In teoria ne avevano ma ormai erano anni che seguivano ben poco le regole impostagli dall'agenzia e facevano un po' quello che volevano tutti e sette sia sul palco che nella vita privata. Avevano imparato come comportarsi, sapevano come stare attenti, cosa dire e quando dirlo ma sempre seguendo il proprio libero arbitrio. Ma con Jungkook quali erano le regole di questo gioco? Chi lanciava i dadi, chi muoveva per primo le pedine? Taehyung voleva essere quello che controllava le mosse quindi doveva riprendersi dal mare in tempesta in cui stava annegando. Quali erano le regole in amore? Chi aveva deciso che ci potesse essere considerato amore giusto solo tra uomo e donna? Perché limitarsi e porsi delle etichette? Viviamo nel ventunesimo secolo dove si è liberi di uscire di casa con i vestiti tra i più bizzarri, si è liberi di comprare qualsiasi oggetto materiale e immateriale a qualsiasi prezzo, si può viaggiare per gli oceani e lo spazio ma non si può amare chi si vuole? L'amore è un sentimento come la gioia, la tristezza, la rabbia quindi chi è, di preciso, la società in cui si è inseriti per decidere chi è giusto amare e chi no? Se si può gioire o arrabbiarsi con qualsiasi essere umano senza distinzione di sesso, religione, colore della pelle, perché non si può fare lo stesso in amore? Era amore quello che Taehyung provava nei confronti di Jungkook? Ancora no. Allora era amicizia? Oh Taehyung ormai era convinto che fosse diventato molto più di quello. Infatuazione? Forse sì.  It's fire on fire.>> E mentre Taehyung non aveva ancora spostato il suo sguardo da Jungkook, un corpo si mise in mezzo, costringendolo ad alzare la testa e incontrare gli occhi di Yoongi. "Taehyung sei sveglio anche tu?" "Già." "Non riuscivo a prendere sonno così ho optato per farmi una passeggiatina fino al bagno." "Okay." "Ma se sei sveglio puoi tenermi compagnia tu." Disse il maggiore, sedendosi nel posto vuoto in parte al biondo che sbuffò tra sé e sé. Rimasero in silenzio per un bel po' finché Yoongi si stufò. "Vuoi parlarmi di qualcosa?" "No no." "Taehyung..." "Hyung, non ho niente da dirti. È inutile che mi guardi così." Il biondo sperava di tagliare corto per far andare via l'amico e tornare ai suoi pensieri ma l'altro non era della stessa idea. "Okay allora parlerò io. Ti ricordi quando nel 2016 eri impegnato nelle riprese di quel drama? Un giorno sei tornato a casa nero in viso, non hai cenato con noi, non ci hai parlato, ti sei semplicemente chiuso in camera. Ci hai evitati per giorni e se noi provavamo a chiederti cosa c'era che non andava, tu rispondevi che non avevi niente da dirci. Ci hai messo un po' ma poi sei riuscito a spiegarci che eri stato ripreso al lavoro siccome non riuscivi a recitare una parte e che ti sei sentito male per questo motivo. Ti ricordi cosa ti aveva detto Namjoon all'epoca? Se non parli dei tuoi problemi, nessuno può aiutarti a trovare una soluzione, fai stare male te stesso e le persone che ti vogliono bene. Parla con noi Taehyung, parla con i manager, parla con i tuoi genitori basta che parli con qualcuno perché a me manca il TaeTae allegro, rumoroso, che ride e fa i dispetti ai suoi hyungs. Senza il tuo buon umore è come se mancasse un pezzo fondamentale al gruppo perciò ora te lo chiederò di nuovo: vuoi parlarmi di qualcosa?" Taehyung deglutì a fatica e guardò con profonda ammirazione e riconoscenza Yoongi. Solitamente era un tipo taciturno, spesso diceva che non era capace di esprimere a parole i propri sentimenti ma in quel momento il suo discorso aveva davvero toccato il cuore del biondo nel profondo. "Vorrei parlarti di qualcosa ma non saprei da dove partire perché non so neanche io cosa sia. Dammi tempo, hyung, ti prego." Yoongi guardò il biondo e gli sorrise. "Beh, questo è già un bel passo avanti rispetto agli scorsi 10 giorni. E io ti lascio prenderti tutto il tempo che ti serve solo a patto che la smetti di ignorare Jimin. Ci sta male perché non sa cosa ti prende e si sente escluso dalla tua vita." "Patto accettato, qua la mano." I due si strinsero la mano prima di far cadere di nuovo il silenzio. Taehyung sentiva il cuore leggermente più leggero. Sapere che i suoi amici tenevano così tanto a lui lo fece sentire immediatamente in colpa e decise che nei prossimi giorni avrebbe cercato di farsi perdonare. Dopo qualche minuto di silenzio Yoongi si rivolse di nuovo a lui. "Se non hai ancora sonno vorrei farti sentire alcune basi che ho prodotto mentre eravamo in tour, magari ti viene l'ispirazione per scriverci un testo sopra?" "Hyung mi farebbe davvero piacere!" Passarono un paio di ore ad ascoltare, scrivere, fare i giochi di parole e riderci sopra. Taehyung riuscì a concentrarsi totalmente in quello che amava fare ed era riuscito a trasformare nel suo lavoro. Parlare di musica era una delle cose che più gli piaceva e solo quando Yoongi disse che cominciavano a fargli male gli occhi, si rese conto di quanto fosse stanco. Spensero il computer, il maggiore tornò a sedersi al suo posto e mentre Taehyung si distendeva, reclinando il sedile, allungando le gambe e ringraziando di potersi permettere la prima classe, pensò che forse finalmente sarebbe riuscito a dormire per più di tre ore consecutive. 
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